AI: «Qualcuno perderà fenomenali quantità di denaro»

dal blog https://www.remocontro.it

28 Agosto 2025 rem
‘Intelligenza artificiale’: gli Usa a capofitto in una speculazione con troppi miliardi investiti per risultati ancora oscuri’. Nel dibattito sulle prospettive dell’intelligenza artificiale come tecnologia rivoluzionaria e locomotiva economica, le dichiarazioni di Sam Altman (Open Ai) sono piovute come una doccia fredda.

Nella Bolla chiamata AI

Sulla carta Altman, amministratore di Open Ai, avrebbe ogni interesse a promuovere l’ottimismo; invece, in un recente incontro con la stampa ha detto: «Siamo in una fase in cui gli investitori sono potenzialmente sovraeccitati riguardo la Ai? Io credo di sì». Il Ceo della società valutata 500 miliardi di dollari (record per una azienda non tecnicamente quotata in borsa), ha aggiunto, «quando si formano le bolle (speculative, ndr) anche gente intelligente si fa trascinare dall’entusiasmo attorno ad un nocciolo di verità. È avvenuto nella prima bolla internet, avverte Luca Celada sul manifesto. Quella tecnologia era effettivamente trasformativa (ma) la gente si è fatta entusiasmare».

Le ‘magnifiche sette’

Ognuna delle cosiddette ‘magnifiche sette’ – Nvidia, Microsoft, Alphabet (Google), Apple, Meta, Tesla e Amazon, i colossi tech che rappresentano ormai il 35% del valore complessivo della borsa Usa – ha forti interessi nella Ai. La sola Nvidia, che deve il suo primato come azienda maggiormente capitalizzata al mondo alla produzione di microprocessori ultraveloci per reti Ai, costituisce da sola il 19% del settore e l’8% dell’indice Standard & Poor’s 500 (il più importante indice azionario nordamericano Ndr).

Tutti in gara come fu per Internet

Non vi è apparentemente fondo di investimento o banca d’affari che non voglia essere della partita, molte ‘start up’ ricevono offerte di investimenti prima ancora di sollecitarli. Ma le imprese non riescono a trasformare l’innovazione in profitti e i mercati rallentano.  C’è una curva che racconta le illusioni umane meglio di tante statistiche. Il Gartner Hype Cycle è il grafico che mostra come ogni nuova tecnologia attraversi sempre lo stesso destino. Prima, l’euforia per l’innovazione, con titoli roboanti e promesse di rivoluzioni imminenti. Poi, l’impennata del clamore, seguita dal crollo nella disillusione, quando i progetti non mantengono ciò che avevano promesso.

MIT Media Lab

Solo dopo, lentamente, arrivano la maturità e la produttività reale. È una parabola che si è vista con Internet, con le biotecnologie, con le stampanti 3D. Un ampio studio del MIT Media Lab mostra che il novantacinque per cento dei progetti aziendali basati su intelligenza artificiale generativa non ha prodotto alcun ritorno economico concreto. Nonostante investimenti miliardari, solo il cinque per cento delle iniziative è riuscito a passare dalla fase di test a un utilizzo stabile e davvero utile.

La preistoria dei computer

Questa difficoltà ricorda il cosiddetto paradosso della produttività degli anni Ottanta, quando l’uso dei computer si diffondeva, ma le statistiche economiche non mostravano miglioramenti evidenti. Solo dopo anni, con nuove infrastrutture e competenze, l’informatica ha cominciato a produrre effetti misurabili. Come spiega il New Yorker in un interessante approfondimento, la traiettoria dell’IA sembra ripetere esattamente quel copione: enormi investimenti, entusiasmo diffuso, ma risultati economici ancora invisibili. Come furono internet, i cellulari e le piattaforme.

E i mercati?

