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05 Novembre 2025 Ennio Remondino
Per assicurarsi il redditizio contratto del ‘Progetto Nimbus’, i giganti della tecnologia hanno concordato con il governo di Israele di ignorare i propri termini di servizio e di eludere gli ordini legali avvisando il potente committente nel caso in cui un tribunale straniero avesse richiesto i loro dati. ‘Meccanismo strizzatina d’occhio’ e l’intelligenza artificiale per le bombe su Gaza.

Web a tutto spia: ‘Progetto Nimbus’
«Nel 2021, Google e Amazon hanno firmato un contratto da 1,2 miliardi di dollari con il governo israeliano per fornirgli risorse informatiche avanzate e intelligenza artificiale, strumenti utilizzati nei due anni dell’intervento militare israeliano nella Striscia di Gaza. I dettagli del redditizio contratto, noto come ‘Progetto Nimbus’, sono stati tenuti segreti». Rivelazioni shock del giornalista israeliano Yuval Abraham con la collaborazione di Harry Davies del The Guardian. L’inchiesta tra ‘+972 Magazine’, ‘Local Call’ e ‘The Guardian’, rivela che Google e Amazon hanno accettato «controlli non ortodossi inseriti da Israele nell’accordo, in previsione di azioni legali per l’uso della tecnologia nella Cisgiordania occupata e a Gaza».
Imposizioni ai ‘giganti’ eticamente nani
Due le richieste che Israele ha imposto ai giganti della tecnologia come parte dell’accordo. La prima vieta a Google e Amazon di limitare le modalità di utilizzo dei loro prodotti da parte di Israele, «anche se tale utilizzo viola i termini di servizio». Cioè, lo spionaggio può ficcare il naso dove vuole cancellando il privato. La seconda obbliga le aziende a notificare segretamente a Israele qualora un tribunale straniero ordini loro di consegnare i dati del Paese archiviati sulle loro ‘piattaforme cloud’ (‘magazzini’ informatici gestiti da terzi), eludendo di fatto i propri obblighi di legge. Banditismo commerciale e vergogna etica imperdonabile.
Prima del 7 ottobre certi sospetti
‘Progetto Nimbus’ per consentire a Israele di trasferire enormi quantità di dati appartenenti alle sue agenzie governative, ai servizi di sicurezza e alle unità militari sui ‘server cloud’ delle due aziende: Amazon Web Services e Google Cloud Platform. Ma già due anni prima del 7 ottobre, i funzionari israeliani che avevano redatto il contratto avevano previsto la possibilità di azioni contro Google e Amazon sull’uso della loro tecnologia nei territori occupati. Scenario maggiormente temuto, l’ordine di consegnare i dati di Israele alla polizia, ai pubblici ministeri o alle agenzie di sicurezza per agevolare le indagini, «ad esempio se l’uso dei loro prodotti da parte di Israele fosse collegato ad abusi dei diritti umani contro i palestinesi». Guarda caso!
Regole per tutti meno uno
Il ‘CLOUD Act’ Usa del 2018 consente alle forze dell’ordine di obbligare i fornitori di servizi cloud con sede negli Stati Uniti a consegnare i dati, anche se archiviati su server all’estero. Nell’Unione Europea, le leggi possono richiedere alle aziende di identificare e affrontare le violazioni dei diritti umani nelle loro catene di fornitura globali e i tribunali possono intervenire se tali obblighi non vengono rispettati. E le aziende che ricevono un ordine di consegna dei dati sono impedite dal tribunale o dalle forze dell’ordine di rivelare i dettagli della richiesta al cliente interessato. Ma la legge non vale per tutti. I funzionari israeliani hanno richiesto la clausola che imponesse alle aziende di avvertire segretamente Israele anche se la legge lo proibiva.
