Il giornalismo serio non è morto del tutto
Dal blog https://www.ilpost.it/
Che posto è il carcere in cui è detenuto Maduro
Nelle prime ore del mattino (in Italia) Maduro è stato portato al Metropolitan Detention Center (MDC) di Brooklyn, la prigione in cui dovrebbe rimanere in attesa del processo contro di lui che inizierà presso il tribunale federale di Manhattan la settimana prossima.
L’MDC è l’unica prigione federale della città di New York e sono detenute soprattutto persone in attesa di giudizio. È nota per aver ospitato diversi personaggi famosi e persone coinvolte in casi di alto profilo: al momento per esempio si trova lì Luigi Mangione, accusato di aver ucciso l’amministratore delegato di UnitedHealthcare un anno fa e il cui processo è in corso. Negli ultimi anni hanno passato dei periodi al Metropolitan Detention Center anche il rapper R Kelly, il rapper Sean “Diddy” Combs, l’imprenditore di criptovalute Sam Bankman-Fried e Ghislaine Maxwell, ex compagna e socia del finanziere Jeffrey Epstein (dopo la condanna stanno tutti scontando le loro pene in strutture diverse dall’MDC).

Il Metropolitan Detention Center, il 3 gennaio del 2026 (AP Photo/Yuki Iwamura)
La prigione è anche nota per le condizioni di detenzione drammatiche, la violenza e le accuse di supervisione inadeguata. Queste situazioni non interessano particolarmente i detenuti più noti, ma gli altri circa 1.200 che si trovano nella struttura. In passato diversi giudici hanno evitato di mandare all’MDC di Brooklyn le persone che stavano condannando proprio per via delle cattive condizioni. «Il caos regna, insieme alla violenza incontrollata», aveva scritto in una sentenza ad agosto del 2024 il giudice distrettuale di New York Gary R. Brown, citando il caso di un imputato che era stato accoltellato più volte e non aveva ricevuto cure mediche, ma era rimasto chiuso nella sua cella per 25 giorni.
08:434 gennaio 2026
Un giornalista ha chiamato Trump alle 4:30, e lui ha risposto
Trump ha confermato sul suo social Truth che gli Stati Uniti avevano attaccato il Venezuela alle 4:21 di sabato mattina (le 10:21 in Italia). Dieci minuti dopo un giornalista del New York Times, Tyler Pager, ha chiamato Trump sul suo numero privato: Trump ha risposto, e i due hanno iniziato a parlare.
Pager ha seguito per quasi un anno la campagna di pressione fatta dall’amministrazione Trump sul governo venezuelano di Maduro, e ha raccontato com’è andata la telefonata in un breve articolo. Tra le altre cose ha detto che era la prima volta che provava a chiamare Trump sul cellulare personale: «L’asticella per raggiungerlo direttamente è molto alta», ha detto, aggiungendo di essersi confrontato prima con il caporedattore dell’ufficio di Washington, Dick Stevenson.
Secondo Pager Trump non si è lamentato per la chiamata, ma allo stesso tempo non ha risposto alle domande e ha rimandato tutto alla conferenza stampa prevista per il pomeriggio.
Pager ha aggiunto che a Trump «piace essere raggiungibile», a differenza dei suoi predecessori: «Nei quattro anni in cui ho seguito l’amministrazione Biden non ho mai avuto un’intervista con lui», nonostante ci avesse provato, ha detto.
08:244 gennaio 2026
Starlink fornirà gratuitamente la banda larga al Venezuela fino al 3 febbraio
I satelliti di Starlink sono gestiti da SpaceX, una delle aziende di proprietà del miliardario Elon Musk. A causa della crisi economica, da anni in Venezuela internet va lentissimo e spesso l’accesso ai contenuti è limitato o controllato dal governo.
Non è la prima volta che Musk decide di mettere a disposizione gratuitamente i servizi di Starlink in situazioni di emergenza: l’aveva fatto per esempio nel 2022 in Ucraina, all’inizio dell’invasione russa, e in vari paesi (come Germania, Stati Uniti e Sri Lanka) in seguito a disastri naturali, per facilitare le operazioni di soccorso.
08:194 gennaio 2026
Queste immagini satellitari mostrano i danni causati dal bombardamento statunitense di venerdì notte sulla base militare di Fuerte Tiuna, vicino a Caracas, la capitale del Venezuela.
Fuerte Tiuna è uno dei vari obiettivi colpiti dagli Stati Uniti: tra gli altri ci sono La Carlota, un’importante base aerea, e il porto di La Guaira.

(EPA/SATELLITE IMAGE ©2025 VANTOR)

