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14 Novembre 2025 Massimo Nava
Ancora commenti e prese di posizione che ricordano gli ultimi giapponesi alla fine della seconda guerra mondiale, i quali continuavano a combattere nella giungla senza sapere che il loro Paese si era arreso e che gli scontri erano finiti. Memoria di Massimo Nava, mentre il Corriere segnala che ancora resiste chi crede che prima o poi Kiev vincerà o che la Russia si logorerà accontentandosi del Donbass, occupato e russofono.

Il sogno della vittoria ultimo inganno
Secondo l’evidenza delle cronache, i russi continuano a bombardare e gli ucraini, per quanto sempre meglio equipaggiati e armati, sono in ritirata. Soprattutto, è allo stremo la società civile, che continua a resistere in vista dell’inverno, che non vede la fine del conflitto e che s’interroga sul futuro delle prossime generazioni. Questa Ucraina, distrutta e spopolata, è però assente dal dibattito politico e dai proclami, tutti concentrati sulla scenografia diplomatica e sulla propaganda. Succede in ogni conflitto. Le vittime sono statistica, avrebbe detto Stalin.
Confondere le speranze con le possibilità
Questa Ucraina prova a credere all’efficacia delle sanzioni per fiaccare la Russia. Prova a credere alle promesse di rapida integrazione nella Ue, nonostante l’opposizione di alcuni Paesi (in testa l’Ungheria di Victor Orbán) e lo scetticismo di larga parte dell’opinione pubblica europea. Prova anche a credere alle garanzie di ricostruzione, anche se non si sa chi dovrebbe farsene carico e con quali fondi, dato che il «sequestro» degli asset russi è ancora in discussione. Infine, questa Ucraina dovrebbe credere nel ritorno in patria di milioni di sfollati e di decine di migliaia di giovani disertori.
Le cifre della resa popolare
Le cifre, in proposito, parlano da sole. Secondo l’ultimo rapporto ufficiale, nel solo mese di settembre, i Paesi dell’Ue hanno concesso quasi 80 mila certificati di protezione temporanea a cittadini fuggiti dall’Ucraina. Un dato che rappresenta un aumento del 49% rispetto all’agosto 2025 ed è il numero mensile più elevato di nuove decisioni registrato dall’agosto 2023. Alla fine di settembre 2025, secondo i dati di Eurostat, 4,3 milioni di cittadini fuggiti dall’Ucraina beneficiavano dello status di protezione temporanea. I Paesi dell’Ue che ospitano il maggior numero di cittadini ucraini sono la Germania (1.218.100 persone; 28,3% del totale Ue), la Polonia (1.008.885; 23,5%) e la Repubblica Ceca (389.310; 9,0%).
I numeri della sofferenza
Sono dati che non raccontano la sofferenza di chi è costretto a sopravvivere in un altro Paese e le conseguenze sociali ed economiche nel Paese di accoglienza. Il numero di persone sotto protezione temporanea è aumentato in 24 Paesi Ue, con i 3 maggiori aumenti registrati sempre in Polonia (+12.960; +1,3%), Germania (+7.585; +0,6%) e nella Repubblica Ceca (+3.455; +0,9%). L’unico calo è stato registrato in Francia (-240; -0,4%).
Illusione Europa
Quanto alla promessa di allargamento, secondo l’ultimo sondaggio di Eurobarometro, questo sembra più un processo accarezzato dalla maggioranza della classe politica, che una reale prospettiva voluta dalla maggioranza dei cittadini. È un altro segnale di scollamento fra istituzioni e popolazione, inevitabilmente più sensibile alle sirene del populismo e alla propaganda dell’estrema destra, peraltro in crescita in diversi Paesi. Esecutivo comunitario e Stati membri, quindi i governi nazionali, auspicano un’entrata nell’Ue di Ucraina, Georgia, Moldova e Balcani occidentali (Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia del nord), ma nel merito i cittadini sembrano poco convinti.
Eurobarometro e allargamento
Secondo Eurobarometro, la questione dell’allargamento risulta divisiva: poco più di una persona su due (56%) ha l’impressione che aumentare il numero degli Stati membri sia una buona idea. Ma questa maggioranza pro-allargamento è tutt’altro che granitica: solo il 10% si dichiara «molto favorevole», col resto che dice di essere «un po’ a favore». Per quanto riguarda l’Italia, il 51% degli intervistati vede in prospettiva un beneficio con l’ingresso di Ucraina, Moldova e Paesi balcanici, a fronte di un 49% di diverso avviso. Molto scettica, al solito, la Francia. L’allargamento, in sostanza, è nell’agenda politica ma non al centro delle preoccupazione dei cittadini.
Euronews e i sondaggi contro
Il sito Euronews nota che Marta Kos, commissaria per l’Allargamento, «sembra voler appositamente ignorare l’esito generale del sondaggio, che suona da bocciatura per le scelte compiute fin qui, per soffermarsi su un dettaglio del documento di quasi 100 pagine, ossia il sostegno per l’idea di allargamento tra uomini e donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni (66 per cento)». Per Kos, «i risultati mostrano che i cittadini dell’Ue, e in particolare i giovani, sostengono l’allargamento». Un commento che sorvola sul fatto che l’allargamento è più oggetto di dubbi che di entusiasmo. Alla fine anche la commissaria deve riconoscere che qualcosa non va e che occorre correre ai ripari, quando aggiunge che «insieme agli Stati membri, ci impegneremo a interagire direttamente con i cittadini, a rispondere alle loro preoccupazioni e a dimostrare come l’allargamento porti pace, prosperità e un’Europa più unita».
Processo lungo e non scontato
In ogni caso, sarà un processo lungo. I Paesi interessati, per quanto considerati in blocco, comportano in realtà problematiche molto diverse. L’Ucraina deve innanzi tutto avviare il processo di ricostruzione, mentre ancora non si vede la fine del conflitto. I Balcani del Sud, in particolare la Serbia, teatro da mesi di gigantesche manifestazioni di protesta, devono ancora fare qualche passo in più sulla strada delle riforme e della democrazia
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