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di Giuseppe Sperti 9 Aprile 2025
Il governo italiano sta affrontando il nodo della sovranità digitale in caso di crisi. La guerra in Ucraina dimostra che Starlink è sempre più al centro degli equilibri geopolitici mondiali. Ma l’Unione europea – Italia compresa – sembrano ancora in ritardo nel riconoscere la portata strategica delle comunicazioni satellitari. Mentre a Bruxelles si discute di progetti alternativi, la rete spaziale creata da Elon Musk al momento non ha rivali. Ma il nostro Paese può essere dipendente da infrastrutture straniere, per di più private?
In breve
- Ucraina: il caso Starlink. Starlink ha dimostrato, in Ucraina, quanto una rete satellitare flessibile e autonoma possa garantire resilienza digitale anche sotto attacco.
- Italia: dipendenza tecnologica. L’Italia oggi non dispone di un’infrastruttura simile e dipende da sistemi obsoleti o da provider stranieri come SpaceX.
- Progetti in corso, ma lontani. Il progetto nazionale per una costellazione italiana è promettente ma ancora agli inizi, mentre l’alternativa europea IRIS² è lontana nel tempo.
- Europa: indietro sui LEO. Anche gli altri Paesi UE usano sistemi geostazionari poco adatti alla guerra moderna: nessuno ha ancora una vera alternativa a Starlink.
- Sovranità digitale a rischio. Senza investimenti rapidi e una visione strategica autonoma, l’Italia rischia di restare indietro in uno scenario globale sempre più militarizzato.
Il 4 aprile 2025, il ministro Adolfo Urso ha annunciato che l’Italia intende realizzare in cinque anni una costellazione di 100 satelliti per telecomunicazioni legate alla sicurezza e alla difesa. Lo studio di fattibilità, consegnato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con tre mesi di anticipo rispetto al previsto, è ora oggetto di consultazione tra ASI e le imprese italiane per valutare la capacità industriale nazionale di portare avanti il progetto autonomamente. Questo progetto, ancora senza nome ufficiale ma denominato provvisoriamente «Costellazione nazionale», mira a rispondere alle esigenze di sicurezza e difesa del paese, affiancandosi ad altri programmi come Iride per l’osservazione terrestre1.
Parallelamente, come riportato da Bloomberg il 5 gennaio scorso, il governo italiano aveva intenzione di negoziare un accordo da 1,5 miliardi di euro con SpaceX per servizi di telecomunicazioni satellitari sicuri per uso militare. Questo accordo, che avrebbe subito un’accelerazione dopo l’incontro tra la premier Giorgia Meloni e Donald Trump, prevedeva un sistema criptato di massimo livello per reti telefoniche, Internet governativo, comunicazioni militari e servizi di emergenza. Tuttavia, Palazzo Chigi ha smentito la firma di qualsiasi contratto definitivo con SpaceX, precisando che si trattava di normali interlocuzioni

Come spesso accade, gran parte del dibattito pubblico italiano si è polarizzato sulla solita dicotomia «giusto/sbagliato» senza tentare di esaminare ciò che sottende alla vera questione: i requisiti della guerra moderna e, in particolare, il ruolo che gioca la tecnologia satellitare sia per la popolazione civile sia per le forze militari in campo.
Nella prima parte di questo articolo esamineremo il ruolo di SpaceX e del suo sistema Starlink partendo dalla vicenda Ucraina e osservando come il sistema è stato usato e quali benefici ha portato. Avendo compreso il contesto ucraino, nella seconda parte cercheremo di capire la situazione del nostro Paese (che dotazione abbiamo e che cosa ci mancherebbe) per affrontare un eventuale conflitto su scala globale. Faremo poi un’analisi della situazione dei nostri paesi vicini: Francia, Spagna, Regno Unito e Germania. Concluderemo infine con alcune considerazioni di carattere geopolitico.
L’Ucraina e il ruolo di Starlink
Quando la Russia invase l’Ucraina nel febbraio 2022, una delle sue prime azioni fu colpire sia le infrastrutture fisiche di comunicazione (torri, centrali) sia, tramite attacchi cyber, i servizi e le applicazioni informatiche essenziali. A quel punto, il rischio era che l’Ucraina rimanesse isolata internamente e dal resto del mondo, senza modo di coordinare le forze armate o comunicare con i civili. Serviva quindi un’infrastruttura di back-up ossia una soluzione alternativa alle reti terrestri e non (facilmente) attaccabile dalle forze militari russe.
