Il triangolo del litio: la nuova frontiera geopolitica fra Argentina, Bolivia e Cile

Dal blog https://krisis.info/it

di Paola Ottino10 Novembre 2025

In America latina si gioca la partita decisiva tra competizione geopolitica, interessi economici e sostenibilità ambientale.

“Sfruttamento del Messico da parte dei Conquistadores spagnoli”, parte del murale del Palazzo Nazionale, a Città del Messico, dipinto da Diego Rivera. Foto di Wolfgang Sauber; modifica prospettica di Ecelan. Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 3.0.

L’America centro-meridionale è diventata un campo di battaglia per le risorse strategiche: litio, rame, oro e altri metalli critici attirano investimenti e rivalità tra Stati Uniti, Cina ed Europa. Dalle saline del «triangolo del litio» alle miniere di oro illegali, l’espansione estrattiva ridefinisce gli equilibri regionali. E, come racconta nella prima parte della sua analisi la professoressa Paola Ottino, l’oro è diventato la nuova economia di guerra per gruppi armati colombiani e venezuelani.

«Perché questa regione è importante? Con tutte le sue ricche risorse ed elementi delle terre rare… C’è il triangolo del litio: il 60 percento del litio mondiale è nel triangolo del litio: Argentina, Bolivia, Cile». Il generale statunitense Laura Richardson, quand’era a capo dello U.S. Southern Command, il comando unificato Usa, lo ha detto chiaramente: l’America latina, con i suoi beni naturali, è cruciale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

La schietta ammissione, pronunciata nel gennaio 2023 all’Atlantic Council dal più alto comando militare statunitense per America centrale, Sud America e Caraibi, definisce la posta in gioco geopolitica. L’importanza strategica dell’America Latina non è un fenomeno nuovo, ma ha raggiunto un picco d’attenzione proprio perché si inserisce in una profonda e ineludibile trasformazione a livello mondiale.

La salina di Salar de Uyuni in Bolivia, che custodisce una delle più grandi riserve di litio del pianeta. Foto Diego Delso / delso.photo. Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.
La salina di Salar de Uyuni in Bolivia, che custodisce una delle più grandi riserve di litio del pianeta. Foto Diego Delso / delso.photo. Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.

È ormai noto come la transizione energetica e la digitalizzazione abbiano spostato la domanda globale di risorse naturali verso materiali strategici. Questo ha accentuato la competizione geopolitica rendendo i progetti minerari nodi sensibili nelle relazioni internazionali. La concentrazione geografica di queste risorse in alcune aree del Sud America conferisce anche ai Paesi latino-americani un’importanza strategica globale dove prezzi e politiche si intrecciano, trasformando le materie prime in veri e propri strumenti geopolitici.

L’America Latina è diventata negli ultimi anni una protagonista centrale nel panorama globale delle materie prime strategiche come rame, litio, oro, argento e ferro (figura 1). Cile, Argentina, Venezuela, Bolivia e Colombia emergono come nodi critici in catene di approvvigionamento sempre più globalizzate, generando sia opportunità economiche sia complessi problemi ambientali e sociali.

Figura 1 – Produzione di minerali. Fonte: Reichl, C., Schatz, M. (2025). World Mining Data, Federal Ministry Republic of Austria, Minerals Production, Volume 40.
Figura 1 – Produzione di minerali. Fonte: Reichl, C., Schatz, M. (2025). World Mining Data, Federal Ministry Republic of Austria, Minerals Production, Volume 40.

I Paesi latino-americani stanno emergendo come una delle principali destinazioni per gli investimenti, poiché le guerre in corso, sia militari sia commerciali, spingono gli investitori a cercare opzioni in una regione che considerano libera da dazi e conflitti di vasta portata. In questo contesto, le tensioni tra Stati Uniti, Cina e Unione Europea si riflettono direttamente sulle politiche estrattive locali e sui contratti commerciali, costringendo i governi latinoamericani a bilanciare interessi economici, attrazione di investimenti stranieri e tutela dell’ambiente e delle comunità locali.

L’importanza crescente delle risorse minerarie dell’America Latina sta esponendo l’area a rivalità geopolitiche, soprattutto tra Stati Uniti e Cina, e, allo stesso tempo, sta portando alcuni governi latinoamericani ad adottare maggiori politiche nazionaliste per aumentare il controllo statale sulle risorse strategiche e massimizzare i benefici economici1.

