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19 Dicembre 2025 Piero Orteca
Alla UE pensano a comprare o produrre carri armati ma, ieri si sono visti assediare dai trattori dei coltivatori e degli allevatori europei, schiacciati dalla crisi, e inferociti per le politiche della Commissione. Nel mirino, oltre alle solite questioni di bilancio, l’accordo commerciale col Mercosur latino-americano. La Francia non lo vuole. L’italia ‘non subito’. La Germania dice sì, perché favorisce le sue industrie. La Von der Leyen in serata ne ha annunciato il rinvio.
Una scelta che copre le spaccature
Dunque, dopo una giornata di manifestazioni di massa degli agricoltori europei, a Bruxelles, giunta al culmine di una settimana di crescenti tensioni, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fatto sapere che la firma dell’accordo commerciale tra l’UE e i Paesi del Mercosur è stata posticipata a gennaio. «Ursula von der Leyen – scrive Le Figaro – sperava di siglare questo accordo di libero scambio sabato, al vertice del Mercosur nella città brasiliana di Foz do Iguaçu. Ma prima aveva bisogno dell’approvazione della maggioranza qualificata degli Stati membri a Bruxelles, che non ha ottenuto, soprattutto a causa dell’opposizione di Francia e Italia». La decisione ‘di non decidere’ e di prendere altro tempo è arrivata dopo la spettacolare manifestazione di protesta che ieri ha paralizzati il centro della capitale belga, condotta da agricoltori in arrivo da tutta l’Europa, con una nutrita rappresentanza soprattutto francese. Proprio il Presidente Macron si era espresso con durezza contro i termini del patto col Mercosur, temendo ripercussioni molto negative per il comparto agricolo transalpino. A lui si è unita Giorgia Meloni, esprimendo anche diverse riserve da parte dell’Italia e chiedendo un rinvio della firma. La crisi del Mercosur, tra le altre cose, si aggiunge a un’altra emergenza che la Francia sta vivendo in questo momento e che riguarda una malattia infettiva che colpisce massicciamente gli allevamenti di bovini, la Dermatosi nodulare contagiosa (DNC). Si tratta di una patologia che sta obbligando i proprietari ad abbattere numerose mandrie, mettendo in crisi i settori della macellazione e quello lattiero-caseario.
Tutti all’assalto di Bruxelles
Almeno 10 mila agricoltori sono arrivati da tutte le direzioni per cingere d’assedio le istituzioni comunitarie a Bruxelles. Le scene descritte dal giornale Dauphinè Libèrè sono state impressionanti: sembrava di assistere a un’invasione militare. Il ruggito di quasi mille trattori ha accompagnato le urla e gli slogan dei manifestanti contro le decisioni della Commissione, contribuendo a rendere l’atmosfera incendiaria. E, detto fatto. Proprio in Piazza Lussemburgo, vicino ai palazzi della Commissione, alcuni degli agricoltori hanno cominciato a dare alle fiamme tutto quello che gli capitava a tiro, innescando un gigantesco rogo, tanto che «le autorità – come riporta Le Figaro – hanno consigliato ai residenti del Quartiere Europeo di chiudere porte e finestre a causa della presenza di fumo». Sempre il quotidiano parigino riferisce di veri e propri scontri fisici tra gli esasperati manifestanti e la polizia belga in assetto antisommossa. «Gli agricoltori che protestavano – scrive Le Figaro – si sono scontrati con le forze dell’ordine direttamente di fronte al Parlamento europeo, lanciando loro patate. I poliziotti hanno risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Tutto questo dopo che a metà mattinata, altre decine di trattori hanno tentato di convergere sulla capitale belga, dirigendosi verso il centro. E staccandosi da quelli che hanno formato la colonna bloccata da un cordone di polizia nei pressi delle istituzioni dell’UE».
Come nasce la protesta
L’ennesima ‘marcia dei trattori’, che sconvolge le città dell’Europa centro-settentrionale, ha radici antiche che affondano nelle stesse origini dell’Unione, quando ancora si chiamava Mercato comune europeo. E quando, secondo molti critici, come certificato di nascita ci si preoccupò, fin troppo, soprattutto delle sorti dell’agricoltura francese. Insomma, il progetto nacque troppo sbilanciato e fece crescere (forse) determinati settori agricoli, tutelandoli assai e drogandone l’efficienza. Così, oggi la liberalizzazione dei mercati (che dovrebbe favorire i consumatori) penalizza improvvisamente quei produttori che finora erano stati tutelati, esponendoli a una concorrenza indesiderata (e vincente). Ecco perché il Trattato di libero scambio con i quattro Paesi del Mercosur (il blocco commerciale sudamericano, formato da Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay), non va giù a Parigi e non convince nemmeno Roma. Oltre a Paesi come la Polonia, l’Irlanda, il Belgio e l’Austria. Che assieme fanno una minoranza di blocco, per evitare di firmare subito un trattato che potrebbe causare sconvolgimenti nel loro tessuto produttivo e sociale. Certo, l’ideale sarebbe prendersi un’ulteriore pausa di riflessione. In fondo, di questo mitico patto si vaticina (senza costrutto) da oltre vent’anni, e per lasciare tutti gabbati e contenti ci si potrebbe anche permettere di perdere un altro po’ di tempo. Ma questa volta si è messo di traverso il Presidente del Brasile, il barricadero Lula da Silva, il quale ha fatto sapere di avere esaurito la pazienza. O si firma entro sabato o tutti amici come prima, ma senza accordo commerciale. D’altro canto, Lula ha tanti pregi e anche molti difetti, ma sicuramente non si fa dettare l’agenda dagli ex colonialisti europei. Anche se pure lui ha corretto il tiro: porterà ai suoi partner la richiesta di rinvio e, se dovessero accettare (come pare scontato) si adeguerà.
Il Parlamento mette una pezza
Che la coperta sia corta e lasci all’addiaccio gli agricoltori se ne accorgono tutti. Meno la Commissione. Ad esempio, il Parlamento europeo ha approvato qualche giorno fa una disciplina per rafforzare la protezione del settore, proprio in vista dell’accordo col Mercosur. «Sostenute con 431 voti favorevoli e 161 contrari – spiega Le Figaro – queste misure di salvaguardia includono il monitoraggio di prodotti sensibili come carne bovina, pollame e zucchero e la possibile reintroduzione di dazi doganali in caso di destabilizzazione del mercato. Tuttavia, è improbabile che ciò sia sufficiente per ottenere l’approvazione della Francia».
Anche perché, aggiungiamo noi, le condizioni accettate dalla Commissione sono decisamente più sfavorevoli rispetto a quelle suggerite dal Parlamento europeo. Per questo crediamo che Macron non abbia nessuna voglia di firmare, nemmeno a gennaio: teme di vedere migliaia di trattori assediare l’Eliseo
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