La nuova «battaglia del grano»: la sfida dei Brics al mercato del cibo

Dal blog krisisinfo@substack.com

Krisis.info
nov 21 di Andrea Pincin

La «battaglia del grano» di Mussolini si proietta oggi su scala globale. Il gruppo Brics+, che detiene ormai quasi la metà della produzione cerealicola mondiale, ha elevato l’agricoltura a priorità strategica, formalizzando l’istituzione della Brics Grain Exchange. Questa iniziativa, liquidata con sufficienza in Occidente, è in realtà la mossa più radicale degli ultimi decenni nella geopolitica delle materie prime alimentari. L’obiettivo è l’autonomia agricola: stabilire prezzi in valute locali, riducendo la dipendenza dalle borse occidentali e dal dollaro Usa. Un’iniziativa che ridefinisce la centralità dell’agricoltura e chiama gli Stati occidentali a prepararsi urgentemente ad affrontare questa sfida.

IN BREVE

Geopolitica e cereali Il progetto della Brics Grain Exchange è la mossa più radicale degli ultimi decenni nella geopolitica del cibo, elevando l’agricoltura a strumento di potere e priorità strategica globale.

Autonomia agricola L’obiettivo della borsa cerealicola Brics è l’autonomia agricola: stabilire prezzi in valute locali, riducendo la dipendenza dalle borse occidentali e dal dollaro Usa, anche per evitare eventuali sanzioni.

Brics über alles Il gruppo Brics+ detiene il 44% circa della produzione cerealicola mondiale. Include sia i grandi produttori (Russia, Brasile, India) sia gli importatori chiave (Cina, Egitto, Iran).

Crescita triplicata Tra il 2000 e il 2023, la crescita cumulativa della produzione cerealicola dei principali Paesi Brics è stata quasi tre volte maggiore rispetto a quella del blocco occidentale (Usa, Ue, Canada…).

Sfida per l’Occidente La Brics Grain Exchange sfida il Chicago Board of Trade e il dollaro. L’Occidente, in particolare l’Ue, deve prepararsi ad affrontare questo scenario, che ridefinisce il commercio agricolo globale.


Il 12 novembre 2025, durante la sessione plenaria della Duma di Stato russa, il vice primo ministro Dmitry Patrushev, già ministro dell’agricoltura, ha annunciato i progressi compiuti nella creazione della borsa dei cereali Brics (Brics Grain Exchange).

L’idea di fondo è di creare una piattaforma di scambio dedicata ai cereali (e potenzialmente ad altre materie prime agricole) tra i Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e i membri più recenti come Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti). Obiettivo: permettere a questi Paesi, che producono circa il 44% dei cereali mondiali, di determinare in autonomia i prezzi, ridurre la dipendenza dalle borse occidentali e commerciare in valute locali, evitando così eventuali sanzioni e l’uso del dollaro statunitense.

È la riedizione in chiave globale della storica «battaglia del grano», lanciata da Benito Mussolini nel 1925 per affrancare l’Italia dalle importazioni. Oggi, però, l’autosufficienza produttiva è elevata a principio strategico internazionale.

Benito Mussolini al lavoro nei campi nel 1925, impegnato nella campagna di promozione della coltivazione del grano, finalizzata all'autosufficienza produttiva italiana. Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.
Benito Mussolini al lavoro nei campi nel 1925, impegnato nella campagna di promozione della coltivazione del grano, finalizzata all’autosufficienza produttiva italiana. Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.

Il progetto della borsa agricola dei Brics è nato nel marzo 2024 su iniziativa dell’Unione degli esportatori di cereali russi e ha ottenuto il sostegno formale nella Dichiarazione di Kazan dell’ottobre 2024, dove i leader Brics l’hanno definito un passo verso un «sistema commerciale agricolo equo».

Sui media mainstream occidentali la notizia dei progressi del progetto è passata inosservata, come se fosse insignificante o ininfluente. D’altronde, che importanza può essere attribuita all’iniziativa, quando lo stesso l’economista Jim O’Neill, colui che ha coniato l’acronimo Brics, riferendosi all’alleanza dei Paesi emergenti l’ha liquidata così: «Non sono sicuro di quale sia lo scopo, se non quello di essere un club di cui gli Stati Uniti non fanno parte».

L’iniziativa dell’istituzione della Brics Grain Exchange ha però attirato l’attenzione di alcuni analisti anche in Occidente. Nel 2024 il Council on Foreign Relations, uno dei think tank più influenti nella politica estera degli Stati Uniti (ne hanno fatto parte figure di rilievo come Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski e George Kennan) ha pubblicato un articolo su questo tema.

