Mondo di potenza: Trump si prende il Venezuela e basta?

Dal blog https://www.remocontro.it/

03 Gennaio 2026 Ennio Remondino

La dimensione strategica di quanto combinato da Trump nei Caraibi non è ancora chiara per fatti e intenti. Maduro caricaturato come ‘Narcos’ in carcere dall’autonominato sceriffo planetario Usa e poi basta. Cosa farà l’energumeno politico Usa? Sommossa popolare ‘guidata verso un governo amico’? Nobel mancato con Nobel sbagliato? E tutto attorno, mar dei Caraibi e America latina ‘giardino di casa’? Cuba agli sgoccioli e troppa Cina attorno, per ora più interessata a Taiwan. Russia che protesta con moderazione e procede in Ucraina. Se questo è l’inizio, dopo gli auguri 2026, per i credenti, meglio una preghiera.

Il mondo dell’ognuno per se

C’è chi cita Nostradamus che aveva previsto per il 2026 uno «sciame d’api: migliaia di movimenti simultanei e imprevedibili, in un vortice di accadimenti impossibile da decifrare». L’anno è appena iniziato, e il mondo scopre che il solo Trump basta e avanza. Per il primo dell’anno avevano azzardato una nostra previsione-analisi, nulla Nostradamus. Secondo mandato di Trump e ritorno a una logica di potenza.

L’Europa a fare i conti con un alleato sempre più imprevedibile, mentre la guerra in Ucraina ci divide. La fragile tregua in Medio Oriente, dove la forza conta più delle regole. E la competizione si estende a nuovi campi: dalla sfida per lo spazio alla rivalità sull’Intelligenza artificiale. Adattarsi al cambiamento definirà gli equilibri futuri di un mondo sempre più incerto.

Politica estera di Trump

Definizione Ispi-Remocontro: «Se dovessimo sintetizzare con uno slogan le categorie della politica estera trumpiana, potremmo definirla sovranista, neo-imperiale, transazionale e patrimonialista. È mossa dalla rivendicazione della necessità, e della possibilità, di recuperare spazi di sovranità, e quindi libertà, che si asserisce essere stati dolosamente sacrificati». Le ‘libertà’ di Trump? Il rigetto delle norme internazionali in tutti gli ambiti possibili: il commercio, l’uso dello strumento militare, fine degli accordi multilaterali contro il cambiamento climatico. Schemi ‘neo-imperiali’ sia nella lettura del contesto internazionale sia nella definizione degli strumenti da usare. «Dal modello multilaterale, uno inter-imperiale, in cui pochi soggetti di una superiore potenza, dialogano e trovano accordi, come quello negoziato su Gaza o cercato rispetto all’Ucraina. Uno scambio che deve essere il più vantaggioso possibile per gli Stati Uniti o per la stessa famiglia Trump».

Venezuela come assaggio?

Logica di potenza ed Unione europea marginale. Nell’Alleanza atlantica il richiamo al divario di potenza. Secondo Trump, esiste un ‘partner senior’ sempre più potente (gli Usa) e uno junior più subalterno (l’Ue). Con domande chiave senza risposta. Intanto la stabilità a Gaza resta lontana. Nella Striscia si continua a morire, sono centinaia i palestinesi uccisi dal fuoco israeliano negli ultimi due mesi, e una catastrofe umanitaria che la ripresa degli aiuti e delle forniture mediche e alimentari non riesce a tamponare. Mentre sull’oceano del futuro prossimo, Taiwan focalizza il nuovo ‘fronte strategico’. Secondo fonti taiwanesi, sino a settembre 2025 Taipei ha registrato oltre 4.000 incursioni cinesi nella propria ‘zona di identificazione’ per la difesa aerea. Mentre a settembre Trump ha rifiutato di approvare un pacchetto di aiuti militari a Taiwan del valore di 400 milioni di dollari, mentre cercava di negoziare un accordo commerciale transitorio con la Cina.

Ad ognuno il suo interesse

«Caracas val bene una guerra?» si chiede Limes. La violenta azione statunitense in America Latina va cercata nel Pacifico. «Con l’emisfero occidentale ragionevolmente stabile e (…)  vogliamo (…) un emisfero libero da incursioni straniere ostili o dalla proprietà di risorse chiave,  e garantire il nostro continuo accesso a posizioni strategiche chiave». Sintesi estrema: basta Ucraina, l’Europa s’arrangi con Mosca e fuori la Cina dalle Americhe. «Il Venezuela (insieme a Brasile, Cuba, Paraguay e Perù) è tra i principali beneficiari dell’investimento estero cinese che  nel 2024 era di circa 8,5 miliardi di dollari. La China Development Bank e l’Export-Import Bank of China (entrambe pubbliche) sono inoltre tra i principali istituti di credito della regione, avendo erogato dal 2005 oltre 120 miliardi, spesso in cambio di forniture di greggio».

Nel caso sussistesse ancora qualche dubbio sulle ragioni profonde dell’accanimento statunitense sul Venezuela di Nicolás Maduro, basta leggere con più attenzione la nuova Strategia di sicurezza nazionale pubblicata il 4 dicembre dalla Casa Bianca.

Maduro, il nemico utile

Caracas ha svolto un ruolo centrale in questi schemi. Ed è oggi il maggior debitore di Pechino: quasi 60 miliardi di dollari. Ma la minaccia Usa non si ferma a Caracas. Pochi giorni dopo la pubblicazione della strategia statunitense, il Messico ha annunciato dazi fino al 50% su auto e altri prodotti cinesi, dopo le forti pressioni di Trump sulla presidente messicana Claudia Sheinbaum. Basterà ad accontentarlo?Insieme alla recente contesa sulla gestione del Canale di Panamá (oggetto di mire cinesi), questi elementi disegnano un quadro compatibile con un’America ansiosa di limitare l’impiego di forze preziose sprecate nella sempre più problematica Europa.

Tags:interessi Usavenezuela

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