Le tre sfide di Zohran Mamdani

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Giovedì 1 gennaio 2026

Il 1° gennaio Zohran Mamdani si è insediato come sindaco di New York, dopo aver vinto le elezioni dello scorso novembre. La cerimonia di giuramento ufficiale si è tenuta in una stazione dismessa della metropolitana subito dopo la mezzanotte, davanti a poche decine di persone. La scelta del luogo è un rimando al passato glorioso della città di New York, e alle infrastrutture pubbliche che Mamdani vorrebbe rivitalizzare. Dalle 13 si è poi tenuta una cerimonia pubblica più ampia davanti al municipio, a cui hanno assistito migliaia di persone. C’erano anche i due esponenti più noti della sinistra statunitense, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il senatore Bernie Sanders, che ha fatto giurare Mamdani.

Il nuovo sindaco di New York ha 34 anni, è un Socialista democratico, di famiglia indiana, nato in Uganda, musulmano e quasi sconosciuto fino a poco più di un anno fa, quando avviò una campagna elettorale molto efficace dal punto di vista grafico e comunicativo. Tutto questo ha creato notevoli aspettative intorno al suo mandato: governare una città come New York non è facile, e lui ha chiesto di essere giudicato soprattutto sulla realizzazione delle sue tre principali promesse elettorali, tutte legate al concetto di affordability, cioè la sostenibilità del costo della vita in città.

I suoi tre principali obiettivi saranno: garantire asili nido e scuole d’infanzia gratis per tutti i bambini dalle 6 settimane ai 5 anni; rendere la rete di bus cittadini veloce e gratuita; e bloccare gli aumenti degli affitti per un milione di appartamenti.

Sono tre promesse ambiziose, che durante la campagna elettorale sono state criticate perché ritenute poco realistiche. Allo stesso tempo sono stati i punti forti della sua campagna, e in interviste recenti Mamdani si è impegnato a realizzarle completamente nel tempo di due mandati, quindi entro i prossimi otto anni, considerando un’eventuale rielezione. È un periodo lungo, ma sono effettivamente misure complesse: se riuscirà davvero a implementarle, rendendole economicamente sostenibili, New York potrebbe diventare un modello per altre città e altri stati.

Zohran Mamdani durante una visita in un asilo nido di New York, l’11 dicembre 2025 (EPA/SARAH YENESEL)

Il costo di garantire asili gratuiti per i bambini da 0 a 5 anni è stato stimato in 6 miliardi di dollari l’anno. Sono tanti soldi, anche per una città con un bilancio annuale da 116 miliardi come New York. L’ex sindaco Bill de Blasio aveva introdotto la gratuità della scuola dell’infanzia per i bambini di 3-4 anni a partire dal 2014: è stato un processo graduale, durato molti anni. Farlo per i bambini più piccoli è ancora più difficile e costoso, perché le classi dei 3-4enni hanno anche 20 alunni, mentre per i più piccoli è previsto un educatore o un’educatrice ogni 3-4 bambini. Mamdani ha anche promesso di aumentare gli stipendi dei lavoratori del settore.

È una misura molto popolare e attesa, perché gli asili nido a New York possono costare più di 20mila dollari l’anno: per molte famiglie è la spesa più alta dopo quella per l’affitto. Secondo Mamdani renderli gratuiti potrebbe riportare nel mercato del lavoro circa 14mila donne che ora hanno dovuto rinunciarvi. L’amministrazione del nuovo sindaco procederà per obiettivi intermedi, partendo dai bambini di 2 anni e dai quartieri più popolari; servirà anche assumere nuovo personale qualificato, aprire nuovi asili e modificare alcune normative sui micro-nidi familiari, strutture molto piccole ma che possono rispondere alle esigenze di parecchie persone.

– Leggi anche: Da sconosciuto a sindaco di New York in un anno

Zohran Mamdani durante una conferenza stampa a New York (AP Photo/Seth Wenig)

Per realizzare questa promessa elettorale, Mamdani dovrà collaborare con la governatrice Democratica dello stato di New York Kathy Hochul, considerata una moderata. Hochul vorrebbe estendere la misura all’intero stato (660mila bambini, 15 miliardi di costo annuale) e soprattutto il suo benestare è un passaggio obbligato per provare a trovare i soldi per finanziare questa e altre misure.

Mamdani ha detto di voler recuperare i soldi necessari alzando le tasse ai newyorchesi ricchi e alle grandi aziende e società della città. Non ha il potere di farlo da solo: serve l’assenso di Hochul e della Legislatura dello stato di New York (il congresso statale). Hochul si candiderà alla rielezione nel 2026, ma dovrà vincere le primarie Democratiche e si è mostrata prudente sull’idea di alzare le tasse alle persone ricche, ma possibilista su quelle aziendali.

