Gkn, l’occasione del Consorzio pubblico

Dal blog https://jacobinitalia.it/

Tommaso Chiti 7 Agosto 2025

Finalmente è nato l’innovativo strumento di politica industriale voluto dalla lotta della Gkn. Per non sprecare questa conquista deve diventare subito operativo e mettere la fabbrica a disposizione del progetto di reindustrializzazione degli operai

Sul fare del tramonto la fabbrica di via Fratelli Cervi – l’ormai ex-Gkn – viene abbracciata da un enorme arcobaleno, quasi a incorniciare oltre le nuvole un’altra conquista del Collettivo di Fabbrica, della Soms Insorgiamo, della vertenza più tenace della storia della Repubblica italiana, che dopo aver ricordato il quarto anniversario dai licenziamenti illegittimi – avvenuti tramite mail e senza preavviso nel luglio 2021 –, vede finalmente le istituzioni locali formare il Consorzio pubblico che può riprendere possesso dell’area della fabbrica e farsi almeno parzialmente carico della lotta operaia.

È il 28 luglio 2025 la giornata in cui viene formalizzato il consorzio industriale pubblico della piana fiorentina, che per il Collettivo di Fabbrica ex-Gkn rappresenta «semplicemente un nuovo strumento di politica industriale pubblica […] che permette alle istituzioni locali di intervenire sulle aree ex industriali, proteggerle, rilanciarle […] in un mondo di fondi finanziari e rendita immobiliare». Si compie così un altro passo verso la fabbrica riconvertita in senso ecologico e socialmente integrata, visto che quello della Soms Insorgiamo è l’unico progetto industriale attualmente in pista per quell’area, elaborato «non sopra, ma con le teste degli operai».

I tempi non sono casuali né indifferenti, specialmente per le decine di lavoratori e lavoratrici che resistono, anche con mesi senza stipendio, alla speculazione finanziaria prima e immobiliare poi, all’interno di una fabbrica svuotata di senso produttivo dal sedicente «capitano di ventura» Francesco Borgomeo, prima advisor del fondo finanziario Melrose, poi di fatto liquidatore della sua fallimentare creatura che aveva preso il posto della Gkn, la QF. La storia di questi 4 anni «ha mostrato – a detta del sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi – il volto feroce di un capitalismo predatorio e irresponsabile che distrugge il lavoro e la dignità. Con il Consorzio rimettiamo al centro l’interesse delle comunità nella definizione delle politiche industriali del nostro territorio».

Dopo la legge regionale ottenuta dagli operai a ridosso dello scorso Natale, prende ora concretamente forma il soggetto per la riconversione produttiva dell’area, con la firma il 28 luglio dell’atto costitutivo da parte di Regione (con il 70% di quote di partecipazione), Città Metropolitana (associata per il 10%) e i Comuni di Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino (entrambi con una partecipazione dell’8%) e Calenzano (con il 4% di quote), per un capitale complessivo iniziale di 315.000 euro. La prima assemblea dei soci ha reso noto il nome del presidente incaricato di guidare questo esperimento. Si tratta di Andrea Puccetti, un imprenditore locale con esperienza nell’economia partecipata tramite la società in house Sviluppo Toscana, controllata dalla Regione, che dal canto suo gli ha augurato buon lavoro con l’auspicio di trovare «un nuovo sbocco, una nuova prospettiva, all’area ex Gkn cercando tramite approfondimenti, ricerca e start-up nuovi sviluppi industriali nel settore della sostenibilità ambientale».

Per il sindaco di Campi Bisenzio, Andrea Tagliaferri, «la nascita del consorzio è una risposta forte a chi pensa che i territori possano essere abbandonati, a chi immagina un futuro senza industria, senza occupazione, senza dignità. È un segnale chiaro, un’alternativa concreta fondata sulla rigenerazione produttiva, sulla transizione ecologica e sulla creazione di lavoro stabile e di qualità. È solo l’inizio, ma è quello giusto».

