Al banchetto del gas russo in beffa all’Unione europea

Dal blog https://www.remocontro.it

11 Luglio 2025 Massimo Nava

‘Dopo il danno, la beffa’ denuncia il Corriere della Sera. «Alla faccia dell‘Ucraina, dei cittadini europei e dei principi etici, ammesso che abbia senso il solo parlarne ancora a proposito di notizie che circolano da qualche settimana in ambienti di Bruxelles, rilanciate da fonti autorevoli quali Financial Times, Bloomberg, Die Zeit e Politico», colpisce Massimo Nava.

Si tratta del Nord Stream 2, il gasdotto sabotato nel settembre del 2022, molto probabilmente a opera di un commando ucraino con la benedizione della Casa Bianca, in epoca Biden.

Torniamo al gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2

Come noto -ci ricorda Massimo Nava-, il sabotaggio ha interrotto le forniture di gas russo all‘Europa da parte della Gazprom e ha simboleggiato sul piano mediatico l’interruzione degli approvvigionamenti energetici sulla rotta Europa/Russia. Una rottura che i cittadini europei hanno pagato a caro prezzo, vedendo lievitare le bollette, ma che ha significato una rivoluzione sul piano politico e morale. In poche parole, progressiva chiusura dei rubinetti energetici con la Russia, sanzioni a tappeto contro Mosca, solidarietà verso l‘Ucraina e ricerca di fonti energetiche alternative. Laddove per «alternative» si intendono i mercati americano e mediorientale.

Ma ‘i calcoli di bottega’ vincono sempre

Ma le cose cambiano in fretta, e l’ipocrisia e i calcoli di bottega l’hanno vinta sui principi. Soprattutto se sul palcoscenico cambia il direttore e gli orchestrali – deboli e divisi – accettano il nuovo spartito, a quanto pare elaborato da una ex spia vicina a Vladimir Putin.

L’ex spia di Putin e il nuovo ‘Nord Stream’ americano

Matthias Warnig, ex ufficiale della Stasi, il servizio segreto della Germania comunista e dirigente della società Nord Stream 2 in rappresentanza di Gazprom, sta orchestrando da mesi la ripresa del gasdotto russo. E lo sta facendo con il sostegno di investitori americani, evidentemente in disaccordo con la ferrea volontà manifestata a suo tempo dall’ex presidente Joe Biden, il quale – già anni prima del conflitto – esercitò pressioni sulla cancelliera Merkel perché il Nord Stream 2 nemmeno si realizzasse. Se le manovre di Warnig andassero a buon fine – e c’è da scommetterci, dato il riavvicinamento di Washington e Mosca a fini soprattutto commerciali – a farne le spese sarebbe ancora una volta l’Europa, tagliata fuori dalla nuova ripartizione del mercato, a vantaggio di russi e americani.

‘Post sanzioni’ più del dopoguerra

Alcune figure di spicco dell’amministrazione Trump sono a conoscenza dell’iniziativa diretta a coinvolgere investitori statunitensi e la considerano parte della spinta per ricostruire le relazioni con Mosca. Come riferisce il Financial Times, un consorzio di investitori guidato dagli Stati Uniti ha elaborato le linee guida di un accordo post-sanzioni con Gazprom. Naturalmente, le notizie su queste manovre sono circolate anche a Bruxelles, suscitando preoccupazione e al tempo stesso impotenza.

Nonostante sanzioni e bombardamenti, la diplomazia segreta e l’affarismo stanno conducendo una guerra parallela, in cui la vittima sacrificale sarà comunque l’Ucraina, mentre l’Europa sarà costretta a pagare il conto. Prospettiva evidenziata anche dalla prossima riunione dei cosiddetti «volenterosi», in cui già si discute di chi dovrà pagare la «ricostruzione» mentre la battaglia al fronte è ancora in corso.

