«Il riarmo, la Linke e la lotta per la giustizia»

Dal blog https://jacobinitalia.it

Astrid Zimmermann Heidi Reichinnek 3 Aprile 2025

Il suo partito si batte al Bundestag contro i fondi agli armamenti. Tuttavia nei Länder in cui è al governo ha votato a favore del pacchetto di indebitamento della Cdu/Csu e dell’Spd. Heidi Reichinnek risponde a questa contraddizione e spiega che intende battersi contro l’austerità

La Linke ha ottenuto un successo a sorpresa alle elezioni federali, ma il buon clima attuale potrebbe essere presto rovesciato. La Germania si trova di fronte a una svolta politica: mentre il governo federale ha deciso di aumentare in modo significativo le spese militari, si discute contemporaneamente di tagli alla spesa sociale. Tutti i partiti sono favorevoli, tranne la Linke, che al Bundestag ha votato contro il controverso pacchetto di riforma dei vincoli costituzionali all’indebitamento (Schuldenpaket) della Cdu e della Spd. Tuttavia, l’opposizione della Linke al riarmo tedesco non è del tutto priva di contraddizioni: nei Länder in cui co-governa, ha votato a favore del pacchetto, che non solo consente l’allentamento del «freno al debito» (Schuldenbremse) dei singoli Stati federati, ma anche un massiccio aumento della spesa per gli armamenti.

Cosa significa questo per la posizione della Linke in tempi di disuguaglianze sociali in aumento e di crescente militarizzazione? Jacobin Germania ne ha parlato con Heidi Reichinnek, capogruppo della Linke al Bundestag. Nell’intervista, la Reichinnek spiega cosa significa l’allentamento del «freno al debito», qual è la posizione del suo partito sulla questione degli armamenti e come intende intervenire contro i tagli alla spesa sociale.

Presentando diversi ricorsi alla Corte costituzionale, avete cercato di evitare che si arrivasse al voto con le maggioranze del vecchio Bundestag, essendo tale voto carente di legittimità democratica e vi ha anche privato della possibilità di trattare che invece nel nuovo Bundestag avreste avuto. Ma forse dovremmo essere onesti e dire: anche se ci fosse stata una forma seria di «freno al debito», non avrebbe impedito questo immenso armamento. La riforma del «freno al debito» è inizialmente un atto tecnico, ma la decisione su cosa investire e dove tagliare è una questione politica.

Questo è vero. La nostra critica a questo pacchetto è che il «freno al debito» venga sospeso solo per le spese di difesa superiori all’1% del Pil e che esista questo fondo speciale senza essere una soluzione per tutti gli ambiti. C’è un assegno in bianco per gli armamenti e allo stesso tempo è già stato annunciato che si dovrà risparmiare nel settore sociale. Non solo il documento esplorativo delle trattative per il nuovo governo lo indica, ma Friedrich Merz lo ha anche dichiarato esplicitamente. La pressione per la sua messa in atto sta aumentando.

Nel suo discorso durante la votazione ha anche menzionato il settore sociale, che deve essere affrontato con urgenza. Eppure è proprio qui che abbiamo urgentemente bisogno di qualcosa in più: serve un assegno parentale più alto, soprattutto per i gruppi a basso reddito e per i genitori single. Abbiamo bisogno di più assegni familiari, o meglio ancora di un vero e proprio assegno di base per i bambini, di più fondi per il lavoro con i giovani, per assistere gli anziani soli e contro la violenza di genere. Ed è molto probabile che ora ci siano tagli in questi settori. Ora che il pacchetto è stato approvato, non c’è più la pressione per riformare il «freno al debito».

Tu hai già chiarito che siete contrari a questo piano di riarmo. Tuttavia, quando venerdì scorso si è votato al Bundesrat [la seconda camera tedesca, in cui sono rappresentati i Länder, Ndt] sul pacchetto finanziario della Cdu e dell’Spd, i due governi di cui fa parte la Linke [Bremen e Mecklenburg-Vorpommern, Ndt] hanno votato a favore. Quanto è chiaro il no della Linke al riarmo?

Il no al riarmo è assolutamente chiaro, e anche le nostre federazioni dei Länder dicono chiaramente che non vogliono alcun riarmo. Alla fine, gli Stati federali sono stati ricattati. Sappiamo tutti che i Länder hanno troppe poche risorse per tutte le funzioni che gli sono attribuite. Vedono il nuovo margine dello 0,35% del Pil di disavanzo che questo pacchetto crea e vedono i milioni che potranno affluire loro attraverso questo pacchetto. Quando parlo con la nostra ministra di Brema, per esempio, mi dice che ottenendo questi fondi può mantenere la linea telefonica di emergenza per le donne vittime di violenza e il servizio di sostegno ai senzatetto e molti altri progetti sociali che altrimenti dovrebbe tagliare. Naturalmente, loro vedono la cosa da una prospettiva nazionale e posso capirlo.

