La donna iraniana

Dal blog https://www.ariannaeditrice.it

di Roberta Rivolta – 13/01/2026

Fonte: Roberta Rivolta

Il primo gennaio ero a Teheran, e sono stata invitata alla prima “Conferenza internazionale su donne, intelligenza sociale e giustizia globale”.
Erano presenti circa 120 donne.
Per la maggioranza iraniane, ma anche di diversi altri Paesi musulmani.
Io ero l’unica occidentale, quindi mi sono sentita particolarmente coinvolta soprattutto nell’ascoltare le testimonianze sulla guerra dei 12 giorni. 
Perché all’Occidente che parla tanto di “diritti delle donne” loro hanno risposto raccontando di mariti e figli assassinati, di case e vite distrutte in un quartiere residenziale abitato esclusivamente da famiglie. 
Ho ascoltato la testimonianza della scienziata che ha perso il marito, scienziato pure lui, e il figlio; 
quella della dottoressa che ha lavorato tre giorni consecutivamente nel pronto soccorso, senza fermarsi mai; 
della caposquadra di donne pompiere che è giunta sul luogo del primo bombardamento, ha capito che non si trattava di un incendio e ha dovuto soffocare la reazione emotiva per prendere in mano la situazione il più rapidamente possibile. 
Una donna ha raccontato dei 600 mila libri della sua biblioteca andati distrutti.
Nella zona 8 della città non esistono obiettivi di interesse militare, per cui ci hanno messo un po’ a capire perché fosse stata presa di mira, a capire che l’obiettivo era il vicino di casa scienziato. 
Il sindaco della zona 8 è una donna. È accorsa subito sul luogo dell’attacco ed è rimasta a seguire le operazioni di soccorso.
E poi ho ascoltato una relatrice fare un’affermazione molto, molto interessante. Che è poi il motivo per cui sto scrivendo questo post.
Le donne, diceva, sono quelle che, attraverso l’educazione dei figli, trasmettono di generazione in generazione i valori della società a cui appartengono. (Sono le donne a formare le persone, a formare la società, a formare i soldati, dirà successivamente una pakistana.)
Ed è per questo motivo che sono diventate il bersaglio dell’Occidente.
La donna iraniana, diceva, subisce i peggiori attacchi da parte dell’Occidente perché agisce nella famiglia e nel sociale.
Si definisce civiltà – sono sempre parole sue – il risultato dello sforzo collettivo di una nazione che si realizza attraverso i valori che vengono trasmessi all’interno della famiglia. E quindi dalle donne. 
Elaboro il pensiero.
Quella che noi chiamiamo “liberazione della donna iraniana”, per la donna iraniana è un’aggressione.
Un’aggressione che punta a imporle i nostri costumi per indebolirla in quanto custode e promotrice di un sistema di valori che l’Occidente vuole demolire.
Piccola parentesi.
Sono partita da Teheran che erano le 10 di sera.
Nella sezione dell’aeroporto in cui mi trovavo c’erano tre negozi. Due erano chiusi.
Ho fatto scalo a Doha. 
Erano le due di notte e sembrava di essere nel centro commerciale più grande del mondo. Tutto luci, merci e attrazioni per consumatori.
La cultura iraniana che l’Occidente vuole smantellare è quella che non pone il mercato al di sopra dell’essere umano. Quella che resiste alla logica della speculazione selvaggia in ogni settore dell’esistenza umana.
Credo che sia questo sistema di valori, anche, a permettere agli iraniani di resistere e combattere l’occupazione colonialista del territorio palestinese; senza lasciarsi incantare dal mercato, e senza antepone il benessere alla dignità e all’identità nazionale (dell’intera Ummah).
Tornando alla conferenza, sono stata invitata a parlare.
Non me l’aspettavo, per cui ho buttato giù i pensieri come mi venivano.
E questo è stato il mio intervento:
“Desidero ringraziarvi per avermi invitata qui. 
Offro le mie più sincere condoglianze a tutte le donne che hanno subito perdite terribili per mano dei governi occidentali. 
Mi sento onorata di avere la possibilità di parlarvi oggi.
Sfortunatamente, le donne sono una delle armi principali utilizzate dalla propaganda occidentale per aggredire i Paesi indipendenti.
I nostri governi spendono notevoli sforzi e ingenti quantità di denaro in premi, film e libri, incentivi e finanziamenti per associazioni e campagne ‘culturali’ che hanno come oggetto e come obiettivo le donne.
Questo da solo è già il segno di come, al di là delle dichiarazioni, le donne siano viste come strumenti da sfruttare dai detentori del potere in Occidente.
La lotta contro la discriminazione è stata distorta in un tentativo di forzare la natura femminile in una goffa imitazione di quella maschile.
Come l’ayatollah Khamenei ripete spesso, l’uguaglianza si misura in termini di rispetto, progresso sociale, istruzione, ruoli professionali, accesso al sistema sanitario.
Invece in Occidente le nostre rivendicazioni si sono trasformate in una competizione con gli uomini nel campo dei comportamenti sociali, e in una ostentata disinibizione nel vestire.
Come donna, mi offende il fatto che la propaganda occidentale riduca le mie aspirazioni a questioni di abbigliamento.
Questa è la terza volta che vengo a Teheran e la mia sensazione è che, nelle strade e nei luoghi pubblici, le donne siano più rispettate qui che nel mio Paese.
Sono contenta di essere qui perché avevo bisogno di ascoltare le vostre voci.
Sono contenta di sentire le iraniane dare prova di una così alta consapevolezza su quale sia il vero significato e la vera natura dell’essere donna.
Per cui vi ringrazio per le vostre parole illuminanti che riporterò nel mio Paese, nella speranza di contrastare i pregiudizi che i nostri governi diffondono allo scopo di dividere le donne occidentali da quelle del resto del mondo.
Spero che un giorno tutte le donne occidentali si uniranno a voi nella vostra lotta contro l’imperialismo.”
A fine conferenza alcune giovani sono venute a parlarmi.
La prima si è presentata: laureata, in attesa di PhD, nel frattempo insegna all’università, 5 figli.
Quasi tutte laureate, quasi tutte professioniste.
Quando commento con un’altra: “incredibile, ho parlato con una ragazza che insegna all’università, studia e ha cinque figli, come avrà fatto?” Lei mi risponde: “io ne ho 4 di figli, ho il PhD e sono una scienziata nucleare”.
Non so come facciano a conciliare famiglia e carriera, ma mi viene da dire che forse abbiamo qualcosa da imparare dalla società e dalle donne iraniane. 
Se solo mettessimo da parte per un istante questa spocchia da “uomo bianco” che ci rende così stupidamente manipolabili.   

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