E qui entrò in gioco SpaceX, con la sua costellazione di satelliti Starlink che offriva:
- connessione Internet via satellite, indipendente da infrastrutture terrestri.
- resilienza agli attacchi, dato che il sistema satellitare non poteva essere facilmente neutralizzato da bombardamenti o cyberattacchi.
- portabilità e flessibilità, grazie ai terminali portatili (dishy), che potevano essere usati ovunque, anche nelle zone più remote o distrutte, garantendo così continuità delle comunicazioni.

Elon Musk inviò i primi terminali all’Ucraina pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione e, praticamente da subito, Starlink fu usato per molteplici scopi, sia militari sia civili:
- comunicazioni sul campo: permise alle forze ucraine di mantenere comunicazioni stabili anche in zone dove la rete mobile o la fibra erano fuori uso.
- controllo di droni armati o da ricognizione: i droni ucraini usarono Starlink per trasmettere video in tempo reale e per essere guidati a distanza.
- comunicazioni governative e civili: ha aiutato il governo a coordinare le risposte e a mantenere la connessione internet per ospedali, scuole, rifugi.
- Cyber-resilienza: ha offerto una linea di comunicazione alternativa contro gli attacchi informatici alle reti tradizionali.
Il fatto che la Russia non possedesse l’analogo di Starlink ha permesso all’Ucraina di non perdere competitività tattica e strategica. Facciamo alcuni esempi. È stata garantita la comunicazione in tempo reale tra unità sul campo anche senza l’ausilio di infrastrutture terrestri. È stato possibile guidare con precisione i droni (inclusi quelli armati, anche a distanza). Le forze armate ucraine hanno potuto continuare a ricevere dati di intelligence istantanei (tramite droni o immagini condivise tra forze alleate) e questo ha permesso risposte rapide agli attacchi o movimenti russi. Invece, tra gli aspetti strategici, è stata fondamentale la superiorità informativa, ossia sapere sempre dove si trovava il nemico, aspetto cruciale in uno scenario bellico.
È importante ribadire quindi un concetto: nonostante il sabotaggio iniziale la Russia si e’ trovata ad operare su territorio nemico connesso e integro, con accesso completo a reti militari e civili. Starlink quindi ha semplicemente ristabilito un livello di comunicazione che i russi avevano cercato di annientare.
È più corretto pensare a Starlink come a una rete di emergenza che ha reso l’infrastruttura ucraina resiliente e modulare, ovvero difficile da distruggere. Non ha cambiato la natura della guerra, ma ha reso più difficile mettere in ginocchio il paese attraverso la guerra elettronica. Potremmo definire questa capacità come «resilienza digitale».
Possiamo quindi affermare che, avendo fornito questo strumento di resilienza, il valore primario di Starlink sia stato di ricostruire la continuità operativa, non di generare superiorità tecnologica. Si può quindi ritenere che, al netto di poche eccezioni, abbia avuto un impatto soprattutto difensivo, non offensivo.
Rimane ancora da capire se questo strumento di difesa poteva essere garantita da piattaforme alternative a Starlink. Andiamo indietro di tre anni. All’inizio del 2022 esistevano già tecnologie satellitari civili e militari per fornire connettività remota. Citiamo SATCOM militari (per esempio WGS in USA, Skynet in UK e SICRAL in Italia) e SATCOM civili (Inmarsat, Iridium, eccetera).
Quelli a uso militare avevano, e hanno tuttora, alcune limitazioni che li rendevano inadatti al teatro ucraino. Motivo: sono in orbita geostazionaria, limitati agli eserciti nazionali che li controllano, hanno terminali ingombranti e costosi, non sono facilmente dispiegabili in campo aperto o da piccole unità mobili.
Per quanto riguarda quelli a uso civile, alcune limitazioni importanti erano la larghezza di banda molto limitata, i costi altissimi per MegaByte trasferito, la lentezza nell’attivazione e nella distribuzione su larga scala e, infine, potevano facilmente saturare in caso di uso massivo.