Per me, alla fine, è semplicemente un ricatto dire agli Stati federati: vi abbiamo lasciato morire di fame da sempre, vi abbiamo affidato sempre più compiti, soprattutto agli enti locali, che sono cofinanziati dai Länder. Se ora volete un po’ più di respiro, dovete accettare l’intero pacchetto, altrimenti restate in difficoltà. Il problema è questa soluzione «a pacchetto», che mette sotto pressione gli Stati federati. E questo era esattamente ciò che volevano la Cdu/Csu e l’Spd.

Ma non vedete il pericolo in termini di credibilità su questo tema se i governi statali partecipati dalla Linke votano a favore di questo pacchetto finanziario? Dopo tutto, era chiaro in anticipo che si sarebbe raggiunta una maggioranza di due terzi nel Bundesrat se Freie Wähler [piccolo partito di centro-destra regionalista, presente solo a livello locale e al governo in Baviera con la Csu, Ndt] avesse votato a favore. Il pacchetto sarebbe stato approvato comunque, anche senza il consenso della Linke. Non è fatale scendere a questo compromesso sulla questione del riarmo?

Come ho detto, la mia posizione è chiara. Abbiamo votato contro nel Bundestag. Abbiamo chiesto ai Länder di fare lo stesso e di non sostenere questo pacchetto. Avrei sicuramente preferito un esito diverso della votazione e lavoreremo su questo punto, ma internamente.

Siamo anche ripetutamente attaccati da molti che affermano che non vogliamo sostenere l’esercito (Bundeswehr). Sono tutte sciocchezze. Naturalmente vogliamo che la Bundeswehr sia equipaggiata come forza di difesa. Ma la questione è dove finiscono i soldi e se l’attuale sospensione del «freno al debito» non serva piuttosto a rendere la Bundeswehr adatta ad altre missioni all’estero. Come è possibile che abbiamo sperperato 100 miliardi di fondi speciali e che le caserme sono ancora in uno stato tale che le militari donne dicono di non poterci lavorare? Questa è una domanda alla quale vorrei avere una risposta prima che venga emesso questo assegno in bianco per il riarmo.

Anche il confronto internazionale mostra che la Germania è uno dei paesi con la più alta spesa per la difesa. È vero che la Bundeswehr è stata «ridotta all’osso», come si dice sempre?

È proprio questo il punto che stiamo criticando. È ovvio che la Bundeswehr deve essere equipaggiata in modo adeguato, ma dobbiamo prima vedere dove sono finite le decine di miliardi del bilancio della difesa e i 100 miliardi di fondi speciali. Perché si comprano radio che non entrano nei carri armati? La commissione per il bilancio si limita a far passare i miliardi, e poi non se ne discute più. Invece per ogni milione che viene destinato alla spesa sociale ci sono molti battibecchi. Ed è proprio questo che critichiamo, soprattutto perché stiamo assistendo all’inizio di una corsa agli armamenti, frutto di una svolta epocale inaugurata dal Cancelliere Scholz e adesso portata avanti ancor più speditamente.

Questo vale anche per il pacchetto infrastrutture. Il denaro viene davvero destinato alle scuole, cosa che in realtà è possibile solo in misura limitata a causa del divieto di cooperazione? [Kooperationsverbot, un principio costituzionale che limita i margini di finanziamento dello Stato federale al sistema di istruzione, per evitare una sua diretta influenza su di esso, Ndt]. Oppure si tratta di migliorare le strade affinché le attrezzature militari possano essere trasportate più rapidamente da A a B? In definitiva, il pacchetto infrastrutture è un ulteriore finanziamento occulto per gli armamenti? Tutto ciò che viene investito in esso verrà a mancare in altri settori perché non stiamo davvero riformando nei suoi principi generali il «freno al debito».

Ripetutamente vengo accusata di non voler sostenere la Bundeswehr e di star in qualche modo travisando la realtà. Ma stiamo appunto dicendo che c’è un chiaro impegno per un esercito di difesa, rispetto al quale dobbiamo essere all’altezza. Alla Rheinmetall [principale azienda di armi tedesca, Ndr] stanno stappando le bottiglie di champagne, ora possono aumentare i prezzi senza alcun limite. Vorrei fare volentieri un monitoraggio di quello che sarà l’andamento dei prezzi delle attrezzature militari.

