Francia sempre nei guai, tra riarmo e pensioni

Dal blog https://www.remocontro.it

13 Dicembre 2025 Piero Orteca

Il riarmo forsennato dell’Europa lo pagheranno le categorie più deboli della società: pensionati, disoccupati, ammalati e scolari. Per riempire gli arsenali, bisognerà tagliare la spesa previdenziale e aumentare le tasse. E la Francia di Macron è un caso-scuola di crisi di sistema che sembra destinata a colpire progressivamente tutti gli Stati del Vecchio continente. Sulle maldestre politiche per l’Ucraina, l’ultima parola, comunque, spetterà agli elettori.

ettori.

Il bilancio previdenziale bocciato

La Francia non trova pace. Almeno dal punto di vista politico-sociale. È in costante fibrillazione, con un modello di governance che si è “sudamericanizzato”, dando luogo a una serie di governi nati già moribondi. Certo, i problemi hanno radici antiche, ma ultimamente si sono aggiunte anche scelte clamorosamente sbagliate, fatte dai vertici istituzionali. La perduta “grandeur” ha inciso sulla psiche di un Paese che non accetta di essere ridiventato “normale”, e che sogna sempre nuovi orizzonti di gloria. Che costano un botto e squilibrano il sistema. I velleitarismi da grande potenza dell’Esagono, coi tempi che corrono, sono fuori luogo e soprattutto difficili da finanziare. La scriteriata corsa al riarmo, entusiasticamente perseguita da Macron e “suggerita” (per non dire quasi imposta) anche agli altri partner europei, sta avendo conseguenze deleterie sulle casse dello Stato. I numeri sono pietre e le chiacchiere imbonitorie sul “pericolo russo” forse, in futuro, non basteranno a calmare la furia dei contribuenti francesi. Per ora (indirettamente, per carità), seguendo la legge dei “vasi comunicanti” (finanziari) stanno mettendo in crisi il bilancio previdenziale. Il documento contabile, che era stato già approvato dall’Assemblea Nazionale, è stato affondato in cinque minuti dal Senato e rispedito al mittente. Dovrà essere rielaborato, perché i “risparmi” (sulla pelle dei pensionati, è ovvio), con una partita di giro sarebbero venuti dallo Stato. Che però avrebbe ricreato un buco da colmare a sua volta. Insomma, un vero gioco delle tre carte da fiera paesana.

Le Monde chiarisce

Per il Premier Sebastien Lecornu si tratta di un passaggio a vuoto, in vista dell’appuntamento decisivo di martedì, quando si terrà il voto parlamentare definitivo. È probabile che, dietro le quinte, si tratti un compromesso, tra il composito governo e le opposizioni riunite a ferro di cavallo, tra la destra di RN e la sinistra di France Insoumise. Le Monde cita qualche retroscena. “È chiaro che continuare con i tira e molla parlamentari non servirebbe più a nulla” – scrive il giornale citando la senatrice centrista Elisabeth Doineau, relatrice generale del Senato per questo bilancio. Per poi aggiungere: “Questo disegno di legge sul finanziamento della Previdenza sociale è un fallimento per noi. È più un testo che esprime una scelta politica, quella di far ricadere l’onere della riduzione del deficit esclusivamente sulle entrate”. Il che significa automaticamente nuove tasse ed è proprio quello che ha voluto sottolineare Bruno Retailleau, Presidente dei Repubblicani, quando ha definito il bilancio “una rapina fiscale”. Gli ha risposto il Ministro dei Conti pubblici, Amèlie de Montchalin, difendendo il piano che riduce il deficit della Previdenza sociale a 19,4 miliardi di euro nel 2026, rispetto ai 23 miliardi di euro del 2025. Anche se bisogna aggiungere che ciò comporta il trasferimento di 4,5 miliardi di euro dalle casse dello Stato a quelle del sistema di Previdenza sociale. “In prima lettura – scrive Le Monde – il Senato aveva ridotto il deficit previdenziale a 17,6 miliardi di euro. Il governo attende ora con ansia il voto finale dell’Assemblea nazionale di martedì, prima di dedicarsi all’altro disegno di legge di bilancio, il bilancio dello Stato, che sarà all’esame del Senato fino a lunedì”.

Il dibattito sul riarmo

Beh, si torna a quanto dicevamo all’inizio. I politici francesi sono trasversalmente favorevoli (con diversi accenti) al riarmo. Tranne la sinistra di France Insoumise, i comunisti e, in parte, i Verdi, che dettano altre priorità. Dentro fino al collo, invece, i socialisti, che ormai possono essere considerati un partito della media borghesia. Dove la stampa transalpina parla di forti divergenze è, invece, sulle motivazioni che spingono a spendere e spandere in cannoni e bombarde. Con una certa sorpresa, la narrativa d’ordinanza preparata a Bruxelles e diffusa tanto al chilo nel resto dell’Europa (quella che la Russia sta per attaccarci) non ha molti seguaci. Almeno tra le opposizioni. “Da un punto di vista puramente contabile – afferma Le Monde – il risultato del voto svoltosi al termine di questo dibattito, in gran parte simbolico in quanto non ha coinvolto la responsabilità del governo, è inequivocabile. I parlamentari hanno approvato a larga maggioranza il principio di aumentare la spesa per la difesa nel 2026, per un importo di 6,7 miliardi di euro in più rispetto al 2025: 411 hanno sostenuto la proposta del governo, solo 88 si sono opposti (principalmente nelle fila di La France Insoumise e del Partito Comunista) e 22 si sono astenuti (tutti nelle file dei Verdi). Ma dietro questo apparente consenso – prosegue il giornale parigino – gli interventi di figure politiche chiave all’interno dell’equilibrio parlamentare hanno evidenziato una significativa presa di distanza dalla minaccia russa. Che si trattasse del Raggruppamento Nazionale (RN), di La France Insoumise (LFI), del Partito Comunista (PCF) o dei Verdi – con l’eccezione di Delphine Batho, deputata per Deux-Sèvres, e Jérémie Iordanoff, deputato per l’Isère, che hanno votato a favore dell’aumento del bilancio della difesa – tutti hanno ampiamente minimizzato o ignorato questo contesto, che il campo presidenziale ha costantemente sottolineato”.

I commenti alle parole da film horror di Lecornu sono stati disincantati, in qualche caso addirittura irridenti. “I francesi sono già troppo inclini a credere di poter dormire sonni tranquilli – ha detto tetro il Primo ministro – ma non dobbiamo incoraggiarli in questa ingenua fiducia, che poi pagano con rovine e massacri”. Certo, la storia è un ossimoro. Gli stessi che oggi fanno la morale al mondo, Francia e Germania, sono proprio quelli che in altre epoche hanno messo la Russia a ferro e fuoco.

Tags:Franciapensioniriarmo

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