Da una email del Prof salvatore -turi- palidda
L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale (AdSP MLO / porti di Genova, Savona e Vado Ligure) è un ente pubblico al 54,00% del Comune di Genova, al 27,71% dalla Camera di Commercio, al 14,68% dalla Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico F.I.L.S.E. S.p.A. e al 3,61% dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale
Il bilancio consuntivo 2024 mostra un avanzo di oltre 213 milioni di euro. Tra gli
investimenti apparentemente tutti lodevoli figurano 15 milioni di euro per “sicurezza,
pulizia e bonifiche”, la messa in sicurezza del Torrente Segno (17,75 milioni), la
sistemazione del Rio Sant’Elena a Vado Ligure (5,67 milioni) e la realizzazione di
impianti fotovoltaici nel porto di Savona (5,17 milioni) e ancora i contributi alle
Compagnie Portuali per 5,465 milioni, destinati a ricollocamento, formazione e
prepensionamenti.
Ma nulla per l’elettrificazione dei moli e la lotta contro
l’inquinamento da fumi delle navi! E soprattutto NULLA per la città i cui abitanti non
possono neanche entrare nella stazione marittima e nella passeggiata lungo i moli dei
traghetti.
Ricordiamo che l’AdSP MLO aveva deliberato all’unanimità la concessione fino al 30 giugno 2025 a favore di Spinelli S.r.l. delle aree demaniali del Genoa Port Terminal delle aree demaniali del Genoa Port Terminal. Fra le altre elargizioni molto discutibili sono note quelle concesse per la per la costruzione della diga del porto di Genova e anche per l’aeroporto.
Nel 2024 i Ports of Genoa hanno registrato una crescita dell’1,2% rispetto al 2023, pari a 64.493.696 tonnellate di merci transitate e 5.005.852 passeggeri (di cui 2.283.693 crocieristi e 2.722.159 dei traghetti). Ma i benefici di tutto questo rilevante traffico continuano a non arrivare alla popolazione delle città di Genova, Savona e Vado. E mai nessuno ha chiesto la revisione delle norme che regolano l’amministrazione dei porti nonostante da decenni sia evidente quanto sia oggetto di accaparramenti, asservimenti a privati e quindi fagocitazioni da parte di armatori, amministratori locali ecc.
Aggiungiamo a questo che anche il gettito generato dall’imposta di soggiorno (quella che pagano i turisti) non va a beneficio dei residenti di fatto obbligati a fare gli ospiti di cotanto turismo.
Eppurenella delibera n.52/2023 della Corte dei Conti si afferma che oltre agli interventi nel settore turistico (inclusi quelli a supporto delle strutture ricettive) tale gettito può essere speso per lavori di manutenzione, valorizzazione e recupero di beni culturali e ambientali locali e per servizi pubblici locali collegati a tali interventi.
Appare allora paradossale che gli amministratori locali genovesi e di alter città sembrino arrovellarsi per il deficit del trasporto pubblico e altre spese per i servizi sanitarie sociali mentre potrebbero esigere una revisione delle norme di spesa del gettito dei porti e della tassa di soggiorno.
Il 68% dei residenti di Genova contribuenti delle tasse ha un reddito inferiore a 26 mila euro l’anno ma contribuisce al 37,5% del totale dei contributi; il 26% dei contribuenti con redditi da 26 mila a 55 mila paga il 38,3% di tasse. Genova come Savona e Vado sono città che hanno abbastanza risorse economiche per poter garantire trasporti gratuiti e servizi sanitari e sociali sufficienti ed efficienti per tutti i cittadini con redditi inferiori a 30 mila euro.
Ma gli amministratori locali ignorano questa realtà!