Dalla pg FB di Rossana Aluigi
Enrico Durante
Scusate il disturbo ma volevo portare all’attenzione di tutti questa questione.
Pochi sapranno che a Lacchiarella è in Valutazione di impatto ambientale presso il Ministero dell’ambiente, un progetto per la costruzione di un data center hyperscale, proposto dalla società APTO srl, del gruppo di investimento americano Pimco. Questo impianto sorgerà di fianco al centro Girasole, dove ora ci sono tutte le risaie. Questo progetto che piaccia o no avrà degli effetti su tutti noi che dovranno esser presi in considerazione. In primo luogo è un progetto energinovo cioè che consumerà tantissima energia. Dalle loro fonti, si parla di 2mila GWh di energia consumata annualmente, pari al consumo di centinaia di migliaia di famiglie. Questa energia verrà presa dalla rete, con seri problemi e ripercussioni per la tenuta di tutte le infrastrutture, anche perché nell’arco di pochi km sorgeranno altri progetti datacenter. Parlo di quello di Noviglio, di quello di Melegnano, di quello di Siziano, di quello di Vellezzo Bellini e quello di Bornasco. Si parla anche di uno ipotetico a Zibido e uno a Rozzano. Tutti si serviranno dalla stazione Terna di Lacchiarella sul passo dell’elettrodotto ad alta tensione Lacchiarella Trino.
Messi tutti assieme useranno l’energia consumata da milioni di persone. Ovviamente i vari proponenti parlano di usare energia da fonti rinnovabili, tramite compravendita di contratti con parchi energetici rinnovabili. Il che vuol dire usare buona parte dell’energia rinnovabili installata in Italia, mentre altri settori, compreso quello civile, saranno costretti a prendere energia fossile. Questo vorrà dire una sola cosa: un ulteriore aumento delle bollette per tutti.
Oltre a questo, ci sono gli aspetti ambientali da considerare. Usare energia rinnovabile per impianti datacenter energivori vuol dire usare produrre più energia fossile per tutti gli altri, con un aumento di inquinamento e rischi connessi a climate change e quindi effetti estremi meteo.
Questo progetto non porterà lavoro, perché I datacenter serviranno per l’intelligenza artificiale. Ormai, tantissimi studi , parlano del rischio della perdita di posti di lavoro proprio per l’insorgere dell’intelligenza artificiale.
Proprio domani scadono i termini per presentare le osservazioni al progetto presso il Ministero e scommetto che ben pochi ne erano a conoscenza.
Purtroppo tutto il procedimento è viziato da un semplice fatto: per questi progetti, gli enti preposti, tra cui il Comune, dovevano informare e far partecipare la popolazione al processo decisionale. Questo è quello che viene recepito dalla legislazione italiana tramite la sottoscrizione della Convenzione di Aarhus, tramite l’art. 6 della convenzione.
Nulla è stato fatto.
Purtroppo, forse per ingenuità, o forse per la gola di maggiori entrate da oneri di urbanizzazione, l’amministrazione di Lacchiarella ha dato un parere favorevole presso il Ministero, senza neanche informare e consultare la popolazione. Tantissime sentenze hanno annullato procedimenti amministrativi che non hanno tenuto in considerazione la convenzione di Aarhus e anche in questo caso è necessario farlo.
Prima di scegliere sul futuro del paese e del territorio, sarebbe utile informare e far partecipare la popolazione al processo decisionale.
Nel frattempo, come semplice cittadino, ho presentato le osservazioni a questo progetto presso il Ministero competente, che allego in fondo al post (Ovviamente per chi vuole leggerle).
Il comune dovrebbe immediatamente chiedere la partecipazione di tutti i cittadini e informare sull’opera e non tenere nascosto nelle stanze del “potere” questo progetto.
Cosa chiedo immediatamente al Comune?
Che si informi tutta la popolazione del progetto, tramite apposite assemblee o brochure.
Che la popolazione possa esprimersi dopo attenta informazione.
È il minimo che si possa chiedere per questi progetti energivori di portata nazionale.
Per chi fosse interessato può tranquillamente contattare il sottoscritto.
Osservazioni al progetto
PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DI UN DATACENTER IN COMUNE DI LACCHIARELLA ‐
INSTALLAZIONE DI GRUPPI ELETTROGENI DI EMERGENZA
DI POTENZA COMPLESSIVA SUPERIORE A 150 MWt
Proposto dalla APTO Italia srl.
Osservazione 1
Isole di calore.
Come ammesso negli stessi documenti, in particolare nelle Analisi della resilienza dell’opera ai cambiamenti climatici, il territorio selezionato per l’impianto ha la previsione di un aumento della temperatura fino a 2,5°C, con la necessaria maggiore richiesta energetica per l’alimentazione dei sistemi di raffreddamento e con un rischio considerato medio. Per questa questione, bisogna considerare che l’aumento delle temperature colpirà tutto il territorio e i cittadini, con un aumento di richiesta di energia generalizzato.
