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10 Novembre 2025 Valerio Sale
Tecnologia e innovazione il cuore e il motore del “Piano Quinquennale di Sviluppo Socio-Economico 2026-2030”. Multilateralismo e il rispetto delle regole nel commercio per opporsi ai protezionismi daziari di Trump, e la strategia per costruire un sistema integrato tra ricerca, industria e istruzione per l’inseguimento alla leadership globale che gli Stati Uniti ancora detengono.

‘Supremazia tecnologica e modernizzazione socialista di base’
Il piano quinquennale è fondato su un forte coordinamento statale, ma dichiaratamente aperto a meccanismi di mercato e cooperazione internazionale. Al centro ci sarà l’intelligenza artificiale con le tecnologie emergenti come il la quantistica computazionale (per la velocità di calcolo) e l’idrogeno come ulteriore fonte energetica alternativa, settore di cui la Cina detiene già la leadership mondiale.
Creazione di talenti nazionali
Un altro pilastro fondamentale del piano è la creazione di talenti per perseguire l’autosufficienza e la riduzione della dipendenza da tecnologie straniere. I chip sono il punto più esplicito di svolta: si tratta non solo di aumentare capacità, ma di chiudere il divario nei componenti di controllo della filiera — litografia, matrici industriali, strumentazione scientifica che attualmente sono ad appannaggio degli Stati Uniti. È di questi giorni la notizia che la Cina ha aumentato i sussidi che riducono fino alla metà le bollette energetiche di alcuni dei più grandi data center del Paese. Un’azione che rientra nella strategia più generale di Pechino per potenziare la propria industria nazionale dei microprocessori e competere con gli Stati Uniti. Lo rivela il Financial Times, secondo cui le amministrazioni locali hanno rafforzato gli incentivi per aiutare giganti tecnologici cinesi come ByteDance, Alibaba e Tencent che hanno subito un aumento dei costi dell’elettricità a seguito del divieto di Pechino di acquistare i chip di intelligenza artificiale dall’americana Nvidia. I data center che utilizzano chip di fornitori stranieri, come Nvidia appunto, non hanno diritto a tali agevolazioni. Questa mossa è un ulteriore segno di come la Cina stia incentivando le sue aziende tecnologiche a rompere la loro dipendenza dai chip made in Usa e a potenziare l’industria dei semiconduttori nazionale, in modo da poter battere, definitivamente, gli Stati Uniti nella corsa all’intelligenza artificiale.
Capitale umano il bene vincente
Il documento dedica poi grande attenzione alla formazione dei talenti e al suo capitale umano, il vero cuore dell’innovazione cinese. In Cina ci sono ogni anno circa 2 milioni di laureati in materie STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Matematica). Nell’Unione Europea 300mila e negli Stati Uniti circa 130mila. Il problema è che in questi anni molti dei cervelli cinesi hanno cercato denari e libertà di ricerca soprattutto negli Usa. Per la Cina sarà fondamentale non solo bloccare, ma invertire la fuga di cervelli. Perciò si prevedono riforme universitarie per rafforzare le discipline scientifiche interdisciplinari, oltre a un sistema di attrazione di talenti globali mediante canali di immigrazione qualificata e collaborazioni internazionali. Solo in Italia, 21 accordi legano atenei italiani a università cinesi.
Interrogativi aperti
Gli interrogativi del Piano quinquennale 2026-2030 restano però aperti su due fronti: il primo riguarda la libertà d’impresa, ovvero se la Cina manterrà la promessa di incoraggiare la sperimentazione di nuovi modelli d’impresa e strumenti di capitale di rischio pubblico-privato per sostenere l’innovazione, soprattutto da parte di investitori stranieri. Il secondo interrogativo indica che l’avanzamento del piano non potrà contare unicamente sulla straordinaria capacità cinese di trasformazione industriale e tecnologica.
In un paese di 1,4 miliardi di abitanti caratterizzato da un divario tra le popolazioni costiere e quelle dell’interno, la sfida di Pechino dovrà passare per il mercato interno. Riuscirà a concedere il necessario stimolo al consumo, magari creando un po’ di stato sociale che permetta ai cinesi di spendere di più senza essere costretti agli elevati livelli di risparmio per garantirsi sanità e pensioni?