A beneficio del lettore riportiamo una tabella di confronto:
| Caratteristica | Starlink | Altri Sistemi (SATCOM) |
|---|---|---|
| Portabilità facile | (terminali “plug & play”) | terminali più ingombranti |
| Larghezza di banda elevata | streaming, video, comandi in tempo reale | molto più lenti o costosi |
| Latency bassa (~30-50ms) | grazie a bassa orbita | La gran parte geostazionari hanno 600+ ms |
| Costo unitario contenuto | economia di scala, anche se sostenuto da SpaceX | costi alti, più difficili da scalare |
| Scalabilità su vasta scala | migliaia di terminali spediti in pochi mesi | poca elasticità |
| Flessibilità d’uso sul campo | militari, civili, ONG | spesso pensati per usi specifici |
Conclusione: benché nell’insieme queste tecnologie alternative avrebbero potuto coprire i requisiti necessari nel contesto bellico ucraino, nessuna di esse poteva farlo singolarmente. La vera novità di Starlink è stata quindi la fusione, in un’unica soluzione, di tutte le caratteristiche essenziali. Nessun’altra tecnologia satellitare poteva offrire tale completezza in quel momento storico.
La dotazione satellitare italiana per uso militare
Passiamo ora all’Italia e affrontiamo in primis gli aspetti militari. L’Italia utilizza diversi sistemi di comunicazione satellitare per garantire comunicazioni sicure e affidabili. Il principale sistema in uso è il SICRAL (Sistema Italiano per Comunicazioni Riservate ed Allarmi), che comprende due satelliti. SICRAL 1B e SICRAL 2 assicurano le comunicazioni strategiche e tattiche delle Forze armate italiane sia sul territorio nazionale sia nelle missioni internazionali, garantendo l’interoperabilità tra le reti della difesa, della sicurezza pubblica e dell’emergenza civile.
Purtroppo questo sistema presenta alcuni problemi:
- i satelliti SICRAL offrono una copertura efficace solo in determinate aree. In operazioni nell’Indo-Pacifico, in Africa o nell’Artico, la connettività non è sempre garantita.
- i satelliti geostazionari si trovano a circa 36 mila km di distanza dalla Terra, il che causa latenze troppo elevate per l’uso con applicazioni critiche (es. guida remota di droni, attacchi coordinati, cyber warfare).
- SICRAL offre connessioni stabili, ma con una capacità di banda inferiore rispetto ai moderni satelliti in orbita bassa (LEO). Questo rende difficile la trasmissione di video in tempo reale, flussi di dati complessi e il supporto di sistemi avanzati.
Per superare i limiti di SICRAL, sarebbe necessaria l’integrazione di satelliti in orbita bassa (cosiddetti LEO). I satelliti LEO orbitano a circa 500-1.200 km dalla Terra, coprendo aree molto più ampie rispetto ai satelliti geostazionari. Questo garantisce comunicazioni ovunque nel mondo, anche nelle aree più remote o con infrastrutture distrutte.
Poiché sono molto più vicini alla Terra, il tempo di trasmissione del segnale è molto più basso (simile alla fibra ottica terrestre). Questo è cruciale per operazioni di droni, trasmissione video in diretta e guerra elettronica.

Un network di migliaia di satelliti LEO può offrire alte velocità di connessione e latenze paragonabili alla fibra ottica terrestre. Questo abilita operazioni avanzate che richiedono enormi flussi di dati. A beneficio del lettore riportiamo due tabelle comparative. La prima confronta le tecnologie satellitari su base distanza orbitale, mentre la seconda è più specifica e confronta SICRAL con Starlink.
| Tipo di orbita | Altitudine | Esempi |
|---|---|---|
| LEO (Bassa) | 500–1.200 km | Starlink, OneWeb, Iridium |
| MEO (Media) | 8.000–12.000 km | SES O3b, GPS |
| GEO (Geostazionaria) | 35.786 km | SICRAL, Athena-Fidus |
Confronto tra tipi di satelliti su base altitudine dell’orbita
| SICRAL (1B & 2) | Starlink | |
|---|---|---|
| Tipo di orbita | Geostazionaria (GEO) – 35.786 km | Bassa (LEO) – 550-1.200 km |
| Latenza media (RTT) | ~600 ms | ~20-40 ms |
| Banda utilizzata | Banda UHF, SHF (X), EHF (Ka) | Banda Ku, Ka |
| Velocità di trasmissione | Bassa – Adatta a comunicazioni tattiche e strategiche (Kb/s-Mb/s) | Alta – Fino a 250 Mbps per terminale |
| Sicurezza e cifratura | Altissima – Progettato per uso militare con crittografia avanzata | Commerciale – Protezione end-to-end ma meno sicura per operazioni segrete |