(EPA/SATELLITE IMAGE ©2025 VANTOR)
06:234 gennaio 2026
Cosa è successo mentre qui era notte
– Il primo sviluppo significativo, per certi versi, è che non ci sono stati sviluppi significativi: non ci sono stati nuovi attacchi statunitensi, nonostante le minacce pronunciate sabato da Trump, e nemmeno nuove dichiarazioni ufficiali della Casa Bianca; non risulta ci siano state proteste o disordini in Venezuela, dove il regime sembra avere la situazione sotto controllo. La giornata di ieri in Venezuela è stata stranamente tranquilla, pur in un contesto eccezionale e tra molte preoccupazioni.
– La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente e ministra del Petrolio Delcy Rodríguez di assumere immediatamente la presidenza del paese ad interim. Con questa decisione Rodríguez, che ha 56 anni, ottiene formalmente tutti i poteri e le funzioni della presidenza senza che Maduro sia stato dichiarato decaduto. Secondo la Costituzione del Venezuela, se Maduro sarà assente dal paese per più di trenta giorni – come appare certo, a questo punto – bisognerà indire nuove elezioni.
Da qui ad allora sapremo molto di più di oggi, ma quel momento dirà più di altri se le speranze dei molti venezuelani che sabato hanno festeggiato la cattura di Maduro in tante città nel mondo sono o no malriposte, visto come in passato il regime ha manipolato i risultati elettorali (l’ultima volta né gli Stati Uniti né l’Unione Europea avevano considerato il voto regolare, tra probabili brogli e fortissime repressioni dell’opposizione). E anche se l’obiettivo degli Stati Uniti fosse deporre un regime dittatoriale oppure ottenere da quel regime concessioni precise su narcotraffico, immigrazione e soprattutto petrolio.
– Gli Stati Uniti hanno terminato le restrizioni sullo spazio aereo nel Mar dei Caraibi, suggerendo che non ci saranno a breve altri attacchi. Una ricostruzione del New York Times pubblicata quando in Italia erano le prime ore del mattino attribuisce a fonti del governo statunitense l’intenzione di provare a lavorare con Rodríguez.
– Intanto Nicolás Maduro è arrivato a New York ed è stato portato ammanettato al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dov’è stato incarcerato in attesa del processo. È un carcere che ospita soprattutto persone in attesa di giudizio. Sono circolate alcune foto e video del suo arrivo negli Stati Uniti e del suo ingresso negli uffici dell’agenzia antidroga del governo federale statunitense.
05:104 gennaio 2026
Le restrizioni ai voli sul mar dei Caraibi sono terminate
Il segretario ai Trasporti degli Stati Uniti ha annunciato che le restrizioni allo spazio aereo sul mar dei Caraibi non verranno prorogate oltre la mezzanotte ora locale, che è appena passata, permettendo così ai voli commerciali e civili di riprendere arrivi e partenze. La decisione suggerisce che il governo statunitense non preveda nuovi attacchi imminenti. Durante la giornata di sabato erano stati cancellati quasi tutti i voli in partenza e in arrivo dagli aeroporti dei Caraibi, provocando disagi a migliaia di persone durante un periodo di forti presenze turistiche.
04:554 gennaio 2026
Altre immagini dell’arrivo di Maduro negli Stati Uniti.
04:474 gennaio 2026
Occhio a quello che vedete sui social
Come sempre e soprattutto in situazioni come queste – grosse notizie, sviluppi confusi e opinioni molto diverse – è il caso di prestare attenzione e usare scetticismo prima di credere a qualsiasi cosa appaia sui feed dei social media. Per esempio: circolano foto e video di persone che festeggiano la cattura di Maduro avvolte da bandiere venezuelane, spesso presentate come provenienti dal Venezuela. Nella grandissima parte dei casi quelle immagini arrivano invece dalle grandi città statunitensi – dove negli ultimi anni centinaia di migliaia di persone venezuelane hanno trovato asilo – e da altre con una folta presenza di venezuelani, dalla Spagna all’Argentina.
04:334 gennaio 2026
Chi è Delcy Rodríguez
Delcy Rodríguez, che in giornata ha sentito il segretario di Stato statunitense Marco Rubio e su ordine della Corte Suprema venezuelana ha assunto ad interim l’incarico di presidente del Venezuela, ha una lunga storia di militanza politica nella sinistra venezuelana, prima al fianco di Hugo Chávez – presidente del paese dal 1999 fino alla morte, nel 2013 – e poi di Nicolás Maduro. Anche prima di oggi era considerata una delle persone più potenti del regime, nonché una delle pochissime donne della sua classe dirigente. Ha 56 anni.
Prima di diventare presidente ad interim, era vicepresidente del Venezuela e ministra del Petrolio. Suo padre era Jorge Antonio Rodríguez, guerrigliero marxista che fu ucciso nel 1976 durante un interrogatorio dall’intelligence venezuelana durante le indagini sul sequestro di un imprenditore statunitense avvenuto a Caracas; suo fratello è l’attuale presidente dell’Assemblea nazionale, il parlamento monocamerale venezuelano, e uno stretto alleato di Maduro.

