su da photoriflettendoci di Alessandro Borgogno
Dal blog https://photoriflettendoci.wordpress.com
Non ero ancora mai stato a visitare Recanati, ma avevo sempre un desiderio latente che proveniva, oltre che dagli studi e dall’immaginario letterario Leopardiano accumulato negli anni, dal racconto di una visita fatta da mia madre in gioventù, della quale parlava sempre con emozione e trasporto.
Così due anni fa mi sono deciso e sono andato per qualche giorno con il preciso intento di immergermi, per quanto sia possibile al giorno d’oggi, nelle atmosfere ottocentesche del natìo borgo selvaggio del nostro più grande poeta moderno.
Devo dire che la visita non ha deluso le aspettative e, probabilmente complici anche le passeggiate solitarie in un periodo dell’anno poco turistico, le assonanze fra ciò che ho visto e attraversato e il mondo poetico di Giacomo Leopardi è stata pressoché totale.
Inevitabile quindi cercare anche di documentare fotograficamente ciò che ho visto e soprattutto ciò che la visita mi ha trasmesso.
Altrettanto inevitabile, per chi tenta di raccontare qualcosa con le immagini, cercare una chiave di lettura che desse a quei vicoli, quei palazzi e quegli scorci la personalità che i versi immortali gli hanno cucito addosso fino a trasformarli in valori globali e universali.
L’interpretazione poteva avvenire in almeno due modi molto diversi fra loro: o reinterpretando in termini contemporanei il mondo leopardiano giocando sui contrasti, oppure accostandovisi come quando si rilegge o si interpreta un classico nel modo più fedele e rispettoso possibile.
Ho, quasi inevitabilmente, scelto la seconda strada.
Dico inevitabilmente perché è stata una strada quasi imposta dai luoghi e dalle visite. Ho trovato talmente forte e penetrante l’identificazione di alcuni scorci con i versi ancora ricordati a memoria (e comunque spesso citati proprio lungo le strade del borgo), che in molti casi sono affiorati prima ancora di scattare, vuoi perché alcuni angoli sono proprio fisicamente quelli descritti dal poeta, vuoi perché altri ne evocavano comunque in modo inequivocabile il suono e il senso.
Partito quindi, e non poteva essere altrimenti, con in mente la guida sicura e decisa dei versi de “L’infinito” (probabilmente la più bella poesia mai concepita e scritta da essere umano), il girovagare un po’ flâneur per le strade di Recanati si è trasformato rapidamente in un continuo chiamarsi fra immagini, oggetti, inquadrature, tagli di luce e parole, versi, rime del poeta.
E quindi, come tali, le ho rimesse in fila per esporle qui. Buon viaggio.
















1 Comment