| Mobilità e facilità d’uso | Limitata – Necessita di terminali specifici e di setup complesso | Alta – Terminali leggeri, installazione plug-and-play |
| Resistenza a EW (Jamming) | Alta – Progettato per resistere a disturbi elettronici | Media – Ha subito tentativi di jamming, ma SpaceX ha migliorato la resistenza |
| Affidabilità in operazioni militari | Altissima – Usato esclusivamente per scopi militari | Variabile – Dipende dagli accordi con SpaceX, usato in Ucraina ma con restrizioni |
| Capacità di comunicazione globale | Limitata – Copre specifiche regioni con copertura italiana e NATO | Alta – Costellazione globale con copertura quasi ovunque |
| Uso per UAV e operazioni sul campo | Limitato – Non ottimizzato per droni e operazioni mobili | Eccellente – Supporta UAV, veicoli e unità mobili |
| Supporto per cyber warfare | Sì – Comunicazioni sicure per cyber defense | Possibile – Ma con rischi di compromissione |
| Costo di utilizzo | Alto – Costi sostenuti dallo Stato per operazioni militari | Inferiore – Abbonamenti commerciali con costi accessibili |
| Dipendenza da provider private | No – Gestito interamente dal Ministero della Difesa italiano | Sì – Controllato da SpaceX, soggetto a decisioni aziendali |
Confronto tra SICRAL e Starlink
Come è possibile osservare, le piattaforme SICRAL e Starlink sono profondamente diverse, in particolare per gli obiettivi con le quali sono state concepite. SICRAL è progettato per uso militare mentre Starlink è studiato per uso civile. A questo punto sorge spontanea la domanda: perché non cercare altre piattaforme tecnologiche in orbita bassa ideate specificamente per usi bellici? La risposta ci sarebbe (si noti il condizionale) e si chiama IRIS².
IRIS², acronimo di Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite, è un ambizioso progetto dell’Unione europea volto a creare una costellazione satellitare per fornire servizi di comunicazione sicuri e ad alta velocità. La costellazione IRIS² prevede il lancio di 290 satelliti distribuiti in orbite terrestri basse (LEO) e medie (MEO). Nello specifico, si prevede il posizionamento di 264 satelliti in orbita bassa e 18 in orbita media. Questa configurazione multiorbitale è progettata per offrire una copertura globale e garantire servizi di comunicazione resilienti e sicuri.
Il progetto è sviluppato attraverso una partnership pubblico-privata. La Commissione europea ha assegnato il contratto di concessione al consorzio SpaceRISE, composto da operatori satellitari europei di primo piano come SES, Eutelsat e Hispasat. Questo consorzio collaborerà con aziende leader nel settore spaziale e delle telecomunicazioni, tra cui Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, Deutsche Telekom, Orange, Telespazio e Thales SIX. Il budget totale del progetto è stimato in 10,6 miliardi di euro2. Di questi, il 61% proviene da fondi pubblici dell’Unione Europea, mentre il restante 39% è finanziato dal consorzio industriale SpaceRISE.
Fin qui tutto bene, ma c’è un grosso ma: il progetto prevede una fase di sviluppo e implementazione che culminerà con l’operatività completa entro il 2030. I primi servizi governativi sono attesi per quella data, quindi IRIS² non può essere annoverata tra le opzioni nel breve periodo.
In sostanza, da qui a (forse) il 2030 né l’Italia né altri Paesi europei avranno un’infrastruttura satellitare tale da soddisfare i requisiti tecnici imposti da applicazioni militari di nuova generazione.
La dotazione satellitare italiana per uso civile
In questa parte dell’articolo affronteremo il tema della resilienza digitale italiana in caso di conflitto su territorio nazionale, con particolare focus sulle comunicazioni civili.
Abbiamo visto come, nel caso ucraino, sia stato fondamentale garantire un sistema satellitare a banda larga anche per quel tipo di comunicazioni. I sistemi satellitari in quel momento disponibili non potevano soddisfare i requisiti di copertura, larghezza di banda e facilità di impiego necessari. Starlink (inizialmente progettato proprio per applicazioni civili) era l’unico a rispondere pienamente a quelle esigenze.
Quanto al progetto del governo italiano, che opzioni prevede? Proviamo a capire se esistono, in questo momento, alternative paragonabili a Starlink, analizzando cosa è disponibile sul mercato.