Delcy Rodríguez il 10 marzo 2025. (AP Photo/Ariana Cubillos)
Negli ultimi anni Rodríguez era stata la responsabile di qualche piccola riforma liberale che aveva dato sollievo alla disastrata economia venezuelana, con limitate privatizzazioni e aperture al settore privato, oltre a politiche di spesa pubblica più prudenti. Come scrive il New York Times, nel tempo Rodríguez si è costruita una reputazione che combina integrità ideologica con un certo pragmatismo da tecnocrate, anche per via dei suoi periodi di vita all’estero – ha studiato diritto del lavoro in Francia – e dei suoi stretti rapporti con gli establishment economici e militari del paese.
Prima di diventare vicepresidente nel 2018, era stata ministra delle Comunicazioni e degli Esteri; il suo ruolo nella repressione violenta delle opposizioni e nella manipolazione del voto ha portato negli anni sia Stati Uniti che Unione Europea ad approvare sanzioni contro di lei.
04:074 gennaio 2026
Delcy Rodríguez è la presidente ad interim del Venezuela
La Corte Suprema venezuelana ha dichiarato Nicolás Maduro «temporaneamente assente» e ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodríguez di assumere la presidenza ad interim. La decisione è stata comunicata in un messaggio trasmesso a reti unificate dalle tv venezuelane, presentata come necessaria a garantire la «continuità amministrativa» e la «difesa integrale della nazione» dopo la cattura di Maduro. Con questa decisione, Rodríguez ottiene formalmente tutti i poteri e le funzioni della presidenza senza che Maduro sia stato dichiarato decaduto. Intanto i governi di Perù, Ecuador, Paraguay e Argentina hanno fatto sapere che vieteranno l’ingresso nel loro paese agli esponenti del regime di Maduro.
03:484 gennaio 2026
Le fughe di notizie ci sono state, comunque
Durante la conferenza stampa di sabato sia Donald Trump che Pete Hegseth, il segretario alla Difesa, hanno detto che il Congresso non era stato informato dei piani per attaccare il Venezuela e catturare Nicolás Maduro anche allo scopo di evitare fughe di notizie. In realtà, ha scoperto il giornale statunitense Semafor, le fughe di notizie ci sono state comunque: sia il New York Times che il Washington Post avrebbero avuto informazioni poco prima dell’inizio degli attacchi in Venezuela, decidendo di non pubblicare nulla per non mettere in pericolo l’incolumità dei militari, come da prassi consolidate nella stampa statunitense.
03:394 gennaio 2026
Una piccola folla di manifestanti ha atteso l’arrivo di Maduro al Metropolitan Detention Center di New York. Quando un agente è uscito e con un megafono ha detto che Maduro era stato portato dentro la struttura, ci sono stati festeggiamenti, cori e canzoni. In altre zone della città, invece, si sono radunati altri gruppi di manifestanti per contestare Trump e chiedere la liberazione di Maduro.

(AP Photo/Yuki Iwamura)
03:124 gennaio 2026
«Happy new year»
L’arrivo di Maduro negli uffici della Drug Enforcement Agency. Si sente Maduro dire «good night» e «happy new year» agli agenti.
03:074 gennaio 2026
Sta finendo una giornata stranamente tranquilla in Venezuela
È sera in Venezuela, dove stando ai racconti e alle testimonianze fin qui la giornata è trascorsa in modo sorprendentemente tranquillo, considerate le circostanze eccezionali. Non ci sono state grandi mobilitazioni, né per festeggiare né per protestare la deposizione di Maduro; non risultano scontri diffusi e soprattutto non risulta una presenza massiccia di soldati o dei temuti gruppi paramilitari nelle strade delle principali città. Le istituzioni hanno continuato a funzionare, almeno in apparenza: diversi esponenti di primo piano del regime sono apparsi in pubblico, a partire dalla vicepresidente Delcy Rodríguez, insieme al ministro della Difesa Vladimir Padrino López e al ministro dell’Interno Diosdado Cabello.
La relativa calma nelle strade e il basso profilo dei gruppi armati filogovernativi suggeriscono che la catena di comando nel regime sia ancora operativa. Tutto questo, insieme all’apparente facilità con cui gli Stati Uniti hanno prelevato Maduro nella sua camera da letto e alle dichiarazioni con cui Trump ha liquidato l’opposizione venezuelana, concentrandosi sul petrolio e minimizzando il ritorno a elezioni libere, farà discutere della possibilità che la cattura di Maduro possa essere stata negoziata – o comunque che agli Stati Uniti non interessi deporre il regime, se il regime è disposto a offrire condizioni favorevoli agli Stati Uniti. Lo stesso Maduro pochi giorni fa aveva aperto a questa possibilità, dicendo: «Se vogliono il petrolio, il Venezuela è pronto per gli investimenti statunitensi: quando vogliono, dove vogliono e come vogliono».
02:494 gennaio 2026
L’elicottero con a bordo Nicolás Maduro è atterrato a Brooklyn, scrive il New York Times citando una fonte nelle forze dell’ordine, vicino al Metropolitan Detention Center dove sarà detenuto in attesa del processo.
00:334 gennaio 2026

