LA DUE VIE DELL’ADATTAMENTO.

Dalla pg FB di Pierluigi Fagan

La prima via è quella nota nell’espressione di uso comune “devi adattarti” ovvero devi modificarti, cambiare per corrispondere ad un contesto profondamente diverso da quello che ti ha formato. La seconda via è quella del cambiare il contesto per farlo corrispondere al come sei fatto.

Le civiltà sono fatte di spazio e tempo in cui si sono formati sistemi fatti di politica, geopolitica, forme economiche, forme sociali, ideologie-sistemi di pensiero-immagini di mondo.

La nostra civiltà s’è formata conquistando e coartando l’esterno attraverso colonie e imperi. La forma economica ha preso materie ed energie (per lo più rapinandole all’esterno), idee e capitali, li ha messi in processi trasformativi ovvero produttivi. Questi processi hanno prodotto salari per chi vi lavorava, merci e servizi. Merci e servizi li abbiamo portati al mercato e nel “compra e vendi” s’è generato fatturato. Al netto di prestiti e costi, il fatturato ha rilasciato il profitto. L’intero processo ha generato scarti rilasciati nell’atmosfera, nelle acque e sulle terre.

Tutto ciò ha condizionato l’intero nostro sviluppo culturale, naturalmente i valori, le pratiche sociali, il “bene e il male”. Ma poi anche le logiche, le categorie, le ideologie insomma, l’immagine di mondo. Nonché tutta la nostra tecno-scienza. Per dire, Galileo cominciò a sviluppare le sue idee di fisica non colpito da una mela come leggenda vuole per Newton, ma calcolando le traiettorie delle palle da cannone.

Intorno questo motore di civiltà s’è creato un sistema politico che dà l’impressione che i popoli, votando i propri rappresentanti una volta ogni quattro anni o presidenti, possano decidere forme e funzioni del sistema politico che decide tutte le principali cose della vita associata, in genere, le leggi. In realtà si votano funzionari di sistema, gente che sovraintende il funzionamento del sistema prima descritto che dà l’ordine sociale: lavorare, guadagnare, desiderare, comprare e consumare. Tutto, anche ciò che dovrebbe formare il c.d. tempo libero. Anche il sonno o più spesso i suoi tormenti e le mancanze, è fonte di alimentazione del sistema. Preoccupazione, ansia, insoddisfazioni? Et voilà, troverete sempre una pasticchetta pronta, uno psicologo, una pratica terapeutica a pagamento, ovvio.

Per una serie di ragioni che qui non possiamo dettagliare, la nostra civiltà ha vistosamente perso peso percentuale sul totale mondo in assai poco tempo sul piano storico. Gli altri abitanti del mondo, da condizioni servili e schiavili, si sono emancipati. Da un po’ hanno preso anche loro ad usare il sistema economico prima descritto. Non necessariamente anche gli accessori ovvero il sistema politico o l’immagine di mondo, solo il sistema detto “economia moderna”.

Ne sono conseguite diverse conseguenze poco considerate: 1) concorrenza; 2) riduzione delle gratuità o vantaggi nelle forniture di materie e energie; 3) pressione sui prezzi delle stesse mentre molte scorte naturali vanno diminuendo aumentando ulteriormente i prezzi; 4) aumento vistoso degli impatti su ecologie e climi; 5) nuovo attrito geopolitico.

In più, avendo noi ormai quasi tutto e sempre più superfluo anche se mal distribuito, sorge il dubbio che qui da noi ci siano ancora così tante cose da “produrre” tanto da farci lavorare tutti o per lo più, 40 ore la settimana o anche di più, esattamente come un secolo fa.

Qui si incontra il destino di ogni civiltà. A questo punto se le civiltà mostrassero facoltà di intelligenza che presuppone la consapevolezza e quindi stati auto-coscienti, si aprirebbero grandi processi di revisione ideologica su come pensiamo prima di fare ciò che facciamo (essendo cambiata la nostra condizione storica e il mondo in maniera radicale) e a cascata, esperimenti per prova ed errore su come cambiare le nostre varie forme interne per adattarci al mondo nuovo.