Lungimiranza cinese

La Cina ha pubblicato il suo primo documento programmatico su America Latina e Caraibi (Lac) nel 2008. A oggi, la regione è il secondo maggior destinatario di investimenti diretti cinesi dopo l’Asia. La Cina è il principale partner commerciale globale del Cile, la principale destinazione delle esportazioni e la principale fonte di importazioni. Circa il 77% delle esportazioni del Cile verso la Cina è costituito da minerale di rame e prodotti correlati, il che rende il Cile uno dei pochi Paesi Lac con un surplus commerciale con il Sol Levante.

Le previsioni suggeriscono che entro il 2035 la Cina e gli Stati Uniti si contenderanno la posizione di principale partner commerciale dell’America Latina e dei Caraibi2. Inoltre, Pechino sta anche rafforzando le sue relazioni politiche con la regione, principalmente attraverso il forum Cina-Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici3. Secondo i dati ufficiali, tra gennaio e settembre 2024, il commercio bilaterale ha raggiunto i 427,4 miliardi di dollari, con un aumento annuo del 7,7%4.

La Cina ha firmato documenti di cooperazione nell’ambito della Belt and Road Initiative (Bri) con 22 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi che includono la realizzazione di un’autostrada a quattro corsie in Giamaica, il primo parco industriale intelligente a Trinidad e Tobago e il porto di Chancay in Perù. Ma la stretta cooperazione passa anche attraverso la cultura: sono state aperte 57 sedi tra Istituti Confucio e Aule Confucio in 26 Paesi e promossi scambi culturali. Anche la promozione turistica ha contribuito a rafforzare i legami, con l’apertura di rotte aeree dirette tra Cina e Brasile, Messico e Cuba che facilitano non solo il turismo ma anche gli scambi commerciali.

Dal 2018 Pechino ha investito 11 miliardi di dollari nell’estrazione di litio in America Latina. Un accordo degno di nota è stato concluso nel gennaio 2023, quando un consorzio di società cinesi (Catl, Brunp e Cmoc) ha investito 1,4 miliardi di dollari nella costruzione di due impianti di estrazione del litio su territorio boliviano in partnership con la boliviana Ylb. Un secondo accordo è stato firmato nel giugno 2023, con Citic Guoan che ha accettato di investire 857 milioni di dollari in un progetto situato nelle saline di Uyuni in Bolivia, che contengono enormi quantità di litio5.

Pechino partecipa anche a quello che è stato definito uno «spaghetti bowl» di organizzazioni regionali e iniziative all’interno del Lac, essendo membro della Inter-American Development Bank e della Caribbean Development Bank, oltre che essere osservatore permanente in sei organizzazioni e collaborare attivamente con altre 11, secondo quanto riportato da uno studio di Marc Jütten6. Il rapporto evidenzia anche che circa due terzi degli investimenti cinesi riguardano i settori dell’energia, delle materie prime e dell’estrazione mineraria. I progetti relativi a metalli e minerali critici rappresentano il 98% degli investimenti minerari totali cinesi. In Brasile la Cina possiede e gestisce oltre 300 centrali elettriche e il 50% della produzione idroelettrica di San Paolo; mentre in Cile il 57% della distribuzione di energia elettrica è di proprietà di aziende cinesi.

Secondo uno studio del 2025 pubblicato dalla Konrad-Adenauer-Stiftung7, le due banche di sviluppo cinesi – la China Development Bank (Cdb) e la Export-Import Bank of China (Exim) – hanno prestato oltre 141 miliardi di dollari ai Paesi dell’America Latina e dei Caraibi dal 2005, più della Banca Mondiale, della Banca Interamericana di Sviluppo e della Banca Latinoamericana di Sviluppo messe insieme. Questo colloca i Paesi Lac al secondo posto (24%), dopo l’Asia (29%), in termini di prestiti erogati a livello globale dalla Cina tra il 2005 e il 2021, seguiti dall’Africa (23%).

Oltre il litio, il rame e l’oro

Secondo lo US Geological Survey del 2025, Argentina, Bolivia e Cile – denominati congiuntamente «Triangolo del litio» – detengono oltre il 49% delle risorse mondiali stimate di litio, superando di gran lunga gli Stati Uniti (16,5%), l’Australia (7,7%) e la Cina (5,9%)8. Quest’area si estende per circa 400.000 km2 e comprende approssimativamente 150 bacini idrografici interni di cui il Salar de Atacama, nella zona di Antofagasta in Cile, è l’area più estesa con due miniere di litio, seguita dalla miniera del Salar del Hombre Muerto situata a Catamarca in Argentina.