Poliziotti e soldati statunitensi presidiano l’eliporto sulla 30esima strada a Manhattan, lungo il fiume Hudson, in attesa dell’arrivo di Nicolas Maduro. (AP Photo/Stefan Jeremiah)
00:104 gennaio 2026
Il punto della situazione dopo una giornata molto lunga
• Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro è stato trasportato in aereo a New York dopo essere stato catturato insieme alla moglie Cilia Flores in un attacco degli Stati Uniti, che nella notte tra venerdì e sabato hanno bombardato vari obiettivi dentro e fuori la capitale Caracas in un’imponente operazione militare.
• È stata convocata per lunedì una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, chiesta da Colombia, Russia e Cina.
• In una conferenza stampa tenuta sabato sera, Trump ha detto che gli Stati Uniti controlleranno il Venezuela gestendo una transizione di potere, ma non ha spiegato come avverrà, quanto durerà e soprattutto chi succederà a Maduro. Ha detto anzi che la vice presidente Delcy Rodríguez era stata contattata e che era «sostanzialmente» d’accordo a collaborare, ma lei l’ha poi smentito ribadendo fedeltà a Maduro, e sostenendo che il Venezuela non si farà controllare dagli Stati Uniti.
• Trump ha detto esplicitamente che gli Stati Uniti controlleranno l’estrazione petrolifera del Venezuela, che ha le riserve più grandi del mondo, e che sfrutta solo in piccola parte con infrastrutture arretrate. Trump ha detto che saranno le società americane a ricostruire l’industria petrolifera locale, e che il petrolio sarà venduto ad altri paesi, fruttando molti soldi agli Stati Uniti.
• Trump ha anche giustificato l’intervento statunitense sostenendo la necessità di avere «buoni vicini», «stabili», e ribadendo le accuse a Maduro di essere a capo di una organizzazione terroristica dedita al narcotraffico. Le motivazioni dell’operazione sono anche altre, in parte confuse.
• Il presidente statunitense Donald Trump ha condiviso una foto di Maduro prigioniero, e il suo governo ha divulgato alcuni dettagli tecnici sull’operazione e sulla cattura.
• I paesi europei hanno commentato generalmente con prudenza l’intervento statunitense. Nella maggior parte dei casi hanno detto che la fine del regime di Maduro è una buona notizia, ma non hanno approvato esplicitamente l’operazione statunitense (l’Italia ci è andata vicina). La critica più netta è arrivata dalla Spagna, mentre l’Unione europea si è detta, come sempre, preoccupata. L’intervento statunitense è invece stato condannato dai paesi non alleati degli Stati Uniti, come il Brasile, la Russia e la Cina. Il segretario generale dell’ONU António Guterres l’ha definito «un pericoloso precedente».
23:593 gennaio 2026
E l’Europa?
In queste ore quasi tutti i leader europei hanno dato dichiarazioni o pubblicato commenti su quanto accaduto in Venezuela. Per la maggior parte sono prudenti o estremamente prudenti nel giudicare l’operazione statunitense (e quindi l’amministrazione Trump), e invece più diretti nell’esprimere una condanna nei confronti del regime di Maduro, che comunque era già isolato sul piano internazionale.
🇮🇹 Giorgia Meloni ha preso una posizione molto cauta, ma che di fatto sostiene la narrazione dell’amministrazione Trump:
«Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
🇫🇷 Il governo francese ha dato due posizioni apparentemente contraddittorie: da un lato il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha criticato duramente l’operazione statunitense, descrivendola come illegale sul piano internazionale; dall’altro il presidente Emmanuel Macron ha scelto di dare risalto all’importanza della fine del regime di Maduro per la popolazione venezuelana, senza criticare espressamente Trump.
🇬🇧 Anche il primo ministro britannico Keir Starmer ha espresso una posizione piuttosto ambigua, criticando il regime di Maduro e festeggiando la sua fine senza citare espressamente l’operazione statunitense (quindi senza né criticarla, né elogiarla).
🇩🇪 Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto che serve tempo per valutare l’operazione statunitense.
«La valutazione giuridica dell’intervento degli Stati Uniti è complessa e richiede un’attenta considerazione. Il diritto internazionale rimane il quadro di riferimento. In questa fase è necessario evitare l’instabilità politica in Venezuela. L’obiettivo è una transizione ordinata verso un governo eletto».
🇪🇸 Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez è stato invece piuttosto netto:
«La Spagna non ha riconosciuto il regime di Maduro, ma non riconoscerà nemmeno un intervento che viola la legge internazionale e spinge la regione verso un orizzonte di incertezza e belligeranza».
🇪🇺 E l’Unione Europea? È «molto preoccupata», va da sé. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha detto che segue quanto accade in Venezuela con «grande apprensione» e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen di seguire «molto attentamente». Entrambi hanno rimarcato l’importanza del rispetto delle leggi internazionali, senza però prendere posizione netta sull’intervento degli Stati Uniti.
23:533 gennaio 2026
Le foto da Caracas

Un gruppo di sostenitori di Maduro brucia una bandiera statunitense (Jesus Vargas/Getty Images)

Un’auto ribaltata e usata come barricata da civili armati. (AP Photo/Matias Delacroix)

Una sostenitrice di Maduro tiene tra le braccia “Super Bigote” (qualcosa come Super Baffi) and “Cilita”, le bambole di Maduro e sua moglie Cilia Flores (AP Photo/Ariana Cubillos)

Un gruppo di civili armati blocca una strada di Caracas (AP Photo/Matias Delacroix)
23:413 gennaio 2026
Non c’è ancora un bilancio ufficiale di quante persone siano morte nell’attacco statunitense
Il New York Times, citando un funzionario venezuelano che ha parlato in condizione di anonimato di una stima preliminare, ha parlato di 40 morti tra soldati e civili.
23:363 gennaio 2026
Nicolas Maduro e sua moglie sono arrivati a New York
Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sono arrivati negli Stati Uniti. L’aereo militare statunitense che li trasportava è atterrato alla base aerea di Stewart, a circa 100 chilometri a nord di New York. Le emittenti statunitensi hanno ripreso il momento in cui Maduro e Flores sono scesi dall’aereo, ma era molto buio e si vedeva poco. Secondo il network WCBS, affiliato alla CNN, Maduro indossava abiti grigi, era ammanettato ed è stato scortato da una decina di agenti federali vestiti di nero.