Col gas russo gli Usa padroni energetici d’Europa

Il piano darebbe agli Stati Uniti un’influenza senza precedenti sulle forniture energetiche all’Europa, dopo che i paesi dell’Ue hanno deciso di porre fine alla loro dipendenza dal gas russo a seguito dell’invasione. «Gli Stati Uniti direbbero: ‘Beh, ora la Russia sarà affidabile perché ci sono gli americani di mezzo, che sono affidabili’», ha detto un ex alto funzionario statunitense, a conoscenza dei tentativi di accordo, citato dal Financial Times. Gli investitori statunitensi incasserebbero «soldi per niente», ha aggiunto.

Tutti a fare gli gnorri, ignorare

Del resto, il presidente russo Putin ha esaltato i vantaggi economici che gli Stati Uniti potrebbero trarre dal Cremlino in caso di una soluzione in Ucraina, sostenendo che «diverse aziende» erano già in contatto per potenziali accordi. Warnig ha dichiarato al Financial Times di «non essere coinvolto in alcuna discussione con politici o rappresentanti commerciali americani», aggiungendo di «attenersi alle regole [in quanto] persona soggetta a sanzioni statunitensi». Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha affermato di non avere informazioni su eventuali colloqui riguardanti il gasdotto. Gazprom ha rifiutato di commentare.

Gli amici stretti di San Pietroburgo

Warnig, 69 anni, è un intimo di Putin dagli anni ’90 dopo aver aperto un ufficio per la Dresdner Bank a San Pietroburgo. Qui il giovane Putin era a capo del comitato per le relazioni estere. Putin, che parla correntemente il tedesco, ha insegnato ai figli di Warnig a sciare a Davos e lo ha invitato al funerale di suo padre, secondo quanto ha raccontato Warnig in un’intervista a Die Zeit. Ma l’uomo ha definito l’invasione di Putin un «errore indescrivibile» e si è dimesso dai consigli di amministrazione di due società energetiche controllate dal Cremlino dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Ha dichiarato a Die Zeit di aver fatto un appello personale a Putin per porre fine all’invasione pochi mesi dopo l’inizio e ha affermato che il presidente russo era così isolato che «l’unica persona che può ancora dirgli qualcosa sono io».

L’Europa sotto le paure baltiche

Va ricordato che il Nord Stream 2 ha simboleggiato anche un atto d’accusa contro la Germania – e implicitamente all’Europa – per l’eccessiva dipendenza dal gas russo, tanto da contribuire a finanziare la macchina militare di Mosca. Ma membri del team di Trump ora vedrebbero il gasdotto come una risorsa strategica che può essere sfruttata nei negoziati di pace. Secondo fonti citate dal Financial Times, si fa notare che «L’Europa ha in vigore delle sanzioni e l’adesione della Germania alla riabilitazione del Nord Stream causerebbe enormi divisioni. Qualcosa del genere è ancora molto lontano».

La ‘non politica attuale’ e i rimpianti

Qualche cosa intanto si muove nell’opinione pubblica tedesca. La spinta per un’inversione della politica attuale la danno l’estrema sinistra e l’estrema destra in crescita e vecchi riflessi sociali e culturali nella ex Germania dell’Est, dove i nostalgici e i filorussi abbondano. Posizioni che si stanno diffondendo anche in Austria, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Ungheria.

Il peso delle sanzioni politiche sulla vita civile in casa

Politico.eu ha condotto un interessante reportage nella cittadina di Schwedt, dove la vita scorre attraverso una raffineria di petrolio in parte di proprietà russa. «La raffineria è la ragione per cui la città esiste», ha detto il sindaco Hoppe. Ma lo stabilimento ha perso la sua costante fornitura di energia russa quando l’oleodotto Druzhba (Amicizia) si è prosciugato a causa delle sanzioni. E Hoppe sta ora chiedendo al governo centrale di intervenire, anche se ciò significa riportare il petrolio russo. Le suppliche mettono in luce il crescente dilemma dell’Europa : un coro di imprenditori e politici – scrive Politico – esorta i governi a rivedere la posizione intransigente nei confronti di Mosca, mentre si parla di un possibile cessate il fuoco e cresce l’ansia economica. I leader europei insistono sulle sanzioni e su nuovi piani per porre fine alla dipendenza da Mosca, una volta per tutte. Ma questa posizione non reggerà se l’opinione pubblica cambierà atteggiamento e le industrie in difficoltà inizieranno a chiedere l’accessoall’energia russa più economica.