Le civiltà, invece, tendono a prorogare le loro forme all’infinito, sembrano refrattarie a cambiare la loro struttura interna; quindi, premono sull’esterno per far sì che corrisponda ancora un po’ al proprio modo di essere. Nessuno vuole cambiare e oltretutto nessuno sa come farlo.

Arriviamo così al caso pratico.

I principali paesi europei, soprattutto dal dopoguerra, hanno tutti avuto una economia fortemente trainata dalla produzione automobilistica. Renault, Citroen, Peugeot, Mercedes, BMW, Volkswagen, AUDI, Fiat, Lancia, Alfa Romeo, SEAT etc. Lavoro, occupazione, salari, profitti, ordine sociale.

Poi il settore ha cominciato a incrinarsi. Hanno cominciato gli inglesi, poi tutti gli altri.

Di recente l’UE ha contemporaneamente deciso: a) mettere i dazi alle auto elettriche cinesi; b) obbligare per legge le compagnie europee a votarsi alla produzione dell’elettrico. Alla faccia del libero mercato. Il tutto sviluppando una retorica pubblica ambientalista dozzinale e riduttiva per cui sembrava che tutti i problemi ecologici e climatici del mondo dipendessero dalla nostra automobilina. Sta il fatto che non avevano parlato coi produttori che da tempo avvertivano di non esser materialmente in grado di fare questa “rivoluzione verde”.

Per fortuna è arrivato Trump e la sollevazione d’animo portata da tutti coloro che dicono che quella climatica e ambientale è una bufala, inventata per farci soffrire e privarci delle nostre sacre libertà di fare un po’ come cazzo ci pare ovvero come abbiamo sempre fatto. Ma anche i cinesi, dopo che gli abbiamo messo i dazi, hanno ritirato i metalli rari con cui si dovrebbero fare le batterie elettriche, dopo aver sanzionato i cognac francese.

Ohibò, che fare?

Ecco la seconda via dell’adattamento. Si prende il perno di ogni favola per bambini ovvero “l’uomo nero”, cosa meglio della paura per indurti a prendere l’amaro sciroppo? Nel caso, Putin. Putin ci vuole invadere, ci vuole togliere la libertà, la democrazia, il libero pensiero e ogni altro fondamento della nostra civiltà. Purtroppo, gli americani vogliono smettere di riempirci di sistemi d’arma perché anche loro hanno i loro problemi. Allora? Armiamoci che diamine, ci siamo dimenticati che siamo stati la civiltà che ha fatto, non una, ma ben due guerre mondiali?

Ed eccoci arrivati alla fine della storia, non quella con la “S” maiuscola, la storiella, la narrazione, il raccontino. Dopo che il ministro della Difesa francese Sébastien Lecornu ha annunciato a petto gonfio la creazione di un nuovo sistema produttivo per droni Made in France, esce fuori che quel sistema verterà su Renault, bene nazionale transalpino. Aprirà fabbriche in Ucraina e i piccoli elicotteri, verranno venduti a ucraini ed esercito francese. Dice il ministro “… gli ucraini sono più bravi di noi nella progettazione di droni e, soprattutto, nello sviluppo della dottrina necessaria. Forniranno anche un feedback su come stanno utilizzando questi droni in questa guerra”. Noi gli diamo i droni, loro il know how. Pensa te, ora compriamo know how dagli ucraini.

Et voilà, il mondo cambia? Noi no, noi preferiamo fare quello che abbiamo sempre fatto. Fino a che non ci schianteremo come si sono schiantate tutte le civiltà che non hanno saputo ripensarsi. “A la guerre comme à la guerre”, ora coi quadricotteri ovvero sulle ali dell’entusiasmo. Così i francesi, i tedeschi, gli inglesi e fra un po’ anche noi italiani.

Avessimo un Paul Klee potremmo avere un quadro con l’angelo della storia con quattro rotori. Viva il progresso!

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