L’estrazione del litio in Bolivia, nonostante le abbondanti riserve nell’area del Salar de Uyuni – la più grande distesa salata al mondo – resta ancora limitata a causa di sfide politiche e infrastrutturali. Sotto la coltre di bianchi cristalli di sale, che coprono un’area di circa 10.000 km2, si trova uno strato di salamoia che contiene i più grandi depositi al mondo di litio. Anche altri Paesi latinoamericani, come Brasile e Perù, stanno esplorando le loro potenziali riserve di questo metallo (figura 2).

Figura 2 – Produzione mondiale di litio. Fonte: Vnuchkov M. (2025). How to invest in lithium: a comprehensive guide. Traders Union.
Figura 2 – Produzione mondiale di litio. Fonte: Vnuchkov M. (2025). How to invest in lithium: a comprehensive guide. Traders Union.

Oltre all’abbondanza di litio, l’America Latina possiede anche le maggiori riserve di rame al mondo, con il Cile primo produttore mondiale con il 23,04% dell’offerta globale e il Perù, terzo produttore dopo il Congo, con l’11,3%9. La miniera di Escondida, situata nel deserto cileno di Atacama, è la più grande miniera di rame al mondo. Un caso emblematico per comprendere le interazioni tra economia globale, impatti sociali e illegalità è rappresentato dalla produzione di oro in Colombia (figura 3).

Figura 3 - Principali Paesi latinoamericani produttori di oro. Elaborazione grafico P. Ottino su dati di Reichl, C., Schatz, M. (2025). World Mining Data, Federal Ministry Republic of Austria, Minerals Production, Volume 40.
Figura 3 – Principali Paesi latinoamericani produttori di oro. Elaborazione grafico P. Ottino su dati di Reichl, C., Schatz, M. (2025). World Mining Data, Federal Ministry Republic of Austria, Minerals Production, Volume 40.

A dicembre del 2024 l’estrazione di questo prezioso metallo è stata di 60 tonnellate, ma una larga porzione proviene da miniere illegali10. Nel 2020 circa il 69% della produzione di oro colombiano era estratta irregolarmente, con un picco dell’85% nel 2022 (figura 4).

Figura 4 - Produzione totale di oro in Colombia e percentuale di estrazione illegale. Elaborazione grafico Paola Ottino su dati del Global Financial Integrity. (2023). Illicit Financial Flows and Illegal Gold Mining – New Developments in Colombia e della Associated Press, National Mining Agency. (2025).
Figura 4 – Produzione totale di oro in Colombia e percentuale di estrazione illegale. Elaborazione grafico Paola Ottino su dati del Global Financial Integrity. (2023). Illicit Financial Flows and Illegal Gold Mining – New Developments in Colombia e della Associated Press, National Mining Agency. (2025).

L’aumento dei prezzi internazionali dell’oro, l’incapacità dello Stato di regolamentarne efficacemente l’estrazione e gli effetti della lotta al narcotraffico hanno portato molti dei gruppi armati illegali e delle bande criminali11 del Paese a integrare questa economia illegale nella loro economia di guerra. Di conseguenza, diversi gruppi competono per il controllo territoriale nelle aree con giacimenti del prezioso metallo (figura 5).

Figura 5 - Comuni della Colombia nei quali convergono attività di estrazione dell’oro e gruppi armati illegali. Fonte: Defensoría del Pueblo de Colombia. (2018). Informe especial de riesgo: economías ilegales, actores armados y nuevos escenarios de riesgo en el posacuerdo.
Figura 5 – Comuni della Colombia nei quali convergono attività di estrazione dell’oro e gruppi armati illegali. Fonte: Defensoría del Pueblo de Colombia. (2018). Informe especial de riesgo: economías ilegales, actores armados y nuevos escenarios de riesgo en el posacuerdo.

L’oro illegale genera maggiori profitti rispetto al traffico di droga e comporta meno rischi grazie alle ampie possibilità di commerciare ed esportare illegalmente questo minerale12. Gli autori di un’analisi del 201813 hanno stabilito i principali metodi di finanziamento utilizzati dai vari gruppi armati, le loro fasi nella catena del valore e le rispettive forme di coinvolgimento (tabella 1).

