Dalla pg FB di Giustiniano Rossi
Un treno merci attraversa le steppe dell’Asia centrale carico di pannelli solari in direzione di Teheran. La settimana scorsa il primo treno merci diretto fra la Cina e l’Iran ha raggiunto la sua destinazione, inaugurando una nuova era del commercio eurasiatico. Il viaggio da Xi’an a Teheran (6.500 km) è durato 15 giorni. Meno della metà del tempo necessario alle navi per coprire la stessa distanza. Il treno ha attraversato il Kazachstan e il Turkmenistan sfruttando linee ferroviarie esistenti da anni, che non sono mai state strategicamente importanti come oggi. Il collegamento diretto fa parte dell’accordo economico da 400 miliardi di dollari concluso fra Cina e Iran nel 2021. Quella che debutta come rotta commerciale diventerà un corridoio intercontinentale collegante Asia ed Europa. Una sfida per tutte le vecchie strutture di potere. La relazione schiude possibilità nuove per il commercio bilaterale. Specialmente l’industria automobilistica iraniana fiuta delle opportunità. L’azienda di Stato Iran Khodro progetta di trasportare mensilmente, sulla nuova rotta, 300 carri carichi di materie prime e di veicoli. Invece di aspettare i due mesi necessari ai portacontainer, i costruttori di auto iraniani potranno avere i materiali di cui hanno bisogno dalla Cina in 13 giorni. E’ prevista un’ulteriore riduzione del tempo di percorrenza, fino a 1 sola settimana.
La località di frontiera iraniana di Sarakhs – una delle città dell’antica Via della Seta – si trasforma in un attivo centro logistico. Sorge qui un centro di distribuzione sino-iraniano che coordinerà il trasporto delle merci fra Cina, Asia occidentale e Golfo Persico. Mentre i noli marittimi aumentano nel Mar Rosso del 250% e il traffico in transito cala del 70%, la rotta terrestre consente una programmazione sicura. Nessun rischio di attacchi di pirati, nessuna necessità di passare attraverso il Canale di Suez o lo Stretto di Hormuz. Washington aveva sperato di creare un’alternattiva alla Via della Seta cinese con l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC). La rotta doveva condurre in Europa attraverso l’India, gli Stati del Golfo e Israele, aggirando sia la Cina che l’Iran. Ma, mentre l’IMEC è ancora nei computer della progettazione, le merci cinesi viaggiano già attraverso il territorio iraniano. La nuova relazione ferroviaria non si limita ad aggirare rotte marittime controllate dagli americani, bensi’ anche rotte di transito tradizionali russe. Mosca perde degli introiti mentre il Kazachstan, la Cina e la Turchia diventano i nuovi centri di smistamento fra Oriente e Occidente.
Da notare che il treno è partito da Xi’an, non lontano dalla provincia del Sinkiang, dove la Cina viene criticata per la sua politica nei confronti degli uighuri, mussulmani. L’Iran ignora queste accuse e punta sul pragmatismo economico. L’ideologia cede il passo alla Realpolitik: un modello che si sviluppa lungo tutto il nuovo asse commerciale. A Teheran, il 12 maggio, i dirigenti delle ferrovie cinesi, iraniane, kazache, uzbeke, turkmene e turche hanno concordato una tariffa unitaria e standard comuni. E’ la nascita di un nuovo blocco commerciale che renderà possibili parecchie rotte nuove. Integreranno l’International North-South Transport Corridor che collega la Russia con l’India attraverso il Caucaso. Impmrovvisamente sorge una rete che va da Shanghai fino a Mumbai e da Mosca a Istanbul. La Turchia è il ponte decisivo verso l’Europa. Le merci provenienti dalla Cina possono raggiungere adesso i mercati europei attraverso l’Iran e la Turchia, senza attraversare il territorio russo. Il progetto bilaterale diventa una’alternativa con vaste ramificazioni alle rotte commerciali occidentali.
Il nuovo collegamento ferroviario è più di un progetto infrastrutturale. Puo’ segnare una svolta nel commercio globale. Mentre l’Occidente punta sul dominio marittimo, la Cina e i suoi partner creano il fatto compiuto sulla terraferma. Per l’Iran, la relazione significa una via d’uscita dall’isolamento dovuto alle sanzioni. Per la Cina una rotta alternativa verso l’Europa. Quelli che ci guadagnano sono a Sarakhs, ad Astana e ad Ankara, nuovi punti nodali di un mondo commerciale multipolare.
Una Nuova Via della Seta…
Giustiniano
5 giugno 2025