‘Carta straccia’, l’era del digitale e l’Europa ‘fake news’

Dal blog https://www.remocontro.it/

28 Novembre 2025 Remocontro

Malpagati e sfruttati. I giornalisti si fermano e la società non trema. anche per colpa loro (nostra). Troppi servilismi accettati se non addirittura cavalcati, e dignità professionale al ribasso. Ovviamente con un fronte quasi eroico di resistenza. L’era della produzione digitale e dell’Intelligenza artificiale la minaccia alle redazioni e al nostro diritto di conoscere.  Con un lapidario presupposto politico: «L’Ia è un prodotto dell’intelligenza collettiva colonizzata dal capitale

Il giornalismo che ci aspetta

Roberto Ciccarelli sul manifesto prova a immaginare la redazione digitale del futuro già molto vicino all’oggi. «Sarà composta da persone che non sono necessariamente giornalisti. I diversi strumenti editoriali necessari alla pubblicazione saranno integrati in un sistema automatizzato e centralizzato in rete. Protocolli flessibili adatteranno il lavoro delle macchine al ritmo incessante dell’economia dell’attenzione, mentre le notizie saranno distribuite su più piattaforme. Facebook, Google, o chi per loro, terranno in ostaggio i pochissimi editori locali che useranno la stampa non per farla leggere, ma per comprarsi influenza politica».

Una marea di notizie per informare meno

«Il lavoro giornalistico, diventato motore delle narrazioni tossiche, avrà perso del tutto il suo valore e sarà un fusibile sostituibile in una mega-macchina (assieme ai giornalisti, NdR). Fare il giornalista, com’è già evidente oggi, sarà una prerogativa di un’élite ancora più ristretta capace di permettersi di lavorare gratis e rivolgersi solo a un’aristocrazia di classe». Catastrofici? Solo il senso comune basato sul populismo neoliberale del mercato che incita il lettore a credere che al tempo di internet tutto è gratis e il prodotto non è un lavoro, ma una sorta di magia.

Algoritmi giornalisti?

I giornalisti potrebbero non essere sostituiti del tutto dagli algoritmi, concede Ciccarelli. «Saranno sostituiti da altri giornalisti, pagati con uno schiaffo dai padroni e con uno sputo dai lettori. Dovranno legittimare comunque il lavoro di chi predica la scomparsa della stampa per sfruttare meglio una società drogata dai clic». E qui l’analisi diventa tutta politica. «Se alla guerra delle idee non si contrappone un pensiero critico e pratico, allora è certo che i giornalisti continueranno a segare il ramo dall’albero sul quale sono seduti».

Zoom su Europa e Italia

L’amico Vincenzo Vita che nel passato ha fatto anche il senatore, e il ‘centro europeo per contrastare le campagne di disinformazione», fiore all’occhiello esibito da Ursula von der Leyen. Una montatura piana di insidie. «Che vi sia un rischio effettivo di confusione tra verità e pseudo-verità, di sovrapposizione tra reale e false rappresentazioni non vi è dubbio. Nell’età delle intelligenze artificiali il pericolo è immanente ed evoca uno dei conflitti della stagione che viviamo, strutturata sul capitalismo delle piattaforme». E Vincenzo Vita, sul manifesto e su Articolo21 precisa: «la supervelocità delle connessioni e l’enorme capacità di ri-uso subdolo di parole, voci ed immagini sono il terreno di coltura ideale per le menzogne mascherate in un packaging credibile».

Regole possibili quali e come?

Il Digital Services Act (Dsa) e l’European Media Freedom Act (Emfa), piuttosto chiari proprio sulla questione della correttezza e della attendibilità dell’informazione, sostiene Vincenzo Vita. Che però lanca l’allarme sul fronte Ovest. «Non sarà un caso se l’amministrazione di Donald Trump (e del suo vice JD Vance) istruita dalle orribili teorie di Peter Thiel è all’attacco e ricatta l’Unione europea sulla tradizione di quest’ultima a normare i fenomeni evitando di soccombere agli spiriti animali dei mercati. Purtroppo, da anni la Commissione di Bruxelles è divenuta assai fragile e subalterna nei riguardi della prepotenza delle Big Tech supportate dalla Casa Bianca. Tale incertezza nella difesa dello spazio pubblico, che pure fu una delle caratteristiche costitutive dell’Ue, ha facilitato la cavalcata trumpiana e la dittatura degli algoritmi».

I dubbi già espressi da Remocontro

Chi decide, e in base a quale criterio, se una notizia è una fake o una sequenza di un’inchiesta su aree che non si vogliono far conoscere? Non sarà certo la Presidente von der Leyen giudice credibile mentre proprio a Bruxelles si muovono ‘polarità contraddittorie’ (troppi ed esplicito occhi d’intesa con le destra estreme europee NdR).

«L’Europa di oggi è essa stessa una fake, sbugiardando i valori originari dell’istituzione», la lapide finale.

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