Nell’ultima settimana, titoli simbolo del settore come Nvidia, Meta e Palantir hanno perso tra il tre e il nove per cento. Il raffreddamento ha coinciso con i dubbi degli stessi protagonisti dell’industria, che parlano apertamente di valutazioni gonfiate e rischi di bolla. Eppure, gli investimenti non rallentano. Google, Amazon, Microsoft e Meta hanno già annunciato spese per settecentocinquanta miliardi di dollari in data center solo tra il 2025 e il 2026. Morgan Stanley stima che la spesa globale arriverà a tremila miliardi entro il 2029.

Intelligenza umana e lo strumento artificiale

Il paradosso è che, mentre le aziende arrancano, gli utenti individuali sperimentano già benefici quotidiani. ChatGPT viene usato da milioni di persone per scrivere relazioni di lavoro, preparare presentazioni o semplificare comunicazioni complesse; Claude viene impiegato per analizzare contratti o riassumere documenti di decine di pagine; Copilot assiste gli sviluppatori generando frammenti di codice e correggendo errori in tempo reale.

L’incertezza della nuova tecnologia

La valanga di fondi pubblici e privati non riesce tuttavia a dissimulare l’incertezza sulle effettive prospettive commerciali della tecnologia, avverte Celada. «Ad oggi le magnifiche sette hanno speso complessivamente 560 miliardi di dollari in sviluppo a fronte di utili di soli 35 miliardi. La linea ufficiale dell’industria è che la Ai è destinata a rivoluzionare letteralmente lo scibile e quindi il modello economico planetario mentre al contempo contribuirà a trovare la cura per il cancro. L’importante, nel frattempo, è finanziare la ricerca a prescindere dalle ingenti perdite. Quando i risultati arriveranno, i favolosi profitti diffonderanno enormi ricchezze». Forse.

Effetti potenzialmente catastrofici

«Scettici, come Paul Krugman e critici come Gary Marcus o Ed Zitron, che considerano le aspettative create dall’industria una ‘narrazione divorziata dalla realtà’ che potrebbe potenzialmente finire col socializzare enormi perdite». L’amministratore della Ford ha recentemente dichiarato al Wall Street Journal di prevedere una perdita, dovuta alla Ai, del 50% di tutti i posti di lavoro di ufficio negli Stati uniti. Jp Morgan, ha detto che prevede di sfoltire il 10% dei posti di lavoro tramite automazione di mansioni (la maggiore banca americana impiega attualmente attorno alle 300mila persone.) Anthropic aveva dichiarato ad Axios che fino a metà degli impieghi di base potrebbero sparire dall’economia americana nei prossimi 5 anni.

Minacciosa interferenza globale

Molta automazione riguarderà, in modi ancora da definire, settori ‘creativi e cognitivi’ come il cine-audiovisivo, la musica, il giornalismo, l’apprendimento – prefigurando una potenziale crisi di occupazione ma soprattutto una rivoluzione ‘ontologica’. Gli effetti prorompenti su scuola e apprendimento prefigurano la portata dei prossimi cambiamenti, come anche quelli già visibili sulle ricerche Google in inglese, dove i risultati proposti in sommari AI stanno producendo un tracollo di visite ai siti, il cosiddetto effetto “Google Zero” che accentrando il traffico nei soli canali dei padroni della Ai in un’ulteriore stretta monopolistica dei colossi del tech.

Ma per battere la Cina tutto vale

L’America’s AI Action Plan firmato da Donald Trump dà mano libera alle aziende, limita l’abilità dei singoli stati di legiferare in merito e promuove l‘abrogazione di norme che «intralcino la crescita dell’AI».Tutto nell’interesse di vincere la corsa agli ‘armamenti Ai con l’arcirivale cinese. Una priorità strategica che tutto giustifica. Nell’imperativo assoluto di prevalere, per ora i vincitori indiscussi sono le aziende che coniugano l’intelligenza artificiale con la guerra e la repressione.

Aziende come Palantir (sorveglianza/intelligence) e Anduril (armi autonome intelligenti) che formano parte del complesso militare-artificiale, destinatario di un fiume in piena di contratti pubblici e privati che sembrerebbe al riparo da bolle.

Tags:intelligenza artificialeUsa

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