Hai già menzionato i miliardi spesi per la Bundeswehr dalla cosiddetta coalizione semaforo (Ampelkoalition), e quando tali capitoli di spesa sono stati approvati ci sono state alcune grandi manifestazioni di protesta. Adesso sembra difficile costruire una mobilitazione sociale sulla questione del riarmo. Soprattutto se c’è una certa incertezza nella popolazione – dovuta anche al fatto che il riarmo della Germania viene presentato praticamente quasi come una scelta senza alternative. Non sarebbe anche compito della sinistra fornire un orientamento su questo tema, assumere una posizione offensiva e guidare la resistenza sociale?

Anche noi stiamo assumendo una posizione molto offensiva, soprattutto nel Bundestag; siamo l’unico partito a farlo in modo coerente. Naturalmente vogliamo essere di nuovo fortemente legati al movimento per la pace e portare avanti questo piano di mobilitazione. Sul fatto che dobbiamo essere noi come partito a guidare questo movimento non sono sicura, ma vogliamo svolgere e svolgeremo un ruolo importante nella lotta contro il riarmo e la militarizzazione.

Durante la campagna elettorale ci siamo concentrati molto sulla questione della giustizia sociale – sugli affitti e sul carovita – perché non avevamo altra scelta. Eravamo più o meno dichiarati morti. Nessuno si interessava a noi, soprattutto i media. Quindi abbiamo dovuto scegliere temi che fossero molto sentiti e che potessimo far passare facilmente nel dibattito pubblico. Anche questo ha avuto successo. Ora dobbiamo fare lo stesso rispetto ad altre questioni, e non mi riferisco soltanto alla politica estera, ma anche ad altri temi relativi alle politiche sociali. Tutto questo non può essere organizzato da un giorno all’altro, ma ovviamente deve accadere e noi siamo pronti.

Quando Merz ha voluto riformare il «freno al debito» con il vecchio Bundestag, abbiamo anche presentato un ricorso alla Corte costituzionale federale. Abbiamo poi presentato anche una proposta di risoluzione quando i ricorsi sono stati respinti. Il nostro compito ora sarà quello di riuscire a raggiungere le persone che non condividono ancora la nostra posizione. Credo che a molti suoni bene la promessa di Merz di voler «garantire la sicurezza». Ma si tratta davvero di sicurezza o, invece, di un riarmo senza limiti?

Riprendiamo da questo ricorso. C’è stata questa manovra dell’estrema destra di AfD e del Bsw [il partito di Sahra Wagenknecht, Ndr], i quali hanno detto che il nuovo Bundestag, su istanza di un terzo dei componenti, avrebbe potuto essere convocato già anticipatamente. Voi avete risposto che si trattava di una notizia falsa e che non aveva alcuna base giuridica. Fonti attendibili, come Tagesschau, hanno ora riportato che l’ultima decisione della Corte costituzionale federale non ha ancora chiarito in modo definitivo se sarebbe stato possibile o meno.

Il mio principale argomento è sempre stato politico e non giuridico. Abbiamo fatto di tutto per convocare il nuovo Bundestag, anche attraverso i due ricorsi alla Corte costituzionale. Abbiamo anche presentato una mozione corrispondente al Consiglio degli anziani (Vor-Ältestenrat) del Bundestag, ma non c’era una maggioranza – perché sarebbe stato necessario più del 50% e non solo un terzo. Abbiamo fatto tutto il possibile. E lo dico chiaramente: non sto lavorando con l’AfD. Mai e in nessun modo. Questo per noi è molto chiaro, fa parte del nostro Dna politico. E non attaccheremo una sentenza del supremo custode della Costituzione insieme ai nemici della democrazia, non agiremo insieme ai partiti fascisti contro i partiti democratici. Tra l’altro, mi piacerebbe che così agissero tutti i partiti.

Tra l’altro, abbiamo fatto esaminare la questione da diversi giuristi: solo quando il 21° Bundestag sarà costituito potremo convocarlo con un terzo dei deputati. Ma a prescindere da ciò, pur potendo, anche in futuro non convocherò comunque il Bundestag con l’AfD. Quello che dicono l’AfD e il Bsw non è affatto vero. Naturalmente, è problematico quando i media pubblicano queste affermazioni senza filtri e senza una verifica dei fatti. Per me, questo è solo un altro esempio che dimostra che l’AfD e il Bsw stanno fondamentalmente diffondendo fake news. Fa parte della loro strategia.

Ora sarà istituita una commissione per riformare il «freno al debito». Dovrebbe essere chiaro a tutti che non ne uscirà molto. Con l’allentamento del «freno al debito» limitato alle spese militari la Cdu ha ottenuto quello che voleva, quindi non c’è una vera pressione ad agire. Come vedi il ruolo della Linke in questo contesto?

