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13 Settembre 2025 Ennio Remondino
Tyler Robinson, 22 anni, confessa. La Casa bianca minaccia: caccia ai «radicali di sinistra». Università Usa, «abbiamo paura di cosa succederà adesso». ‘Turning Point Usa’, organizzazione di estrema destra fondata dallo stesso Kirk. In copertina l’abbraccio tra Trump e Kirk in un cartellone a Tel Aviv.

La brutta America dell’assassino e della vittima
Tyler James Robinson, 22 anni, ha confessato di essere l’autore dell’omicidio di Charlie Kirk, prima a suo padre e poi al pastore che ha chiamato la polizia. Robinson appare come un ‘lupo solitario’ che solo recentemente aveva iniziato a interessarsi di politica. Con amici e familiari aveva mostrato interesse per l’arrivo di Kirk in un campus del suo Stato, definendolo «uno sputa-odio». Sulla scia degli ‘sputa odio’, poco prima Trump aveva promesso di scatenare il peso della sua amministrazione su coloro che, secondo lui, hanno contribuito a creare un clima di «violenza politica di estrema sinistra».
Oltre gli ‘sputa odio’ l’America che si interroga
Il governatore dello Utah, il repubblicano Spencer Cox Lancia un appello di tutt’altro genere. «Ai miei giovani amici là fuori: state ereditando un Paese in cui pare che la rabbia sia l’unica opzione. Possiamo scegliere un percorso diverso. Solo i deboli non possono mai perdonare. Abbiamo bisogno di maggiore chiarezza morale in questo momento. Sento sempre dire che ‘le parole sono violenza’. Le parole non sono violenza. La violenza è violenza. La violenza politica è una cosa ben specifica. Si metastatizza. Possiamo sempre puntare il dito contro l’altra parte. A un certo punto noi dobbiamo trovare una via d’uscita, o la situazione peggiorerà. Siamo a un punto di svolta oggi: vogliamo accelerare o trovare una via d’uscita?».
Casa Bianca e politica
Ma in un’intervista a Fox News Trump insiste: «Vi dirò una cosa che mi metterà nei guai, ma non me ne potrebbe importare di meno – ha detto– I radicali di sinistra sono il problema». Altro tono dal senatore Bernie Sanders: «Con Kirsk era in disaccordo su praticamente. Ma non agiamo sparando. Noi sosteniamo le nostre idee a livello locale, statale e federale. E teniamo elezioni libere in cui il popolo decide quello che vuole. Questo si chiama libertà e democrazia. E voglio che quante più persone possibile partecipino a questo processo senza paura. Libertà e democrazia non hanno a che fare con la violenza politica».
Università: «paura di cosa succederà adesso»
‘Turning Point Usa’, l’organizzazione di estrema destra fondata dallo stesso Kirk e protagonista della diffusione di idee suprematiste bianche nelle università, ha cavalcato l’onda dell’indignazione e del cordoglio per chiedere ancora più attenzione alle istituzioni universitarie. Una ‘silenziosa ebollizione’ che non traspare dai comunicati ufficiali, avverte il manifesto. Tanti hanno commentato sui social condividendo le frasi degli attivisti di estrema destra Usa che hanno assunto una posizione estremamente aggressiva subito dopo l’uccisione.
Il nazionalismo cristiano
Jack Posobiec, commentatore di Fox News legato al nazionalismo cristiano: «Charlie è morto come un martire. Per me era un fratello, un soldato e un servo di Dio. Aspettate la nostra risposta, perché la avrete». Virali anche le parole di Laura Loomer, influencer suprematista bianca che per due volte ha cercato senza successo di venire eletta in Florida, che ha dichiarato «messaggio alla sinistra: il tempo del dibattito è finito, e lo avete fatto finire voi». Ed ecco i timori ragionati. «Charlie Kirk sarà descritto come un martire dall’estrema destra e adesso che cosa succederà? Siamo spaventati, dovremmo solo studiare e invece qui nessuno si sente più al sicuro».