L’impianto in questione rischia di aumentare i rischi per la tenuta energetica di tutto il territorio, compromettendo anche la stabilità del sistema a scapito dei cittadini stessi.
A questo, va aggiunto che lo stesso impianto in funzione, provoca ulteriore effetto da isola di calore che può compromettere l’intero territorio, in una situazione già critica a causa degli effetti del cambiamento climatico.
Quali effetti può avere l’isola di calore rispetto all’elemento di primo livello della Rete ecologica regionale, dei gangli, posti al confine est del sito selezionato o rispetto al corridoio ecologico a nord del sito?
Nella Valutazione di incidenza non c’è assolutamente traccia di questo problema dell’isola di calore, considerando che gli elementi di primo livello della Rer sono fondamentali per la biodiversità complessiva di tutta la Rer, e soprattutto per la vicinanza con l’Oasi di Lacchiarella che dista a poco più di 2 Km in linea d’area.
Osservazione 2
Consumo energetico.
Gli impianti di datacenter sono attività fortemente energivore. In tutto il mondo, la preoccupazione è sempre più forte, tanto che molti Stati stanno bloccando nuovi progetti. Anche in Italia e particolarmente in Lombardia, ci si comincia ad interrogare su queste attività, soprattutto per l’elevata concentrazione attorno alla provincia di Milano.
Attualmente, sono decine i progetti in Valutazione di impatto ambientale di nuova progettazione o ampliamenti di impianti già esistenti.
Molti di questi si concentrano proprio nella zona sud di Milano, attorno al Parco agricolo sud.
Molti di questi impianti saranno alimentati dalla sottostazione Terna di Lacchiarella, come viene dichiarato dai vari progetti.
Gli impatti cumulativi non possono essere solamente riferiti alle emissioni dei generatori di sicurezza, ma deve essere fatto un serio ragionamento e una seria analisi di area vasta per gli effetti cumulativi di tutti questi progetti sul consumo intensivo di energia.
Questa analisi deve essere fatta per una eventuale capacità di tenuta di tutto il sistema infrastrutturale, visto l’importante richiesta energetica, evitando rischi di blackout. Inoltre, deve essere tenuto in considerazione anche tutto l’impatto ambientale indiretto come conseguenza del consumo energetico. Più energia richiesta vuol dire più impianti termici, elettrodotti, fossile, rinnovabile, consumo di suolo, inquinamento ecc…
Solamente l’impianto di Lacchiarella, oggetto di queste osservazioni, come si può evincere dalla documentazione, avrà un consumo annuo stimato in 2.036.415.000 KWhe, quindi più di 2000 GWha. Una quantità di energia veramente enorme, pari al consumo annuo di centinaia di migliaia di famiglie. L’impianto rinnovabile in progetto è totalmente insufficiente per poter alimentare questo tipo di impianto, visto che servirebbero decine di chilometri quadrati di fotovoltaico.
Seppur è vero, come dichiarato dal proponente, che tutta l’energia consumata sarà garantita in maggior parte da fonti rinnovabili, bisognerebbe considerare l’impatto su tutta la strategia energetica nazionale.
Tutti questi impianti di grande scala, in progetto in Lombardia, andrebbero a consumare buona parte dell’energia rinnovabile prodotta complessivamente a livello nazionale.
Non è un caso che molti analisti e molti studi, denunciano il rischio concreto di un accaparramento delle energie green da parte degli impianti Data Center, con il rischio concreto di dover potenziare la produzione di energia fossile per poter alimentare altri settori a partire da quello civile.
Questo impatto indiretto deve essere tenuto in considerazione, anche per il rischio concreto di eventuali aumenti del prezzo dell’energia nei territori interessati da impianti energivori. Su questa questione sono usciti proprio anche articoli giornalistici di testate importanti (vedi Sole24ore).
Il rischio di una richiesta intensiva di energia tra tutti gli impianti pone seri dubbi sulla stessa tenuta del sistema di distribuzione dell’energia e non può essere non preso in considerazione in una valutazione ambientale.
Stesso discorso vale per l’eventuale impatto climatico, con gli effetti cumulativi indiretti delle emissioni climalteranti.
Tutti questi impianti attorno a Milano, hanno una richiesta energetica pari a milioni di persone e per questo la valutazione ambientale deve prendere in considerazione la questione con tutti i rischi annessi.
Inoltre, proprio per calmierare gli effetti delle eventuali isole di calore, ci sarà un ulteriore richiesta energetica per il raffrescamento degli impianti e anche per le abitazioni dei cittadini che subiranno indirettamente eventuali aumenti delle temperature.
Vien da domandarsi se tutti questi impianti, proprio per gli effetti cumulativi, sono in sintonia con il problema del cambiamento climatico, che vista la drammaticità degli effetti, dovrebbe limitare impianti energivori o comunque pianificare su area vasta i consumi energetici di impianti energivori, con tutti gli impatti negativi per il climate change e con gli obbiettivi nazionali ed europei di riduzione del consumo energetico.
Osservazione 3.