Su Merz vince Nord Straem

Per la prima volta da anni, «la possibilità di riprendere o aumentare le forniture russe sembra nuovamente possibile», ha affermato Jonathan Stern, esperto di Russia e fondatore del programma sul gas presso l’Oxford Institute for Energy Studies, un’organizzazione di ricerca che riceve finanziamenti da aziende del settore dei combustibili fossili e da governi. Esponenti della Spd e della Cdu hanno discusso la possibilità di ripristinare i gasdotti Nord Stream dalla Russia alla Germania, anche se il cancelliere Friedrich Merz si mostra decisamente contrario a qualsiasi tentativo da parte degli Stati Uniti e della Russia di riattivare i collegamenti.

I rimpianti russi lasciati alla destra?

Un sondaggio condotto da Forsa ha rilevato che il 49% dei residenti del Meclemburgo-Pomerania, lo Stato tedesco in cui si trova il terminale del gasdotto, è favorevole alla ripresa delle forniture di gas russo. L’estrema destra che ha ottenuto oltre il 20% dei voti nelle elezioni di febbraio, ha chiesto la rimessa in funzione dei gasdotti. Questa opinione è condivisa da imprenditori e politici vicini alla Cdu e alla Spd. Michael Kretschmer, primo ministro della Cdu della Sassonia, ha affermato che mantenere misure punitive contro Mosca è «completamente obsoleto e non si adatta affatto a ciò che stanno facendo gli americani in questo momento». Dietmar Woidke, primo ministro Spd del Brandeburgo, ha chiesto una normalizzazione delle relazioni commerciali della Germania con la Russia.

Pace in Ucraina per tornare a transitare il gas russo

«Supponendo che ci sia la volontà politica», ha affermato Jonathan Stern, l’esperto di gas, l’approvazione potrebbe avvenire dall’oggi al domani. La riparazione fisica potrebbe essere completata in «pochi mesi», ha aggiunto. L’Ucraina è l’altra potenziale via postbellica per il ritorno del gas russo nell’Ue, ha affermato Stern. I gasdotti che attraversano l’Ucraina trasportavano oltre il 50 per cento delle esportazioni di Mosca verso l’Europa. «Non torneremo indietro», ha ribadito un funzionario dell’Ue, parlando a Politico in forma anonima. Anche un cessate il fuoco in Ucraina non equivale a una «pace a lungo termine», ha aggiunto il funzionario. Si teme tuttavia che un voltafaccia della Germania possa innescare un effetto domino. Tre diplomatici dell’Ue hanno espresso la preoccupazione che Italia, Austria, Bulgaria e Repubblica Ceca rischino di seguire l’esempio della Germania se questa dovesse cedere. Trump e Putin «vogliono dividere il mercato energetico europeo e creare sfere di influenza [separate]», ha affermato un secondo funzionario dell’UE, anch’egli anonimo.

Ma il costoso Gas Liquefatto americano resterebbe a casa

L’agenzia di informazione economica Bloomberg riferisce che «alcune industrie tedesche nell’est del Paese stanno già pianificando il momento in cui il gas russo tornerà in Europa, incoraggiate dagli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine alla guerra in Ucraina». Secondo il quotidiano economico tedesco Handesblatt, come controindicazione, ci sono anche gli esportatori americani di gas liquefatto (Gnl) che da tempo «hanno conquistato il mercato europeo e soprattutto quello tedesco. È improbabile che a loro piaccia dover tenere testa alla concorrenza della Russia in Germania». Ma lo stesso giornale è costretto ad ammettere che «il trasporto via gasdotto di gas naturale dalla Russia è molto più economico del trasporto con navi metaniere. Il gas russo renderebbe la vita difficile agli esportatori statunitensi».

Tags:GasdottiRussiaUcraina

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