Maduro e Flores saranno portati in elicottero a Manhattan. Da lì il presidente venezuelano deposto sarà accompagnato in auto alla sede di New York della Drug Enforcement Administration (DEA), l’agenzia federale degli Stati Uniti che si occupa del contrasto alla produzione e al commercio di droga. Verrà poi trasferito sempre in elicottero a Brooklyn e quindi al Metropolitan Detention Center, dove resterà in carcere.
23:233 gennaio 2026
L’aumento anomalo del numero di pizze consegnate al Pentagono si è verificato anche questa volta
Prima dei bombardamenti su Caracas le consegne di cibo da asporto al Pentagono, la sede del dipartimento della Difesa statunitense, sono aumentate in modo anomalo.
L’ha rilevato quello che negli Stati Uniti è conosciuto come il “Pizza Index”. Su X esiste un account, Pentagon Pizza Report, che monitora l’attività in tempo reale segnalata su Google Maps nei ristoranti e nelle pizzerie più vicine al Pentagono. Se ci sono anomalie nel traffico segnalato rispetto alla norma, significa che ci sono più ordini del solito. E quando questi picchi avvengono la sera o la notte, in cui la maggior parte dei dipendenti dovrebbe già essere a casa, si può in qualche modo intuire che al Pentagono siano particolarmente indaffarati: e che quindi stanno per avvenire grosse operazioni militari, o che siano in corso gravi crisi.
È una teoria che esiste dall’inizio della Guerra del Golfo nel 1990, ed effettivamente ogni volta che c’è un’operazione militare significativa il Pizza Index segnala delle anomalie. Ma spesso ci sono picchi negli ordini anche in assenza di notizie come quella dell’operazione in Venezuela: insomma è un rapporto di correlazione, non causale.
23:043 gennaio 2026
Lunedì ci sarà una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU
È stata convocata per lunedì una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’organo più importante dell’ONU e l’unico che può imporre delle sanzioni, per discutere dell’intervento statunitense in Venezuela e della destituzione di Maduro. La richiesta di convocare il Consiglio è stata presentata dalla Colombia, dalla Russia e dalla Cina. Interverrà anche il segretario generale António Guterres, che sabato mattina aveva definito l’attacco «un pericoloso precedente».
22:393 gennaio 2026
L’editoriale del Washington Post che sostiene l’intervento in Venezuela
Anche il Washington Post ha pubblicato un suo editoriale sull’intervento in Venezuela, e al contrario di quello del New York Times è molto favorevole all’operazione dell’amministrazione Trump.
Secondo l’editorial board del Washington Post (che anche in questo caso è una redazione separata che scrive solo pezzi di opinione), l’operazione di questa notte è stata un «indiscutibile successo tattico» del governo, oltre che una dimostrazione della superiorità dell’esercito e delle capacità di intelligence degli Stati Uniti. Per gli editorialisti la scelta di Trump di catturare Maduro sarebbe stata persino la «più audace che un presidente abbia preso in anni», oltre la prova che «Trump fa quello che dice».
L’articolo offre una visione molto diversa da quella presentata qualche ora fa dal New York Times, il cui editoriale era invece intitolato: «Gli attacchi di Trump sul Venezuela sono illegali e poco saggi». Non è però una sorpresa: l’editorial board del Washington Post è storicamente più vicino alla destra americana e alle posizioni neocon, e in passato ha appoggiato in più occasioni il cosiddetto “regime change”, cioè la possibilità che gli Stati Uniti intervenissero militarmente per cambiare il governo di un altro paese (per esempio, a Cuba).

22:283 gennaio 2026
I parlamentari Democratici non sapevano nulla del piano dell’amministrazione Trump
I deputati e i senatori Democratici al Congresso degli Stati Uniti hanno sostenuto di essere stati ingannati da alcuni importanti funzionari dell’amministrazione di Donald Trump, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, durante una serie di riunioni sulla situazione in Venezuela che si sono svolte tra novembre e dicembre. La senatrice Democratica del New Hampshire Jeanne Shaheen ha detto che, durante quegli incontri, non era mai stata presa in considerazione la possibilità di un intervento militare, e neppure di destituire Maduro.
«L’amministrazione [Trump] ha tratto in inganno il popolo americano e i suoi rappresentanti eletti, offrendo tre spiegazioni diverse e contraddittorie per le sue azioni», ha aggiunto Shaheen. «Quando abbiamo ricevuto i briefing sul Venezuela, abbiamo chiesto: “Invaderete il paese?”. Ci è stato risposto di no. “Prevedete di inviare soldati sul territorio?”. Ci è stato risposto di no. “Intendete realizzare un cambio di regime in Venezuela?”. Ci è stato risposto di no. Quindi, in un certo senso, siamo stati informati, ma ci hanno mentito su tutto», ha detto alla CNN il deputato Democratico del Massachusetts Seth Moulton. Don Beyer, deputato Democratico della Virginia, ha scritto su X che Trump «ha mentito al Congresso lanciando una guerra illegale per un cambio di regime e per il petrolio».
Durante la conferenza stampa di sabato pomeriggio, Trump aveva detto che il Congresso non era stato pienamente informato sui piani per il Venezuela a causa del timore che la notizia potesse trapelare.
22:013 gennaio 2026
Sono stati cancellati centinaia di voli, a causa dell’operazione
Oggi sono stati cancellati centinaia di voli delle compagnie aeree statunitensi, e non solo statunitensi, dopo che la Federal Aviation Administration (l’agenzia federale che si occupa della sicurezza e dei controlli di volo) ha dichiarato una sospensione temporanea dei voli sul Venezuela e i Caraibi, incluso Puerto Rico.

