Pesante scandalo in copertina

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20 Set , 2025|Vincenzo Capodiferro

Niccolò Pala in una illuminante dissertazione sulle più controverse illustrazioni di dischi, dal Punk al Metal estremo

È uscito alle stampe “Pesante scandalo in copertina. Le più scabrose e controverse illustrazioni di dischi, dal Punk al Metal estremo”, Arcana Edizioni, dell’autore Niccolò Pala. Nato nel 1988 a Milano, Pala ha frequentato il Liceo Classico Giovanni Pascoli di Gallarate, indi si è laureato in Archeologia e Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha dedicato alla musica heavy metal due tesi di laurea, soffermandosi in particolare sull’analogia tra tragedia greca e metal. Attualmente insegna Storia dell’Arte nei licei. Questo suo ultimo lavoro riprende una sua precedente pubblicazione, l’anno scorso, sempre con Arcana, “Scandalo in copertina. Censura, musica e immagini, dagli anni Sessanta al Nuovo Millennio”. Leggiamo nella presentazione: «Coloro che criticano aspramente e senza riflettere la musica estrema dovrebbero leggere le opere di Aristotele. Secondo il filosofo greco, infatti, l’arte dei suoni possiede la capacità di lavare via dall’animo i sentimenti negativi tramite la catarsi, la purificazione spirituale. Questo spiegherebbe perché… a partire dagli anni Settanta del Novecento: punk, hardcore, death, black, grind e tutti i sottogeneri metal più spinti incarnano provocazione, rabbia, ribellione, nichilismo, in sostanza una gigantesca valvola di sfogo che permette di eludere, seppur brevemente, il fardello dell’esistenza e il male di vivere che permea ogni cosa; e il lato visivo non è da meno… questo libro prosegue nell’analisi delle copertine di dischi che si sono viste emendate o proibite dalla scure della censura … L’oscenità dei Dead Kennedys, l’irriverenza dei Black Flag, le profanazioni dei Christian Death, la volgarità dei Poison Idea, la putrescenza dei Carcass, l’empietà dei Sarcófago, la violenza dei Cannibal Corpse, il cinismo dei Mayhem…». La musica è stimata da Schopenhauer la più elevata fra le arti, perché esprime direttamente la volontà. Essa narra «la storia più segreta della volontà. Ne dipinge ogni emozione, ogni tendenza, ogni movimento in un corso vitale, in cui tutto si collega e forma un insieme». Fa da eco Nietzsche: l’arte greca si espresse come arte apollinea a arte dionisiaca. La prima è esaltazione entusiastica, istinto irrazionale e culmina nella musica, la seconda è amore, armonia delle forme e culmina nelle altre forme di arte: plastica, pittorica, architettonica, verbale, gutturale, etc. Come i pittori si servono del colore per comunicare agli altri i propri sentimenti e le proprie idee, così gli scrittori e i poeti del verbo, i musicisti e i compositori del suono. Colore e suono hanno in comune una cosa: l’intensità. La bravura del pittore sta proprio in ciò: di ridurre la realtà che è tridimensionale, o meglio, dopo Einstein quadridimensionale, a bidimensionale. Questa è anche la differenza tra euclideo e non-euclideo. La musica è pura espressione del tempo, che di per sé è irrazionale, mentre la pittura è espressione dello spazio euclideo. La bellezza di questo libro di Pala consta in questo tentativo di coniugazione tra queste diverse forme di arte. La musica, pura espressione del Volo, cerca la sua forma, la copertina, che esprime essenzialmente un Malo. La copertina deve attirare alla preferenza e per questo si serve della logica dell’assurdo, dello scandalo. Lo scandalo è la pietra di inciampo: ciò che fa cadere, ciò che non passa inosservato, ciò che mette in discussione, ciò che dissacra. «Un sassofono e una cinepresa; una nota e un primo piano; uno spartito e una sceneggiatura.

Cosa avranno mai in comune John Zorn e Quentin Tarantino, due maestri dei rispettivi campi, un musicista/compositore a trecentosessanta gradi e un regista leggendario?

Molto più di quanto si possa pensare: le latenti ma vigorose affinità che intercorrono tra questi due geni contemporanei possono essere estrapolate, portate alla luce grazie a una approfondita analisi delle loro opere cardine, Pulp Fiction e Naked City.

