Il governo neofascista Meloni fa dell’Italia una colonia degli USA (peggio che dal dopo 1945).

Il governo neofascista Meloni fa dell’Italia una colonia degli USA (peggio che dal dopo 1945).

Fonte: Il governo si allinea a Trump. Troppe inchieste su Big Tech https://www.repubblica.it/economia/2025/09/18/news/agenzia_entrate_big_tech_maurizio_leo-424853690/   

Su richiesta dell’amministrazione Trump, il governo italiano ha chiesto all’Agenzia delle entrate di ridurre una multa per evasione ad Amazon di 3 miliardi di euro. L’agenzia ha ubbidito concedendo al colosso statunitense un patteggiamento da 600 milioni. Il viceministro meloniano, Maurizio Leo, ha chiesto al PM capo della Procura di Milano, Marcello Viola, di essere più “indulgente” con le big tech USA. Con un solo colpo si è così annullata la separazione dei poteri (esecutivo e giudiziario) e la sovranità nazionale: Trump chiede, palazzo Chigi esegue!

Il messaggio dell’amministrazione Trump a Palazzo Chigi dice: le multinazionali che investono in Italia sono penalizzate. Nel mirino ci sono la web tax, la minimum global tax al 15% e altre imposte europee. Non solo. Ci sono anche gli accertamenti fiscali: troppi e troppo spesso con un’appendice penale. In ballo ci sono centinaia di milioni di investimenti.  

Al centro delle interlocuzioni in corso tra il governo statunitense e l’esecutivo italiano è la prospettiva di questi investimenti. La minaccia è che se il Fisco italiano diventa eccessivamente invasivo, gli investimenti in Italia saranno cancellati.

Da tempo la procura di Milano, con il PM Elio Ramondini che coordina la Guardia di Finanza di Monza, indaga sulla multinazionale dell’e-commerce per una presunta evasione fiscale da 1,2 miliardi di euro.  Cifra che, calcolate anche sanzioni e interessi, arriverebbe fino a 3 miliardi per il periodo 2019-2021. Nel mirino degli inquirenti milanesi, in particolare, c’è l’algoritmo predittivo della multinazionale dell’e-commerce che non terrebbe in considerazione gli obblighi tributari a carico di chi mette in vendita sul proprio market-place in Italia merce di venditori extraeuropei, in questo caso prevalentemente cinesi, senza però dichiararne l’identità e senza fornire i relativi dati all’Agenzia delle Entrate per il pagamento del 21% di Iva da parte dei venditori extraeuropei. Quindi un tema caldo per i rapporti con Cina e Stati Uniti. 

Dopo mesi di accertamenti, ora l’inchiesta penale per il reato di dichiarazione fraudolenta sta andando avanti, ma l’Agenzia delle Entrate prova a chiudere la partita fiscale riducendo assai le pretese. Dopo un incontro in cui erano presenti, tra gli altri, il procuratore capo Marcello Viola e il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, l’Agenzia ha notificato al colosso del big tech due giorni fa la «proposta» di ridurre la sanzione a 600 milioni di euro anziché 3 miliardi per sanare la posizione. 

La vicenda Amazon non è un caso isolato. La querelle con il Fisco può coinvolgere altri colossi e l’esecutivo italiano interviene già con l’incontro tra Leo e i vertici della procura di Milano. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, il viceministro avrebbe ricondotto la vicenda di Amazon al ragionamento più ampio sulle multinazionali Usa che investono in Italia e, quindi, a questioni che intercettano i rapporti istituzionali tra l’autorità di governo italiana e quella statunitense.

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