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4 Dicembre 2025 Di redazione
L’autoproduzione delle operazioni portuali da parte dei marittimi rimane ad oggi un aspetto dirompente della portualità. Se in Italia c’è sul tema una giurisprudenza consolidata e una legge, la 84/94, che limita fortemente il ricorso al self-handling, in Europa la situazione è molto più fluida e potrebbe addirittura prendere una svolta inaspettata se dovesse consolidarsi sulla questione un orientamento giurisprudenziale che potrebbe portare ad una liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro.
Il riferimento è alle considerazioni preliminari espresse recentemente dalla Corte d’Appello dell’AIA, che è stata chiamata a riesaminare una sentenza emessa in primo grado dal tribunale distrettuale di Rotterdam sul caso dell’applicabilità della Non-Seafarer’s Work Clause (NSWC), una disposizione concordata a livello internazionale tra la International Transport Workers’ Federation (ITF) e il Joint Negotiating Group (JNG), e inserita nel contratto collettivo con l’obiettivo di salvaguardare la salute dei marittimi. La NSWC prevede infatti che questi ultimi non possano in alcun modo essere obbligati ad effettuare le operazioni di rizzaggio e derizzaggio quando nel porto in cui è attraccata la nave siano disponibili lavoratori portuali qualificati.
A luglio del 2022 il Tribunale distrettuale di Rotterdam, nell’ambito di una causa intentata dai sindacati contro alcune compagnie di navigazione (Marlow Navigation Cyprus, Marlow Navigation Netherlands e Expert Shipping), aveva emesso una sentenza favorevole ai primi, stabilendo la validità della Clausola e sottolineando come la sicurezza dei marittimi rivestisse un interesse pubblico prevalente, da tutelare in tutte le forme previste dalla legge. Da qui la necessità di rispettare gli accordi di contrattazione collettiva.
Le compagnie coinvolte hanno presentato ricorso all’Organo giudiziario dell’AIA. Che a settembre ha espresso le proprie considerazioni preliminari, subordinando il giudizio definitivo alla ricezione da parte della Corte di Giustizia Europea di alcuni chiarimenti legali.
Ma sono proprio quelle considerazioni ancora interlocutorie a preludere ad un potenziale stravolgimento dell’attuale impalcatura dell’organizzazione del lavoro portuale. Il tribunale di secondo grado ha infatti espresso l’idea che la NSWC costituisca una violazione ingiustificabile del principio unionale della libera prestazione dei servizi all’interno dei confini dell’UE. Da ciò potrebbe discendere, secondo la corte d’appello, un conflitto tra i principi unionali e la restrizione (all’autoproduzione) inserita nell’ambito della contrattazione collettiva.
La decisione finale della CGUE avrà un impatto significativo sull’applicazione della Non-Seafarers’ Work Clause e sul futuro della contrattazione collettiva nel settore marittimo europeo. E’ per questo motivo che ieri l’International Transport Workers’ Federation (ITF), assieme a Nautilus NL e a FNV, ha formalmente richiesto alla Corte di rivalutare le proprie considerazioni preliminari e di riformulare, quindi, le questioni pregiudiziali che intende inviare alla Corte di Giustizia Europea.
“Secondo l’orientamento preliminare dell’AIA la clausola sui marittimi non soddisferebbe le condizioni di deroga al requisito della libera prestazione dei servizi” afferma a Port News la responsabile porti dell’European Transport Workers’ Federation (ETF), Berardina Tommasi. “Si ritiene, erroneamente, che la salvaguardia della sicurezza dei marittimi non sia un interesse pubblico prevalente rispetto ai principi unionali” aggiunge.
“La NSWC discende da una contrattazione collettiva internazionale negoziata autonomamente tra le parti sociali con lo scopo di migliorare le condizioni di lavoro e impiego dei lavoratori marittimi e portuali. Riteniamo che questo diritto fondamentale abbia un peso significativo nel bilanciamento con le libertà economiche del mercato unico” spiega ancora la Tommasi, per la quale l’abolizione della clausola avrebbe come conseguenza quella di permettere alle compagnie di navigazione di utilizzare liberamente i marittimi per lo svolgimento delle operazioni di rizzaggio e derizzaggio.
Attività delicate e strategiche che in diversi casi di autoproduzione sono state addirittura svolte prima ancora che la nave arrivasse in porto, con un livello di pericolosità estremo per l’incolumità e la vita dei lavoratori del mare, che non hanno le stesse competenze e qualifiche dei portuali.
Insomma, sebbene la Corte d’Appello non si sia pronunciata sulla validità della NSWC stessa e sia in attesa di orientamenti dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), i sindacati sostengono come queste considerazioni preliminari siano contrarie alla giurisprudenza consolidata dell’UE.
Non solo, “il rischio è che siano minati i diritti fondamentali dei lavoratori” è l’allarme lanciato su queste colonne dalla responsabile porti dell’ETF.
“Il diritto di organizzarsi e contrattare collettivamente è al centro del modello sociale europeo” afferma Stephen Cotton, Segretario generale dell’ITF. “Utilizzeremo ogni mezzo legale necessario per garantire che i diritti dei marittimi siano rispettati e che il dialogo sociale rimanga un caposaldo della democrazia dell’UE”.
“I sistemi di trasporto europei si basano su lavoratori qualificati e organizzati, e quei lavoratori si basano su solidi accordi collettivi. Ci aspettiamo che la Corte olandese sostenga il modello europeo di dialogo sociale, non che lo mini” dichiara la segretaria generale dell’ETF, Livia Spera.
Qualora la Corte rifiutasse di apportare queste correzioni, l’ITF ha fatto sapere di essere pronta a presentare un ricorso alla Suprema Corte olandese.
“La contrattazione collettiva non è una distorsione della concorrenza, è un diritto fondamentale”, ha affermato Esther Lynch, Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (CES).
“Sosteniamo l’ITF nell’insistere affinché i tribunali di tutta l’UE rispettino e proteggano l’autonomia delle parti sociali. Se non lo faranno, le conseguenze andranno ben oltre il settore marittimo e colpiranno al cuore i diritti di tutti i lavoratori in Europa”.