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ByFabiana Brosseau 3 Gennaio 2026
L’attuale ecosistema tecnologico attraversa una fase di transizione critica che prefigura il declino dello smartphone quale interfaccia primaria tra l’utente e il mondo digitale. L’emergere di nuove architetture basate su dispositivi indossabili e intelligenza artificiale pervasiva suggerisce l’esaurimento del modello basato su schermo touch, inaugurando una stagione di interazioni naturali e multimodali destinate a ridefinire il concetto stesso di connettività personale
Indice
- La fine dell’era dello smartphone secondo Jon Callaghan
- L’inefficienza dello smartphone come interfaccia cognitiva
- Sandbar e la cattura attiva del pensiero
Il panorama tecnologico del prossimo decennio potrebbe essere radicalmente diverso da quello attuale, segnando il tramonto dei dispositivi che oggi consideriamo indispensabili. Jon Callaghan, co-fondatore di True Ventures, sostiene con convinzione che tra dieci anni gli smartphone non faranno più parte della nostra quotidianità e che, già entro i prossimi cinque anni, il loro utilizzo subirà una trasformazione profonda verso modalità più sicure e strutturalmente differenti.
Questa previsione non è una semplice congettura, ma rappresenta la tesi centrale su cui una delle società di capitali di rischio più influenti della Bay Area sta attivamente scommettendo il proprio futuro.

La fine dell’era dello smartphone secondo Jon Callaghan
A differenza di molti attori del settore che puntano sulla visibilità mediatica e sulla costruzione di brand personali, True Ventures ha scelto di operare con discrezione. Nonostante gestisca asset per circa 4 miliardi di dollari distribuiti in dodici fondi, l’azienda ha preferito coltivare una rete riservata di relazioni anziché ricorrere a podcast o social media per attrarre capitali. La struttura dei loro investimenti è divisa tra otto fondi core e quattro fondi “select”, progettati per sostenere le realtà del portafoglio che mostrano una crescita più accelerata, consolidando così una posizione di mercato solida e strategica.
La validità della strategia di Callaghan è confermata dai numeri e dalla qualità del network costruito in vent’anni di attività. Con un bilancio che vanta 63 uscite redditizie e sette quotazioni in borsa su un totale di circa 300 società, il successo di True Ventures risiede nella capacità di attrarre fondatori seriali. Significativamente, tre delle quattro uscite registrate nell’ultimo trimestre del 2025 hanno coinvolto imprenditori che avevano già collaborato con l’azienda in passato. Questa catena di successi, che include marchi celebri come Fitbit, Ring e Peloton, dimostra come la fiducia dei fondatori abituali sia il vero motore della crescita della società.
Mentre il settore del venture capital è attualmente dominato dal clamore dei mega-round legati all’intelligenza artificiale, la riflessione di Callaghan si sposta su un piano più profondo: l’evoluzione dell’interfaccia uomo-computer. La sua affermazione sulla scomparsa dell’iPhone entro il prossimo decennio riflette una visione che va oltre la moda tecnologica del momento. L’obiettivo di True Ventures è anticipare il prossimo grande salto evolutivo, puntando su innovazioni che ridefiniranno il modo in cui interagiamo con il mondo digitale, rendendo obsoleti gli attuali strumenti di comunicazione mobile.
L’inefficienza dello smartphone come interfaccia cognitiva
Secondo Jon Callaghan, l’attuale supremazia dello smartphone è destinata a esaurirsi a causa di limiti strutturali insuperabili. L’argomentazione centrale risiede nel fatto che il telefono rappresenta un’interfaccia rudimentale e inefficiente per la comunicazione umana moderna. L’atto di scrivere messaggi o e-mail su uno schermo touch è considerato un processo lento, soggetto a frequenti errori e intrusivo rispetto alla qualità della vita quotidiana. Per Callaghan, il dispositivo mobile non è lo strumento ottimale per connettere l’intelligenza umana con quella digitale, ma piuttosto un ostacolo che frammenta l’attenzione e limita la fluidità del pensiero.
La ricerca di alternative allo smartphone non è un interesse recente per True Ventures, ma la prosecuzione di una filosofia di investimento ventennale. La società ha costruito il proprio successo puntando su soluzioni che inizialmente apparivano discutibili agli occhi del mercato. Questo istinto ha portato True a investire in Fitbit quando i dispositivi indossabili erano ancora un’incognita e a sostenere Peloton nonostante i ripetuti rifiuti di altri investitori.