Mondo universitario frontiera
Lo stesso mondo universitario -non solo americano-, non è nuovo ad episodi di violenza politica. In aprile alla Florida State University un suprematista bianco, il ventunenne Phoenix Ikner, si è introdotto nel campus sparando all’impazzata, uccidendo due persone e ferendone undici. Ibner, noto ammiratore di Hitler e delle SS, era un assiduo frequentatore della sezione universitaria di Turning Point. E non si tratta di un caso isolato: Turning Point è stata spesso accusata di essere casa per suprematisti bianchi e nazisti: nel 2018 un’altra organizzazione conservatrice, Young America’s Foundation, aveva accusato Turning Point Usa di «incrementare gli iscritti con razzisti e simpatizzanti dei nazisti».
La nazione armata e l’apprendista stregone
Importante e assieme paurosa la riflessione di Guido Moltedo. «L’occasione di Trump L’omicidio di Kirk segna una svolta in direzione di un possibile, vicino, precipizio verso forme diffuse di conflitto sanguinoso in un paese armato fino ai denti»
- Tyler Robinson, 22 anni, è uno dei centosette milioni di americani che possiedono almeno un’arma da fuoco. Charlie Kirk, 31 anni, è una delle quarantamila vittime di sparatorie che ogni anno insanguinano l’America. Il quarantottesimo fatto di sangue accaduto in una scuola o in un ateneo americano nel corso di quest’anno, con un bilancio di 19 morti e 77 feriti.
- Un presidente beniamino della lobby dei produttori e venditori di armi da fuoco, questi dati non lo turbano certo. Nella convinzione che più aumentano le vittime delle sparatorie più crescono vendita e diffusione di pistole e fucili. D’altronde, come affermava lo stesso Kirk, cosa vuoi che siano tutte queste vittime al confronto con le cinquantamila persone che ogni anno muoiono on the road?
- Banalizzare gli episodi di sangue in una nazione in cui quattro famiglie su dieci tengono in casa un fucile o perfino un mitragliatore, è stata una costante della politica conservatrice, ma anche democratica, con pochi deboli tentativi di regolamentare davvero il possesso delle armi da fuoco.
- Se i repubblicani sono i paladini dell’intoccabilità del Secondo emendamento costituzionale che garantisce il diritto dei cittadini di possedere e portare armi, i democratici hanno sì affrontato il tema, ma con timidezza politica, e soprattutto senza mai ipotizzare e cercare in qualche modo di prevenire quello che sta avvenendo.
- L’omicidio di Kirk segna una svolta verso forme diffuse di conflitto in un paese armato fino ai denti. «L’assassinio di Charlie Kirk è una tragedia – ammoniscono su ‘Jacobin’ Ben Burgis e Meagan Day – minaccia di imbaldanzire l’estrema destra e di offrire un pretesto a Donald Trump per schiacciare il dissenso. Una spirale di violenza politica più ampia sarebbe una catastrofe per la sinistra».
Kirk ‘Santo subito’
La retorica del «santo subito» già rimbomba. Sedici parlamentari repubblicani chiedono l’erezione di una statua in onore di Kirk. E chi si azzarderà a mettere in discussione idee lunatiche come questa, o a dubitare della santità di Kirk, passerà i guai. Un avvertimento trasversale ai media liberal, che presentano Kirk nei loro ritratti non proprio come un santo.
Fanatico evangelista, non si faceva mancare nessun tipo di odio, contro lgtbq, neri, musulmani. Ed ebrei. Antisemita, come scrive il Nyt, era un sostenitore d’Israele, tanto che la leadership governativa di Tel Aviv lo piange come «un amico cuor di leone d’Israele – parole di Netanyahu – impegnato nella lotta contro le bugie» e a sostegno granitico della civiltà giudaico-cristiana».
