Succede a Milano. Il crollo, ma forse anche no

Dal blog https://volerelaluna.it/

21-07-2025 – di: Toni Muzzioli

A sentire i giornaloni del giorno dopo, sembra che sia stata una sciagura inaspettata, un terremoto, uno tsunami. Forse “il destino cinico e baro” di saragattiana memoria… Il Corriere della sera parla in prima pagina di choc; per La Stampa «Milano trema»… Un po’ come quando si scopre che il vicino di casa, così perbene e riservato, ha fatto a pezzi la moglie (chi l’avrebbe mai detto, sembrava una così brava persona…). Le gazzette della destra invece ridacchiano sotto i baffi per evidenti ragioni di schieramento, ma poi neanche troppo (e il Giornale per esempio dice che «i PM arrestano Milano»); e del resto è quella stessa destra che da anni ha rinunciato a contendere al centro-sinistra l’amministrazione, perché in realtà ampiamente consona alla gestione speculativa della città, al suo “sviluppo” e alla sua “attrattività”, uniche parole d’ordine ormai per la gestione delle grandi aree urbane al tempo dell’urbanesimo neoliberale. Sicché Fratelli d’Italia e Lega chiedono (non si sa quanto convinti) le dimissioni del sindaco; ma Forza Italia no, anzi si dichiara preoccupata del possibile blocco dei progetti edilizi; e così la stessa Meloni.

Mi riferisco, naturalmente, alla notizia di questi giorni, che piove in una città ormai prossima alle vacanze estive: la richiesta da parte della Procura milanese di sei arresti nel quadro della propria pluriennale inchiesta sulle illegalità nella gestione urbanistica. Si tratta di nomi di altissimo livello a cavallo tra imprenditoria e amministrazione: 1) l’assessore all’urbanistica (pardòn, “Rigenerazione urbana”) Giancarlo Tancredi; 2) l’imprenditore Manfredi Catella, ceo di Coima SGR, uno dei grandi player dell’edilizia a Milano; 3) Giuseppe Marinoni, già presidente (2021-2025) della Commissione Paesaggio del Comune di Milano, ma anche progettista per numerosi privati; 4) Alessandro Scandurra, altro ex membro della Commissione; 5) Andrea Bezzicheri, fondatore della società Bluestone, protagonista fra l’altro della costruzione delle “Park Towers” al Parco Lambro); 6) Federico Pella, presidente della società di ingegneria J+S. Per non dire dei numerosi altri indagati, che pare siano molte decine (tra i quali il sindaco Sala stesso). Le accuse configurano un «sistema di speculazione edilizia selvaggia» nel quale gli indagati sono accusati di corrompere e farsi corrompere per permettere la realizzazione di progetti urbanistici che avevano difficoltà a ottenere il benestare della Commissione Paesaggio. Tra le realizzazioni al centro dell’inchiesta ci sono il Pirellino, il Villaggio Olimpico in via di realizzazione a Porta Romana e moltissimi altri, “spinti avanti” mediante centinaia e centinaia di migliaia di euro in super-parcelle professionali.

Uno choc inaspettato, dunque? Un terremoto? Macché! È chiaro a tutti che questa vicenda – al di là della verifica delle singole effettive responsabilità per la quale naturalmente bisogna attendere – è l’inevitabile esito di quindici anni di gestione a dir poco disinvolta delle regole urbanistiche, di una gestione del territorio che ha tenuto in conto unicamente una malintesa efficienza, velocità di esecuzione dei progetti, e in una parola: gli appetiti (per definizione insaziabili) del capitale immobiliare-finanziario. Anche perché – come ha scritto efficacemente Lucia Tozzi (https://volerelaluna.it/rimbalzi/2025/07/18/il-modello-milano-la-finanza-padrona-del-territorio/) – «un velo sottilissimo separa il lobbismo e la corruzione». Mentre negli ultimi mesi emergevano, sempre grazie all’inchiesta della Procura milanese avviata grazie alle denunce dei tanti comitati per la difesa del territorio, le forme opache ed illegali con cui si realizzavano i progetti (tanto da parlare di un singolare “rito ambrosiano” in materia di urbanistica che faceva passare costruzione di palazzoni per semplici ristrutturazioni), mentre emergeva tutto questo, si poteva forse pensare che al di sotto non ci fosse anche una base fatta di corruzione, scambio di favori ecc.? Era così difficile immaginare che il verminaio sarebbe prima o poi stato scoperto?

Come si diceva, l’inchiesta è in corso e i suoi sviluppi si vedranno. Noi ora possiamo solo registrare il danno gravissimo che subisce questa giunta, dopo che già aveva perso la partita (nazionale) del decreto “Salva-Milano” (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2024/12/11/la-legge-salva-milano-il-funerale-dellurbanistica/). E potremmo anche, dunque, a nostra volta, fregarci le mani soddisfatti, a fronte della crisi di quel sistema che andiamo da anni analizzando e denunciando. E tuttavia non c’è molto da festeggiare. E non tanto perché – come dicono in molti – poi “arriva la destra” (e allora? Potrebbe andare peggio? E poi: se n’era mai andata?); ma perché la crisi del “modello-Milano” (per noi da sempre un anti-modello) non prelude necessariamente a un suo superamento in meglio; non è neppure detto che sia una crisi definitiva. Del resto, nella logica neoliberista, le crisi non sono viste come un fatto negativo, ma anzi come occasioni di rilancio e aggiustamento (gli apologeti dell’Unione europea lo ripetono sempre: l’Unione si forgia e si rafforza attraverso le sue crisi).

È l’ormai quasi centenario Piero Bassetti, scomodato da Repubblica forse proprio per l’eccezionalità dell’evento, a confermarcelo. Dopo aver riconosciuto che «per il modello Milano e per la sua classe dirigente sarà un duro scossone», Bassetti rassicura l’intervistatore sul fatto che comunque la metropoli non si fermerà (qualunque cosa voglia dire…), perché «Milano ha un dinamismo che è difficile da fermare»; quindi auspica interventi legislativi, perché alla base di tutto ci sarebbe «il pacchetto normativo – anche nel campo delle costruzioni, dell’edilizia e dello sviluppo urbanistico – […] antico e inadeguato» (la Repubblica, 17 luglio 2025). Si possono intravvedere già, in queste parole del Grande Vecchio del capitalismo lombardo, le linee ideologiche, ma anche il programma politico, di recupero che le classi dirigenti sceglieranno non appena si sarà calmata la buriana (ed eventualmente sacrificato qualcuno).

Perché la verità è che, nella nostra città (come più in generale in Italia e nel nostro decrepito Occidente – e non solo in relazioni alle questioni urbanistiche), nonostante la sua ormai perdurante gravissima crisi di legittimazione, un’alternativa credibile al neoliberismo non c’è. Anche a motivo della desertificazione politica e culturale che dura da più di tre decenni. E così a noi, movimenti, comitati, partiti, sindacati, individualità impegnate/i nella contestazione a questo modello di città resta un compito tutt’altro che facile: proporre una credibile e praticabile alternativa, in termini di organizzazione sociale ed economica, meglio ancora di convivenza, per le grandi città del XXI secolo. Contro e oltre le logiche dell’accumulazione e della crescita quantitativa insensata.

L’articolo è pubblicato anche nel sito ideeinformazione.org

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