Lo stesso schema si è ripetuto con Ring, supportando il fondatore Jamie Siminoff quando persino i giudici di “Shark Tank” avevano negato i finanziamenti. In ogni occasione, la tesi di fondo è rimasta la stessa: individuare tecnologie capaci di rendere l’interazione uomo-macchina più naturale e meno mediata rispetto ai modelli precedenti.
L’esempio più recente di questa visione è rappresentato da Sandbar, un innovativo dispositivo hardware che si presenta sotto forma di anello ad attivazione vocale da indossare sull’indice.
Definito da Callaghan come un “compagno di pensieri”, questo strumento si distanzia radicalmente dai multifunzionali visori o pin di intelligenza artificiale presenti sul mercato. Sandbar non punta a monitorare parametri biologici o a sostituire ogni funzione dello smartphone, ma si concentra esclusivamente sulla cattura e l’organizzazione fluida delle note vocali.
Questa specializzazione risponde a quello che Callaghan identifica come un bisogno comportamentale umano fondamentale: la necessità di preservare e strutturare le idee istantaneamente, una funzione che la tecnologia attuale, pur con tutta la sua complessità, non riesce ancora a soddisfare in modo efficace.
Sandbar e la cattura attiva del pensiero
L’innovazione rappresentata da Sandbar non risiede nella semplice registrazione audio, ma nella capacità di essere presente nel momento esatto in cui nasce un’idea o viene ricevuta un’informazione rilevante. Attraverso un’applicazione dedicata e l’integrazione con l’intelligenza artificiale, questo dispositivo propone una filosofia d’uso radicalmente diversa rispetto ai sistemi passivi. L’obiettivo è trasformare l’interazione con l’intelligenza artificiale in un processo fluido e immediato, integrato nei comportamenti naturali dell’utente anziché mediato da uno schermo.
La scelta di True Ventures di investire in Sandbar è stata dettata non solo dalla qualità del prodotto, ma soprattutto dalla visione dei suoi fondatori, Mina Fahmi e Kirak Hong. La loro esperienza pregressa in CTRL-Labs, startup pioniera nelle interfacce neurali acquisita da Meta, ha conferito al progetto una profondità tecnica superiore rispetto alla concorrenza. Per il team di True, l’anello è solo lo strumento per abilitare un nuovo comportamento di cui, in breve tempo, gli utenti non potranno più fare a meno, ricalcando la logica già vista con Peloton, dove il successo non dipendeva dalla bicicletta in sé, ma dalla comunità e dall’abitudine che essa generava.
Nonostante l’attuale boom dell’intelligenza artificiale veda startup raccogliere capitali miliardari fin dai primi passi, True Ventures mantiene una gestione del capitale estremamente rigorosa. La società preferisce concentrarsi su investimenti iniziali compresi tra i 3 e i 6 milioni di dollari, garantendosi partecipazioni significative in realtà scoperte in anticipo rispetto al mercato.
Jon Callaghan sostiene che per costruire qualcosa di straordinario non sia necessario raccogliere miliardi, criticando indirettamente l’attuale fase ad alta intensità di capitale degli “hyperscaler”, che definisce preoccupante a causa dei rischi legati ai finanziamenti circolari e alle spese spropositate per infrastrutture fisiche.
La reale opportunità di crescita, secondo Callaghan, non risiede più nel livello infrastrutturale della tecnologia, ma in quello applicativo.
Il mercato degli smartphone è ormai saturo, con tassi di crescita minimi, mentre il settore dei dispositivi indossabili, come smartwatch e anelli intelligenti, registra un’espansione a doppia cifra.
Questa tendenza supporta la tesi secondo cui il modo in cui interagiamo con la tecnologia stia cambiando radicalmente. True Ventures scommette sulla fine dell’era dello smartphone, puntando su interfacce che permettano comportamenti inediti e più naturali.
Il nucleo della filosofia di True Ventures risiede nel coraggio di compiere scelte che la maggior parte degli investitori considera inizialmente folli o confuse. Per Callaghan, un investimento iniziale fatto correttamente deve necessariamente apparire ambiguo e solitario; solo dopo diversi anni è possibile confermare se quella scommessa controcorrente fosse sulla strada giusta. La storia della società, costellata di successi in ambiti inizialmente trascurati come i fitness tracker o i campanelli intelligenti, suggerisce che l’attuale puntata sulle “suonerie che catturano i pensieri” potrebbe essere l’ennesima anticipazione corretta di un futuro ormai imminente.
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