Iran assetato: crisi socio-economica più del militare

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19 Novembre 2025 Vittorio Da Rold

In Iran manca l’acqua potabile per una grave siccità provocata da scarse precipitazioni ma aggravata da una cattiva gestione delle risorse. Non solo condizioni metereologiche avverse, ma anche pratiche sbagliate nell’approvvigionamento dell’agricoltura con acqua praticamente gratis ai coltivatori, con annessi sprechi su vasta scala. Decenni di cattiva gestione, tra cui la costruzione eccessiva di dighe, la perforazione illegale di pozzi e pratiche agricole inefficienti, hanno esaurito le riserve.

Iran quasi atomico alla sete

La siccità colpisce ampie zone del paese che conta 70 milioni di abitanti e potrebbe costringere addirittura ad abbandonare la capitale Teheran, una metropoli di dieci milioni di abitanti a causa del prosciugamento dei bacini idrici che alimentano la città. La situazione è sempre più critica e non si esclude l’ipotesi estrema di trasferire la capitale in una zona costiera. La zona dove costruire la potenziale erede di Teheran potrebbe essere la remota e scarsamente popolata fascia costiera meridionale di Makran, sul Golfo dell’Oman. Gli esperti, hanno però respinto l’idea lanciata dal presidente Pezeshkian e illustrata alla Guida suprema Alì Khamenei affermando che la Repubblica islamica non ha la capacità di sostenere un progetto così imponente. Le sanzioni americane hanno rallentato l’export di greggio di petrolio, unica fonte esterna di ricavi per il paese dissanguato da una politica pluriennale di sostegno militare ad alleati che oggi sono spariti o decimati (Assad in Siria, Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza e Houthi nello Yemen). La Mezzaluna sciita, quella serie di alleanze che da Teheran arrivava al Mediterraneo è ormai un ricordo sbiadito.

Sale il prezzo del latte

Intanto a livello domestico la crisi idrica provoca aumenti a cascata nella produzione alimentare: ora c’è anche il latte ad aumentare di prezzo nei mercati rionali. Ali Ehsan Zafari, presidente dell’Unione dei Prodotti Lattiero-Caseari, ha affermato che il prezzo del latte  è aumentato di quasi il 60% nei primi cinque mesi di quest’anno, equivalente all’aumento del prezzo del latte in 50 anni. Zafari ha aggiunto: «Il prezzo dei prodotti lattiero-caseari varia quotidianamente, e questo è dovuto all’aumento del prezzo del latte. Il prezzo del latte aumenta ogni giorno e, di conseguenza, il prezzo dei prodotti lattiero-caseari diventa più caro».

Uranio arricchito Paese in miseria

Insomma altro che uranio arricchito per costruire la bomba o aumentare il potenziale di risposta a nuovi eventuali attacchi dopo la guerra dei dodici giorni combattuta a giugno contro Israele e Usa: in Iran manca l’essenziale. Secondo il New York Times l’Iran starebbe cercando il lancio simultaneo di 2 mila missili (contro i 500 precedenti) per colpire come rappresaglia Israele in caso di nuovi raid. In un’intervista al New York Times, Ali Vaez, direttore del progetto iraniano dell’International Crisis Group, ha spiegato che funzionari di Teheran gli hanno riferito come le fabbriche di missili lavorino “24 ore su 24” e che, in caso di un nuovo conflitto, l’Iran spererebbe di lanciare 2mila missili simultaneamente, contro i 500 usati nei 12 giorni di guerra precedente.

Iran ancora in guerra? Dubbi

Secondo Vaez, l’obiettivo sarebbe “disabilitare Israele” e Teheran starebbe accelerando i preparativi per un prossimo confronto militare. Ma non tutti sono convinti: il Middle East Forum, think tank conservatore statunitense, ha ridimensionato queste dichiarazioni in un’analisi firmata dall’analista Mardo Soqom. Secondo il centro studi, i commenti attribuiti ai dirigenti iraniani avrebbero più il tono di una campagna nazionalistica e propagandistica che non quello di un piano operativo militare credibile. Effettivamente la situazione socio-economica in Iran è sempre più difficile con la questione del velo obbligatorio mai completamente sopita. Adesso c’è anche il carovita a preoccupare gli iraniani. Ormai la carne bovina è un lusso inarrivabile per molti del ceto medio e la carne di pollo si mangia a tavola forse un paio di volte al mese. E ora è la volta dei latticini a diventare inarrivabili per il carrello della spesa degli iraniani.

E l’Iran in crisi apre al dialogo con gli Usa

In queste condizioni si inserisce l’apertura del governo iraniano agli Usa. Il presidente Usa Donald Trump ha affermato il 7 novembre con rappresentanti del Medio oriente che l’Iran ha chiesto la revoca delle sanzioni statunitensi e si è detto ‘aperto’ al dialogo. Un segnale di cedimento contro il ‘Grande Satana’ secondo la famosa definizione di Khomeini che nel 1979 fondò la repubblica islamica dell’Iran rovesciando il governo dello Scià, principale alleato di Washington nell’area.

Assieme un segnale che i timori di rivolte popolari sull’onda della crisi economica e sociale possano portare a nuove e più estese proteste di piazza difficili da reprimere anche per i corpi scelti dei Guardiani della Rivoluzione. Sono in molti ancora oggi nei piani alti di Teheran a ricordare che nel 2021, la carenza d’acqua ha scatenato violente proteste nella provincia meridionale del Khuzestan. Se le proteste sulle condizioni economiche si dovessero saldare a quelle sui diritti civili allora la protesta potrebbe diventare una sfida politica al cuore del regime teocratico iraniano.

Tags:Iransiccità

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