Dal blog https://www.ariannaeditrice.it/
di Simone Santini – 13/01/2026
Fonte: Simone Santini
Ieri si è svolta in Iran la giornata di mobilitazione a sostegno della Repubblica islamica e di lutto per le vittime negli scontri degli ultimi giorni.
Decine di manifestazioni e cortei nelle città medie e grandi di tutto l’Iran. Il colpo d’occhio nei video pubblicati sui canali Telegram (e mai trasmessi dalle nostre tv se non per fuggevoli fotogrammi) è impressionante. Maree umane.
Se l’unità di misura della partecipazione alle manifestazioni antiregime erano le migliaia, in questo caso sono stati i milioni.
Si dirà: è molto più facile partecipare ad un corteo ordinato e composto, sorvegliato dalle forze dell’ordine, magari in seguito ad invito impossibile da rifiutare, che andare in una manifestazione in cui puoi giocarti la vita.
Ma proprio qui sta la differenza.
Una grande parte della popolazione iraniana dimostra di preferire vivere in maniera ordinata e composta piuttosto che avventurarsi in ribellioni che possono sprofondare la Nazione nell’annichilimento e nel caos.
Gli iraniani hanno fin troppo chiaro, purtroppo, cosa è successo in Afganistan, Iraq, Libia, Siria..
Va aggiunto che se la Repubblica islamica riesce ancora a “dissuadere” (ammesso e non concesso che sia così) alla mobilitazione una parte di popolazione così imponente, vuol dire che il “richiamo della libertà”, tanto osannato in Occidente, non è poi così potente a quelle latitudini.
Nessun regime e nessuna ideologia è così forte da resistere alla pressione di un popolo massicciamente ostile.
Poi è necessario uscire da un fraintendimento.
I grandi movimenti di protesta degli ultimi venti anni in Iran (Onda Verde, Donna Vita Libertà, l’attuale) si sono immediatamente esauriti non appena il loro controllo è stato assunto dalle fazioni più radicali con l’uso della violenza.
Se in Iran è diffusa la richiesta di riforme in vari settori (economici più che civili a dire il vero) o contro il malcostume imperante (corruzione, clientelismo, brutalità dei corpi di sicurezza) è altrettanto vero che, come si diceva, la stragrande maggioranza rifugge la violenza, tanto più se cieca e incontrollata (o controllata dai nemici della Nazione).
Quelle attuali non sono state manifestazioni di protesta, ma rivolte, particolarmente violente, e armate, con raid, attacchi a caserme e moschee, devastazioni, incendi, sparatorie.
Alcuni fatti drammatici, mai riportati dai nostri principali media, hanno profondamente scosso l’opinione pubblica iraniana: una bambina di tre anni, Melina, uccisa dal colpo di pistola di un rivoltoso mentre si trovava tra le braccia del padre in una farmacia; una giovane infermiera bruciata viva nel rogo appiccato in una clinica; un poliziotto, rimasto isolato durante gli scontri di piazza per soccorrere un collega ferito, è stato attorniato e atterrato da un nugulo di rivoltosi, selvaggiamente picchiato a calci e bastonate e infine il suo corpo, inerme ma forse ancora vivo, dato alle fiamme.
Se fosse accaduto in Italia una minima parte di ciò che è accaduto in Iran in questi giorni, magari per mano di estremisti “antagonisti”, avremmo visto non pochi esponenti del nostro governo invocare la pena di morte per i responsabili in accordo con una larghissima fetta di popolazione.
Il movimento di insurrezione in Iran, almeno nella sua fase più calda, può dirsi concluso, schiacciato dalla repressione e, soprattutto, dal peso dei numeri. La partita dell’occidente contro l’Iran, inaugurata in questa fase dai bombardamenti di Israele e Stati Uniti del giugno scorso, è appena cominciata.