Di fronte a un simile tentativo di politica industriale nato dal basso, infatti, sarebbe «un peccato mortale» perdere quest’occasione nel caso in cui «il consorzio non agirà con determinazione e chiarezza», facendo funzionare tempestivamente gli organismi direttivi senza perdere ulteriore tempo, con il rischio di prestare ancora il fianco a chi cerca in ogni modo di ostacolare o strumentalizzare questo traguardo. Nel commento affidato alla pagina social, il Collettivo di Fabbrica ribadisce infatti come «al di là delle questioni tecniche del funzionamento del consorzio, non sarebbe credibile che una Regione, tre Comuni e una Provincia, consorziate, non riescano a mettere a sedere ad un tavolo due S.r.l. a vocazione immobiliare appena formate, con dietro una Fiduciaria, e un’altra S.r.l. nata nel 2019 – ossia le società a scatole cinesi che attualmente detengono la proprietà dell’immobile – Se così fosse, semplicemente, la politica non avrebbe più alcun senso».

In questo contesto, a poche ore dalla costituzione del consorzio, si è tenuta una nuova assemblea dei solidali della Soms Insorgiamo, in una fase della vertenza quanto mai cruciale, con l’ennesima sfida del «fare fronte ad agosto» per la traversata del deserto estivo, fra le incertezze di un ente neonato, che deve decidere sull’esproprio pubblico dello stabilimento, da un lato; e le minacce di sgombero, dopo la sentenza del tribunale fallimentare, scritta sulla base di una relazione redatta da alcuni commissari. Fra le reazioni amplificate da una certa stampa liberista non sono mancati i moniti sulle insidie che porta con sé questa fase matura della lotta, commentate dagli operai come un tentativo di mettere paura. A spaventare davvero sono però le lungaggini burocratiche e l’incapacità politica, infatti dopo quattro anni ancora non sono stati versati stipendi e indennità dovuti secondo la sentenza stessa del tribunale che ha annullato due volte i licenziamenti collettivi, e il timore che alcuni enti locali siano arrivati alla presa in carico istituzionale della vertenza solo adesso perché siamo a ridosso di nuove consultazioni elettorali locali. 

A non essere pervenuto è invece l’attuale governo Meloni, che dopo la promessa di coinvolgere la proprietà nel tavolo sindacale, già da quasi due anni è sparito nel nulla insieme agli stessi vertici aziendali, con la contraddizione nella gestione delle crisi aziendali fra il caso Gkn – in cui più volte esponenti ministeriali hanno dichiarato di non poter intervenire – e quello Beko, a poche decine di chilometri di distanza, segnati da un approccio agli antipodi: allo stabilimento senese è stato accordato un intervento diretto di Cassa Depositi e Prestiti, a rimarcare la discrezionalità ideologica dell’operato governativo.

Del resto, in un periodo in cui le parole di chi dovrebbe prendere decisioni contano sempre meno e si smentiscono sempre più nei fatti, come nel caso dei sovranisti nazionali che si scoprono in realtà inclini alla sudditanza statunitense e ai diktat sui dazi di Trump, lavoratrici e lavoratori si sono trovati a dover prendere parola e farsi classe dirigente. La dialettica fra movimento operaio e solidale dal basso e vertici istituzionali o strutture sindacali e di partito, a distanza di tempo, è stata segnata da difficoltà e reticenze, tanto da far pensare che non si tratti solo di stanchezza per la situazione d’incertezza, quanto di «intossicazione» dovuta a false partenze, tentativi di sabotaggio, attacchi strumentalmente pilotati di ex-colleghi in combutta con forze reazionarie tutt’altro che disinteressate, eccetera. E tra chi da queste parti non si vede da un po’ c’è anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, passato di qui l’ultima volta nel 2021.

Nonostante queste difficoltà, il bilancio del mese di luglio appena trascorso è favorevole alla lotta del Collettivo di fabbrica, con la partecipazione massiccia al concerto e all’assemblea che hanno animato l’anniversario della lotta dello scorso 11 luglio, in cui è emersa anche la proposta di mettere a disposizione in autunno la piazza di Firenze per una convergenza delle diverse lotte, non tanto a supporto del Collettivo di Fabbrica ma convergendo insieme su alcune rivendicazioni politiche cruciali in questa fase storica e sintetizzate dagli operai nel rilancio della riconversione ecologica dal basso, nella lotta senza quartiere a riarmo e repressione dei decreti sicurezza, nella rivendicazione di stipendi adeguati e contro l’austerità.

