Futurismo senescente

Dal blog https://comune-info.net/

Franco Beradi Bifo 16 Marzo 2025

Il futurismo è di gran moda. In Italia, culla del movimento futurista, da quando il fascismo è al governo, dovunque si sono tenute mostre futuriste. Espongono la loro merce anche se è vecchia ammuffita.

Per quanto mi riguarda, studio il futurismo dagli anni Settanta, quando l’idea che i seguaci di Mussolini potessero governare il paese era una distopia difficilmente immaginabile.

Una grande mostra retrospettiva sul movimento alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma nel dicembre 2024 è il momento più significativo di questa riscoperta. Centomila persone hanno visitato la mostra che, per quanto io possa giudicare, è di alta qualità. Merce un po’ vecchia, ma ben esposta. Complimenti al curatore, Gabriele Simongini.

Sprezzante del ridicolo, come è giusto per un ardito come lui, il ministro della Cultura Alessandro Giuli proclama che il futurismo ha fatto breccia nel cuore degli italiani. Il curatore Gabriele Simongini ha introdotto la mostra con le parole: il futurismo è oggi.

Mi dispiace dirglielo, ma la verità è diversa: il Futurismo è ieri, perché da tempo viviamo in un tempo che si trova dopo il futuro, un tempo in cui l’espansione è suicidio, e la civiltà tende all’estinzione.

Il Futurismo del secolo ventuno, che si ripresenta come techno-futurismo trans-umanista e suprematista, è un’utopia dell’occidente in senescenza. Oggi il culto del techno-futuro è una reazione contro la coscienza sotterranea di esaurimento che ha invaso la cultura del mondo occidentale. La retorica anti-woke, così centrale nella rivoluzione reazionaria americana, è diretta contro la coscienza femminista e contro la stessa coscienza etica.

Nel 2024 Marc Andreseen ha lanciato un manifesto del techno futurismo, riproponendo la retorica marinettiana. È un testo patetico, gonfio di ridicola esaltazione che non può nascondere la realtà del panorama di esaurimento psichico economico e soprattutto demografico dell’Occidente. La tecnologia può funzionare come protesi e come Ersatz, ma non può restituire vita ad un corpo morente.

Nel trascorrere di questi cent’anni è cambiata una cosa decisiva: nel 1909, quando Marinetti pubblicò il suo Manifesto, la civiltà europea era giovane, energica, espansiva – mentre quella di oggi è una società senile in termini demografici, psico-sessuali, e geopolitici. Il nazionalismo di oggi non si propone l’espansione civilizzatrice e colonialista, ma la difesa dei confini della fortezza bianca dalla migrazione e dalla sostituzione etnica.

Il futuro si è rovesciato come un guanto, e quella che cento anni fa appariva come un’energica minaccia dei dominatori del mondo ora appare come la rabbiosa (e vagamente demenziale) vendetta bianca contro l’inevitabilità del declino.

Il corpo flaccido della società occidentale non può resistere alla pressione che viene dal sud del mondo (e dall’implosione demografica interna) se non usando la tecnica del genocidio e della distruzione.

Il trumputinismo interpreta il cupo sentimento di vendetta di una civiltà moribonda.

Eppure dobbiamo riconoscere che non è facile immaginare chi potrà fermare l’offensiva reazionaria trumputinista. La democrazia liberale non ritornerà, è sepolta. La classe operaia è sconfitta, disgregata, e sottomessa al nazismo come accadde nella Germania di Hitler. Ma non per questo il trumpismo ha vinto, perché il suo nemico non è la resistenza politica, ma la vecchiezza, il declino fisico e mentale, l’Alzheimer sistemico. Il suo nemico è il Caos mentale e geopolitico che esso provoca e sfrutta, e che alla fine è destinato a sommergerlo.

La razza bianca, questa entità mitologica cui il trumputinismo dà identità aggressiva, sta scomparendo, e non sarà l’orgoglio razzista a salvarla, perché le microplastiche riducono la capacità riproduttiva, perché la sessualità eterosessuale sta scomparendo, e perché le donne non hanno più voglia di generare le vittime dell’orrore che incombe sul pianeta.

Patetico è il Futurismo dei vecchi che si pavoneggiano per i loro missili giganteschi.



