Versione dazi della Casa Bianca e sovranità europea

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30 Luglio 2025 Piero Orteca

Versione dazi della Casa Bianca e sovranità europea

Casa Bianca: «Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno stipulato una serie di importanti accordi commerciali in settori chiave, tra cui energia e semiconduttori, che amplieranno ulteriormente le esportazioni statunitensi verso il mercato europeo. L’UE ha accettato di acquistare ingenti quantità di equipaggiamento militare statunitense». 

Il cuore del documento

È questo il cuore del documento, siglato da Donald Trump e Ursula Von der Leyen, che segna una tregua (non è detto definitiva) nella guerra dei dazi doganali. «Il programma economico America First del Presidente Trump – prosegue la nota – mira a ripristinare la nostra potenza industriale, a garantire il predominio energetico e a fare degli Stati Uniti la destinazione principale per gli investimenti industriali e manifatturieri avanzati. In soli sei mesi, il Presidente Trump ha riaffermato gli Stati Uniti come la destinazione più attraente al mondo per gli investimenti e leader indiscusso nell’innovazione, nella ricerca e nella produzione avanzata».

Nessun parere sul ‘patto del diavolo’, riguardante i dazi doganali Usa-UE, può essere più trionfalistico (e per noi sconsolante) di quello ufficiale, espresso nel comunicato della Casa Bianca.

Dettagli della resa europea

A leggere con attenzione le parole, sembra di trovarsi davanti a un «bollettino della vittoria», emesso dopo una sanguinosa battaglia campale sul fronte della Marna. Altro che intesa, per l’Europa forse sarebbe meglio parlare di capitolazione. Ecco alcuni estratti del documento, arrivato caldo caldo dall’Alto comando… dello Studio Ovale: «Nell’ambito della strategia del Presidente Trump per stabilire un equilibrio commerciale – dice la nota – l’Unione Europea pagherà agli Stati Uniti un’aliquota tariffaria del 15%, anche su auto e componenti auto, prodotti farmaceutici e semiconduttori. Tuttavia, i dazi settoriali su acciaio, alluminio e rame rimarranno invariati: l’UE continuerà a pagare il 50% e le parti discuteranno sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento per questi prodotti». Prima sorpresa, che spiazza un po’ tutti. Sembrava che, per ora, farmaci e semiconduttori potessero restare fuori dalla rissa, in attesa di futuri abboccamenti. E invece no. Anzi, già (come avevamo anticipato) si paventano ulteriori colpi bassi da parte di Trump, proprio in questo delicato settore.

Microchip ricatto strategico anticinese

Per quanto riguarda i microchip, invece, il discorso è diverso. Qui siamo in presenza di un ricatto ‘strategico’ in funzione anticinese. Si vuole costringere l’Europa a rendere economicamente insostenibile i costi di studio, impianto e produzione di semiconduttori di ‘fascia alta’. Molto meglio, dicono gli americani, spendere i vostri soldi negli Usa e produrre laggiù i microchip che ci servono. Un’operazione che, comunque la si guardi, è di puro neocolonialismo economico. D’altronde, a leggere bene tra le righe dei ‘precetti’ trumpiani, la politica affiora a ogni respiro. Anzi, a ogni rantolo, vista la bozza di clausole ‘compromissorie’, che un’esangue Von der Leyen ha dovuto firmare obtorto collo. Così, non bisogna essere specialisti di geopolitica per capire cosa abbia accettato Lady Ursula sottoscrivendo una specie di ‘decalogo del buon patriota (americano)’.

