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Elisabetta Raimondi 12 Gennaio 2026
A una settimana di distanza dall’insediamento ufficiale di di Zohran Mamdani a sindaco di New York, avvenuta il primo gennaio all’insegna di un efficace ed emozionante mix di simbolismo e realismo, il lavoro della nuova amministrazione è stato scandito da un susseguirsi di executive order che hanno rispecchiato la stessa combinazione di messaggi emblematici e azioni concrete. I provvedimenti iniziali hanno messo in chiaro come la New Era promessa in campagna elettorale e ribadita più che mai nel discorso tenuto dopo l’investitura pubblica – officiata da un Bernie Sanders che così sorridente non si era mai visto prima – non sia un’utopia di là da venire, bensì un dato di fatto con cui tutti i cittadini di New York, dai più poveri appartenenti alle più disparate comunità etniche ai plutocrati e dirigenti di Big corporation, dovranno fare conti positivi o negativi a seconda delle loro posizioni. Le difficoltà sono evidenti, l’ostilità dell’amministrazione Trump e dell’establishment del Partito democratico, così come la distanza tra i voti ottenuti e la forza sociale che sta dietro a Mamdani. Per questo ci saranno difficoltà, battaglie, compromessi, vittorie e sconfitte, ma non c’è dubbio che una Nuova Era simile a quella dei tempi di Fiorello La Guardia, che Zohran cita in quasi tutti i suoi interventi come il miglior sindaco che New York abbia mai avuto, sia davvero iniziata.
Primi executive orders: casa, carcere, antisemitismo e childcare
Ai vari decreti firmati da Mamdani a partire dal giorno dell’insediamento, che hanno spesso annullato executive orders dell’ex-sindaco Eric Adams e che hanno riguardato soprattutto casa, carcere, antisemitismo, si è aggiunta, nel giorno che celebra la prima settimana di mandato, la tappa iniziale di una delle «più ambiziose e costose promesse della sua campagna»: il childcare for all, che prevede la gratuità per asilo nido e scuola materna. Annunciato insieme alla governatrice Kathy Hochul, la prima fase di attuazione del childcare universale per i bambini di New York non solo amplia le opzioni di assistenza all’infanzia per quasi 100.000 di loro, ma istituisce il free childcare per tutti i bimbi di due anni, consegnando a Mamdani un’importantissima vittoria politica.
Sul fronte abitativo, Mamdani ha rafforzato la tutela degli inquilini, sia creando gruppi operativi dedicati al monitoraggio dei grandi proprietari che si sono resi responsabili di violazioni edilizie, sia accelerando interventi rapidi contro pratiche abusive. Un esempio è rappresentato dal caso della bancarotta della Pinnacle Realty, un grande gruppo immobiliare che possiede decine di edifici di New York e che ha accumulato migliaia di violazioni edilizie e di denunce di inquilini. L’amministrazione ha già provveduto a depositare alla Corte Fallimentare Federale gli atti ufficiali che permettano alla città di essere riconosciuta come parte interessata in qualità di creditrice e ha chiesto di ritardare la vendita di oltre 5.000 appartamenti finché non verranno esaminate le implicazioni sul futuro degli inquilini e sulle condizioni abitative.
Mamdani ha anche stretto i tempi sia per l’individuazione di possibili siti destinati all’edilizia sostenibile nei cinque distretti cittadini, sia per la stesura di programmi per la costruzione di alloggi che rientrino appunto in quella affordability diventata un mantra. Il piano abitativo ha particolari attinenze con quello sulla riforma strutturale della sicurezza urbana che è imprescindibilmente legata a una politica che considera gli alloggi fondamentali nella prevenzione di crisi sociali. Secondo i principi esposti in The End of Policing dal professor Alex Vitale, chiamato nella fase di transizione come consulente su sicurezza pubblica e giustizia penale, Mamdani ha proposto la creazione di un Department of Community Safety e ha stabilito linee guida basate su servizi sociali e prevenzione piuttosto che sulla repressione. Ha inoltre richiesto alle agenzie cittadine di sviluppare piani per adeguarsi alle norme minime di sicurezza del Board of Corrections, compresa la piena applicazione della Local Law 42, una legge approvata nel 2024 dal Consiglio Comunale di New York che limitava o vietava il confinamento solitario nelle carceri cittadine, in primis quella dell’isola di Rikers cui l’executive order della nuova amministrazione fa particolare riferimento, ma che il sindaco Adams aveva aggirato continuando a usare forme di isolamento sotto altre denominazioni.