Il tabellone dei voli all’aeroporto di Schiphol, nei Paesi Bassi, dove sono stati cancellati i voli per l’isola caraibica di Curaçao (EPA/PHIL NIJHUIS)
È presto per una stima complessiva delle cancellazioni, ma il sito specializzato FlightAware ne ha contate oltre 900 negli aeroporti degli Stati Uniti, mentre i voli da o per gli Stati Uniti che hanno subìto ritardi sono più di 4mila. Diverse compagnie aeree stanno consigliando ai passeggeri che avevano prenotato un viaggio da o per paesi caraibici di riprogrammarlo.
Un altro sito specializzato, Flightradar24, ha riscontrato inoltre che tutti gli aerei stanno evitando di sorvolare il Venezuela o entrare nel suo spazio aereo.

La mappa di Flightradar24 che mostra gli aerei evitare di sorvolare il Venezuela (screenshot)
21:563 gennaio 2026
Le piccole proteste contro la cattura di Maduro, davanti alla Casa Bianca
Intanto davanti alla Casa Bianca circa 200 persone si sono riunite per protestare contro la cattura di Maduro, con cartelli con scritte come «Stati Uniti fuori dai Caraibi» e «Niente sangue per il petrolio».

Alcuni manifestanti di fronte alla Casa Bianca, 3 gennaio 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Un cartello con scritto «Nessun presidente dovrebbe poter fare questo», 3 gennaio 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Un cartello con scritto «Trump ha bombardato il Venezuela senza autorità», 3 gennaio 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
21:433 gennaio 2026
Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che «le persone venezuelane sono oggi libere dalla dittatura di Nicolás Maduro e possono solo festeggiare», auspicando che sia il candidato delle opposizioni alle presidenziali del 2024 Edmundo González ad assumere il potere, in una transizione «pacifica e democratica». È un commento molto diverso nei toni da quello di qualche ora fa del suo ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, che era stato molto critico dell’operazione statunitense. Aveva detto che violava il diritto internazionale, e che «nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno».
20:593 gennaio 2026
La vicepresidente venezuelana ha definito Maduro «l’unico presidente», contraddicendo Trump
La vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez ha tenuto un discorso alla nazione con il quale ha duramente criticato l’aggressione statunitense e ha rivendicato la sua fedeltà al regime venezuelano. Rodríguez ha definito Maduro «l’unico presidente» del paese e ha detto che il Venezuela non sarà mai «la colonia di un impero, di qualsiasi natura». Ha anche accusato gli Stati Uniti di voler cambiare il governo venezuelano per appropriarsi delle risorse naturali del paese.
Le dichiarazioni di Rodríguez contraddicono apparentemente la versione del governo statunitense. Nel pomeriggio il segretario di Stato Marco Rubio aveva infatti detto di aver parlato con la vicepresidente, e Trump aveva detto che era «sostanzialmente» disposta a collaborare con gli Stati Uniti, perché non aveva altra scelta. In un’intervista al New York Times, Rubio si è astenuto dal commentare nel dettaglio il discorso di Rodríguez, e ha detto genericamente che nel prossimo futuro gli Stati Uniti prenderanno delle «decisioni» basandosi sulle «azioni» degli esponenti del regime.
Non è nemmeno chiaro quale sia l’attuale ruolo di Rodríguez: sempre l’amministrazione Trump nel pomeriggio aveva detto che la vicepresidente aveva giurato come presidente ad interim (come previsto dalla Costituzione venezuelana nel caso in cui il presidente non sia più in grado di governare), ma il regime non ha confermato questo passaggio.
Il fatto che la stessa Rodríguez abbia continuato a riferirsi a Maduro come all’«unico presidente» e che i media di stato che hanno trasmesso il suo discorso abbiano continuato a presentarla come vicepresidente sta creando ulteriore confusione.
20:413 gennaio 2026
Trump e Rubio hanno minacciato anche il governo cubano
Trump ha detto che la cattura di Maduro avrà conseguenze anche sul governo cubano. «Penso che Cuba sarà qualcosa di cui finiremo per parlare», ha detto, aggiungendo che la sua intenzione è «aiutare il popolo cubano», e quindi suggerendo implicitamente di voler rovesciare il regime guidato da Miguel Díaz-Canel. Il suo segretario di Stato, Marco Rubio, è stato un po’ più esplicito: ha detto che il governo cubano dovrebbe considerare l’azione degli Stati Uniti in Venezuela come un avvertimento, e che «se vivessi all’Avana e facessi parte del governo, in questo momento sarei quantomeno preoccupato».
Il blocco completo di tutte le petroliere sottoposte a sanzioni dirette o provenienti dal Venezuela, ordinato lo scorso 17 dicembre da Trump, sta mettendo in grande difficoltà anche Cuba, che da anni approfitta delle esportazioni venezuelane di petrolio a basso costo per sostenere il proprio fabbisogno energetico. È un altro colpo per l’economia dell’isola, che da anni sta attraversando una crisi profonda.
Il blocco del petrolio venezuelano è un problema anche per Cuba