Intitolato «Perché l’espansione dei Brics sostiene l’iniziativa russa della borsa dei cereali», l’articolo contiene un dato molto significativo. Il gruppo Brics+, che ora comprende 11 Stati membri e 10 partner, rappresenta all’incirca il 44% della produzione cerealicola mondiale e ben il 25% dell’export cerealicolo. Con l’ingresso dei nuovi Stati partner, altri studi indicano che i Brics+ detengono ormai il 42% delle terre coltivabili a livello mondiale e circa il 50% della produzione cerealicola globale.

Un dato che forse può sembrare irrilevante, ma come già analizzato da Krisis, è estremamente significativo. Chi domina la produzione e il mercato delle derrate agricole a livello mondiale, controlla autonomia, stabilità e potere. Nel giro di 15 anni, la produzione cerealicola mondiale – e quindi la capacità di sfamare l’umanità – è diventata in buona parte dipendente dall’aggregato geoeconomico dei Brics+.

Un aggregato composto da singole nazioni che non sono tra loro riunite sotto un’unica bandiera, non sono legate da trattati internazionali e non condividono (per ora) una moneta unica e un mercato comune. Sono indipendenti, sovrane, giocano su più tavoli nel proprio interesse. Ma sono anche un insieme di nazioni che presentano una particolare caratteristica comune: il settore agricolo e le commodities alimentari rientrano a pieno titolo tra le priorità delle loro agende politiche nazionali come garanzia di stabilità sociale e demografica.

L’attenzione politica dedicata all’agricoltura ha portato le nazioni aderenti ai Brics a diventare grandi produttori primari, in particolare di cereali. Analizzando i dati della Food and Agricolture Organization delle Nazioni Unite (Fao), è possibile mettere a confronto la crescita cumulativa della produzione cerealicola dei principali stati del gruppo Brics (India, Russia, Cina e Brasile) rispetto ai principali Stati del cosiddetto occidente (Usa, Ue, Canada, Argentina, Australia e Nuova Zelanda) nell’arco temporale dal 2000 al 2023. Come si evidenzia anche dalla lettura del grafico qui sotto, nei 23 anni di riferimento la crescita della produzione cerealicola dei Brics è stata all’incirca quasi tre volte maggiore rispetto all’Occidente.

La crescita cumulativa della produzione cerealicola (frumento, riso, mais, orzo, avena, segale) dei principali Stati dei Brics (India, Russia, Cina e Brasile) rispetto ai principali Stati del cosiddetto occidente (Usa, Ue, Canada, Argentina, Australia e NZ) fra il 2000 e il 2023. Fonte: Fao. Grafico di Andrea Pincin.
La crescita cumulativa della produzione cerealicola (frumento, riso, mais, orzo, avena, segale) dei principali Stati dei Brics (India, Russia, Cina e Brasile) rispetto ai principali Stati del cosiddetto occidente (Usa, Ue, Canada, Argentina, Australia e NZ) fra il 2000 e il 2023. Fonte: Fao. Grafico di Andrea Pincin.

Intereconomics, la rivista accademica di economia politica europea, edita congiuntamente dal Leibniz Information Centre for Economics (la più grande biblioteca e centro informativo al mondo per la letteratura economica) e dal Centre for European Policy Studies (uno dei principali think tank sull’Ue), conferma questa analisi. «I Brics+ rappresentano il 20% dell’export agricolo mondiale» osserva la rivista. «Al contrario, la quota di export degli Stati del G7 si è ridotta dal 30% nel 2011 al 28% nel 2021».

Oltre al dato quantitativo relativo alla produzione, è di estremo interesse notare che all’interno del gruppo Brics+ convivono e si coordinano alcuni tra i principali Paesi produttori e alcune delle maggiori nazioni importatrici di derrate agricole, con una particolare attenzione anche agli Stati del cosiddetto sud globale, più fragili di altri sul piano della sicurezza alimentare.

Come già evidenziato da Krisis, la Russia e il Brasile detengono ormai oltre un quinto del mercato dell’export cerealicolo internazionale, mentre l’India è diventata il principale esportatore di riso al mondo. Al contrario, la Cina è il principale importatore di commodities agricole a livello planetario, seguita a stretto giro nell’ambito cerealicolo da un insieme di Stati membri del gruppo Brics+, tra i quali l’Egitto, l’Iran, l’Etiopia, gli Emirati Arabi Uniti e l’Indonesia, nonché di alcuni Stati partner quali la Nigeria.