Questa commissione è destinata a fallire. I Verdi e l’Spd dicono di volere assolutamente la riforma. Questo è un bene per loro. Anch’io la voglio molto, ma non la otterrò e non la otterranno nemmeno loro. Cdu e Csu non si muoveranno di un millimetro. Il nostro ruolo sarà quello di continuare a chiedere cosa sta facendo la commissione e quali risultati realizzi. Naturalmente ne faremo parte e faremo pressione sul resto delle forze politiche e cercheremo di incastrarli, perché a un certo punto per loro diventerà molto imbarazzante cercare continuamente una scusa per giustificarsi. Naturalmente, l’Spd e i Verdi si alzeranno in piedi e diranno che vogliono realizzare la riforma, ma che la malvagia Cdu/Csu non glielo permette: questo gioco già lo conosciamo.

Ma ovviamente daremo priorità anche alla questione della redistribuzione della ricchezza. Nessuno ne parla in questo momento. Dopo tutto, siamo arrivati al punto in cui si discute del «freno al debito» e gli stessi Cdu/Csu e Spd devono ammettere che l’idea stessa di tale vincolo è una sciocchezza. Ma qual è davvero la posizione di fondo sulla distribuzione della ricchezza e della proprietà in questo paese? Naturalmente nel documento esplorativo non c’è nemmeno una tassa patrimoniale. Si dice che la classe media dovrebbe essere alleggerita. Non viene definito in modo più dettagliato chi ne faccia parte. E perché solo la classe media e non le persone che hanno meno? Continueremo a lottare per un sistema fiscale che riduca la pressione fiscale per la maggioranza – in altre parole, tutti coloro che hanno un reddito lordo sotto i 7.000 euro. Ci batteremo anche per un’imposta sul patrimonio, per un’imposta di successione ragionevole e per chiudere le scappatoie fiscali. I progetti sono già pronti e continueremo a dare priorità a questo aspetto.

Hai già menzionato l’alleggerimento della pressione fiscale per l’ampia maggioranza e, soprattutto, per le persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Probabilmente una delle constatazioni più deprimenti delle ultime elezioni federali è che coloro che affermano che la loro situazione finanziaria è critica tendono a sentirsi rappresentati non dalla Linke ma dall’AfD. Come si può invertire questa dinamica?

Diversi studi dimostrano che questa correlazione è un dato di fatto in tutti i paesi. Se le persone percepiscono che la propria situazione economica sta peggiorando, anche in termini reali, o che i servizi di interesse generale vengono tagliati, allora diventano più aperte ai partiti di estrema destra. Mi auguro che anche gli altri partiti ne prendano atto. Se si dice sempre che dobbiamo posizionarci contro la destra e a favore della democrazia, allora questo significa soprattutto una sana e forte politica sociale. Questo sarebbe il primo punto chiave.

Se le persone hanno la sensazione che lo Stato non si preoccupi di loro, è perché se hanno delle difficoltà, sanno che non c’è una rete di sicurezza sociale che li possa proteggere. Sempre più ospedali vengono chiusi, quindi giustamente si chiedono dove verranno curati se si ammaleranno. Se perdono il lavoro, riceveranno il reddito di cittadinanza ma saranno costretti ad accettare anche la più miserabile offerta di lavoro, altrimenti verranno sanzionati con il rischio di perdere facilmente il sussidio. Quindi perché dovrebbero votare per partiti che garantiscono che le cose proseguano nello stesso modo di sempre? E l’AfD per tutti questi problemi ha la risposta più semplice: rendere alcuni gruppi di persone un capro espiatorio e sostenere che le cose miglioreranno una volta che tali minoranze e gruppi svantaggiati se ne saranno andati.

Naturalmente, è difficile per noi superare questa situazione perché il mondo è più complesso. Riusciremo ad avere successo solo se saremo presenti sul campo, andando casa per casa a parlare con le persone, ascoltandole e riconquistando la loro fiducia. Anche nelle zone rurali, con stand informativi, con offerte, con uffici in cui offriamo consulenza sociale. Lo stiamo già facendo in oltre cinquanta luoghi. È un’attività che va ampliata. E stiamo ancora cercando di essere in grado di dare un aiuto concreto sul campo. Sono tutte cose che non si possono risolvere nel breve periodo, ma che richiedono una strategia a medio termine. Ed è proprio questo il compito che ci è stato affidato e che prendiamo molto sul serio.

*Heidi Reichinnek è co-capogruppo della Linke al Bundestag. Astrid Zimmermann è caporedattrice di Jacobin Germania, dove è uscita questa intervista. La traduzione è a cura di Giorgio De Girolamo.

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