Dunque siamo a meno di un mese dai 5 referendum promossi dalla CGIL e altri gruppi e già si leggono cose che voi umani….
Uno dei fulcri dei referendum è proprio attorno al job act per abrogarlo e riscrivere le regole.
L’altro a mio giudizio è il riconoscimento della cittadinanza a chi è immigrato da 5 anni in Italia e non da dieci com’è ora.
C’è da ragionarci sul momento politico molto pericoloso, le sventure non vengono mai da sole…e di referendum vinti, ma di fatto osteggiati e cambiati ne abbiamo lezione.
Personalmente voterò a favore che sia chiaro!
Chi ha promosso questi referendum è una organizzazione sindacale con 5,5 milioni di iscritti, nonostante ciò ha, da subito, chiesto alla società (gruppi civici, associazioni, ecc) aiuto per fare banchetti ed iniziative per raccogliere firme e adesioni, per propagandare appunto l’evento.
Sembra normale?
Perché se è giusto allargare un idea di concezione sociale, dentro contiene una paura concreta : quella di non arrivare al quorum o di non avere buon risultato di frequenza che è probabile.
Gli indicatori mediatici asserviti al potere (retorico, ma reale) mettono in mostra le criticità.
Si sa che una importante quota dentro al PD e della stessa CGIL, (oltre al niet di altri sindacati confederali) è di matrice “renziana” che è stato segretario di quel partito e sotto quella sponda ha partorito il topolino rosicato del Job Act, allora con consenso di tutta la direzione del PD
Questi ovviamente non fanno marcia indietro e pur dalle loro comode cariche di deputati o dai consigli regionali o da segreterie di apparato, parlano di democrazia “del non voto” per far fallire i referendum.
Il partito devastato della Schlein con tutte le sue correnti divisive lavora ai fianchi alla faccia del “Campo Largo” per far fallire questa proposta politica e serve far notare che:
– l’idea di società che sta alla base di questo modo politico è sostanzialmente l’accettazione del libero mercato, della concorrenza fra imprese e dell’uso del precariato nella guerra ormai globale in un mercato che non regola più o meglio viene trascinato dalla finanza e dalle banche in cui non è neppure considerato il lavoro stabile, sicuro e ben remunerato perché diventa un ostacolo. Le merci rimangono al centro assieme agli investimenti, non le persone .
Le regole scritte da uno stato svenduto al potere da questa sinistra di cui la destra ha solo approfittato degli spazi lasciati per occupare le stanze dei bottoni, non devono cambiare.
– da notare che la storia dei referendum è idea italiana, ma ha sulle spalle il peso di una situazione internazionale ed Europea di mercato deregolato (persino da nazioni come la Germania o la Francia più strutturate rispetto al lavoro in generale con minimi salariali più alti).
– vale pure l’instabilità globale resa da guerre e scelte di campo fatte da grandi fondi di investimento che rendono anche le situazioni più tranquille nel mondo del lavoro ostaggio dell’economia di guerra declinata in varie forme. Dall’Ucraina alla Palestina veloci cambi violenti di dominio sono al centro dell’attenzione mondiale dove nulla è garantito e tutto diventa precario.
– in questa logica, se è vera, ci sta l’impasse politico per i referendum della CGIL in un sociale mediatico in cui aver ragione, ma fuori tempo massimo e dentro un non dialogo generale è l’elemento che decide in sé l’esito.
Quando Renzi promulgò il Job Act, quando la Fornero scrisse quelle regole sociali nessuno, tanto meno la CGIL alzò un sopracciglio e ancora c’era spazio per cambiare.
Ho fatto un ragionamento personale, ma mi pare sia un pezzo di storia descritto che non devo dimostrare, per dire:
1) questi temi meritavano uno sciopero ad oltranza preparato e spiegato ai cittadini anche con autocritica e sarebbe stata diversa la prova di forza.
2) il ripiego ormai universale quando c’è un esempio eclatante di sopruso o di necessità di intervento è “change.org”, cioè firma e cambia il mondo. Un film che parla di apocalisse della ragione e dell’azione politica, poiché quasi mai è davvero accaduto!
3) significa che questa sinistra e questo sindacato non hanno più armi per difenderci in una strategia che li lega ad una precisa concezione del mondo, dove salvare le imprese è il mantra al di là che esse producano armi, chimica nociva, energia fossile, beni comuni e sanità privatizzati, ecc, ecc
4) la democrazia non è nelle corde di questo sistema globale, gli strumenti in mano ancora a chi si oppone nei fatti sono pochi, senza incisività e ci si è “ arrivati” allargando le braccia impotenti!
Attenzione però! Queste crisi che investono parti politiche che sono state in qualche modo protagoniste in vari modi dal dopoguerra ad oggi, non significa che se muoiono loro come entità, qualche opposizione ci guadagna o rinasce. Siamo tutti più deboli comunque e la dx che governa con una minoranza di voti e decide per noi il REARM anche in Europa sarà ancora più forte e oppressiva. Non ho mai creduto al fascismo che governa, basta valutare le azioni.
Anche se i La Russa, Meloni, i Crosetto,ecc sono certamente di stampo fascista oggi interpretano il ruolo globalista della finanza e delle banche come lobbisti che girano il mondo per proporre affari da cui alimentare vantaggi per se e i propri amici senza vergogna.
E badate bene sono l’altra faccia rappresentata dai Dalema consigliere per armi, dai Guerrini, dai Minniti (primo ad accordarsi con i tagliagole libici), dai Cingolani, dai Profumo, ai Chicco Testa in una sorprendente continuità con la dx al potere.
Per questo c’è poco da meravigliarsi se i referendum sono in pericolo, lo è tutta la società civile mentre i residui delle reti di opposizione o dei piccoli partitini “ più comunisti” fanno a gara per spaccare il capello su cavilli del marxismo in una autorefenzialità cieca e sorda, senza sviluppo.
Essere coscienti di cosa è in gioco al di là degli stessi referendum è utile!
Gatti Gianni 12/05/2025