Ci potrebbero essere due opzioni, ma vediamolo dettagliatamente attraverso una tabella di confronto:
| Starlink (SpaceX) | OneWeb | O3b (SES) | |
|---|---|---|---|
| Orbita | LEO (~550 km) | LEO (~1.200 km) | MEO (~8.000 km) |
| Numero di satelliti | >5.000 (fino a 42.000 previsti) | ~648 | 20 attivi (nuovi in arrivo con O3b mPOWER) |
| Stato | Operativa, in espansione | Operativa, costellazione quasi completa | Operativa, evoluzione in corso |
| Latenza | Molto bassa (~20-30 ms) | Più alta (~50 ms) | ~100-150 ms (più bassa di GEO, più alta di LEO) |
| Velocità stimata | Fino a 250 Mbps (più in futuro) | Fino a 195 Mbps | Centinaia di Mbps per terminale |
| Modello di business | B2C e B2B (consumatori, aziende, governi) | B2B (telco, enti pubblici, governi) | B2B (telco, marittimo, energetico, remoto) |
| Gestione e proprietà | SpaceX (USA) | Bharti Global + Governo UK | SES (Lussemburgo) |
| Terminali di ricezione | User terminal (dish), anche mobili | Terminali professionali | Antenne fisse di medio-alta capacità |
| Focus geografico | Globale (già disponibile in molte aree) | Nord globale + zone specifiche | Fascia equatoriale (più ampia con mPOWER) |
| Scalabilità futura | Altissima (mega-costellazione in crescita) | Limitata (costellazione quasi completa) | mPOWER amplia capacità e copertura |
Confronto tra Starlink e alternative pronte all’uso in ambito civile
Escludendo O3b per ovvie ragioni di copertura geografica, rimarrebbe OneWeb. Per quanto uno dei due soci (il governo britannico) possa essere considerato un nostro alleato, la stessa cosa potrebbe non valere per l’altro socio, il conglomerato Bharti Enterprises, (per di più privato), che è indiano.
Non sembra quindi che l’Italia abbia, in questo momento, molte alternative a Starlink. Vediamo se ne avrà in futuro e per farlo usiamo nuovamente una tabella di confronto.
| Starlink (SpaceX) | Project Kuiper (Amazon) | Telesat Lightspeed | IRIS² (UE) | Guowang (Cina) | O3b mPOWER (SES) | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Orbita | LEO (~550 km) | LEO (~590 km) | LEO (~1.000-1.200 km) | LEO (264 sat.) + MEO (18 sat.) | LEO | MEO (~8.000 km) |
| Stato | Operativa | In sviluppo, primi lanci 2025 | In sviluppo, test nel 2025 | In progettazione, lancio 2026-2030 | In sviluppo | In attivazione 2024-2025 |
| Numero satelliti previsti | >42.000 (5.000+ già lanciati) | ~3.236 | ~298 | ~290 | ~13.000 | 11 iniziali |
| Latenza stimata | 20–30 ms | 30–50 ms | ~30–50 ms | 30–50 ms (LEO) | Stimata ~30–50 ms | ~100–150 ms |
| Velocità stimata | Fino a 250 Mbps | 100+ Mbps | 1 Gbps per terminale | Non definita (obiettivo europeo) | Stimata alta | Gbps-level throughput |
| Modello di business | B2C, B2B | B2C, B2B | B2B, governi | Istituzionale, sicurezza, resilienza | Governo + telco | B2B, marittimo, remoto |
| Proprietà | SpaceX (USA) | Amazon (USA) | Telesat (Canada) | Unione Europea (partnership pubblica) | Cina (statale) | SES (Lussemburgo) |
| Terminali previsti | Terminali domestici e mobili | Antenne compatte a basso costo | Terminali professionali | Ibridi (fissi + mobili criptati?) | Non noto | Antenne fisse di alta capacità |
| Scalabilità | Altissima | Alta (supportata da AWS) | Limitata rispetto a Starlink | Media-alta, orientata a resilienza | Altissima (progetto statale) | Alta (con meno satelliti) |
| Target geografico | Globale | Globale | Nord America + aree prioritarie | Europa + Africa | Cina + globale | Fascia equatoriale globale |
Confronto Starlink vs Progetti Futuri LEO/MEO a Banda Larga
Tiriamo le conclusioni:
- Starlink resta il leader in termini di satelliti già operativi, scalabilità e lancio diretto al consumatore (B2C).
- Kuiper, il progetto di Amazon, sarà il rivale più simile a Starlink, ma parte in ritardo.
- Telesat Lightspeed e O3b mPOWER si rivolgono a mercati business e pubblici, con architetture più orientate alla qualità che alla quantità.
- Guowang è un’enorme iniziativa cinese simile a Starlink, ma ancora poco trasparente.