Ha inoltre emanato il decreto sui rifugi per i senza tetto, inclusi i cosiddetti migrant shelters, ossia strutture temporanee o di emergenza, spesso non conformi alle norme cittadine, destinate ad accogliere migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Entro il 19 febbraio 2026 il Department of Homeless Services (Dhs) deve presentare un piano che applichi gli standard cittadini in ciascuna delle strutture di cui è responsabile, in modo tale da chiuderle, ristrutturarle o portarle in conformità, ponendo dunque fine all’uso permanente di soluzioni fuori norma giustificate come emergenziali.
Quanto all’antisemitismo, nel giorno stesso del suo insediamento Mamdani ha revocato due precedenti executive orders che Adams aveva fimato l’anno scorso nelle ultime e ultimissime fasi del suo mandato. Dopo l’istituzione in maggio del Mayor’s Office to Combat Antisemitism, una task force per coordinare la risposta ai crimini d’odio, Adams aveva provveduto affinché New York adottasse la definizione di antisemitismo stilata dall’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), nella quale sono inclusi non solo atti di odio contro gli ebrei, ma anche diverse forme di critica politica allo Stato di Israele, tra cui boicottaggi o campagne di pressione economica e culturale. In base a tali declinazioni Adams aveva poi vietato a funzionari e agenzie cittadine di sostenere o partecipare a campagne Bds, cioè iniziative di boicottaggio, disinvestimento o sanzioni contro Israele, anche se motivate da ragioni politiche o umanitarie. La decisione di revocare quei due provvedimenti – che erano stati fortemente sostenuti dalle comunità ebraiche come strumenti di protezione contro l’antisemitismo, ma criticati da attivisti e gruppi progressisti sia per l’estrema limitazione della libertà di espressione politica sia per la strumentale accusa di antisemitismo loro rivolta – ha come prevedibile sollevato un’ondata di polemiche da parte di Isreale e dei filoisreliani, che hanno accusato Mamdani di alimentare l’antisemitismo. In realtà Mamdani ha solo creato un quadro normativo più neutrale che, attraverso il mantenimento del Mayor’s Office to Combat Antisemitism, sostiene l’impegno della città a contrastare l’antisemitismo e ogni forma di odio, ma non considera automaticamente antisemite tutte le critiche politiche a Israele, permettendo così maggiore libertà di espressione e di azione politica.
Non sono neppure mancate, in questa settimana che ha registrato l’arresto del presidente del Venezuela Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores le esplicite critiche all’azione militare statunitense, che Mamdani ha esposto a Donald Trump anche direttamente per telefono in continuità con la chiarezza di principi e l’onestà intellettuale che il neo-sindaco vuole caratterizzino tutti gli aspetti del suo mandato, comprese le interazioni politiche col presidente. Mamdani ha dichiarato che l’azione unilateralmente condotta dagli Usa contro uno Stato sovrano è violazione tanto del diritto federale quanto internazionale e l’ha condannata come un illegittimo intervento mirato al cambio di regime. Ha anche avvertito che l’azione potrebbe avere conseguenze per la vasta comunità venezuelana che vive a New York e, dichiarando di voler garantire a tutti i suoi cittadini sicurezza e informazioni pratiche, ha promesso che farà tutto quanto in suo potere, senza però ovviamente poter interferire sulla detenzione newyorkese dei coniugi Maduro che attiene esclusivamente al governo federale.