20:133 gennaio 2026
Le foto dell’amministrazione Trump durante l’operazione in Venezuela
L’account X della Casa Bianca ha pubblicato una serie di foto che mostrano il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mentre segue l’operazione in Venezuela insieme, tra gli altri, al capo della CIA John Ratcliffe, al segretario alla Difesa Pete Hegseth e al segretario di Stato Marco Rubio.
20:113 gennaio 2026
Cosa ha detto Trump sul futuro del Venezuela
Molto e molto poco, allo stesso tempo: ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti prenderanno il controllo dell’estrazione del petrolio e che controlleranno il paese, ma ha spiegato poco di come succederà. Abbiamo riassunto cosa ha detto, e cosa no, nella conferenza stampa tenuta questa sera.
Trump ha detto molto e molto poco sul futuro del Venezuela

19:563 gennaio 2026
I venezuelani fanno scorta di beni di prima necessità
Sabato mattina, in diverse città del Venezuela, si sono create lunghe code davanti a supermercati, farmacie e stazioni di servizio, con molti cittadini che hanno cercato di fare scorte di cibo, medicinali e carburante per far fronte a eventuali carenze. I timori sono stati alimentati dalla notizia della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, interpretata da parte della popolazione come l’inizio di una possibile fase di forte instabilità politica, con il rischio di disordini e interruzioni nelle catene di approvvigionamento.

Persone in fila davanti a un supermercato a Caracas, 3 gennaio 2026 (AP Photo/Ariana Cubillos)

(EPA/RONALD PENA)

(Jeampier Arguinzones/DPA)
19:213 gennaio 2026
I piani (vaghi) degli Stati Uniti per la gestione del petrolio venezuelano
Nel corso del suo intervento Trump ha menzionato spesso i programmi degli Stati Uniti per la futura gestione delle enormi risorse petrolifere venezuelane. È stato però vago: ha detto che intende coinvolgere le grandi compagnie petrolifere statunitensi per investire miliardi di dollari nella ricostruzione e nel rilancio delle infrastrutture petrolifere inadeguate e arretrate del Venezuela, con l’obiettivo di aumentare la produzione e «fare soldi per il paese». L’estrazione del petrolio e la sua vendita ad altri paesi frutterà molti soldi agli Stati Uniti, ha detto Trump.
Trump ha aggiunto che per ora resterà in vigore l’embargo statunitense sul petrolio venezuelano, che vieta alle aziende statunitensi di acquistare e commerciare petrolio proveniente dal Venezuela. Il petrolio era un obiettivo importante dell’amministrazione statunitense: sia per la centralità che aveva nel tenere in piedi l’economia venezuelana, completamente dipendente dal settore, sia per la possibilità di sviluppi commerciali vantaggiosi per gli Stati Uniti. A causa della grave crisi economica nel paese e delle sanzioni statunitensi sulla sua industria petrolifera, il Venezuela guadagnava però soltanto circa 20 miliardi di dollari all’anno dall’estrazione e l’esportazione del petrolio: sono pochi in rapporto alle enorme riserve disponibili e solo nel 2012 le entrate valevano 120 miliardi, sei volte tanto.
Ne abbiamo parlato qui:
Il petrolio del Venezuela, al centro di tutto
Il paese ha le riserve più grandi al mondo e dipende totalmente dalle esportazioni

Inoltre durante la campagna di pressioni diplomatiche, militari e commerciali degli ultimi mesi, Trump e altri membri della sua amministrazione hanno ripetuto spesso che il Venezuela starebbe «rubando» petrolio agli Stati Uniti. È un’affermazione molto confusa, che l’amministrazione non ha mai spiegato davvero. È probabile che sia un riferimento ad avvenimenti risalenti agli anni Settanta, quando il governo venezuelano di allora iniziò a nazionalizzare l’industria petrolifera (al tempo Nicolás Maduro era un ragazzino). Nei decenni successivi, e soprattutto dopo l’arrivo di Hugo Chávez, la presenza delle compagnie petrolifere statunitensi in Venezuela venne sempre più ridotta.
19:193 gennaio 2026
Il punto sulla conferenza stampa a Mar-a-Lago, in breve
È finita una quindicina di minuti fa.
• L’affermazione più significativa fatta da Trump è che gli Stati Uniti «controlleranno» il Venezuela finché non sarà completata una «transizione». Non è chiaro cosa intendesse, né come sia possibile farlo senza un ulteriore intervento militare – lo abbiamo spiegato in questo aggiornamento.
• In un altro momento del discorso, il presidente è sembrato circoscrivere questa gestione al petrolio (il Venezuela è il paese che ne ha le maggiori riserve al mondo). Ha sostenuto che gli Stati Uniti «ricostruiranno le infrastrutture petrolifere» per renderle profittevoli, e che venderanno il petrolio venezuelano ad altri paesi.
• Trump si è tenuto vago sul governo che si aspetta: non ha appoggiato esplicitamente la leader dell’opposizione María Corina Machado, che gli è vicina politicamente, e ha sostenuto che il suo segretario di Stato, Marco Rubio, abbia invece parlato con la vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez, ottenendo la sua disponibilità. Al momento non risulta.
• In generale Trump ha molto celebrato l’operazione, raccontandola come il ripristino della supremazia statunitense nel continente. Il capo di Stato maggiore, Dan Caine, ha invece dato qualche dettaglio in più sull’operazione, raccontando che Maduro è stato catturato nella sua abitazione di notte e che hanno partecipato 150 velivoli tra elicotteri e cacciabombardieri.
18:493 gennaio 2026
Cosa ha detto Trump sulla vicepresidente del Venezuela
Nella conferenza stampa ha detto che il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato con la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez: ha sostenuto che lei si sarebbe insediata come nuova presidente del Venezuela, e che sarebbe disposta a collaborare con gli Stati Uniti. Al momento non risulta nessuna delle due cose.