- I sistemi in sviluppo hanno tutti «passaporto» estero, o un target di copertura geografica che non è funzionale per l’Italia.
L’unica vera alternativa futura per noi sarà l’europeo IRIS² che punta su sicurezza, resilienza e sovranità digitale europea.
Le dotazioni satellitari degli altri Stati europei
Completiamo l’analisi tecnologica indagando un ultimo aspetto ossia l’attuale dotazione di satelliti degli altri Paesi europei. La confrontiamo con la nostra e cerchiamo di capire se ci sono notevoli differenze.
La Francia è dotata del sistema Syracuse IV, che è il programma di telecomunicazioni militari promosso dal Ministero della Difesa francese, composto da due satelliti geostazionari chiamati Syracuse 4A, lanciato nell’ottobre 2021, e Syracuse 4B, lanciato nel luglio 2023.
La Spagna ha sviluppato il programma SpainSat NG, lanciando nel gennaio 2025 il satellite SpainSat NG I che è parte del programma SpainSat NG (che comprende due satelliti geostazionari), destinato a fornire comunicazioni sicure alle forze armate spagnole e ai loro alleati.
Il Regno Unito è dotato del sistema Skynet 5, operativo dal 2007, che fornisce servizi alle forze armate britanniche e ai loro alleati. A differenza di quello italiano, francese e spagnolo, che sono di iniziativa esclusivamente pubblica, Skynet 5 è frutto di una partnership pubblico-privata.
La Germania dispone del sistema SATCOMBw (Satellite Communications Bundeswehr), progettato per garantire comunicazioni sicure e stabili alle Forze armate tedesche, anche in contesti operativi internazionali e missioni Nato. La seconda generazione, SATCOMBw Stage 2, include due satelliti geostazionari attivi e il sistema fornisce capacità con elevata resistenza al jamming, coprendo aree come Europa, Africa, Medio Oriente e Asia centrale. È gestito direttamente dalla Bundeswehr con il supporto di partner industriali.
La sintesi con i dati rilevanti è esposta nella tabella sottostante:
| SICRAL (Italia) | Syracuse IV (Francia) | SpainSat NG (Spagna) | Skynet 5 (Regno Unito) | SATCOMBw (Germania) | |
|---|---|---|---|---|---|
| Tipo di orbita | GEO (35.786 km) | GEO (35.786 km) | GEO (35.786 km) | GEO (35.786 km) | GEO (35.786 km) |
| Satelliti attivi | SICRAL 1B, SICRAL 2 | Syracuse 4A, Syracuse 4B | SpainSat NG I (2025), SpainSat NG II (2026) | Skynet 5A, 5B, 5C, 5D | SATCOMBw-2a, SATCOMBw-2b |
| Capacità di comunicazione | Alta capacità per uso militare e NATO | Banda larga sicura per forze armate francesi e NATO | Copertura estesa con trasmissione dati avanzata | Comunicazioni militari resilienti per UK e NATO | Comunicazioni sicure per forze armate tedesche e interoperabilità NATO |
| Resistenza al Jamming | Alta | Alta | Alta | Alta | Alta |
| Copertura geografica | Europa, Mediterraneo, Medio Oriente | Globale | Due terzi del pianeta | Globale | Europa, Africa, Medio Oriente, Asia centrale |
| Uso per NATO | Sì, interoperabile con NATO | Sì, interoperabile con NATO | Sì, interoperabile con NATO | Sì, usato dalla NATO | Sì, interoperabile con NATO |
| Proprietà e gestione | Ministero della Difesa Italiano | Ministero della Difesa Francese | Ministero della Difesa Spagnolo | Ministero della Difesa UK (con partner privato) | Bundeswehr |
| Anno di lancio più recente | 2015 (SICRAL 2) | 2023 (Syracuse 4B) | 2025 (SpainSat NG I) | 2007 (Skynet 5D) | 2009 (SATCOMBw-2b) |
Confronto tra SICRAL e sistemi simili di altri Paesi europei
In sintesi, non ci sono grandi differenze tra l’Italia e gli altri Paesi europei. Alcuni sistemi sono più moderni del nostro SICRAL, ma tutti quelli attualmente disponibili sono di tipo geostazionario e quindi nessuno di essi soddisfa requisiti di banda e latenza delle moderne applicazioni militari.
Il recentissimo annuncio della Costellazione Nazionale rappresenta un passo politico importante, che tuttavia dovrà essere seguito da decisioni industriali rapide e coraggiose. L’esperienza dell’Ucraina ha dimostrato che la resilienza digitale non può essere improvvisata, ma deve essere preparata in tempo di pace.
