Da una email di movimentodilottaperlasalute
In Val di Susa è in corso un’aggressione sistematica al territorio, sotto il segno del Tav e delle grandi opere inutili. A Chiomonte, San Didero, Salbertrand e ora anche a Susa, i cantieri si moltiplicano e si estendono, collegati tra loro da un disegno chiaro: trasformare l’intera valle in un enorme cantiere unico, una zona militarizzata e sacrificabile, da svendere agli interessi delle lobby politico-imprenditoriali.
Nell’ultimo anno ad essere sotto attacco è la piana di Susa con il progetto del deposito di smarino a Traduerivi , nell’area dell’ex pista di guida sicura: una nuova ferita in un territorio già martoriato, dove si dovrebbero riversare milioni di metri cubi di materiale di scavo proveniente dal tunnel di base (ancora lontano dall’essere scavato). A nulla servono le rassicurazioni di Telt e delle istituzioni: lo smarino è un rifiuto altamente pericoloso, con rischi ambientali e per la salute ampiamente e volutamente sottovalutati pfas e amianto.
La valle ha già iniziato a fare i conti con centinaia di camion al giorno, e l’impatto di numerosi altri carichi di questo materiale che percorreranno le strade della Valsusa aumentando traffico, rumore, inquinamento dell’aria e polveri sottili, sarà devastante. Il passaggio continuo dei mezzi pesanti non solo causerà gravi disagi alla vita quotidiana delle comunità locali, ma aggraverà le condizioni ambientali e sanitarie di un territorio già profondamente stressato.
Intanto, anche a Caprie si ipotizza anche la riapertura della cava con funzionalità di deposito di smarino. È evidente: non si tratta di cantieri separati, ma di un’unica, grande metastasi, che viene frammentata per renderla più digeribile, meno contestabile. Un’opera che avanza a pezzi, con l’obiettivo di normalizzare la devastazione che crea.
In questo quadro, la Val di Susa è diventata una zona di sacrificio, dove le esigenze del profitto vengono prima della salute e dell’ambiente. Dove si militarizza la vita quotidiana, si recintano le terre, si cementifica ovunque, si ignora la volontà popolare. Vogliono fare della Valle un deserto e hanno ancora il coraggio di chiamarlo progresso sostenibile.
Emblematico è il caso dell’autoporto di San Didero : un’infrastruttura pensata per far transitare camion e merci su gomma, in totale contraddizione con la retorica di Telt che promette di “spostare le merci su rotaia”. Il Tav non è un’alternativa ecologica: è parte integrante del sistema logistico e di guerra che incentiva il trasporto stradale e l’inquinamento, mentre distrugge suolo agricolo e paesaggio, col chiaro obiettivo di creare corridoi con funzioni civili e militari che niente hanno a che fare con lo sviluppo di un territorio.
C’eravamo, ci siamo e ci saremo.

Diecimila No Tav hanno marciato sabato 26 luglio 2025, in Valle di Susa, contro l’Alta velocità Torino-Lione . Il corteo è partito dal Festival Alta Felicità , organizzato ogni anno, a fine luglio presso lo storico presidio di Venaus, dal movimento che da oltre trent’anni si batte contro la grande opera inutile e dannosa i cui cantieri aumentando di numero, devastando sempre più la Valle e le sue montagne.
La marcia, aperta dallo striscione “c’eravamo, ci siamo e ci saremo”, si è divisa in diversi spezzoni raggiungendo i cantieri (attivi o futuri) del Tav a Giaglione, nella frazione Traduerivi di Susa ea San Didero. Diverse le azioni dirette partite dalla marcia, tra cui le battiture, il taglio delle reti, il blocco dell’autostrada Torino-Bardonecchia e l’invasione del nuovo cantiere di Traduerivi, frazione di Susa. Qui è stato aperto uno striscione con la scritta “salviamo insieme la piana di Susa!” .