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21 Agosto 2025 Valerio Sale
La grave situazione dei conti pubblici Usa si è insinuata dietro le quinte dell’incontro alla Casa Bianca con i leaders dell’Unione Europea. La magnitudo della crisi del debito americano sta raggiungendo valori insostenibili e per attuare la sua strategia finanziaria Trump ha bisogno dell’Europa.
Allarme Financial Times
Il Financial Times lancia l’allarme e avverte che «gli Usa rischiano di entrare in una nuova era di dominanza fiscale, la situazione, cioè, in cui la banca centrale è manovrata (dominata) dal governo per rifinanziare il debito pubblico. Una politica che mette a rischio la stabilità economica globale». Facendo acquistare il debito (monetizzazione diretta del deficit) e mantenendo i tassi d’interesse artificiosamente bassi per permettere allo Stato di rifinanziarsi, il governo esautora la banca centrale dal suo ruolo di controllo dell’inflazione per la stabilità finanziaria.
Dollaro povero per pagare meno il debito
Trump sta puntando sulla svalutazione del biglietto verde per drogare la crescita economica e sostenere il debito pubblico. I tassi devono scendere dai livelli attuali, molto e al più presto. La discesa dei tassi riduce il costo del debito e deprezza il dollaro: due leve per la crescita economica, che a loro volta aumentano la sostenibilità del debito. Ma se cresce l’inflazione? Se non schizza troppo in alto, va anche meglio perché si riducono i tassi reali e la sostenibilità del debito pubblico aumenta.
Piano ‘rischiatutto’
Per attuare un piano del genere l’amministrazione Trump ha bisogno di assumere il controllo del processo che parte dai dati elaborati dal BLS (Bureau of Labour Statistic) e arriva alla banca centrale, la Fed, che sulla base delle statistiche sull’occupazione e l’inflazione prende le decisioni sulla politica monetaria. Da qui la sostituzione della direttrice del BLS con il suo fedelissimo E.J.Antoni e l’inserimento del suo consigliere economico Stephen Mirran nel consiglio della Fed.
Trump a colpi di mano
«Un’azione autoritaria» l’ha definita il Financial Times. «Quando i leader politici interferiscono con i dati governativi, raramente finisce bene» gli fa eco il New York Times. Il tanto atteso discorso annuale del governatore Powell che si terrà a Jackson Hole lascerà intendere la misura residuale dell’indipendenza della banca centrale americana.
Ma sta andando male
Come finirà non lo possiamo sapere, ma come sta andando ce lo dicono i dati. L’inflazione è tutt’altro che sotto controllo. La maggior parte degli operatori si aspettano l’effetto dazi sui prezzi nell’ultimo trimestre del 2025. Altro dato incontrovertibile è il valore record di Wall Street. I timori di una bolla soprattutto dei titoli tecnologici sta già scuotendo la faglia azionaria con cali che non si vedevano da mesi. Altro indicatore è il riacquisto delle proprie azioni (buyback) da parte di giganti della borsa come Apple e Alphabet e grandi banche come JPMorgan e Bank of America. Un artificio che serve a mantenere elevato il valore delle azioni e che può alimentare la bolla fino a farla scoppiare.
Le brutte ‘bolle verdi’ e i criptosoldi
Quanto al mercato delle criptovalute il cui valore è raddoppiato in un anno, il tedesco Handelsbaltt parla di «bomba ad orologeria per l’alta volatilità». Qualcuno potrebbe obiettare che le Stablecoin sono collegate al dollaro, ma per loro c’è un’esclusiva di Reuters che rivela come la Cina stia valutando di emettere proprie Stablecoin basate sullo yuan. Sarebbe un altro colpo per il dollaro.
L’Europa in questo?
Ed ecco entrare in scena l’Europa con il ruolo di alleato che rischia di trasformarsi in quello di comprimario nella strategia finanziaria americana. Dopo l’elezione di Trump è diventata il principale detentore estero del debito pubblico americano, superando sia il Giappone che la Cina. Il sostegno al debito Usa che arriva dai Paesi del continente europeo è il più corposo e crescente. In totale nell’Ue ci sono 2.733 miliardi di Treasuries americani considerando la somma degli stock detenuti da Regno Unito, Lussemburgo, Belgio, Irlanda, Francia, Svizzera, Norvegia e Germania (l’Italia non rientra nella graduatoria dei primi venti sottoscrittori globali del debito Usa).
Un terzo del debito Usa in Europa
In pratica, all’Europa fa capo circa il 32% del debito Usa sottoscritto da Paesi esteri. Tra i maggiori detentori europei di Treasuries americani vi è il Regno Unito che, con 722 miliardi di dollari, è al terzo posto tra i creditori americani e ha ormai quasi eguagliato la Cina. Nello stesso arco di tempo in cui in Europa si compravano titoli di Stato americani, e cinesi e giapponesi si sfilavano, il dollaro ha perso circa il 15%. Questo significa creare una perdita incredibile per chi detiene questa valuta in riserva di valore (Treasury).
Troppo volenterosi ed allarmati
Tra i presenti nello Studio Ovale seduti al cospetto di Trump, l’Europa contava alcuni profondi conoscitori della materia finanziaria: Frederich Merz, ex capo di Blackrock in Germania; il già banchiere di Rotschild & Cie Emmanuel Macron; Mark Rutte ex manager di Unilever. Saranno così volenterosi da tenersi anche un debito americano che perde valore sotto i colpi della strategia di alleggerimento del tesoro Usa?