Polveriera Siria: sanguinosi scontri con i curdi

Dal blog https://www.remocontro.it/

09 Gennaio 2026 Piero Orteca

Continua lo scontro tra il nuovo governo islamista di al-Sharaa e le fazioni curde delle Syrian Democratic Forces. Teatro di pesanti combattimenti la città di Aleppo. Crisi molto delicata, specie per Trump che, anche se sostiene militarmente le SDF, ha da poco ‘sdoganato’ l’ex terrorista al-Sharaa, ricevendolo alla Casa Bianca

Aleppo a ferro e fuoco

Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), da alcuni giorni infuria la battaglia intorno ai quartieri curdi di Aleppo, che sono stati circondati da forze corazzate governative e da miliziani sunniti lealisti. «Dall’inizio dell’ultima escalation – fa sapere in un comunicato l’SOHR – è stata documentata la morte di otto civili e il ferimento di circa 60 altre persone, per lo più donne e bambini, a causa del fuoco indiscriminato di artiglieria e carri armati e degli attacchi dei droni contro aree residenziali popolate». In particolare, sono stati presi di mira i quartieri a maggioranza curda di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh ad Aleppo. Il governo di Damasco ha giustificato il suo attacco contro le aree residenziali della città, dicendo che «sono diventate legittimi obiettivi militari», dopo che, in precedenza, alcuni civili erano stati uccisi, nel distretto sunnita di al-Midan, da bombardamenti attribuiti proprio ai curdi delle SDF. Insomma, un vero e proprio rimpallo di responsabilità, che copre in effetti fratture ben più profonde, legate allo stesso processo di transizione politica post-Assad. Dal canto loro, i curdi hanno negato qualsiasi responsabilità nei bombardamenti. L’SDF ha invece puntato il dito accusatorio contro il governo di al-Sharaa, sostenendo che dietro gli attacchi cominciati con l’uso di droni suicidi, c’erano «fazioni affiliate alle autorità di Damasco».

Verso battaglie più sanguinose?

«Le SDF – fa sapere il think tank al-Monitor (AM) – hanno comunicato che il Ministero della Difesa siriano ha schierato un numero enorme di carri armati e veicoli blindati – 80 in totale – nella zona di Aleppo, con l’obiettivo di assaltare i due quartieri a maggioranza curda. Le richieste del Ministero di evacuare tutti i civili avevano lo scopo di consentire alle sue forze di assaltare le enclavi che rimangono sotto assedio. Il governo ha ordinato la chiusura dell’aeroporto internazionale di Aleppo e di tutte le scuole e università della città, che ospita anche una vivace comunità di cristiani». Gli osservatori riferiscono anche di un massiccio esodo di civili in uscita da Aleppo, per sfuggire alla violenza dei combattimenti. Secondo gli esperti, lo svuotamento dei quartieri curdi potrebbe essere il preludio di una battaglia ancora più mortale. Al-Sharaa avrebbe l’obiettivo di dare una lezione alle SDF, per ammorbidirne le posizioni in altre aree del Paese. Al centro di tutto c’è una novità politica: l’autoproclamata Amministrazione autonoma curda della Siria settentrionale e orientale.

Un Paese tribalizzato

Le analisi degli specialisti di affari mediorientali presenti in Siria, sottolineano la tribalizzazione degli scontri. In sostanza, dopo la rivolta (pilotata dall’Occidente e dalla Turchia) che ha portato alla caduta di Bashar al-Assad, la nuova Siria assomiglia sempre più a una nuova Libia. Caduta la ‘colla dispotica’ del regime alawita, il Paese frutto della decolonizzazione europea, è andato in frantumi. E sono riemerse, più feroci che mai, ataviche inimicizie tra le diverse etnie, religioni e culture. Come quella tra i fondamentalisti arabi e i curdi, per esempio. Non a caso, rimarca il think tank al-Monitor, gli attacchi dell’esercito sono stati appoggiati da milizie sunnite. Così, gli scontri non sono altro che la logica prosecuzione di un cambio di regime che ha lasciato intatti i vecchi problemi. Sembra inevitabile, quindi, lo scontro tra il nuovo governo di al-Sharaa (ex seguace di al Zawahiri e di bin Laden) con la galassia curda, sostenuta dagli americani, ma mortalmente combattuta dai turchi.

I calcoli di Trump

Trump ha voluto a tutti i costi ricostruire i rapporti con gli ex terroristi islamici siriani, ora giunti al potere. Lui non ha mai fatto una questione di ideali, ma solo di interessi. E il trionfo della realpolitik, però, gli impone anche di non buttare a mare i curdi. «Le SDF – spiega al-Monitor – restano il principale partner della coalizione guidata dagli Stati Uniti sul campo in Siria e hanno svolto un ruolo decisivo nella sconfitta territoriale dei jihadisti nel 2019. Tuttavia, i resti dell’ISIS continuano a rappresentare una minaccia – affermano funzionari statunitensi e siriani – dal momento che organizzano attacchi sistematici, seppur di piccola entità, contro le forze curde e siriane in tutto il Paese. Un accordo con i curdi, che controllano un terzo del Paese, inclusa la maggior parte delle risorse petrolifere e idriche, è considerato essenziale per la ripresa dell’economia siriana devastata dalla guerra». Tra l’altro, le discussioni per un accordo globale hanno favorito l’annullamento delle sanzioni che gli Usa avevano imposto ad Assad. C’è, comunque, un formidabile ostacolo sulla strada della completa pacificazione: al-Sharaa pretende di disarmare tutte le milizie SDF, per poi farle confluire nell’esercito regolare (sunnita) di Damasco.

Ma i curdi non ci stanno e i fucili non li danno. Anzi, li puntano. Per questo, l’avventura siriana degli americani, prima o dopo, potrebbe finire come quella in Afghanistan: con una bella ritirata strategica.

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