Norvegia, vince la sinistra. Anzi, no: vince la Nato

Dal blog https://www.remocontro.it

10 Settembre 2025 Piero Orteca

In Norvegia hanno vinto i Laburisti, ma per un pelo e, soprattutto, con un programma che per essere di ‘sinistra’ zoppica un pochino. A cominciare dallo stramiliardario settore dell’energia fossile e degli armamenti.

All’ultimo respiro

Il partito dell’attuale Premier, Jonas Gahr Stoere, è riuscito ad arginare all’ultimo respiro, con la forza della disperazione, l’ondata populista di ‘Progress’, la formazione di destra guidata da Sylvi Listhaug capace di raddoppiare i suoi consensi. E lo ha fatto difendendo a spada tratta una tassa, considerata ormai quasi mitica per il Paese scandinavo (risale al 1892), come la Patrimoniale. Stoere, però, se l’è vista brutta e ha dovuto fare acrobazie politiche per mettere assieme il suo Labour e la ‘minutaglia’ di partitini (rissosi) che finora lo hanno sostenuto. Così è arrivato a ottenere tra 87e 89 seggi (la maggioranza assoluta parlamentare è di 85), mentre gli indemoniati avversari, secondo gli ultimi calcoli, si sono fermati tra 80 e 82 seggi. Ma, a sentire esperti e sondaggisti, ecco la sorpresa: in effetti, le elezioni norvegesi più che la sinistra le ha vinte… la Nato.

Il mondo sottosopra

Ebbene si, per la serie ‘il mondo sottosopra’, a spostare clamorosamente l’ago della bilancia (che prima pendeva decisamente verso destra) è stato l’ingresso in scena di Jens Stoltenberg, ex Segretario generale dell’Alleanza atlantica. Noto guerrafondaio, difensore a spada tratta del ‘confronto muscolare’ costi quel che costi, Stoltenberg è stato abbracciato da Stoere, esibito come fiore all’occhiello «per la sicurezza della Norvegia» e cooptato, mesi or sono, come Ministro delle Finanze. Un patto faustiano, dove però l’anima al diavolo se l’è venduta la sinistra norvegese. Stoltenberg, sostengono i ‘polls’ più accreditati, sarebbe riuscito spostare la bellezza di un 10% di consensi. Un’enormità. Puntando sul binomio sicurezza-patrimoniale, formula della quale lui, anche come responsabile delle finanze statali, si è fatto garante. Intendiamoci: ha tenuto a galla una barca che faceva acqua, perché i problemi restano tutti e la Norvegia, oggi, è praticamente un Paese spaccato in due.

La Russia della paura

«Le preoccupazioni degli elettori per il conflitto in Ucraina e per una Russia aggressiva, che confina con la Norvegia nell’Artico – ha scritto la Reuters – hanno dato una spinta alla sinistra negli ultimi mesi dopo che l’ex Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, è entrato a far parte del governo di Stoere. Molti norvegesi – aggiunge l’agenzia – hanno visto la decisione come una garanzia in caso di un nuovo conflitto armato, dato il mandato decennale di Stoltenberg, fino all’ottobre dello scorso anno, a capo dell’Alleanza militare occidentale». Secondo un sondaggio del Peace Research Institute di Oslo, circa il 59% dei norvegesi ritiene probabile una nuova guerra in Europa entro il prossimo decennio, rispetto al 55% dell’anno scorso. L’altro pezzo forte della campagna elettorale, la Patrimoniale, è stato un argomento particolarmente divisivo, in special modo da un punto di vista generazionale.

Generazione ‘youtuber’

Una forte propaganda mediatica, alimentata da diversi ‘youtuber’ ha fatto passare il messaggio dello ‘Stato controllore’, che si ingerisce «per far pagare le tasse due volte», facendo scappare le nuove imprese e le potenziali start-up. È stato un segnale raccolto soprattutto dei giovani, che hanno spinto gli estremisti di ‘Progress’ sull’orlo del governo. Anche perché il vecchio esecutivo laburista aveva fatto qualche errore di valutazione, calcando troppo la mano sulle aliquote. L’imposta patrimoniale norvegese si applica fino all’1,1% su beni e azioni di valore superiore a 1,76 milioni di corone (circa 176.000 dollari). Sono previste, è vero, deduzioni e franchigie, ma sostanzialmente il livello dell’asticella è forse troppo basso. Secondo Stoltenberg e i laburisti, però, abolirla costerebbe 34 miliardi di corone (3,3 miliardi di dollari) all’anno. Cosa che invece chiedono quelli di ‘Progress’, mentre gli altri oppositori conservatori sono per una sua parziale revisione.

Dracula all’Avis?

Certo, a voler essere provocatori, si dovrebbe chiedere a Stoere e al suo Ministro delle Finanze, se l’etica sociale (condivisibile in linea di principio) della loro tassazione, possa convivere con i 10 miliardi di dollari che la Norvegia si accinge a spendere in navi lanciamissili, che saranno acquistate dal Regno Unito. Così come tutto il resto della spesa in tutti settori della difesa, perché avere un Ministro delle Finanze ex Segretario generale della Nato, equivale a nominare Dracula presidente onorario dell’Avis. Di sicuro, quando però re Harald, tra qualche giorno, tornerà a conferire l’incarico a Stoere, la strada che si troverà davanti il risuscitato Premier non sarà tutta rose e fiori. Innanzitutto, dovrà mettere mano alla ‘madre’ di tutti i (veri) problemi finanziari di Oslo: il ‘paperonesco’ Fondo sovrano da duemila miliardi di dollari, che i norvegesi hanno accumulato grazie al petrolio e al gas del Mare del Nord. Camminano sui soldi e, naturalmente, investono per farli fruttare ancora di più. Solo che hanno coinvolto anche imprese e società israeliane, proprio durante il macello di Gaza. E la reazione dei partitini di sinistra, alleati dei Laburisti, è stata selvaggia.

Scappare da Israele

Risultato: il governo Stoere (e l’atlantista Stoltenberg) è stato costretto a disinvestire di gran corsa. Così adesso il Fondo norvegese è nell’occhio del ciclone, e viene guardato a vista. Tuttavia, fino a quando dura la guerra in Ucraina e le risorse energetiche russe restano congelate, Stoere e il suo Paese potranno continuare a fare affari d’oro, vendendo gas e petrolio a tutta l’Europa, messasi disciplinatamente in fila per essere rifornita. Norvegia, Paese dalle mille contraddizioni, certo, che predica ambientalismo e poi costruisce la sua grassa quotidianità consentendo a tutti gli altri di inquinare il pianeta. Per esempio, dovremmo rammentare al caro Premier Stoere, che si autonomina ‘di sinistra’, che la Norvegia resta una delle poche nazioni che ancora uccide le balene. Per business.

Pecunia olet o non olet?

Si dice che l’imperatore Vespasiano, volendo ‘sensibilizzare’ il figlio (il futuro imperatore Tito) alla brutale realtà della politica e al valore dei soldi, gli abbia sottoposto una coppa piena di sesterzi d’argento. Erano l’introito erariale della celebre ‘tassa sull’urina’, che i romani pagavano per raccoglierla e utilizzarla come sbiancante, per uso industriale. Tito era contrario. Ma il padre gli fece annusare i soldi e gli chiese: «Pecunia olet?», il denaro puzza?. Tito dovette dire di no. In Norvegia la pensano come Vespasiano.

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