Come ci raccontiamo la storia, il focus del momento politico e se le parole sono importanti meglio condividerle senza pretesa di rivelazione eucaristica, ma disponendoci con rispetto a un confronto politico URGENTE.
Seguo molti blog (anche io ne faccio uno : parolelibere23@gmail.com e sono in diverse reti nazionali su temi vari (acqua, energia, guerra, lavoro, ecc) ora i dubbi sul metodo e sulla sostanza delle iniziative politiche in corso o in programma mi lasciano perplesso proprio per la visualizzazione oggettiva di una situazione sociale che attraversa tanti movimenti di massa.
– Vien da dire che al momento, la prima considerazione è: i movimenti di massa si sono “ristretti” sul territorio nazionale e non solo, come un brodo che continua a bollire….con poche eccezioni, e ne va preso atto. Del resto ripetere tali e quali azioni, proteste, contenuti che non hanno ne l’effetto di fermare provvedimenti nocivi, ne di allargare la conoscenza della situazione a chi si disinteressa è un procedere da ciechi e sordi. Viene a qualcuno il dubbio: ma dove stiamo sbagliando?
– La relativa diminuzione delle forze in campo attive (al di là del consenso magari più ampio) è data da diversi fattori : 1) il ricatto economico generale della crisi sistemica 2) il ricatto occupazionale di chi un lavoro ancora ce l’ha e per mantenerlo accetta di produrre morte, armi, chimica distruttiva, ecc poiché nessun ente statale o privato ha soluzioni ne a breve ne a lungo termine( chi deve dare un senso a chi produce armi cambiando sul territorio. Dare battaglia è più pericoloso anche solo rispetto a 10 anni fa e questo governo preparato da un lungo corso di questa sinistra truffaldina (Job Act, Fornero, legge elettorale, aiuti e sprechi fra banche, finanza e grandi opere inutili) che oggi si oppone a parole, ma ha come obiettivo di “migliorare questo capitalismo predatorio” non di abbatterlo. E’ un dato di cui tenere conto!
Sto dicendo che questa destra ha avuto vita facile dalla resa a mani basse di chi non si è opposto e ancora oggi fa melina in campo istituzionale, politico e sindacale, anzi ha firmato in parlamento ed in EU le peggiori schifezze ideate, al massimo dedicandogli un talk show.
– Per questo credo, sia il momento di porsi interrogativi più ampi, fare una minima autocritica, non tanto per scontare con penitenza peccati, ma per migliorare un processo politico che non può reggere a medio termine.
Intendo che le denunce sulle efferatezze assassine ed affaristiche di Trump, di Israele e di quanti nel mondo hanno il potere consegnato loro dalla finanza globale aggiungendo ogni giorno come in un telegiornale continuo, notizie per chi ha coscienza sociale devastanti e destrutturanti, NON BASTA pur essendo utile a mantenere la conoscenza dei fatti. Cosa serve oggettivamente, cosa cambia nella nostra coscienza sapere di quanti morti in più qui, quante efferatezze là ? Non ci basta per dare un giudizio netto e totale ?
Allora l’aspetto importante è capire che in questo scenario mondiale senza regole e tanto meno diritti internazionali e nazionali, se non l’uso della forza dell’imperialismo Americano, ma non solo, che questo sistema al collasso ci sta trascinando oltre una soglia di NON ritorno da cui non ha senso illudersi pensando beh passerà aspetto e poi…. Non è nella realtà dei fatti
– Un altro elemento è che ormai il fronte sindacale, sia confederale, che di base sono senza reali strumenti di opposizione per i motivi in parte descritti in estrema sintesi prima.
Forzare la battaglia sindacale senza un reale radicamento dentro la struttura produttiva italiana pensando che trascinare in un continuo rilancio di iniziative senza neppure un confronto ragionevole come fanno gruppi del sindacato di base lanciati senza ascolto (in un proseguo con partitini dello 0, 5 %) contro una realtà sociale dove la forza è del potere e dello stato che lo rappresenta significa condannare all’estinzione la stessa opposizione ( legnate a studenti e scioperanti, leggi repressive , limitazioni a alla magistratura, ecc). E lo possono fare proprio perché le forze che protestano sono minoritarie e frazionate, quando addirittura non ci si parla fra gruppi della stessa città.
Non ho una soluzione unica, però penso che vada posto l’accento sul trovare punti di aggregazione concreti, fisici nei territori. Le manifestazioni nazionali di 100-200.000 persone non sono significative a mio parere e l’andamento degli ultimi scioperi non fa sperare rinascite improbabili.
Questi stanno preparando un sistema in cui guerre e morte sono all’ordine del giorno e non sono solo gli USA o la NATO, è un concorso globale che viaggia su investimenti stratosferici e finanza d’assalto, poco importa se invece di un bipolarismo oggi funziona il multipolarismo .
I Brix o la Russia o la Cina o altri sono al servizio e spinti da un affarismo veloce e di rapina delle risorse, non sono meglio del grido trumpiano “America First”, ogni nazione ha il suo “ First” che in concorrenza o alleato momentaneamente, ma pronto a cambiare se il suo modo non fosse accettato.
Evitare contrapposizioni violente al momento non è cedere il passo ma ogni iniziativa va pensata alla luce della sicurezza di chi partecipa perché possa continuare, le azioni improvvise di antagonismo che diventa violento, non aiuta al momento ne a capire, ne a vincere piccole battaglie.
Va ripensato come riprendersi i diritti, come fermare una burocrazia tecnica concretamente che è ostacolo anche alle poche imprese che ancora lavorano
Va ripensato il modo di parlare di temi come la guerra e la riconversione produttiva e sociale in senso militare concretamente
Va ripensato come trovare luoghi di incontro dove ri-conoscersi fra persone anche con idee differenti. Deve diventare un obiettivo comune di forse diverse sul territorio.
Va ripensato quale struttura nel territorio è utile per i fondamentali (acqua, energia, sanità, agricoltura, ambiente, istruzione, ecc) Su questo piano le possibilità sono molte in quanto in generale la conoscenza è ampia e affidabile come apporto positivo di esperti e competenti. Ricostruiamo un tessuto di idee antagoniste concretamente e usiamolo come obiettivo.
Va ripensato come far tornare la democrazia e quali enti davvero servono, quali sono i carrozzoni elettorali mangiasoldi, mettiamo in discussione chi usa i nostri soldi senza nessun dialogo.
Va ripensato come usare a nostro favore la tecnologia e la comunicazione nell’epoca delle BIG TECH e dei media dove l’informazione è rappresentata da elementi che incutono paura ed insicurezza destabilizzando strati sociali
Va ripensato il quadro d’insieme della persona sociale (uomo o donna) che deve trovare strade diverse dall’individualismo e dal consumismo ossessivo.
Quando manca l’univoca unità di intenti l’importante certo sono le idee di fondo in sostanza, ma soprattutto come, dove e con chi sviluppare conoscenza e dialogo continuamente . Senza l’abitudine a frequentarsi non potranno nascere teorie e pratiche comuni, dopo una conoscenza ( nessun modello ad oggi è rappresentativo di un futuro prossimo) potrà avviarsi qualche trasformazione, non prima
E certo non solo perché lo decretano vertici scollegati dal mondo!
Gatti Gianni
12/01/2026