Il trumputinismo, reazione impotente al declino demografico

Il declino demografico dell’Occidente – e dell’emisfero settentrionale in generale, Russia compresa – è allo stesso tempo un sintomo e un fattore di esaurimento. Nei secoli passati gli anziani costituivano una piccola minoranza della popolazione globale ed erano considerati con un certo rispetto come portatori di saggezza. Grazie ai progressi della medicina, gli anziani costituiscono oggi una parte sempre più importante della popolazione. Pur restando ai margini delle attività quotidiane della vita, sono il simbolo di una catastrofe sociale imminente: la fine dell’energia psichica mina la macchina sociale.

L’esaurimento dell’acqua, dell’aria è solo una parte della storia del nostro tempo. L’altra parte è l’esaurimento dell’energia umana: questo è il cuore del movimento reazionario che travolge l’occidente.

Siamo entrati in un’era di mutazione post-antropica: il dominio umano sul pianeta fisico e sociale si sta disintegrando, mentre la mente umana perde la capacità di governare la complessità dell’ambiente in cui vive e comunica.

Un insieme di automatismi tecno-linguistici prende il controllo della vita sociale, ma la sopravvivenza degli organismi coscienti diventa sempre più fragile e precaria. La sfera (tecno)-immersiva si sostituisce progressivamente a quella relazionale, la connessione si sostituisce alla congiunzione tra corpi pensanti. L’automa governa il mondo morente, mentre il vivente sprofonda nel caos.

Gli esseri umani si muovono come alieni su un pianeta sconosciuto di cui non comprendono appieno le dinamiche: cataclismi climatici, innalzamento del livello degli oceani, carenza d’acqua, guerre devastanti dal sottofondo psicotico.

Crescere nella sfera della rete ha rimodellato la dimensione del desiderio: la tensione verso il mondo fisico si allenta, mentre si intensifica l’integrazione con i flussi online. In questo contesto dobbiamo leggere il ritorno fanatico del futurismo.

Visitando la Galleria d’arte moderna si sente un certo puzzo di cadavere, anche se i curatori l’hanno imbellettato a dovere.

Per questo la rivoluzione reazionaria di Trump, Milei e Meloni, per travolgente che sia, non è destinata a vincere. Hanno certamente sconfitto la democrazia liberale, hanno certamente indebolito la capacità dei sindacati e della classe operaia di resistere alla prevaricazione capitalista e al ritorno della schiavitù.

Ma pur avendo sconfitto tutti i suoi avversari politici, il trumputinismo non vincerà, perché il suo vero nemico non è politico. Il suo nemico è la sofferenza mentale, la demenza senile della mente bianca. L’invincibile resistenza al trionfo nazi-liberale risiede nel collasso biopolitico della cultura occidentale e della razza bianca. La mitologia del suprematismo bianco è il motore dell’aggressione colonialista del passato e del presente. Questo motore sta esaurendo il carburante, perché l’energia psichica si sta rapidamente esaurendo.

Il giovane simulacro e il corpo senescente

In un saggio di Laura Preston dedicato alle future realizzazioni dell’intelligenza artificiale, leggo un quadretto commovente che sintetizza bene il senso del futurismo contemporaneo.

“Tua madre è vecchia e devi ricordarle costantemente di prendere la sua medicina. Perché non lasciare questo compito a un avatar? L’avatar può conversare con la mamma, farle compagnia, riempire le ore inattive della giornata. Inoltre, puoi incorporare uno scanner della retina per controllare la sua pressione sanguigna e un sensore di movimento per assicurarti che non sia stesa morta sul pavimento. Se abbiamo a che fare con una donna anziana affetta da demenza il suo avatar sarà identico a lei stessa quando era più giovane, così avrà qualcuno con cui identificarsi… Non ci sarà scelta. Tra dieci anni molti anziani parleranno con gli avatar e non se ne accorgeranno nemmeno”.

Non c’è descrizione migliore del futuro cui ci preparano i futuristi che si sono impadroniti del potere in Occidente.

La verità è senile, ma il simulacro è giovane. L’automa tiene sotto controllo il caos del cervello bianco in disfacimento.

La civiltà bianca si sta perdendo nelle nebbie dell’Alzheimer, ma dispone al tempo stesso di tecnologie talmente raffinate da poter sostituire l’esistenza e il pensiero umano.

Intanto, alla frontiera, un nemico sempre più numeroso preme per occupare i territori che la denatalità occidentale lascia inabitati. Per difendere il loro malloppo accumulato con la depredazione sistematica del colonialismo, i vecchi dominatori ricorrono alla deportazione, all’internamento concentrazionario e allo sterminio. Il genocidio si fa politica globale di un pianeta dominato da una popolazione di vecchi dementi e futuristi.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.