Chi spinge il militarismo senza ritorno? 

Nel silenzio dei media ma ancora più di quello dei partiti di opposizione che nulla fanno al di fuori delle comparsate nei talk show l’Italia, come le altre nazioni dell’Europa, sta senza clamore entrando in questa follia della militarizzazione spinta, certo “solo per difendersi” (da chi?)  

Ne abbiamo bisogno ? Se parlassimo con un passante qualunque per la strada non appartenente ad una delle bande politiche, sicuramente risponderebbe NO, ci sono altre priorità e necessità. Solo buon senso, niente di elaborato. 

Però a questo sentimento diffuso fra chi é di fatto carico di problemi per la secca diminuzione di servizi e il peggioramento della vita nei territori, si é affiancato una quota di personaggetti politici che, pur non essendo di DX ufficialmente, hanno una visione sociale molto simile alla destra. Tutto ruota attorno alla domanda: quale sicurezza serve e in che modo si garantisce socialmente? 

Non sono per la guerra, ma vedono bene che sempre più risorse produttive vi siano, in nome della difesa del lavoro, accettano di fatto la riconversione alla produzione militare di fabbriche in difficoltà o comunque giustificano (sindacato confederale compreso)  

“Non voglio fare guerra, ma devo difendermi” questo é il mantra recitato dalla sinistra con il rolex in continuità assieme ai destrorsi. 

Del resto, quando hai nella direzione del partito filoisraeliani (Fiano, Picerno, Fassino), quando hai partorito gente come Minniti (autore dell’accordo con i tagliagole libici) ed hai favorito la scelta dell’Europa sul Riarmo sono culture a confronto che danno continuità solo ai piani della Nato che é nata per la guerra su comando americano. 

Si spiegano così le nomine ai vertici di gente teoricamente di sinistra come Cingolani (AD Leonardo) o negli asset importanti del paese, ben pagati per fare gli interessi del governo senza tentennamenti. 

Del resto, questo Campo Largo, sempre piu’ largo (hanno attratto magicamente Renzi e & Co) come convergenza, fatto anche da chi come M5S e AVS pur di idee diverse a parole, però é entrato in simbiosi col PD guerrafondaio e non si scostano di molto nelle azioni intraprese. 

In Germania addirittura i Verdi, pur stando esterni al governo di Merz, lo sostengono avendo patteggiato ad inizio legislatura di avere 100 milioni da spendere per ambiente, mentre altri 400 li spenderanno in acquisto e finanziamento armamenti!!!  

Forse l’idea era 100 nuovi alberi per ogni carro armato? Follie. 

La Meloni non era obbligata dal testo presentato in EU dalla Von Der Layen ad aumentare la spesa pubblica per le armi, non era vincolante, lo ha SCELTO ! 

A chi giova questo modello europeo applicato anche in Italia è evidente. 

Ma in sintesi il punto è che gli uomini del fare di questa destra che governa con il 25% stanno ristrutturando non solo la spesa pubblica tagliando sanità, energia, istruzione, ecc, ma anche utilizzando l’aumento della spesa a debito per riarmo al 3,5 % (fino al 5%) del PIL per tutte le infrastrutture necessarie. Così adeguano strade, porti, aeroporti, ferrovie, ponti (pure quello ipotetico dello stretto di Reggio C. é entrato nel conto delle spese militari come opera strategica se no soldi non ce n’erano) La stessa diga di Genova in costruzione da due anni e senza altri finanziamenti viene fatta rientrare come utile per portaerei e navi da guerra, intrecciando porto civile con militare) Mentre lo scambio con Israele ed altri sta passando ovunque dalle Università alla tecnologia hit teck e spaziale, compreso l’affidamento a Musk della sicurezza dai cieli con Starlink. 

Una intera CULTURA DI GUERRA sta entrando nel lessico e nell’uso concreto fra istruzione militare, tecnologia sicuritaria, fra indottrinamento accompagnato dai talk show e dalla stampa di regime come indispensabile, senza dimenticare le leggi liberticide mascherate da regolazione e la repressione concreta esercitata in diverse occasioni di manifestazioni o proteste. 

Dei problemi concreti di lavoro precario (3 milioni circa), di povertà diffusa (circa 13 milioni) della sanità (da cui ogni giorno tolgono un ticket), un servizio o semplicemente un medicinale prima gratuito ed ora a pagamento, delle code incredibili gestite da piattaforme meravigliose che annunciano di sei mesi la visita urgente, della non mancanza di medici (come dimostrato dalla Gabanelli), ma della fuga verso i privati per migliori condizioni, ecc., ecc. non se ne parla. Anche per la transizione energetica é così, poiché le fossili sono ancora il perno attorno a cui si svolge il mercato con ENI e Snam a fare ricerche e accordi sul petrolio alla faccia delle sostenibili, mentre le sanzioni alla Russia ci penalizzano e compriamo gas americano fatto col fracking a quattro volte tanto. Tante sono le criticità senza risposte nel paese e mentre la Meloni si fa bandiera del respingimento dei migranti ne autorizza ben 500.000 in tre anni mentre spende quasi un miliardo per mantenerne 50 nel lager in Albania 

A chi giova tutto questo é palese, più complicato trovare soluzioni concrete. 

La rete dell’opposizione reale c’è nel paese, ma estremamente frazionata e poco coesa su diverse tematiche, quindi poco incisiva, gli scioperi coraggiosi dei sindacati di base hanno poco effetto purtroppo, il ricatto economico stringe in una morsa i cittadini. 

Quello che manca è una visione diversa, alternativa e di possibile attuazione come modello sociale, che é ciò che servirebbe per unificare quello strato di persone che non ha smesso di battersi, che NON vuole il REARM EUROPE per cui si aprono fronti anche nell’ambiente cattolico. Decisivo incrociare saperi, conoscenze e presenza fisica per aggregare, conoscere, informare, spiegare vari passaggi a chi é meno aperto, in sintesi costruire coordinamenti fra gruppi diversi.   Gianni Gatti 

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