Da quell’aumento delle tasse passa anche il finanziamento della gratuità degli autobus cittadini: il piano dovrebbe costare circa 800 milioni di dollari e riguarda solo i bus, non la metropolitana (che è a gestione statale, non comunale). Da deputato statale Mamdani promosse un piano per rendere gratuite cinque linee di autobus, che ebbe risultati incoraggianti riguardo al numero di utenti ma che non venne poi rinnovato per dispute politiche slegate dalla questione in sé. Il problema principale sono ovviamente i costi, ma ci sono dubbi anche su come il sindaco intenda rendere i bus più veloci ed efficienti: dovrebbero contribuire la “tassa sul traffico”, già attiva e introdotta per ridurre il numero di auto, e la riduzione del tempo alle fermate (oggi i passeggeri entrano tutti dalla porta davanti e l’autista controlla i biglietti o li vende).

Mamdani in metropolitana a Brooklyn, lo scorso maggio (Andrew Lichtenstein/Corbis via Getty Images)

La terza proposta riguarda il problema del costo degli affitti a New York, divenuto insostenibile anche per gran parte degli abitanti appartenenti alla classe media. In città due milioni di persone vivono in un milione di appartamenti o case il cui affitto è stabilito da regole comunali. Il Comitato per le linee guida sugli affitti, composto da nove membri e guidato dal sindaco, decide i prezzi massimi e ogni anno gli eventuali aumenti.

Per bloccare gli aumenti Mamdani deve nominare membri che approvino il suo piano. Non è così semplice, però: quattro membri sono stati appena nominati o confermati dal sindaco uscente Eric Adams, con un mandato di due o quattro anni. Mamdani potrebbe dover attendere che “scadano” almeno alcuni dei mandati per avere un Comitato con una maggioranza solida. Ovviamente il piano piace a tutti gli inquilini, ma non ai proprietari, secondo cui la riduzione delle risorse derivanti dagli affitti può causare il deterioramento delle abitazioni e nel lungo periodo aggravare la crisi.

– Ascolta Globo: L’esperimento socialista di Zohran Mamdani

Lo stesso Mamdani ha indicato queste tre come le misure centrali del suo programma. In campagna elettorale ne aveva presentate altre, che però verranno attuate con diversi livelli di priorità: la creazione di 200mila nuove abitazioni ad affitto calmierato, la salvaguardia e il sostegno dell’edilizia sociale, la creazione di cinque supermercati popolari (uno per ogni grande quartiere), con prodotti a prezzo ridotto. Quest’ultima misura è stata molto criticata: c’è chi ha parlato di negozi «sovietici» e chi ha sottolineato come difficilmente cinque supermercati, da soli, potranno ottenere merce a prezzi che siano competitivi rispetto alla grande distribuzione.

Mamdani dovrà dimostrare di saper essere sufficientemente pragmatico e di non farsi condizionare dalla sua quasi totale inesperienza, ma al tempo stesso dovrà confermare l’immagine di un politico nuovo e diverso. È proprio questo che ha convinto molti elettori Democratici, che ha creato grandi speranze e attese e che è sembrato avere un ascendente anche sul presidente Donald Trump, che ha un orientamento politico decisamente diverso da quello di Mamdani.

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Il City Hall, il municipio di New York (Gina M Randazzo/ZUMA Press Wire)

Le prime scelte, quelle relative alla squadra di governo, sono state fatte mantenendo un equilibrio fra queste due esigenze. Per esempio Mamdani ha scelto come vicesindaco Dean Fuleihan, 74enne esperto politico newyorchese, già vicesindaco di de Blasio, ma ha nominato capa di gabinetto Elle Bisgaard-Church, 34enne senza precedenti esperienze ma già responsabile della sua campagna. Ha introdotto la figura di una vicesindaca con delega alla “giustizia economica”, Julie Su, ma ha confermato a capo della polizia Jessica Tisch, che viene da una famiglia di miliardari e che ha opinioni anche distanti da quelle del neosindaco.

La nomina più discussa è stata quella di Lillian Bonsignore a dirigente del corpo dei vigili del fuoco. Bonsignore è stata in passato responsabile dei servizi medici di emergenza ed è la seconda donna a capo del corpo (che ha 17mila dipendenti fra pompieri, personale medico di emergenza e impiegati civili), nonché la prima apertamente omosessuale. La nomina è stata criticata da Elon Musk, ufficialmente per la mancanza di esperienza di Bonsignore nei vigili del fuoco, ma è stata approvata dalla base dei sostenitori di Mamdani. In questa fase di nomine c’è stato anche un primo problema: Catherine Almonte Da Costa, scelta come responsabile delle nomine, si è dimessa dopo che sono riemersi alcuni suoi post antisemiti risalenti al 2011 e al 2012.

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