Impatto sociale.
Rispetto agli aspetti socioeconomici, è del tutto insufficiente parlare di benefici economici per l’economia locale e regionale. Nella Valutazione si parla di eventuali 2000 posti di lavoro per la costruzione e fino a 120 posti permanenti per l’esercizio dell’impianto.
Non viene invece preso minimamente in considerazione l’aspetto negativo legato all’uso dell’Intelligenza artificiale, che è il vero scopo di tutti questi nuovi Data center hyperscale.
Sono ormai tantissimi gli studi, le analisi e le denunce di analisti, sindacati, filosofi, economisti, per il rischio di fortissima perdita di posti di lavoro a causa dell’automazione legata all’intelligenza artificiale.
Non ci è dato sapere, quali attività verranno svolte in questo impianto in oggetto, e se queste saranno proprio legate all’intelligenza artificiale, e proprio per questo servirebbe un’analisi in merito.
Un calcolo degli aspetti socioeconomici non può tenere non conto di tutti gli eventuali posti di lavoro persi proprio per l’intelligenza artificiale, motivo del boom data center.
Osservazione 4.
Recupero energia tramite teleriscaldamento.
Nel progetto in oggetto, non è previsto uno studio apposito per il recupero dell’energia tramite teleriscaldamento.
Considerando l’elevato consumo energetico per il funzionamento del Data Center e considerando che questo progetto è un progetto ad alta scala che comporterà un importante investimento economico, si chiede di tenere in considerazione questo aspetto, integrando uno studio, in collaborazione con gli enti preposti, per il recupero totale dell’energia, evitando la sua dissipazione.

Osservazione 5.
Rispetto della Convenzione di Aarhus.
L’impianto in oggetto, essendo a tutti gli effetti un impianto di combustione con potenza termica superiore alle 50 Mw, per la presenza di generatori di emergenza, deve essere a tutti gli effetti considerato come parte dell’Allegato I della Convenzione di Aarhus. Per questo, oltre alla necessaria informazione del pubblico, serve applicare l’articolo 6 della Convenzione in merito alla partecipazione del pubblico, cosa che deve essere garantita fin dalla parte iniziale del processo, ancor prima dell’eventuale parere ambientale. Niente di questo è stato fatto per i cittadini di Lacchiarella, tanto che ben pochi sono a conoscenza del progetto stesso. Ricordo che questa convenzione è caposaldo della disciplina e giustizia ambientale.
Il procedimento non ha rispettato trasparenza, pubblicità e partecipazione dei cittadini.
Dato l’obiettivo di sostenere e promuovere la più efficace tutela dell’ambiente, la convenzione di Aarhus si articola in tre pilastri: garantire i) l’accesso alle informazioni, ii) la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e iii) l’accesso alla giustizia in materia ambientale. I diritti garantiti dai tre pilastri della convenzione di Aarhus sono riconosciuti a tutti, individui e persone giuridiche, senza discriminazioni basate sulla cittadinanza, sulla nazionalità o sulla residenza del richiedente e, qualora si tratti di persone giuridiche, sull’ubicazione della sede legale o del centro effettivo delle loro attività
La convenzione di Aarhus si ispira ai principi democratici di public accountability e open government, secondo i quali il potere pubblico deve essere esercitato in modo trasparente affidabile e accessibile ai cittadini e alle imprese e quindi essere anche soggetto al controllo di legalità. Ciò comporta l’obbligo per i pubblici poteri di fornire adeguate informazioni sull’ambiente e di offrire al pubblico effettive possibilità di partecipare al processo decisionale in materia ambientale, in modo da accrescere la responsabilità e la trasparenza del processo decisionale e contribuire a rafforzare la consapevolezza e il sostegno del pubblico nei confronti delle decisioni adottate; spiegare il processo decisionale; giustificare e rispondere delle proprie azioni anche in giudizio.
Principi e diritti non rispettati nell’iter in oggetto, infatti fino a quando i sopra citati residenti non si sono mobilitati autonomamente il progetto in atto nel sito indicato dai proponenti dell’impianto è stato tenuto completamente all’oscuro (in particolare rispetto alla sua localizzazione).
Il rispetto della Convenzione è vincolante per la Pubblica amministrazione che ha altresì l’obbligo di rendere partecipi i cittadini sin dagli stadi iniziali del processo decisionale in modo tale da garantire ai soggetti interessati la possibilità di poter contribuire all’elaborazione di piani, programmi e politiche relative all’ambiente fin nella fase preliminare.
La sua violazione comporta l’illegittimità degli atti assunti, come più volte sancito dalla Giustizia italiana (sin da TAR Puglia (LE) Sez. I sent. 2286 del 8 ottobre 2009) ed internazionale.
Per questo, si chiede di applicare correttamente la convenzione, con la necessaria informazione e partecipazione del pubblico, bocciando l’intero procedimento per la sua illegittimità.
Enrico Duranti
Elisa Grumo
Cittadini residenti a Lacchiarella
08/05/2025