Il simbolismo dell’inaugurazione
Si è accennato al mix di simbolismo e realismo che ha caratterizzato tanto i primi provvedimenti presi da Mamdani, quanto la lunga giornata dell’inaugurazione del primo gennaio, sottolineando in particolare il momento del giuramento pubblico pomeridiano officiato da Bernie Sanders, dopo quello brevissimo notturno, officiato dall’Attorney General di New York Letitia James in una stazione abbandonata della metropolitana, che conferiva ufficialmente e legalmente la carica di sindaco a Mamdani.
Tornando a un paio dei tanti momenti emblematici del primo gennaio cominciamo dal secondo, cominciato più o meno alle 14.30 quando, sulla versione originale di The times they are a-changin’ (1964) di Bob Dylan – la canzone che oltre a essere stata il manifesto dei cambiamenti politici e sociali degli anni Sessanta ha scandito decenni di lotte sociali e politiche – Bernie Sanders ha preso la scena sul palco allestito davanti al Town Hall per la fase finale della celebrazione pubblica:
Zohran Mamdani ha sfidato l’establishment Democratico, quello Repubblicano e alcuni dei più ricchi oligarchi di questo paese e ha vinto. Alcuni hanno definito le sue politiche radicali o addirittura «comuniste». Ma lasciatemi essere chiaro: nel paese più ricco della storia del mondo, gli alloggi a prezzi accessibili, l’assistenza all’infanzia, i trasporti pubblici gratuiti e l’equità fiscale non sono radicali. Sono giusti, sono dignitosi e sono attesi da troppo tempo.
Quando poi, al termine del suo intenso discorso, Sandersha chiamato Mamdani e ha pronunciato le parole del giuramento che il neo-sindaco ha ripetuto dopo di lui, la consapevolezza che solo Bernie avrebbe potuto guidare Zohran in quella celebrazione ha trasformato l’intero contesto, Bob Dylan compreso, in un rito di continuità.
La simbologia era però cominciata molto prima, con il giuramento avvenuto subito dopo la mezzanotte, che Zohran ha voluto avvenisse nei sotterranei di New York. Mentre in superficie, e non solo nella tradizionale baraonda di Times Square, si inneggiava rumorosamente al nuovo anno, sotto terra, nel silenzio della suggestiva ed elegante stazione di Old City Hall, risalente ai tempi della Gilded Age, Letitia James ha fatto da officiante nella brevissima e sobria cerimonia del giuramento che sanciva legalmente e ufficialmente l’inizio del mandato di Mamdani. From the bottom up, insomma, proprio come recita uno dei motti più significativi della Political Revolution inaugurata da Bernie Sanders nella campagna elettorale per le presidenziali del 2016. Una rivoluzione partita dal basso e arrivata questa volta a un traguardo altissimo che meno di un anno fa appariva al di là di ogni possibile e verosimile aspettativa.
Gli autori di questa storia – ha detto Mamdani – parleranno Pashto e Mandarino, Yiddish e Creolo. Pregheranno nelle moschee, nelle shul, nelle chiese, nei gurdwara e nei mandir e nei templi. E molti non pregheranno affatto. Saranno immigrati ebrei russi a Brighton Beach, italiani a Rossville e famiglie irlandesi a Woodhaven, molti dei quali sono arrivati qui senza nulla se non il sogno di una vita migliore, un sogno che si è appassito. Saranno giovani nei piccoli appartamenti di Marble Hill, dove i muri tremano quando passa la metropolitana. Saranno proprietari di casa neri a St. Albans, le cui case rappresentano una testimonianza concreta del trionfo su decenni di lavoro sottopagato e segregazione residenziale. Saranno newyorkesi palestinesi a Bay Ridge, che non dovranno più confrontarsi con una politica che parla di universalismo e poi li rende l’eccezione.
*Elisabetta Raimondi è stata docente di inglese nella scuola media secondaria pubblica per oltre 40 anni. Attiva in ambito artistico e teatrale, ha cominciato a seguire la Political Revolution di Bernie Sanders nel 2016 per la rivista Vorrei.org. Collabora con Fata Morgana Web e con Libertà e Giustizia.