Tale indagine prende in considerazione i più svariati argomenti: il percorso parte rintracciando gli aspetti comuni di Tarantino e Zorn nelle loro personalità, nel modo di creare, nelle ispirazioni, nel rapportarsi l’uno con il medium espressivo dell’altro;  si passa poi ad analizzare alcuni degli aspetti salienti che caratterizzano il film e il disco in questione, come l’uso di una struttura temporale e ritmica alquanto anomala, la convivenza di molteplici e diversissimi generi cinematografici e musicali, la tendenza alla citazione, la palese ammirazione per Jean-Luc Godard. La ricerca prosegue con uno sguardo approfondito al tema della città, esaminando l’utilizzo della tecnica del collage, riflettendo sull’umorismo e sui modi in cui esso si palesa nel corso del film e dell’album. Il fine ultimo di questo sfaccettato viaggio attraverso i caleidoscopici mondi dei due autori è sottolineare l’enorme influenza di Pulp Fiction e Naked City sulla maniera odierna di fare cinema e musica ma, soprattutto, evidenziare come Zorn e Tarantino abbiano anticipato e predetto il modo in cui queste forme d’arte vengono fruite al giorno d’oggi, dimostrandosi artisti visionari capaci di guardare ben oltre i loro tempi».

Tornando a Nietzsche, il ruolo dell’arte, soprattutto nella grecità originaria, cioè in quella tragedia, è essenziale. L’arte libera l’uomo dal terrore dell’esistenza; gli rende sopportabile l’esistenza, trasportandolo in un mondo superiore di fantasia e di sentimento. La vita in fondo è sogno. La realtà è favola.

I due effetti più importanti dell’arte sono: il tragico, o sublime, che libera dall’orribile e il comico che libera dall’assurdo. Questi in fondo rappresentano Apollo e Dioniso: comico e tragico, Sehnsucht e ironia. In mezzo c’è il mimico, il titanismo. Il fine dell’arte è la liberazione dell’uomo dalle condizioni di esistenza. L’arte, come diceva Stendhal, di cui si rammenta una sindrome, è una promessa di felicità.

La musica è destinata a rasserenare ed a sollevare lo spirito, come disse Rousseau, parlando degli intermezzi. I valzer di Strauss avevano conquistato l’Europa. Così le canzoni di interpreti come Sinatra, o i Beatles, o di altri gruppi, diventano popolari e internazionali perché azzeccano perfettamente lo spirito del tempo. Sono la voce dello Spirito, di hegeliana memoria. Tuttavia c’è una differenza tra canzone popolare e canto popolare: mentre la canzone popolare ha un singolo compositore, il canto popolare ha un compositore spesso anonimo. Ciò che ha importanza è l’interprete e non il compositore.

Nicolò, con sublime accortezza ha colto questo aspetto della musica moderna: l’importanza dell’interprete che si rivolge direttamente alle masse. Non si potrebbe comprendere perfettamente il nocciolo dell’arte moderna se non si capisce la psicologia delle folle – Le Bon a parte! Il musicista si rapporta direttamente con la massa. È la Vox Populi! C’è una sorta di “totalitarismo artistico”! la folla è folle: lo dice la parola stessa!

Di qui si capisce lo scandalo in copertina! L’arte è dissacratoria, o meglio dissacrante e consacrante, demistificatrice, ma nello stesso tempo mistificatrice.

L’arte è casta meretrix. L’arte non è la morale, non tende al bene, forse anche, ma soprattutto al bello. Il bello redime. Leopardi parla di “conversione dal bello al vero”, ma questa conversione la fa solo l’artista, l’esteta, che è anche etico, se vogliamo, asceta, ma non la folla. La folla odia il vero e preferisce il verosimile, l’illusione foscoliana. Pensiamo, ad esempio, allo scandalo della croce. L’arte è paradosso! È assurdo! È parabola! È iperbole! Questo è il profondo senso che vuole comunicarci in questa opera Niccolò: è quel sale della terra antico quanto l’uomo, quanto quella “Nascita della tragedia”. In questa vicenda umana dionisiaco e apollineo sono in rapporto di “odi et amo”. “Nescio”… noi non conosciamo l’impulso. Lo stesso impulso razionale è un impulso, è cioè irrazionale. Luce e tenebre sono senza ragione, come a volte bene e male.  Dionisiaco e apollineo sono come sale e zucchero: a volte li confondiamo. Il sale brucia, scotta. Lo zucchero addolcisce. Lo scandalo in copertina brucia, ti fa cadere, ma proprio in virtù di quella caduta l’uomo può rialzarsi. Di: Vincenzo Capodiferro

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