‘Meccanismo strizzatina d’occhio’
Secondo The Guardian, questa segnalazione viene effettuata tramite un codice segreto, diventato noto come ‘meccanismo di strizzatina d’occhio’, ma definito nel contratto come ‘compensazione speciale’, in base al quale le aziende sono obbligate a inviare al governo israeliano pagamenti a quattro cifre in shekel israeliani corrispondenti al prefisso internazionale del paese in questione seguito da zeri. Esempio, se Google o Amazon fossero costrette a condividere dati con le autorità italiane, (prefisso +39), invierebbero e 3.900 shekel entro 24 ore dal trasferimento delle informazioni. Se Google o Amazon evitassero anche solo di segnalare quale Paese ha ricevuto i dati, dovrebbero pagare al governo israeliano 100.000 NIS (30.000 dollari).
Letture legali e proclami di innocenza
Né Google né Amazon hanno risposto alle domande sull’eventuale utilizzo del codice segreto da quando è entrato in vigore il contratto Nimbus. Google: ‘è falso che in qualche modo fossimo coinvolti in attività illegali’. Ma gli stessi funzionari israeliani, hanno osservato che le loro richieste su come Google e Amazon avrebbero dovuto rispondere a un ordine emesso dagli Stati Uniti «potrebbero entrare in conflitto con la legge statunitense e le aziende dovrebbero scegliere tra ‘violare il contratto o violare i propri obblighi legali’». Esperti, tra cui diversi ex procuratori statunitensi, hanno descritto questo accordo al Guardian come ‘altamente insolito’, spiegando che i messaggi in codice ‘potrebbero violare gli obblighi legali delle aziende’.
Vecchio ed eterno vizio
Il mese scorso, dopo che +972, Local Call e The Guardian hanno rivelato che Israele aveva violato i termini di servizio di Microsoft utilizzando la sua piattaforma per archiviare telefonate intercettate effettuate da palestinesi, il gigante della tecnologia ha revocato l’accesso dell’esercito israeliano ad alcuni dei suoi prodotti. Ma i documenti trapelati affermano che il contratto Nimbus vieta espressamente a Google e Amazon di imporre sanzioni simili a Israele, anche se le politiche aziendali dovessero cambiare o se l’uso della tecnologia da parte di Israele violasse i loro termini di servizio. Agire in tal modo, secondo i documenti, non solo scatenerebbe un’azione legale per violazione del contratto, ma comporterebbe anche pesanti sanzioni pecuniarie.
‘Policy modificate’ e altri trucchi
L’anno scorso, The Intercept ha riferito che Nimbus è regolato da un insieme di ‘policy modificate’ concordate tra Google e Israele, anziché dalle condizioni generali di servizio dell’azienda. La pubblicazione citava un’email trapelata di un avvocato di Google che avvertiva che, se l’azienda avesse vinto l’accordo, «avrebbe dovuto accettare un contratto non negoziabile a condizioni favorevoli al governo». Un’analisi dell’accordo del Ministero delle Finanze israeliano afferma che il contratto Nimbus consente a Israele di ‘utilizzare qualsiasi servizio a piacimento’, a condizione che ciò non violi la legge israeliana. Solo la loro legge. I termini dell’accordo stabiliscono che «Israele ha il diritto di migrare verso il cloud o di generare nel cloud qualsiasi contenuto e dato desideri».
Intelligenza Artificiale per le bombe su Gaza
Google e Amazon hanno dovuto affrontare critiche da parte di dipendenti e investitori per il ruolo svolto da Nimbus nel devastante attacco israeliano a Gaza, che una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite hanno definito un genocidio. In dichiarazioni rivelate da +972 e Local Call lo scorso anno, un comandante dell’unità del Centro di Informatica e Sistemi Informativi dell’esercito israeliano ha affermato che i servizi di intelligenza artificiale e cloud dei giganti della tecnologia avevano conferito a Israele «un’efficacia operativa molto significativa nella Striscia». Diverse fonti di sicurezza israeliane hanno confermato che l’esercito ha fatto ampio uso delle infrastrutture realizzate tramite Nimbus, tra cui i grandi data center costruiti da Google e Amazon in Israele.