Se l’Italia riuscirà davvero, come auspica il Ministro Urso, a costruire in cinque anni un sistema sovrano di comunicazioni satellitari, potrà colmare un vuoto strategico che oggi la espone a rischi significativi.
Considerazioni geopolitiche
Il destino dell’Italia quale attore spaziale è stato, in larga misura, legato alle sorti dell’Agenzia spaziale europea (ESA), creata nel 1975 con il compito di federare i fondi degli Stati membri per realizzare progetti comuni. L’industria europea (e di riflesso quella italiana) è cresciuta attraverso finanziamenti comunitari e, al contempo, mantenendo fede allo statuto dell’ESA che vieta lo sviluppo di programmi militari e ha scopi esclusivamente pacifici.
Questo modello ha funzionato fino alla dissoluzione dell’Urss, ossia fino a che siamo stati coperti integralmente dall’ombrello securitario americano. Successivamente alcuni Paesi (in primis la Francia) si sono resi conto che questa situazione non sarebbe potuta durare all’infinito e, per mezzo della commissione europea, hanno gradualmente aumentato la propria influenza strategica, finanziaria e operativa sui programmi spaziali rendendo il ruolo dell’Esa, oggi, marginale.
A questo punto è entrata in gioco Bruxelles con un grande progetto alternativo a SpaceX ossia il progetto Iris² di cui abbiamo analizzato gli aspetti tecnici. Nell’intenzione dei promotori, il progetto doveva essere una svolta non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche perché, per la prima volta, si introduceva l’apporto dei privati a progetti di natura pubblica (sostanzialmente si cercava di replicare il modello americano).
Risultato: un gigantesco aiuto di Stato all’industria spaziale europea, ritardi nello sviluppo e apporto, praticamente irrilevante, di fondi dai privati da cui ci si aspettava un ritorno importante. Attori come Eutelsat e Viasat, che costituivano il mercato principale dell’industria europea sono, infatti, bloccati dalla competizione con SpaceX, non investono in nuovi satelliti e sono sempre più impegnati in questioni organizzative con fusioni o acquisizioni attraverso le quali tentano di sopravvivere.
In questo contesto, dove si concretizza poco a livello comunitario e dove ognuno persegue i propri obiettivi individualmente, cerchiamo di capire come si è inserita l’Italia. La nostra industria spaziale è fortemente legata ai francesi. È basata su due componenti, frutto di una Joint-Venture italo-francese (Leonardo S.p.A. e Thales):
- Thales Alenia Space: specializzata nella progettazione e produzione di satelliti per telecomunicazioni, osservazione della Terra, navigazione, esplorazione spaziale e scienza. Leonardo detiene il 33%, mentre Thales il 67%.
- Telespazio: attiva nei servizi satellitari, comprese telecomunicazioni, geoinformazione, navigazione e operazioni spaziali. Leonardo possiede il 67%, mentre Thales il 33%.
Inoltre dipendiamo dalla Francia nel settore dei lanciatori spaziali, in particolare per quanto riguarda i razzi Ariane e Vega (vedi tabella sottostante).
| Sviluppatore | Paesi Coinvolti | Base di Lancio | Stato | |
| Falcon 9 | SpaceX | USA | Cape Canaveral, Florida | Operativo |
| Falcon Heavy | SpaceX | USA | Cape Canaveral, Florida | Operativo |
| Starship | SpaceX | USA | Boca Chica, Texas | In sviluppo |
| Ariane 5 | ArianeGroup | Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio | Kourou, Guyana Francese | Operativo |
| Ariane 6 | ArianeGroup | Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio | Kourou, Guyana Francese | In sviluppo |
| Vega | Avio S.p.A. | Italia | Kourou, Guyana Francese | Operativo |
| Vega-C | Avio S.p.A. | Italia | Kourou, Guyana Francese | Operativo |
| Soyuz | Roscosmos | Russia | Baikonur, Kazakistan | Operativo |
| Proton-M | Roscosmos | Russia | Baikonur, Kazakistan | Operativo |
| Long March 5 | CASC | Cina | Wenchang, Cina | Operativo |
| Long March 7 | CASC | Cina | Wenchang, Cina | Operativo |
| GSLV Mk III | ISRO | India | Sriharikota, India | Operativo |
| H-IIA | JAXA | Giappone | Tanegashima, Giappone | Operativo |
| New Glenn | Blue Origin | USA | Cape Canaveral, Florida | In sviluppo |
le aziende e i gruppi proprietarie dei lanciatori satellitari
L’Italia, attraverso l’azienda Avio, produce i booster (motori ausiliari) per i razzi Ariane, che vengono però acquistati dalla società francese ArianeGroup. Il razzo Vega, sviluppato e prodotto in Italia da Avio, è commercializzato dalla francese Arianespace, che decide come venderlo sul mercato. Ci sono stati contrasti tra Italia e Francia nella gestione del Vega, quindi l’accordo è saltato e l’Italia ora vorrebbe commercializzare in autonomia il Vega senza dipendere dalla Francia. Tuttavia, tutti i lanci europei avvengono dalla Guyana Francese, il cui spazio è controllato dall’Agenzia Spaziale Francese (CNES). Questo significa che, anche se l’Italia volesse vendere e lanciare Vega in modo indipendente, dipenderebbe ancora dalla Francia per le infrastrutture di lancio.
