La Cisgiordania brucia, la nuova milizia di Ben Gvir e l’avvento del fascismo israeliano

Dal blog https://mariosommella.wordpress.com/

Mario Sommella 12 luglio 2025

In Cisgiordania non ci sono ostaggi. Non ci sono tunnel di Hamas. Non c’è alcuna giustificazione possibile, nemmeno la più ipocrita. C’è solo l’occupazione militare illegale di un popolo su un altro, e oggi, con il placet del governo israeliano, anche una nuova milizia d’assalto per completare l’opera: scacciare i palestinesi dalla loro terra, villaggio dopo villaggio, ulivo dopo ulivo, con le armi e l’arroganza coloniale.

A guidare questa svolta apertamente fascista è Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale di Israele e colono dell’insediamento illegale di Kiryat Arba, alle porte di Hebron. Ben-Gvir, già condannato da un tribunale israeliano per incitamento al razzismo e per l’appartenenza a un’organizzazione terroristica ebraica, ha annunciato la creazione di un corpo paramilitare di “volontari armati”: coloni estremisti reclutati direttamente dagli insediamenti illegali e dotati di armi da fuoco, addestrati per agire con logiche da guerra etnica.

Non è più solo repressione. È offensiva dichiarata. Ben-Gvir lo ha detto chiaramente: si passa da una “mentalità difensiva a una combattiva, militante e d’attacco”. Lo ha detto da colono, da ministro e da fanatico che brandisce la pistola in pubblico — come quando, durante una manifestazione palestinese a Gerusalemme, estrasse un’arma puntandola sui manifestanti disarmati, incitando la polizia ad aprire il fuoco. Un gesto da gangster, che sarebbe già grave in qualsiasi democrazia; in Israele, invece, è premiato con un ministero.

Lui e il suo compagno di governo Bezalel Smotrich, anch’egli colono e ideologo della destra suprematista religiosa, non si limitano a sostenere i coloni: li finanziano, li proteggono, li armano. Smotrich ha recentemente annunciato con orgoglio l’approvazione di nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania, dichiarando: “Non ci nascondiamo più. Innalziamo la bandiera. Costruiamo. Ci insediamo. Riconquistiamo la sovranità sulla Giudea e Samaria”. Parole da regime, da annessione dichiarata, da colonialismo travestito da missione divina.

Ma la realtà è più cruda: non c’è nulla di sacro nell’espellere le persone dalla loro casa, nel bruciare le coltivazioni, nello sparare ai contadini, come mostrano centinaia di video che documentano l’orrore quotidiano in Cisgiordania. Eppure, questo nuovo squadrismo armato viene legittimato, finanziato e messo al servizio dello Stato. Un ritorno alla “Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale” di mussoliniana memoria, solo con la kippah al posto del fez e il M16 al posto del manganello.

Quello che sta accadendo nei Territori Occupati è una nuova fase della pulizia etnica, quella della “terra bruciata” portata avanti non più solo dall’esercito, ma da civili militarizzati con l’appoggio governativo. I coloni armati non si limitano a “difendere” gli avamposti: li espandono, li blindano, trasformano le colline palestinesi in bastioni suprematisti, spesso con il silenzioso appoggio dell’Occidente.

Il silenzio dell’Europa è assordante. Mentre Regno Unito, Canada, Norvegia e Australia hanno sanzionato Ben-Gvir e Smotrich per violazioni dei diritti umani e incitazione alla violenza, l’Italia tace. Non una parola da Meloni, Tajani, Salvini o Mattarella. Anzi: il governo italiano continua a intrattenere accordi commerciali, militari e tecnologici con Tel Aviv, nonostante i crimini evidenti, documentati, persino rivendicati.

E qui vale la pena ricordare che Meloni, Tajani e altri rappresentanti del potere italiano sono eredi diretti — politicamente e culturalmente — di quel regime fascista che, proprio come Israele oggi, ha perpetrato occupazioni, repressioni, colonizzazioni e pulizie etniche, solo in tempi e contesti diversi. Se potessero, lo rifarebbero anche adesso. A trattenerli — per ora — è la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, e un’opposizione civile che ancora resiste. Ma fino a quando? Perché la deriva fascista è un’onda lunga: quando arriva, non si limita a bagnare le fondamenta della democrazia — le abbatte. E nel suo passaggio distrugge tutto: diritti, giustizia, libertà, e perfino la memoria.

Come se tutto ciò fosse normale. Come se non fosse già genocidio. Come se non ci fosse una relatrice dell’ONU — Francesca Albanese, italiana — minacciata e sanzionata dagli Stati Uniti per aver detto la verità. Una verità che nessun leader europeo ha avuto il coraggio di difendere. Chi tace, acconsente. Chi coopera, partecipa. Chi finge di non vedere, è complice.

La Cisgiordania oggi è il laboratorio di un nuovo fascismo etnico-religioso, che non ha nulla a che fare con la sicurezza, ma tutto con la conquista, la colonizzazione e l’espulsione. È lì che si consuma la fase silenziosa del genocidio. Quella senza bombardamenti, ma con le ruspe, con i fucili dei coloni, con le leggi che trasformano i criminali in ministri e i ministri in criminali di guerra.

A noi spetta un solo compito: non voltare lo sguardo. Non smettere di denunciare. Non smettere di raccontare. E continuare a ripetere, finché non ci ascolteranno: la Cisgiordania è Palestina, e la Palestina non è in vendita. Nessuna menzogna, nessuna propaganda potrà cancellare questa verità.

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