Tabella 1 - Metodi di coinvolgimento dei vari gruppi armati. Fonte: Defensoría del Pueblo de Colombia, 2018.
Tabella 1 – Metodi di coinvolgimento dei vari gruppi armati. Fonte: Defensoría del Pueblo de Colombia, 2018.

Tuttavia, tra i diversi gruppi e nelle diverse fasi, le modalità di finanziamento sono suddivise come esplicitato nella tabella 2.

Tabella 2 – Modalità di finanziamento per i diversi gruppi armati illegali. Fonte: Defensoría del Pueblo de Colombia, 2018.
Tabella 2 – Modalità di finanziamento per i diversi gruppi armati illegali. Fonte: Defensoría del Pueblo de Colombia, 2018.

Come evidenziano gli autori dello studio, l’utilizzo di diversi metodi di finanziamento da parte di entrambi i gruppi armati è piuttosto simile. Ciò è dovuto a due ragioni sostanziali: la prima è legata alla natura dell’economia mineraria illegale dell’oro, poiché la presenza di un quadro giuridico comune determina in parte le pratiche di profitto dei gruppi armati illegali.

Dati gli elementi tecnici omogenei (preferenza per i depositi alluvionali, utilizzo di draghe e terne, tecniche di arricchimento simili nelle miniere, presenza di minatori di sussistenza all’interno delle miniere) e le condizioni simili nei territori in cui si concentra l’attività – alti tassi di povertà, infrastrutture e servizi pubblici carenti, difficoltà nell’esercizio della regolamentazione da parte dello Stato – anche i metodi utilizzati per sfruttare l’attività per l’economia di guerra tendono a essere omogenei.

In secondo luogo, le dinamiche dell’economia illegale dell’oro nel periodo successivo all’accordo sono state caratterizzate dalla sovrapposizione di entrambi i tipi di gruppi armati nei territori abbandonati dalle Farc, il che ha generato dinamiche di accordi o alleanze tra di loro in alcune aree per distribuire i redditi generati dall’estrazione dell’oro o l’emergere di controversie.

La principale destinazione delle esportazioni di oro della Colombia sono gli Stati Uniti, seguiti dalla Svizzera (figura 6). A partire dal 2016, la Colombia ha iniziato a esportare gran parte del suo oro verso zone di libero scambio. Nel 2016 e nel 2017 le zone franche hanno ricevuto quasi un quarto delle esportazioni di oro della Colombia. Nel 2019, l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti hanno aumentato le loro importazioni di oro colombiano.

Figura 6 - Destinazione delle esportazioni di oro colombiano. Elaborazione grafico di Paola Ottino su dati della Organizacíon de los Estados Americanos - Departamento contra la Delincuencia Organizada Transnacional. (2022). Tras el dinero del oro ilícito: fortalecimiento de la lucha contra las finanzas de la minería ilegal: El caso de Colombia.
Figura 6 – Destinazione delle esportazioni di oro colombiano. Elaborazione grafico di Paola Ottino su dati della Organizacíon de los Estados Americanos – Departamento contra la Delincuencia Organizada Transnacional. (2022). Tras el dinero del oro ilícito: fortalecimiento de la lucha contra las finanzas de la minería ilegal: El caso de Colombia.

All’estrazione illegale di oro, spesso si associa anche il contrabbando transfrontaliero di metalli tossici come il mercurio. Potente neurotossina vietata o severamente limitata in molti Paesi, è essenziale per il processo utilizzato dai minatori illegali per estrarre l’oro rendendo l’attività di estrazione e contrabbando di mercurio sempre più redditizia.

Traffico di mercurio

Un’indagine dell’Environmental Investigation Agency14 documenta una crescente «triade oro-mercurio-droga» che collega l’estrazione illegale dei due elementi alla criminalità transnazionale, alla violazione dei diritti umani e al degrado ambientale. Gran parte del mercurio proviene dalle miniere della regione della Sierra Gorda, a Querétaro in Messico, e si stima che oltre 30 tonnellate vengano trafficate ogni anno da una singola rete criminale dal Messico alle miniere d’oro illegali in Bolivia, Perù e Colombia15.

Il Venezuela aggiunge un ulteriore livello di complessità alla geografia mineraria latinoamericana. Il Paese possiede significativi giacimenti di oro, coltan16, bauxite, ferro e diamanti, concentrati soprattutto nelle regioni meridionali e nella zona del Rio Caroní. Il governo venezuelano ha recentemente confermato rilevanti giacimenti di coltan e oro, insieme a quelli di altri importanti minerali – come fosfati, diamanti, titanio e piombo – nella zona sud del fiume Orinoco, con riserve valutate fino a 100 miliardi di dollari17.

