Mentre mi accingo a traslocare ad un altra città per scrupolo di coscienza mi pare necessario, nel salutare tutti quelli che assieme a me hanno fatto un percorso di relazioni anche personali per alcuni anni, sfociato in un Coordinamento No Riarmo, No Guerra, aggiungere riflessioni per un dialogo più che mai necessario.
Certamente alcuni scarteranno il pezzo e passeranno oltre stizziti, ma credo che fra amici vada detto semplicemente ciò che si pensa realmente senza tortuosità.
Lo farò per punti senza scala di importanza :
– L’analisi del mondo attuale non può prescindere da accennare che ormai la politica ha smesso di essere la regolatrice della vita sociale, se mai è diventata l’interprete delle esigenze della grande finanza e delle grandi industrie, dagli armamenti alle grandi opere, dall’Hit tech all’uso dell’I.A.
Il debito strabordante appartiene all’epoca dello spreco di risorse, con la finanza delle banche e degli investitori finanziari globali che determinano, trainando ogni azione nelle varie nazioni, ricchezza e povertà. Gli stati nazionali sono diventati essi stessi imprese e mirano a fare affari e profitti,non al benessere sociale e con le guerre provocate o mantenute (56 attualmente nel mondo) si forzano nuovi flussi di merci e di investimenti. Siamo nell’epoca del debito strabordante e persino gli USA non riescono più a sostenere colonizzazioni e militarismo come hanno sempre fatto direttamente scaricando su altri (leggi EU) i costi in eccesso.
– prima le imprese (così come era: prima gli italiani) sono parole vuote e demagogiche per talk show
In Italia, ma è una condizione quasi globale,i servizi alle persone sono sempre meno e sconfinano nel disastro per categorie come anziani, poveri, donne, migranti nel trovare modi di curarsi, per avere un lavoro con reddito decente (6 milioni di poveri di cui circa il 40% ” poveri lavorando”), per avere casa e mobilità, per avere energia sostenibile, per avere una agricoltura sana e che permetta di vivere, ecc. Tutta la produzione è ormai non più controllata anche in servizi essenziali come l’energia, la manifattura, lo stesso made in Italy è un marchio in mano a banditi finanziari
– L’analisi sembra relativamente facile per giudicare questo capitalismo d’assalto, lo è meno la ricerca di soluzioni concrete e vale per tutti dal sindacalismo (di base o confederale ) alla militanza contro il regime. Sarebbe stupido dire non c’è opposizione che invece ogni giorno viene proposta attivamente senza tregua (ma proprio qui è il difetto a mio avviso) da piccoli o grandi gruppi di movimento come esplosione appunto di gruppo: contro la guerra in Medio Oriente a Gaza , in Ucraina, contro disastri preannunciati di cambiamenti climatici, dell’ambiente, contro la militarizzazione, l’istruzione relegata a creare nuovi soldatini obbedienti per lavori sottopagati, contro una ricerca fatta a spot e senza progetto, senza nessuna regolazione della mobilità fra grandi città e retroterra. Insomma nonostante in tanti abbiamo passato diverse tornate di generazioni Z a batterci non c’è un progetto sociale discusso e condiviso. Non è solo un problema di democrazia applicata,ma il fai da te sociale diventa il limite per assurdo poiché non si raccorda mai , non diventa patrimonio culturale e di aggregazione militante. Mentre i partiti seguono solo quanto a loro serve per consenso politico/elettorale e le istituzioni, le articolazioni dell’apparato dello stato sia in filiera regionale, provinciale o comunale sono quasi un nemico poiché non risolvono nessuno dei problemi concreti alla vita , anzi sono un ostacolo. Servizi pubblici gratuiti sono un mito che è stato possibile sino a circa vent’anni fa ed ora NON ci sono più di fatto in ogni aspetto in questa società repressiva e militaresca dove il liberismo è il refren cantato dai media. Ma essere coscienti di questa situazione richiede di fermarsi e pensare prima di aprire “un fronte” qualunque di opposizione su ogni tema possibile. DEVE AVERE L’OBIETTIVO DI COLLEGARE, NON DIVIDERE, AGGREGARE, NON DARE L’IMPRONTA AUTOREFERENZIALE E UN PO ‘ ARROGANTE DEL PROPRIO GRUPPO SOPRA GLI ALTRI..
– Ci sono motivi non sempre politici se ciò non avviene e a fianco della necessità di usare categorie di analisi di psicologia comportamentale per focalizzare l’azione dei leader frazionati in mille gruppi che non vogliono unire, ma preferiscono mettere in evidenza il proprio lavoro e quindi entrano spesso in contrasto con l’azione di altri sugli stessi obiettivi di fondo.
– In un mondo unificato dalle guerre, dalla violenza su popoli per ottenere un vantaggio economico o di mercato, non può permettersi di sprecare energie chi si batte contro questo potere.
– Chi pensa di riformare questo capitalismo finanziario, chi ammette il riciclo della produzione per le armi ed i sistemi militari (infrastrutture comprese) sotto l’insegna dell’esercito forte non vuole la sicurezza per i cittadini, ma cavalca l’affarismo anche a sinistra. Ancora cerca la supremazia anche culturale per cercare modi “buoni” per mantenere le cose, i rapporti di forza nei suoi aspetti più vari in modo da mantenere invariata la distribuzione del valore prodotto.
La sicurezza ai cittadini la dà un lavoro utile socialmente davvero, decente con buon reddito, la fine dello spreco in opere senza altro senso che l’arricchimento di chi le fa e di chi le approva, la possibilità di cura per se egli altri, una qualità della vita che è possibile dentro un progetto socialmente utile che può solo essere fatto con l’apporto di tutti nessuno escluso.
– Nei vari gruppi che ho frequentato nel tempo ho visto una decadenza politica purtroppo che contrasta con la consapevolezza presente della qualità dei temi spesso dettati da impulsi trasversali di protagonismo o di iniziative partitiche istituzionali. Ultimi da citare il Coordinamento No Rigassificatore di Sv che non è servito a portare una diversa coscienza sul problema dell’energia in Italia e nel mondo, ma ancora oggi staziona in attesa delle mosse del governo e della finta opposizione, passivamente su: mettetelo ovunque ma non a Savona . Mentre la giusta battaglia contro Israele e il genocidio palestinese (ma non solo) non è davvero saldata da un concreto legame con le dilaganti scelte EU e Italiane di riarmo produttivo e affaristico .
Battersi per una sanità pubblica e gratuita o contro il genocidio palestinese vuol dire avere coscienza del legame fra scelte politiche fatte sulla nostra pelle di riarmo e dipendenza dalla Nato che non possono essere derubricate come aspetti specifici nelle azioni di contrasto.
Fermatevi a riflettere e parlatene non perché ho scritto questo, ma perché serve una nuova coscienza nella lotta sia sindacale che di movimenti civili.
Gatti Gianni
21/11/2025