Diventa così comprensibile anche l’intento di risignificare le celebrazioni dell’insurrezione partigiana di Firenze del prossimo 11 agosto, con un appuntamento che onori la memoria delle formazioni della Divisione Arno come la brigata Sinigaglia – mossa proprio dal motto «insorgiamo!» poi ripreso dallo stesso Collettivo di Fabbrica –, unendo le celebrazioni di quella lotta di Liberazione antifascista con una nuova manifestazione di «urlo per Gaza», per rompere ogni assedio ai diritti, dalla fabbrica alla Striscia, «a fianco della Resistenza di ieri, oggi, domani – come si legge sulla pagina del Collettivo di Fabbrica – al genocidio, al riarmo, al logoramento, all’assenza di stipendio e lavoro». 

A proposito della prossima manifestazione, in un periodo molto delicato, in pieno agosto, il Collettivo in uno dei messaggi più recenti affidati ai social spiega che «ci sono date che non si scelgono, ma che comportano scelte. E in fondo scegliere la parte, è il primo elementare passo dell’essere partigiane/i […] nessuna resistenza riesce a produrre una forza uguale e contraria all’ingiustizia che contrasta, se non ha in mente un’idea di giustizia sociale. La resistenza fu operaia, popolare, internazionale. Unì la liberazione alla giustizia sociale. Non esiste una parola che si possa dire sulla resistenza di allora che oggi non sia ‘Palestina libera’. E se esiste un’economia del genocidio, non esiste resistenza che non aspiri a costruire una economia contro il genocidio».

Oltre a questo appuntamento di mobilitazione imminente, sul piano organizzativo della vertenza restano invece alcune direttrici importanti per la reindustrializzazione, «come se partissimo domani – scrive ancora il Collettivo sulla sua pagina – con un piano non per convincere […] ma per vincere il capitale». Questo nell’immediato riguarda i corsi di formazione dei lavoratori licenziati, l’autoproduzione di nuovi prototipi di cargo-bike, il loro collaudo come mezzo di locomozione sostenibile e solidarietà, come fatto durante il festival Alta Felicità in Valsusa; e dallo studio di fattibilità per l’installazione di pannelli fotovoltaici, affidato anche a un censimento online con una nuova campagna per la democrazia energetica, che propone di trasformare «ogni spazio sociale in una comunità energetica e ogni comunità energetica in uno spazio sociale».

Anche per questo, dopo un’ulteriore settimana con il fiato sospeso per conoscere la composizione degli organismi dirigenti del consorzio e la sua operatività iniziale, i lavoratori e le lavoratrici ammonivano sulla «responsabilità storica di non buttare via questa occasione» con il rischio di compromettere il piano industriale elaborato come cooperativa Gff (Gkn for future), richiamando anche alla «consapevolezza che il fallimento del più grande esperimento sociale che qua sia mai avvenuto, rappresenterebbe il fallimento di una politica progressista e a tutela del lavoro».

Intanto prosegue la campagna di azionariato popolare lanciata dalla Soms Insorgiamo, con la fabbrica socialmente integrata che ha attirato le attenzioni di tutta Europa. «Sembrava impossibile che nascesse il consorzio. Ora sembra impossibile che agisca in tempo. Noi siamo qua per rendere possibile ciò che sembra impossibile» rilancia il Collettivo di Fabbrica, chiamando a raccolta la comunità del territorio per sostenere il presidio della fabbrica e poi scendere in piazza l’11 di questo mese, «per fare fronte ad agosto. Perché repressione e genocidio non vanno in ferie».

*Tommaso Chiti, attivista e coordinatore regionale del progetto Antifascist Europe della fondazione Rosa Luxemburg, è laureato in Studi europei alla facoltà Cesare Alfieri dell’università di Firenze.

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