Ieri alla Ubik a Savona c’è stata una interessante conferenza che meritava essere seguita al di là della presentazione del libro di Atef Abu Saif dal titolo “DIARIO DI UN GENOCIDIO” riferita alla guerra fra Israeliani e palestinesi .
E’ un calarsi dentro una realtà che non ha precedenti, in nessuna altra guerra sono stati usati mezzi e modi (ancora oggi nonostante accordo) come in questa e con un contorno internazionale cambiato che ha tenuto sotto la brace morte e distruzioni in nome del diritto di difendersi del popolo eletto da dio.
Atef non è uno qualunque, era ministro della cultura palestinese. Non era quindi collegato ad Hamas ed il suo libro è una specie di diario di 60 gg in cui racconta l’inizio di questa vicenda dal 7 ottobre, poichè si è trovato con suo figlio in Gaza e non ha più potuto uscire fino a quando il pass di diplomatico è riuscito ad aprirgli le porte di quel carcere a cielo aperto di Gaza.
Nel racconto cominciato spiegando delle 19 biblioteche, delle 40 università, delle 30 sale cinematografiche, della presenza a Gaza di persone erudite internazionali in cui in sintesi c’era una buona situazione culturale, sanitaria e un inizio di commercio agricolo e industriale.
Dopo il 7 ottobre gli Israeliani a Gaza hanno cominciato una guerra tecnologica dispiegando sensori, termocamere, droni di sorveglianza e satelliti americani usati andando dritta a demolire già dopo tre giorni dall’inizio proprio quei centri di eccellenza oltre a case e a uccidere persone civili con bombardamenti random, persino in spregio ad ogni logica di combattimento di quella guerra
Per non allungare questa storia ormai conosciuta che dura da un anno e mezzo purtroppo con morti e devastazioni senza precedenti per metodica applicazione algoritmica.
Hamas ha vinto elezioni regolari a Gaza e Hamas non è solo l’ala militare, ma una forma associativa che si occupava della gestione complessiva della popolazione.
Il governo tutt’ora in carica di Abu Mazen (molto corrotto, con ministri spesso in America a colloquio per avere finanziamenti) ha un seguito in altre zone, poco a Gaza.
Ci sono oltre 500.000 palestinesi che vivono a Gerusalemme o nei dintorni, molti già rimasti dal 1948 e con cittadinanza israeliana, ma che non possono votare .
Il tema del voto per elezioni libere sta sopra ogni discussione su uno stato o due stati di cui si parla nei salotti buoni insensatamente.
Ovvio è l’ennesimo spregio alla democrazia di Israele che tiene tutta quella zona in scacco senza permettere conclusioni anche oggi.
I dettagli raccontati nel libro e in parte spiegati a voce dell’esecuzione tremenda di queste efferatezze personali con bambini uccisi da cecchini e distruzioni di ogni struttura utile socialmente è la conseguenza del concetto FUORI I PALESTINESI DA GAZA, MA NON SOLO!
Tutte le domande che avrei voluto fare ad Atef “mi sono morte in gola” poiché lì oggi non c’è nessuna ragionevolezza possibile di compromessi o accordi, non si possono fare “i conti con Hamas” che si è fatta veicolo di questa escalation iniziando la strage il 7 ottobre.
Non “si possono fare i conti” con l’FPLP di Abu Mazen per l’ignavia nel governare basandosi solo sugli aiuti internazionali e ONU da decenni senza variazioni.
Non gli si può chiedere delle relazioni internazionali come aveva Arafat, non a caso avvelenato, che aveva alle spalle alcuni paesi arabi, la Russia, e persino l’Italia di Craxi per assurdo, aveva speso possibilità di aiuto. E’ cambiato lo scenario complessivo, il sistema economico che aveva a capo gli USA si sta frammentando e le redini degli equilibri sono non più in mano (o non solo) a singoli governi, ma alla finanza globale.
L’attacco di Israele e la sua permissività colpevole del 7 ottobre sono uno scenario dentro un economia che sta modificando i suoi obiettivi velocemente .
L’obiettivo israeliano di diventare padrone delle terre occupate (mandando avanti coloni fanatici razzisti e unità speciali dell’esercito) per trafficare con le mani sul petrolio scoperto davanti a Gaza (che al 67 % dovrebbe essere proprietà palestinese e con il via libera Usa, rifare un canale di comunicazione navigabile che attraverserà proprio Gaza, escudendo Suez o almeno ne diminuirà importanza (in mano ad Egitto e Francia) per traffici mercantili diretti.
Dal mio piccolo punto di osservazione posso dire che oggi aiutare i Palestinesi non può essere (anche se utile)solo fare manifestazioni a favore. Battersi per una pace ed una indipendenza nazionale (WTO, NATO, EU) è fondamentale, facendo pressione sui rispettivi governi proprio sui temi che interessano i cittadini delle singole nazioni.
Questa pazzesca decisione di spesa militare votata da dx e sx con poche defezioni istituzionali in EU per 800 miliardi di euro per “diventare forti militarmente” sono la brutta copia dell’arroganza di Israele e toglie ogni utilità sociale alle reali esigenze degli abitanti che vanno in coda a tutto e creano un debito inestinguibile e permanente.
Apre le danze il Ceo di Leonardo Cingolani parlando di investimenti di tecnologia sulle navi militari e un possibile dispiegamento per controllo di satelliti in cielo con un grande investimento pubblico che poi si sa già con chi si accoppia o nelle mani di chi sarà il comando.
Adesso la palla è più che mai ai gruppi non normalizzati e istituzionali anche in Italia per trovare forme di coordinamento e confronto per creare organizzazione orizzontale di base anche fra realtà diverse su obiettivi comuni minimi, dove cominciare a pensare assieme ad una seria costruzione di modello di sviluppo davvero alternativo a questo sistema. Se non succede, non saranno solo i palestinesi già condannati in questo oblio forzato in cui “ il solo sopravvivere” è già una risposta politica, sarà l’inizio del nostro 7 ottobre con la palla “non in centro”…..
Gatti Gianni 13/03/2025
Hai ragione, ma ancora più l’occidente fa finta di non vedere e gli stessi palestinesi a parte il momento in cui non hanno chance di fare o proporre nulla non hanno ancora neppure metabolizzato 30-40 anni di diaspora fra loro stessi con errori madornali politici nella gestione fra un governo ufficiale corrotto e senza porogetti ed Hamas con la follia militarista che ha dato ad Israele la “scusa buona” per il massacro. anche questo è patrimonio storico da tenere a memoria
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Ancora sono sconvolto da come Netanyahu sia rimasto impunito davanti a tale orrore. Le persone protestano contro questo orrore eppure non si fa nulla per i palestinesi e il loro destino e gli orrori continuano ancora anche dopo la tregua (ovviamente non rispettata). Non si può andare avanti con questo orrore e onestamente sono veramente rattristato dai tempi bui che stiamo vivendo e come sia la democrazia che l’empatia siano due concetti sbeffeggiati senza ritegno.
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