Un governo locale : come un “bravo pianista che suona con dieci dita e abbia orecchie e occhi ben aperti”

Da un email del Prof Eunoturi 15/12/2025

Il governo locale, immancabilmente, deve confrontarsi con molteplici malesseri e problemi di ogni sorta. L’erronea tendenza a parlare di “cose complesse” non affronta la questione di fondo. Qualsiasi malessere e problema di ogni sorta se non è affrontato adeguatamente, con efficacia ed efficienza diventa più grave. Le cause dei malesseri e problemi possono essere economici, sociali, sanitari, culturali. Il governo locale deve agire insieme alla popolazione e a tutte le istituzioni pubbliche e private. Diventa allora cruciale che l’amministrazione locale agisca come un bravo pianista che suona con dieci dita e abbia orecchie e occhi  ben aperti. Sappia articolare il più possibile con armonia, efficienza et efficacia tutte le possibili risposte ai diversi malesseri e problemi con i servizi sociali, quelli sanitari, le autorità sanitarie, le agenzie di prevenzione e controllo (ispettorati del lavoro e ASL), l’azienda che si occupa dei rifiuti, la polizia locale, le scuole, l’università, le polizie nazionali, i vigili del fuoco, le associazioni di volontariato, i sindacati, le parrocchie, le associazioni sportive, quelle culturali, ecc.Ognuno di questi attori sociali può dare un contributo a volte decisivo, ma nessuno da solo può garantire la soluzione.Il primo slogan del governo della città deve essere PREVENZIONE per evitare che ogni problema degeneri in peggio.Esempio: il problema dei tossicodipendenti. Se oggi abbiamo diverse persone affette da tossicodipendenza che in strada diventano talvolta molesti è innanzitutto perché i SERT sono stati smantellati e nel migliore dei casi ridotti a sportelli di distribuzione del metadone. Ma non ci sono più servizi socio-sanitari che si fanno carico di queste persone per guidarle alla terapia e a un progetto di reinserimento economico e sociale; e non ci sono più servizi che stanno per strada per raccogliere queste persone. L’assenza di tale servizio socio-sanitario provoca la deriva del problema a problema di sicurezza! Ma nessuna polizia locale o nazionale può essere in grado di affrontare adeguatamente un tale caso. E se pretende farlo, immancabilmente lo trasforma appunto in problema di sicurezza arrestando il tossicodipendente per spaccio (ecco perché nelle carceri italiane circa il 35% è di tossicodipendenti). E in carcere questa persona, nel migliore dei casi, non fa che prendere metadone. Se finisce la pena, torna in strada e ricomincia da recidivo ! Si ha così la classica riproduzione aggravata del problema.Lo stesso si può dire a proposito delle persone affette da disagio psichico. Se oggi nelle carceri ci sono sempre più “matti” è perché i servizi sanitari per “malati di mente” nei quartieri non ci sono più o non funzionano. Allora i “matti” per strada immancabilmente finiscono per avere gesti o comportamenti che allarmano sino a farne un problema di sicurezza. Ma nessuna polizia locale o nazionale può essere in grado di affrontare adeguatamente una persona malata di mente. E se pretende farlo, immancabilmente lo affronta con metodi repressivi violenti, in alcuni casi usando taser o armi da fuoco (e  trasforma appunto in problema di sicurezza con esiti a volte mortali -vedi a Genova il caso del 21enne Jefferson Garcia Tomala, ucciso nel corso di un TSO) o arrestando come se il carcere fosse in grado di trattare il disagio psichico.Diversi sono i casi di alterchi o litigi fra vicini che finiscono per invocare l’intervento delle polizie che nel migliore dei casi non può risolvere il caso poiché si tratta di assenza di mediazione pacifica che talvolta può essere praticare anche da altri vicini (collaborazione dei residenti al buon governo pacifico) o dovrebbe far ricorso a mediatori sociali del servizio pubblico. E’ infatti la crisi, l’indebolimento o l’assenza di convivialità e socialità fra i residenti che provoca l’aumento della litigiosità (con un aumento forte delle chiamate al 112). Se diversi residenti tendono ad abusare delle chiamate delle polizie di fronte a un qualsivoglia malessere o problema sociale o di convivenza è innanzitutto perché manca la capacità di trovare risposte adeguate all’interno della convivialità e socialità evidentemente indebolite o estinte (mentre è aumentato l’incitamento anche mediatico per il ricorso alle polizie, per invocare “tolleranza zero”, “più repressione”, “più polizie” -a favore degli imprenditori del sicuritarismo).Il rilancio della socialità e della convivialità è quindi indispensabile e necessita l’opera di animatori sociali opportunamente formati (e non di estemporanee iniziative sui generis quali le “tavolate” in centro storico). La vita associativa nei quartieri è essenziale per superare la crisi o l’estinzione dei momenti, luoghi e strutture che prima svolgevano questo ruolo (parrocchie, associazioni, sedi sindacali di quartiere, case del popolo ecc.).Ed è nella vita associativa e quindi la socialità che può maturare la cultura della prevenzione rispetto a ogni sorta di rischio di malesseri e problemi sociali e sanitari, rispetto alle insicurezze oggi spesso ignorate (supersfruttamento violento, malattie e mortalità dovuta a contaminazioni tossiche, degrado urbano dovuto all’abbandono di luoghi pubblici ecc.).Quindi è solo la cooperazione e la sinergia fra i residenti, le diverse istituzioni pubbliche e private che può favorire il risanamento o quantomeno la gestione pacifica e soddisfacente dei malesseri e problemi sociali.Il ruolo dell’amministrazione locale, dei municipi, dei comitati di quartiere deve essere essenziale e per questo è necessaria la promozione della cultura del buon governo (1) locale incentrata sulla cooperazione, la prevenzione e la ricerca di soluzioni pacifiche.

1) Si veda la rappresentazione del buono e del cattivo governo nel celebre affresco che Lorenzetti realizzò per il governo della città di Siena nel 1337: 

contributo per Genova (e altrove) di

salvatore (turi) palidda

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