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05 Dicembre 2025 Ennio Remondino
Dopo gli annunci di Germania e Francia, anche in Italia si discute su una leva militare volontaria di 12 mesi nella speranza di trovare più effettivi nelle forze armate. Un approccio ‘morbido’ lontano dalla leva obbligatoria di un tempo. Ma da subito costi iperbolici e risultati incerti. La paga dei volontari, e l’apparato da reinventare. La Francia, solo come spesa iniziale, ha stanziato 2 miliardi di euro

Riarmo e ora più soldati per prevenire cosa?
La riserva – una volta reclutata, formata e periodicamente addestrata, fa sapere la nostra Difesa – potrebbe essere composta da ex militari o personale con determinate capacità professionali «impiegabile nei casi di necessità durante conflitti e crisi internazionali». Base volontaria -ribadiscono- e «non impiegati sul fronte dei teatri operativi ma per il supporto logistico e la cooperazione». Sperando sempre che le esigenze non siano di guerra. «Professionisti a disposizione del Paese, sempre aggiornati con addestramenti periodici e da attivare in determinati casi».
La paga del soldato
Una macchina poderosa e non da quattro soldi, solo per questi accenni, con il resto tutto da inventare e calcolare. Per ora paga del soldato. «La ‘leva volontaria’ (VFI) non ha un costo per il volontario», precisa la propaganda. «Anzi prevede una retribuzione mensile, che ammonta a circa 1170 € lordi, più un’indennità aggiuntiva per chi serve in reparti alpini (50 euro mensili). La partecipazione a un concorso per entrare è gratuita e il servizio dura 12 mesi». «La ferma iniziale dura 12 mesi e, al termine, si può accedere a concorsi per ulteriori periodi di servizio».
‘All’armi’, ma con moderazione
In Europa si stanno sperimentando soluzioni diverse: in Germania è stata resa obbligatoria la visita medica per conoscere in ogni momento la platea dei cittadini arruolabili; in Francia il presidente Macron ha annunciato un nuovo servizio militare volontario dal 2026. In Italia la Lega vorrebbe reintrodurre la nuova ‘Leva universale militare e civile’. Da sinistra, solo un esercito di professionisti, ed una eventuale riserva a sostegno della logistica e degli uffici e alla Croce rossa. Di una ‘economia di guerra’ parlano M5S ed Avs. «Perché imporre la divisa a una generazione che chiede futuro, lavoro dignitoso, diritti e non militarizzazione?».
L’ossimoro ‘leva volontaria’
Il generale Maurizio Boni su Analisi Difesa osserva che già ‘il termine leva volontaria‘ è una contraddizione. La leva è obbligatoria e non può essere volontaria. «Si vuol far passare il concetto del popolo in armi perché la Russia ci attaccherà, ma non si vuole imporre nulla perché ripristinare la leva obbligatoria sarebbe tecnicamente impossibile: non abbiamo il sistema di reclutamento e addestramento dell’epoca della leva e ricostituirlo richiederebbe moltissimo tempo e soldi e sarebbe politicamente insostenibile». Ripristinare un servizio di leva, anche se su base volontaria, comporterà alti costi per caserme e infrastrutture. La Francia, solo come spesa iniziale, ha stanziato 2 miliardi di euro.
I numeri bugiardi
«10.000 soldati per far cosa? Con la complessità del campo di battaglia odierno (se il riferimento è sempre quello ucraino) e dei sistemi d’arma impiegati con un anno di ferma non si impara niente». «Dunque, il sospetto è che questo numero, come al solito, rifletta il volume finanziario massimo garantito per questa iniziativa». «Con i soldi che abbiamo ci possiamo permettere solo 10.000 soldati. Vedete un po’ voi cosa farci (vedi il caso della Libia a suo tempo dove potevamo schierare 5.000 uomini a fronte di una necessità di almeno 30.000). Sarebbe interessante acquisire le valutazioni dello SMD per capire la logica. In alternativa, una bella interrogazione parlamentare?».
La guerra resta stupida
Rapporto CENSIS di giugno ha fotografato una scarsa disponibilità degli italiani a combattere e a vestire l’uniforme. Solo il 16% degli intervistati si dichiara pronto a combattere (tra gli uomini la percentuale sale al 21% e tra le donne scende al 12%). Il 39% invece protesterebbe, in quanto pacifista. Il 26% preferirebbe appaltare le operazioni militari e la difesa del territorio a soldati di professione e a contingenti di mercenari stranieri, da reclutare e stipendiare. Il 19% diserterebbe: si darebbe alla fuga pur di evitare il fronte. Ciò che sta accadendo di fronte gli occhi del mondo in Ucraina oggi.