La vicepresidente venezuelana durante una conferenza stampa di marzo a Caracas (AP Photo/Ariana Cubillos)
Non ci sono conferme sul fatto che Rodríguez abbia preso il posto di Maduro, anche se nel sistema istituzionale del paese è previsto che la vicepresidente assuma le funzioni se il presidente non può più esercitarle.
Inoltre nel suo unico intervento pubblico Rodríguez aveva contestato duramente l’operazione militare contro il Venezuela, e aveva chiesto agli Stati Uniti di provare che Maduro sia ancora in vita: sembrava quindi tutt’altro che disposta ad aiutarli.
18:383 gennaio 2026
Gli Stati Uniti hanno dato qualche dettaglio della cattura di Maduro
Durante la conferenza stampa il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, ha dato qualche dettaglio dell’operazione che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores. L’operazione è stata denominata “Absolute Resolve” (traducibile con qualcosa come “risolutezza assoluta”).
Caine ha spiegato che l’operazione è stata preceduta da mesi di preparazione, nel corso dei quali funzionari dell’intelligence statunitense hanno studiato minuziosamente le abitudini di Maduro per «capire come si muoveva, dove viveva, dove si spostava, cosa mangiava e cosa indossava» ed evitare più possibile il coinvolgimento di civili.
Ha detto che l’operazione è durata circa due ore e 20 minuti, e la cattura di Maduro è stata svolta da un’unità di elicotteri incaricata, definita «forza di estrazione». Gli elicotteri sono arrivati davanti all’abitazione di Maduro attorno all’una di notte (ora della costa orientale degli Stati Uniti), e hanno lasciato il Venezuela attorno alle 3:29. Complessivamente sono stati usati 150 velivoli tra elicotteri e cacciabombardieri, decollati da 20 basi di terra e navali dislocate nell’emisfero occidentale. Un elicottero statunitense è stato colpito, ma è riuscito a fare rientro alla base in sicurezza. Trump ha detto che, mentre l’operazione era in corso, Maduro e la moglie avrebbero tentato di aprire la porta d’acciaio di una stanza di sicurezza all’interno della residenza presidenziale. «Non è riuscito nemmeno ad arrivare alla porta, perché i nostri uomini sono stati troppo veloci», ha aggiunto.

Un mezzo blindato distrutto vicino alla base aerea della Carlota, a Caracas, che è stata uno degli obiettivi colpiti dagli Stati Uniti (AP Photo/Ariana Cubillos)
18:233 gennaio 2026
Non è chiaro come gli Stati Uniti possano «controllare» il Venezuela
Lo ha detto Trump nel suo discorso, usando l’espressione «we’re going to run the country», che può voler dire sia “governare” sia “gestire”, a seconda del contesto: ma non è chiaro cosa intendesse lui, perché è rimasto molto vago. Ha detto anche «rimarremo nel paese», ma al momento non ci sono segnali di una presenza militare statunitense nel paese dopo gli attacchi di stanotte. La leadership del regime, inclusi i più stretti collaboratori di Maduro, è ancora al suo posto.
Trump ha parlato di una «transizione», ma anche la situazione politica è complicata. Gli Stati Uniti hanno chiuso nel 2019 la loro ambasciata a Caracas. L’opposizione interna a Maduro, inoltre, viene da anni di repressione e la sua leader più importante, María Corina Machado, è dovuta fuggire dal paese.
Trump ha anche citato lo strumento di pressione più concreto per fare pressione sul regime: la minaccia di nuovi attacchi, più estesi e potenti, se non accoglierà le sue richieste di cedere il potere. Ha poi fatto alcune promesse, tra cui quella di «ricostruire le infrastrutture petrolifere». Non ha però fornito chiarimenti su quale governo immagini la sua amministrazione: ha detto che sta ancora individuando la leadership più adatta, evitando di appoggiare direttamente Machado (come aveva fatto anche nel pomeriggio intervenendo su Fox News).
18:003 gennaio 2026
Un ritorno alla dottrina Monroe
Tornando a parlare del Venezuela come di una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, Trump ha sostenuto che la sua amministrazione stia applicando una versione aggiornata della “dottrina Monroe”, dal nome del presidente ottocentesco James Monroe, secondo cui gli Stati Uniti dovevano avere una supremazia incontrastata su tutto il continente. Ha sostenuto che l’attacco abbia reso «l’emisfero occidentale un posto molto più sicuro».
17:473 gennaio 2026
«Controlleremo il paese»
Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti saranno coinvolti nel governo del paese finché non sarà portata a termine una «adeguata transizione». Trump inoltre ha minacciato nuovi attacchi, più pesanti di quello di stanotte, se questo non avverrà. Ne ha parlato come di una possibile «seconda ondata».
Non è chiaro come gli Stati Uniti potranno governare il Venezuela, o influire sul suo governo, senza invaderlo, dal momento che il regime di Maduro è ancora lì, anche senza di lui.