Le indagini sono state effettuate attraverso un programma di ricognizione aerea condotto in collaborazione con l’Iran. Inoltre, il Paese dispone anche di importanti giacimenti di caolino sfruttati in partnership con la Russia che fornirà, come affermato dal ministro della Scienza e della Tecnologia venezuelano, supporto tecnologico nella lavorazione dell’uranio18. La lista dei minerali rilevanti di cui il Venezuela è ricco include anche il rodio che nel 2022 è stato inserito tra i minerali strategici per il Paese. Questo metallo, utilizzato principalmente come catalizzatore nei motori dei veicoli, è molto raro e pregiato tanto da essere uno dei più costosi al mondo.

Tuttavia, la crisi politica ed economica, le limitate capacità tecnologiche e le pressioni dei gruppi armati che controllano parte delle miniere hanno reso difficile una efficace regolamentazione del settore minerario. L’oro venezuelano, in particolare, è spesso estratto e commercializzato illegalmente, alimentando reti di contrabbando e contribuendo al finanziamento di organizzazioni criminali. Uno studio della Fact (Financial Accountability and Corporate Transparency) Coalition stima che l’86-91% dell‘oro venezuelano sarebbe prodotto illegalmente e circa il 70% di questa produzione viene contrabbandato e riciclato a livello internazionale attraverso società fittizie e catene di approvvigionamento poco trasparenti. Le operazioni sono spesso controllate da élite militari, gruppi di guerriglia e bande transnazionali19.

Miniere illegali

Le regioni più vulnerabili sono gli Stati meridionali di Bolívar e Amazonas, ricchi di giacimenti auriferi, dove gruppi armati, reti criminali, attori statali e comunità indigene si contendono il controllo delle miniere illegali. Nel 2022, nell’ambito di una ricerca condotta sulla base di informazioni raccolte tramite monitoraggio satellitare, sono stati identificati oltre 3.700 siti minerari e una rete di circa 42 piste di atterraggio utilizzate per il traffico di oro e droga20.

Secondo un’analisi di InSight Crime21, le operazioni statali volte a contrastare l’attività mineraria illegale, come l’operazione Neblina 202522, non sono riuscite a debellare completamente gli organizzatori di queste attività e hanno causato una espansione e uno spostamento degli insediamenti minerari verso aree più remote e più difficili da individuare tramite satellite e quindi più difficili da controllare.

Inoltre, in America Latina si trovano importanti giacimenti anche di altre materie prime. Ad esempio, il Brasile è il primo produttore mondiale di niobio (92,91%), il secondo di ferro (17,54%) – dopo l’Australia – e il terzo di tantalio (18,01%). Per quanto riguarda il molibdeno, il Cile è il secondo produttore mondiale (15,13%) dopo la Cina; mentre il Perù è il primo produttore di arsenico (48,39%), il secondo dopo la Cina di zinco (11,73%) e il terzo di argento (11,42%). Il Messico è il primo produttore mondiale di argento (27,32%)23.

Alla luce di questa complessa trama di investimenti, rivalità e sfide interne, la risposta alla domanda posta dalla generale Richardson – «Perché questa regione è importante?» – è inequivocabile. L’America Latina è cruciale non solo come serbatoio di risorse strategiche per la sicurezza globale, ma come il campo di battaglia dove si deciderà l’equilibrio tra geopolitica, sviluppo economico e sostenibilità ambientale del futuro.