Questa particolare conformazione mette a sistema grandi Paesi produttori e importatori di derrate agricole (e beni alimentari) all’interno di un unico raggruppamento che si confronta e coordina a livello politico. Questa configurazione conferisce ai Brics+ una significativa capacità di influenzare i mercati agricoli internazionali e di allocare derrate agricole centrali per l’alimentazione globale, influenzandone la disponibilità, i prezzi e modalità di pagamento.

Sulla scia di queste considerazioni, durante il summit dei Brics+ di Kazan del 2024, la Russia ha proposto l’istituzione di una Borsa del grano dei Brics (Brics Grain Exchange). Alcuni analisti hanno indicato come questo istituto «rappresenta una delle mosse più radicali degli ultimi decenni nella geopolitica delle materie prime alimentari. Le implicazioni che ne derivano toccano la sovranità alimentare africana, le dinamiche del commercio internazionale, lo status del dollaro e il ruolo delle economie emergenti».

Ritratto ufficiali dei membri, dei partner commerciali e dei simpatizzanti dei Brics alla Conferenza di Rio de Janeiro del 6 luglio 2025. Foto Gobierno de Chile. Licenza CC BY-SA 3.0.
Ritratto ufficiali dei membri, dei partner commerciali e dei simpatizzanti dei Brics alla Conferenza di Rio de Janeiro del 6 luglio 2025. Foto Gobierno de Chile. Licenza CC BY-SA 3.0.

La piattaforma, in fase di sviluppo avanzato, è stata inizialmente ideata per il mercato dei cereali, ma ora è in fase di ampliamento anche per altri prodotti agricoli. L’istituzione della Brics Grain Exchange ha una pluralità di significati e riflessi. Da un lato essa promuove la sicurezza alimentare per i paesi membri e partner, in particolare del sud globale, proteggendo i mercati da shock esterni e speculazioni. Questo istituto si pone come alternativa alle borse agricole occidentali quali il Chicago Board of Trade, il Chicago Mercantile Exchange e l’Euronext, le quali da sempre hanno definito i prezzi e la volatilità del mercato delle commodities agricole.

La Brics Grain Exchange favorisce inoltre l’adozione di un indice di prezzo indipendente per i beni agricoli, basato molto di più sulle dinamiche interne al gruppo dei Brics+ e meno dipendente dal contesto internazionale, in particolare dalle speculazioni operate da certi grandi gruppi finanziari legati ai paesi occidentali. Questo strumento può inoltre promuovere la realizzazione di infrastrutture logistiche regionali dedicate al commercio intra-Brics+.

Oltre a quanto sopra evidenziato, la Brics Grain Exchange permette di ridurre la relazione di dipendenza tra il commercio di beni agricoli e alimentari e il dollaro, che attualmente risulta la principale moneta di scambio anche nelle transazioni del settore primario. La Brics Grain Exchange è strutturata proprio per permettere lo scambio di derrate agricole in valute locali.

In tale contesto diviene un potente strumento per ridurre il ruolo del dollaro in questo mercato e di riflesso le speculazioni e le pressioni geopolitiche occidentali – sanzioni comprese – nell’ambito agricolo, promuovendo la stabilità alimentare di questi Paesi. Non solo. Questa nuova borsa agricola può inoltre fungere come un laboratorio di studio del funzionamento di una piattaforma formale di interscambio comprendente strumenti finanziari e di pagamento alternativi al dollaro.

Il consolidamento della Brics Grain Exchange ridefinirà le regole del commercio agricolo globale. Questo scenario, che vede il superamento della globalizzazione neoliberale e un preponderante ritorno della centralità dell’agricoltura nel contesto geopolitico internazionale, chiama gli Stati occidentali, e in particolare l’Unione europea, a prepararsi urgentemente ad affrontare questa sfida.

Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale

Autore

  • Andrea PincinAndrea PincinDottore forestale, è responsabile del Centro servizi per le foreste e le attività della montagna (CeSFAM) della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. È anche professore aggregato presso l’Università di Udine, dove insegna Gestione dei prati e dei pascoli. È autore del libro «La città rurale» edito da Asterios Editore, nonchè collaboratore della testata giornalistica «L’AltraMontagna», dove cura la rubrica «Riflessioni sul paesaggio montano, punto di incontro tra umanità e natura. Ha trasformato la passione per le aree interne in una professione, scegliendo di trasferirsi dalla città di Trieste nelle terre alte di Paluzza, quale alternativa all’urbano-centrismo culturale dominante. I contributi pubblicati sono di carattere professionale e non istituzionale.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.