I soldi dell’Unione nei prossimi 7 anni da spendere per cosa

Dal blog https://www.remocontro.it/

13 Settembre 2025 Valerio Sale

La Commissione ha presentato il bilancio dell’Unione che per il periodo 2028- 2034 raggiungerà 2.000 miliardi di euro. Di questi, 168 miliardi sono destinati al rimborso del debito post-Covid sottoscritto da molti Paesi, tra cui al primo posto l’Italia. 

Ma il bilancio netto oltre i debiti?

Quindi, il bilancio netto, ovvero la parte che serve a finanziare programmi, politiche, investimenti, etc. sarebbe di 1.816 mila miliardi di euro. «Metodo fuorviante perché non distingue tra bilancio netto e lordo, e comprende il rimborso del debito» (chi ha già avuto), contesta Siegfried Mureșan, il negoziatore del bilancio del Partito popolare europeo (centro-destra). Carla Tavares, negoziatrice di riferimento per il bilancio dei socialisti (centro-sinistra) gli fa da contraltare: «Non permetteremo che il finanziamento delle nostre priorità chiave sia compromesso dal rimborso dei prestiti per la ripresa dal Covid».

Bersaglio Ursula armata

L’attacco agli obbiettivi del bilancio di Ursula Albrescht von der Leyen è bipartisan perché da lì parte l’assalto dei partiti al ricco carro dei fondi europei.

L’accusa alla von der Leyen è quella di allontanare i finanziamenti dalle tradizionali voci di spesa del bilancio UE, in particolare per l’agricoltura e lo sviluppo regionale e spingerli verso nuove priorità come la difesa (corsa al riarmo), e l’innovazione.

Le sovvenzioni agli agricoltori e i pagamenti alle regioni più povere, che attualmente rappresentano i due terzi del bilancio dell’UE, rappresenteranno una quota significativamente inferiore della spesa totale nei prossimi anni, ‘solo’ 865 miliardi di euro.

Altri 410 miliardi di euro andranno al Fondo europeo per la competitività, 200 miliardi di euro al programma ‘Ruolo mondiale dell’Europa’, che comprende gli aiuti allo sviluppo e l’assistenza ai paesi vicini, 292 miliardi di euro ad altri programmi, tra cui la disattivazione nucleare e la giustizia, e 49 miliardi di euro per il programma di scambio di studi Erasmus.

Paesi più ricchi o più in crisi?

Politico ha dato in esclusiva la notizia, tenuta riservata, che giovedì i paesi del Nord Europa si riuniranno a Vienna per formare un fronte comune in vista dei negoziati sul bilancio settennale.

È la prima volta che alti funzionari dei paesi più ricchi dell’UE, tra cui Francia, Germania e paesi nordici, si riuniscono nella stessa stanza per elaborare una strategia sul bilancio.

L’obiettivo è quello di formare un blocco prima dei colloqui con paesi come Polonia, Spagna e Italia che spingono per una maggiore spesa, in particolare per l’agricoltura e i finanziamenti alle regioni più povere.

L’incontro servirà a testare le formule per l’assegnazione dei fondi e indirizzare l’ingente bilancio dell’UE verso le proprie priorità.

Quindi, siamo di fronte a un’Europa divisa in due blocchi con, da una parte i contribuenti netti – dalla Svezia alla Francia – nazioni che contribuiscono più di quanto ricevono dal bilancio dell’UE e dall’altra un blocco di Sud-Est unito dall’interesse comune di appoggiarsi ai fondi europei per spingere su investimenti superiori alle proprie capacità di bilancio.

Quanti soldi, a chi e per cosa

Il meccanismo di distribuzione dei fondi europei risponde da sempre all’uso di una provvista finanziaria dei partiti politici da destinare ai rispettivi bacini di consenso elettorale. Così come per il debito pubblico, ci troviamo difronte non a investimenti, bensì a trasferimenti a categorie produttive e gruppi sociali di riferimento. E’ bene ricordare che questo avviene in tutti i paesi membri della UE, con differenze anche sostanziali tra un Paese e l’altro (in Italia si chiamano Bonus). E a proposito di investimenti, nel bilancio presentato da von der Leyen non c’è traccia delle raccomandazioni del famoso piano Draghi che ha il suo fulcro nell’investimento comune a debito. Chi ha le risorse fiscali, soprattutto la Germania, se le spende. Tutti gli altri Francia e Italia in testa, giù a far tagli alla spesa pubblica.

Manca ‘l’interesse nazionale europeo’

Si fa presto a dare la colpa ai ‘burocrati di Bruxelles’ – osserva l’economista e blogger Mario Seminerio –  ma ci si scorda che il loro ruolo è quello di creare le condizioni per un campo di gioco livellato al possibile tra i giocatori. Il problema è il progressivo indebolimento del mercato unico, sotto i colpi di misure difensive nazionali. Si comprende il motivo: contano gli interessi nazionali, ognuno cerca di difendere i propri perché, semplicemente, non esiste una cosa chiamata interesse nazionale europeo.

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