Referendum sul lavoro e migranti

In breve sui referendum sul lavoro e migranti ci sono aspetti NON DETTI :

Il 1° quesito è riferibile a casi di licenziamento senza giusta causa, mancante di
motivazione oggettiva o soggettiva.La giurisprudenza, mediante varie decisioni della Corte di Cassazione, ha di fatto ripristinato la reintegrazione anche nei casi in cui i vizi del licenziamento siano stati meno lampanti, ad esempio un licenziamento disciplinare, il fatto addebitato, pur sussistente non venga giudicato sufficientemente grave. I promotori fanno credere che si punti a cancellare le norme che permettono, per i lavoratori assunti dopo il 17/03/2015, licenziamenti individuali ingiustificati, in aziende con più di 15 dipendenti senza l’obbligo di reintegrare e che si punti a cancellare le cosi dette “tutele crescenti”, norma già corretta al rialzo per legge dal “Decreto dignità” e successivamente modificata dalla Corte Costituzionale con il risultato che oggi il risarcimento può arrivare fino ad un massimo di 36 mensilità. Paradossalmente, se la maggioranza degli italiani si recasse a votare e dovesse prevalere il sì, si tornerebbe indietro alla Riforma Fornero del 2012 con il massimo del risarcimento a 24 mensilità.

Il 2° quesito relativo all’indennizzo per i licenziamenti nelle aziende con meno di 16 dipendenti, si propone di eliminare l’attuale tetto massimo di 6 mensilità. In realtà, se passasse il sì all’abrogazione parziale di questa disposizione, ci si affiderebbe comunque alla discrezionalità del giudice, non sempre favorevole ai lavoratori.

Il 3° quesito, che viene venduto come l’abolizione del lavoro precario, nella realtà (pur ritenendo da parte nostra che tutti i contratti a termine dovrebbero avere la causale) deve fare i conti con il fatto che, nella stragrande maggioranza dei CCNL, chi ha sottoscritto e continua a sottoscrivere la possibilità di utilizzare un numero spropositato di contratti a termine da parte dei datori di lavoro, sono proprio CGIL, CISL e UIL (nel recente CCNL dei trasporti e Logistica fino al 42%). In sostanza il reinserimento delle causali nei contratti a termine inferiori ai 12 mesi non garantisce la stabilità del rapporto di lavoro e non scalfisce il precariato

Il 4° quesito sulla sicurezza si prefigge di modificare le leggi che governano il sistema degli appalti, con l’estensione della responsabilità al committente per danni derivati dagli infortuni sul lavoro, subiti da dipendenti dell’appaltatore (si riferisce alla eventuale quota eccedente del risarcimento dell’INAIL). La necessità oltre alla responsabilità del committente è e resta di lottare affinché non ci siano appalti e subappalti al ribasso, scaricando costi e mancanza di sicurezza sui lavoratori.

Il 5° quesito non ci può vedere ostili, in termini di principio, ma va detto anche che la questione dell’immigrazione, perennemente mal posta e mal gestita, andrebbe sottratta ai professionisti del dibattito interminabile, ma senza soluzioni utili.

Ho preso queste parti che mi sembrano sostanziali di una critica concreta che non fa sconti a chi oggi si professa per il cambiamento dei rapporti di lavoro e di vita (migranti). Inizierò col dire che concordo sulla negatività e la traslazione fra lotta sui posti di lavoro e opposizione legale creata dai confederali.

Nonostante ciò andrò a votare SI. Non sono matto, ma provo a riflettere sullo stato delle cose sociali:

– siamo in un momento di debolezza politica direi quasi globale, dove il lavoro resta subordinato a politiche tracciate dalla finanza internazionale e da entità come l’EU, la NATO, gli Usa, il WTO, ecc per una battaglia che non c’è più o scarsamente rappresentata sui posti di lavoro. Il tema salario minimo presente in Europa, in Italia non è neppure sfiorato, mentre i confederali hanno firmato 22 contratti di categoria a meno di 7 euro lordi/h e sono sempre stati i rapporti forza a determinare appunto i contratti(contratto pubblico impiego non rinnovato da 4 anni circa). La debolezza è politica, ma anche genericamente di un apparato sindacale che, quando era il momento, poiché job act e dintorni li proponeva il PD di Renzi, hanno fatto due ore scarse di sciopero! Questo sindacalismo che ha trasformato le proprie strutture in RSU, CAF e Assicurazioni non offre davvero molto e con 5,5 milioni di iscritti chiede ai territori di mobilitarsi per raccogliere firme.

– Il voto in sé non cambierà questa situazione anche nel caso migliore in cui passi il quorum e vincano i SI, senza nessuna illusione legalitaria. Sarà però una contraddizione in seno al potere, fra la politica e si risolverà solo con una ripresa autonomia dai partiti, se e quando le forze sane nascoste qui e là dentro apparati, fabbriche, uffici riuscirà a far valere le proprie opinioni in modo indipendente e pragmatico, oppure continuerà l’inconsistenza dell’opposizione al potere reale.

– in sintesi tutti i problemi ad inizio campagna sui referendum saranno ancora nel dopo, comunque vada. La scelta individuale di voto o no, va fatta considerando questi aspetti: il sistema di comando finanziario non si fa abbattere da una firma o una modifica di legge. Il sistema capitalistico non è diventato “più fascista di ieri” segue una logica dettata dai grandi gruppi finanziari a cui gli stati (diventati essi stessi succursali d’impresa) tirano la volata con privatizzazioni sanità e beni comuni, con l’energia fossile, con la produzione “alternativa” di armi e sistemi militari, con la svendita di oltre 3000 imprese importanti italiane a multinazionali. Le leggi renziane sul lavoro, la legge Fornero partorite dalla cosiddetta sinistra e ovvio, applicate dalla dx, sono solo una condizione necessaria per mantenere 12,5 milioni di cittadini sulla soglia di povertà, con 3,5 milioni di precari poveri pur lavorando, con un welfare ormai inesistente per anziani e giovani da istruire.

Gatti Gianni

17/05/2025

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