Infine, per mantenere il controllo della base di lancio in Guyana, la Francia ha deciso di diversificare l’offerta selezionando sette aziende europee per sviluppare nuovi razzi dove Avio è presente ma ci sono anche aziende tedesche, francesi e spagnole. In un contesto a forte concorrenza l’Italia rischia di perdere peso.
In sintesi, l’Italia ha un’industria spaziale in difficoltà e fortemente dipendente dalle decisioni francesi. Ne consegue che i nostri margini di autonomia e manovra nel contesto internazionale sono piuttosto limitati.
Conclusioni
La difesa dello Stato oggi richiede che le nostre forze armate si dotino di tecnologia satellitare di tipo particolare (Ilo/Meo) per operare in scenari di conflitto ad alta intensità
In caso di conflitto sul territorio nazionale, e conseguente attacco alle nostre infrastrutture digitali terrestri, occorre garantire connettività a larga banda sia per le forze operative sul campo sia per la popolazione civile. Serve, in altri termini, un sistema satellitare che garantisca resilienza digitale.
L’Italia oggi non possiede tecnologia propria in grado di garantire quanto sopra, e non può nemmeno fare affidamento su quella di altri Paesi europei. In questo momento, la sola costellazione satellitare in grado di fornire un servizio a bassa latenza, larga banda e con copertura globale sia per le forze di difesa sia per la popolazione civile è Starlink.
In futuro ci saranno altre opzioni a Starlink ma, tranne Iris², nessuna di esse ha passaporto europeo. Iris² è un progetto lanciato e finanziato a livello europeo ma è diventato un gigantesco aiuto di Stato all’industria spaziale europea, è in ritardo ed è pensato su un modello di finanziamento pubblico-privato che non pare funzionare
In un contesto in cui tutti si armano in maniera autonoma e dove i vincoli di bilancio risulteranno cruciali, per l’Italia la situazione sarà sempre più complessa e aggravata dalle difficoltà della nostra industria aerospaziale, schiacciata com’è tra concorrenza americana e dipendenza dai nostri vicini d’oltralpe.
- L’uso di Starlink per comando e controllo avanzato, ad esempio nei droni navali e nei droni da ricognizione, ha introdotto una flessibilità tattica che i Russi non hanno avuto. I droni navali telecomandati che attaccano navi nel Mar Nero non sarebbero stati facilmente realizzabili con reti tradizionali. Le unità mobili che si muovono rapidamente in campo aperto hanno potuto restare connesse in tempo reale, cosa che anche la Russia ha faticato a fare (soprattutto nei primi mesi, dove si affidavano a telefoni cellulari rubati o a reti insicure intercettabili) ↩︎
- Fonte: https://www.ft.com/content/8e75ed31-0c72-4160-b406-1ca6aa36a84f ↩︎
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- Autore
Giuseppe Sperti Completa i suoi studi di Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Torino e il Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma. Inizia a lavorare nel settore delle infrastrutture digitali. Nei primi anni Duemila partecipa a importanti progetti di sviluppo per uno dei più grossi operatori europei. Nel 2007 si trasferisce in Medio Oriente, contribuendo al lancio della filiale saudita di un’importante impresa di telecomunicazioni italiana. Dal 2008 riveste il ruolo di Senior Sales Engineer, fornendo consulenza tecnico-commerciale ad aziende americane ed europee. Nel 2012 ha frequentato la Business school del Politecnico di Milano, dove ha conseguito un Executive MBA. Oggi si occupa di cybersecurity nel settore privato, pubblico e della Difesa.