Sicurezza economica e politica

Al paragrafo dedicato alla Sicurezza economica, il testo dell’accordo recita: «Gli Stati Uniti e l’Unione Europea concordano di rafforzare l’allineamento in materia di sicurezza economica per migliorare la resilienza e l’innovazione della catena di approvvigionamento. Le due parti adotteranno misure complementari per affrontare le politiche non di mercato di terze parti, oltre a collaborare in materia di revisione degli investimenti in entrata e in uscita, controlli sulle esportazioni ed evasione dei dazi». Il succo di questi impegni è che l’autonomia di mercato dell’Unione ‘verso terze parti’ (che secondo Trump, invece, il suo mercato non lo rispettano) potrà essere ‘corretta’. Un identikit perfetto della Cina. Ci siamo forse venduti al rigattiere anche il nostro diritto sacrosanto di avere, come blocco, una politica estera indipendente? Non è un dubbio, ma si configura, leggendo il testo del ‘bollettino’ della Casa Bianca, come una sgradevole certezza.

Cessione di sovranità

La conferma che un’Europa nobile, gloriosa, culla di una grande cultura, sia diventata oggi l’appendice frustrata dell’Occidente, nelle mani di una tecnocrazia grigia e senza spinte ideali. Per la quale, il successo è solo un concetto meramente quantitativo. Ecco, allora, che la bontà di un’intesa si misura (com’è stato subito fatto) sull’impennata degli «zero virgola» rispetto al Pil, piuttosto che sui danni irreversibili che possono scaturire da questo patto sulla governance stessa del blocco e sui suoi meccanismi di equilibrio istituzionale. La Von der Leyen aveva un mandato ‘pieno’, per trattare a nome dei 27 Paesi argomenti che toccano anche delicatissimi aspetti, strategici, politici, di difesa, di sicurezza tout court, e non solo finanziari? A nostro avviso no. E le prossime settimane ci diranno se, anche a fronte di nuove e prevedibili crisi daziarie con Washington, il dibattito politico nel Vecchio continente arriverà a toccare vette laceranti. Per ora resta il monumentale, smodato e un po’ irridente trionfalismo della Casa Bianca.

I conti vantati dagli Usa

Il comunicato ufficiale Usa afferma: «L’UE investirà 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti durante il mandato del Presidente Trump. Questo nuovo investimento si aggiunge agli oltre 100 miliardi di dollari che le aziende dell’UE investono già negli Stati Uniti ogni anno. Inoltre, l’UE raddoppierà la sua posizione di superpotenza energetica negli Stati Uniti, acquistando 750 miliardi di dollari di esportazioni energetiche statunitensi entro il 2028. Ciò rafforzerà il predominio energetico degli Stati Uniti, ridurrà la dipendenza europea da fonti contrapposte e ridurrà il nostro deficit commerciale con l’UE». Qui c’è una seconda stoccata strategica inflitta all’autonomia dell’Europa. L’obiettivo è quello di legarla sempre più all’America anche per i carburanti fossili. Scavalcando non solo la Russia, ma anche possibili fornitori più vicini, in Africa e Medio Oriente. L’accordo disciplina anche le cosiddette ‘Barriere non tariffarie’ per le esportazioni industriali statunitensi. Si tratta di vari requisiti dell’UE che risultano gravosi per gli esportatori Usa, in particolare per le piccole e medie imprese, anche attraverso sforzi per eliminare la burocrazia che gli esportatori statunitensi devono affrontare quando fanno affari nell’Unione europea.

Regole Ue ora a giudizio Usa

«In agricoltura, gli Stati Uniti e l’Unione Europea intendono collaborare per affrontare le barriere non tariffarie che incidono sul commercio di prodotti alimentari e agricoli, tra cui la semplificazione dei requisiti per i certificati sanitari per la carne di maiale e i prodotti lattiero-caseari statunitensi». Che significa? In assoluto non è proprio una buona notizia, perché si potrebbero immettere sui banconi dei nostri supermercati cibi-spazzatura. Cioè, alimenti permessi negli Stati Uniti, ma ritenuti dannosi per la salute in Europa a certe concentrazioni.

Trump accusa, in pratica, l’industria alimentare europea di essere troppo ‘salutista’. Non come quella americana, dove trionfano grassi idrogenati, coloranti artificiali, essenze aromatiche da laboratorio e oli di semi che sembrano acqua minerale. Negli Usa amano i gusti forti e, probabilmente, il loro cibo è come un quadro impressionista: lo apprezzi di più se non ti avvicini.

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