Da Bnp Paribas a Deutsche Bank, le banche europee si preparano all’era del riarmo

Andrea Muratore 27 Settembre 2025

Le banche europee si stanno preparando all’era del riarmo comunitario e stanno adattando policy e strategie a una fase in cui la difesa e i settori a essa collegati risulteranno sempre più importanti per i conti economici e bilanci delle istituzioni finanziarie. Il Financial Times ha in particolar modo dato notizia dell’aggiornamento delle policy interne dell’importante istituto francese Bnp Paribas.

Bnp Paribas, nuove policy e strategie per la Difesa

La banca di Parigi, primo istituto francese per capitalizzazione e quinto nell’Unione Europea dopo i leader italiani e spagnoli (Santander, Unicredit, Intesa San Paolo e Bbva), ha infatti revisionato le politiche di investimento cancellando un vincolo del 2010 che la escludeva dal “finanziare la produzione e il commercio di armi controverse”.

Il Ft segnala che il termine utilizzato nella vecchia linea guida appariva decisamente difficile da ricondurre a precisi prodotti: “controverse” è difficile da delineare come concetto, dato che quando fu pensato il dibattito si concentrava su fattispecie come gli attacchi dei veicoli armati senza pilota (Uav) in Afghanistan e Pakistan condotti dagli Usa senza mandato internazionale e spesso con un’ampia quantità di vittime civili. Allora si pensava a armamenti il cui utilizzo avrebbe posto problemi di tipo etico o morale prima ancora che legislativo, ma ad oggi questo termine è stato escluso e sostituito con una prescrizione a evitare di finanziare armamenti vietati dai trattati internazionali.

Una politica simile, aggiunge Le Figaro, sarebbe pensata da un’altra compagnia di peso della finanza transalpina, Societé Generale. Il Ft riferisce che anche la tedesca Deutsche Bank sta aumentando gli sforzi in direzione di un ruolo più attivo nel finanziamento del settore in un contesto in cui “l’industria della difesa è sotto pressione per aumentare la produzione, ma ci sono stati avvertimenti secondo cui i piccoli fornitori hanno bisogno di maggiori finanziamenti per intensificare le loro attività e, a volte, le aziende più grandi sono intervenute per colmare il divario quando i finanziamenti erano scarsi”.

Esg e Difesa

Del resto, l’industria della Difesa ha degli economics estremamente complessi: tempi lunghi di rientro degli investimenti, problemi oggettivi di flusso di cassa a cui molti Paesi provano a ovviare come fa la Germania annunciando quote fisse di acquisti e pagamenti programmati al settore, necessità di gestire filiere e linee d’acquisto complesse. Una controparte finanziaria chiara e funzionante appare decisiva per consentirle di esprimere appieno il suo potenziale.

Del resto, per la finanza il sostegno ai programmi di investimento militare pone non pochi ostacoli: i ritorni incerti e la dipendenza da clienti pubblici rendono farraginose le prospettive di rientro da finanziamenti e prestiti e al contempo c’è da constatare anche la potenziale contrarietà di molti investitori a fornire risorse a banche capaci di emettere prestiti da spendere per armamenti.

Responsible Investor ha riportato che secondo il think tank britannico Rusi i regolamenti Esg sono un effettivo freno agli investimenti in armamenti, ritenuti tutt’altro che “sostenibili”. Una ricerca di Deutsche Bank ha invitato di recente a mixare i fondi Esg con investimenti in settori come la difesa stessa e l’energia nucleare. E tutti gli indizi aprono alla prospettiva che una grande rivoluzione culturale sia pronta a accompagnare la finanza per attrezzarsi all’era del riarmo europeo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.