  1. Li, J., Shapiro, D. M., Vecino, C. (2025). Geopolitics, Host Country Policy, and Critical Mineral Investment in Latin America. AIB Insights. ↩︎
  2. Prazeres, T., Bohl, D., Zhang, P. (2021). China-LAC Trade: Four Scenarios in 2035. Atlantic Council. ↩︎
  3. La Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) è un meccanismo intergovernativo di dialogo e accordo politico che include in modo permanente trentadue Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Istituito nel 2011, ha contribuito ad approfondire il dialogo tra tutti i Paesi della regione in settori quali lo sviluppo sociale, l’istruzione, il disarmo nucleare, l’agricoltura familiare, la cultura, la finanza, l’energia e l’ambiente. In particolare, il forum Cina-CELAC, istituito nel 2015, funge da piattaforma per promuovere il dialogo politico, la collaborazione economica e gli scambi culturali. ↩︎
  4. The State Council Information Office – The People’s Republic of China. (2025). How a key mechanism drives China-Latin America cooperation. ↩︎
  5. Jütten, M. (2025). China’s increasing presence in Latin America: Implications for the European Union. EPRS-European Parliamentary Research Service. ↩︎
  6. Ibid. ↩︎
  7. Johnson, K.L. (2025). China, Latin America and the United States: Geopolitical Impacts and New Challenges. Konrad-Adenauer-Stiftung. ↩︎
  8. US Geological Survey. (2025). Mineral Commodity Summaries. ↩︎
  9. Ibid. ↩︎
  10. CEIC Comprehensive Economic Information Collection 2025. ↩︎
  11. CEIC Comprehensive Economic Information Collection 2025. ↩︎
  12. Defensoría del Pueblo de Colombia. (2018). Informe especial de riesgo: economías ilegales, actores armados y nuevos escenarios de riesgo en el posacuerdo. ↩︎
  13. Defensoría del Pueblo de Colombia. (2018). Informe especial de riesgo: economías ilegales, actores armados y nuevos escenarios de riesgo en el posacuerdo. ↩︎
  14. EIA. (2025). Traffickers leave no stone unturned. ↩︎
  15. Il commercio e l’utilizzo del mercurio per la produzione di oro è una violazione della Convenzione di Minamata sul mercurio, entrata in vigore nel 2017 e firmata da 128 Paesi tra cui anche il Messico. Tra i punti salienti della Convenzione figurano il divieto di nuove miniere di mercurio, la dismissione di quelle esistenti, l’eliminazione graduale e la riduzione dell’uso del mercurio in diversi prodotti e processi, misure di controllo delle emissioni in atmosfera e dei rilasci nel suolo e nell’acqua, e la regolamentazione del settore informale dell’estrazione artigianale e su piccola scala dell’oro. La Convenzione affronta anche lo stoccaggio temporaneo del mercurio e il suo smaltimento una volta trasformato in rifiuto, i siti contaminati dal mercurio e le problematiche sanitarie. ↩︎
  16. Il coltan è una abbreviazione di columbite-tantalite, i due minerali che danno il nome alla roccia di cui è composta e da cui si estraggono i metalli niobio e tantalio, indispensabili per l’industria high-tech. Le più grandi riserve mondiali si trovano nella Repubblica Democratica del Congo. ↩︎
  17. Investing.com. (2025) Venezuela confirma yacimentos de coltán, y oro por 100.000 millones dólares. ↩︎
  18. Ibid. ↩︎
  19. Yansura, J. and I. Hazbun. (2025) Addressing Illegal Gold Mining in the Western Hemisphere. New approaches for U.S. Policy. FACT Coalition. ↩︎
  20. El País. (2022). Las pistas ilegales que bullen en la selva venezolana. ↩︎
  21. InSight Crime. (2025). La ofensiva antiminera desplaza las operaciones a otras zonas de Venezuela. ↩︎
  22. L’operazione Neblina fa parte di una serie di interventi statali contro l’estrazione mineraria illegale che hanno avuto luogo nello Stato di Amazonas dalla metà del 2023, soprattutto da quando i soldati hanno espulso circa 13.000 minatori (Operación Autana) che operavano illegalmente nel Parco Nazionale di Yapacana, vicino al confine con la Colombia. ↩︎
  23. Reichl, C., Schatz, M. (2025). World Mining Data. Federal Ministry Republic of Austria. Mineral Production, 40. ↩︎

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Autore

  • Paola OttinoPaola OttinoLaureata in Scienze Naturali all’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito una specializzazione post-laurea presso l’Università dell’Aquila e un Master of Science allo University College of Cork (Irlanda). Docente a contratto all’Università di Trieste, dove ha tenuto il corso in Studi Strategici, ha un insegnamento intitolato Il ruolo delle risorse naturali nelle crisi internazionali. Ha anche insegnato all’Università di Roma La Sapienza, Roma Tre e Tor Vergata, all’Università dell’Aquila e a quella di Chieti-Pescara. Giornalista pubblicista, è ufficiale superiore dell’Esercito italiano. In qualità di specialista funzionale in materia di problematiche ambientali, ha prestato servizio in vari reparti, tra cui lo Stato Maggiore dell’Esercito, il Comando Truppe Alpine e il Nato Rapid Deployable Corps. È qualificata Specialista Cimic e Specialista di II livello in sistemi software GIS

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