‘Polveriera americana’ a fare da sceriffi su altri autoritarismi

Dal blog https://www.remocontro.it/

14 Gennaio 2026 Ennio Remondino

Autocrazie in crisi sempre più violente: ‘polveriera americana’. Luca Celada dagli Stati Uniti avverte: «Dopo l’omicidio di Renee Good un’escalation di violenza degli agenti federali. Rinforzi per sedare le proteste. Intanto si organizzano gruppi di autodifesa e sorveglianza». Dai giorni di lutto seguiti all’esecuzione di Renee Nicole Good, rabbia con manifestazioni in tutta America, centinaia di città, con cortei e presidi di quartiere. ICE e contro la violenza politica Usa sul mondo.

Opposizione all’ICE e a Trump

Mentre Trump si impone come estremo giudice sul futur dell’Iran, almeno mille eventi di proteste spesso con scontri si sono svolti in tutti gli Stati Uniti , non solo nelle grandi città e negli Stati a guida democratica, ma anche in Stati repubblicani. Con nuova presa di coscienza e denunce nette sul governo Trump e la democrazia agli sgoccioli.

  • «La violenza dell’Ice non è una statistica: è legata a nomi, famiglie e futuri spezzati, e noi ci rifiutiamo di distogliere lo sguardo o di restare in silenzio».
  • «Questo è un momento urgente per tutti di alzarsi e combattere il fascismo in patria e all’estero. Abbiamo un regime autoritario in rapida ascesa e siamo qui per dire che non lo tollereremo. Non permetteremo che uccidano i nostri vicini, rapiscano gli immigrati e prendano il controllo di Paesi stranieri. Ecco perché siamo qui».
  • «Trump parla di governare il Venezuela, mentre negli Stati Uniti la gente lotta per sopravvivere. Un quarto degli americani è senza lavoro, gli affitti sono insostenibili».
  • «Non possiamo combattere questi oltraggi uno alla volta. Dobbiamo eliminarne la causa attraverso una resistenza non violenta: è per questo che diciamo che Trump deve andarsene. Spero che la storia ricordi che, da esseri umani, non siamo rimasti in silenzio».

La risposta del governo federale è arrivata dalla Segretaria per la Sicurezza nazionale Kristi Noem. Attraverso Fox News, ha annunciato che quella in corso a Minneapolis è già la più grande operazione di controllo dell’immigrazione mai condotta, e arriveranno in città altre centinaia di agenti federali, ignorando gli inviti ad andarsene da parte dei leader democratici della città e dello Stato, che la Segretaria ha accusato di fomentare i cittadini

Il regime non demorde e lo scontro è cercato

Commando che sfondano porte di casa – osservatori pestati e trascinati via privi di sensi – una forza armata contro la popolazione, guidata da invasati.  Non ci sono tribunali perché non ci sono imputazioni – solo la detenzione indeterminata in Cpr privati, fuori da ogni supervisione, e la deportazione, eventualmente in paesi terzi, campi di prigionia esteri o zone di guerra.

«Per milioni di persone la costituzione è stata già abrogata, la legalità abbattuta a spallate, a Minneapolis, come a Caracas, va inscena una quotidiana normalizzazione della sopraffazione- denuncia il manifesto-. Il sovrano lo ha detto al New York Times: ‘L’unico limite è la mia moralità’». Imporre con i mezzi necessari il dominio e l’egemonia. «Essere ostaggi del proprio governo, spettatori impotenti di un tracollo.

Spedizioni punitive

Minneapolis, e Portland, dove gli agenti Ice hanno sparato ad altri due persone il giorno dopo Renee, sono nel mirino da anni per il ruolo centrale avuto nelle proteste di Black Lives Matter. Trump non ha dimenticato, devono pagarla. I sequestrati finiscono in buchi neri.  Al Cpr di Minneapolis è stata respinta una delegazione parlamentare. Il Department of Homeland Security ha sospeso il diritto di ispezione senza preavviso. Un altro parlamentare, Ro Khanna, l’appuntamento l’ha preso. La sua visita alla prigione di California City, appaltata alla società CoreCivic, in mezzo al deserto del Mojave, ha rivelato condizioni agghiaccianti: cibo avariato, assistenza sanitaria quasi inesistente, celle senza coperte, sovraffollamento. Contro una popolazione di genitori, piccoli imprenditori, persone strappate a decenni di vita e lavoro in Usa.

I gulag modello Trump

«Ad oggi i morti accertati nel gulag sono stati 32. Quelli ammazzati dalle squadracce invece sono almeno tre. Prima di Good c’era stato Silverio Villegas González, lavoratore precario di 36 anni ucciso a Chicago il 12 settembre in circostanze simili. Salito al Norte per lavorare è tornato in una bara al suo Michoacan di origine. La violenza è cifra di base delle forze dell’ordine negli Usa. Sono mille all’anno i ‘morti per polizia’, vittime di dipartimenti con tolleranza zero per la disubbidienza e immunità pressoché totale per gli agenti. Ed è difficile trasmettere e far capire a Washington quanto sia pericolosa e potenzialmente esplosiva la situazione attuale. Tutto nella polveriera satura di armi che sono gli Stati Uniti»

Situazione pericolosa ed esplosiva

«L’ipertrofico apparato militare e repressivo risponde solo al presidente ed è finanziato da bilancio militare pari a quello dell’Inghilterra: 75 miliardi di dollari ad Ice ed altri 70 per gulag e personale. Ora è chiaro che l’apparato è stato costruito anche per la repressione del dissenso». L America è sempre più divaricata, spaccata, e sempre più la frattura fra governo federale e Stati repubblicano o democratici assume le dinamiche delle guerre civili. «E quest’anno che culminerà nelle elezioni parlamentari (sono davvero ancora possibili, si chiede Celada) promette di essere forsennato, e determinante». Mentre l’opposizione sotto tiro di organizza dalle ‘Community self-defense coalition’. Si insegna a fare quello che stava facendo Renee Good.

Loro le armi, noi il ‘people power’

Osservare, monitorare i rastrellamenti di Ice, le ronde volontarie di cittadini tentano di contrastare la polizia segreta sguinzagliata nelle loro città. C’è il bisogno di fare qualcosa, qualunque cosa per contrastare il regime che si è impadronito del paese. «Loro hanno le armi, noi abbiamo il ‘people power’, abbiamo i numeri». Operazioni simili sono attive a La, Chicago, New York, Charlotte, Minneapolis, Portland…ovunque. Ogni ronda è composta da un guidatore, un addetto al video e uno al megafono. «Informiamo eventuali vittime di non parlare, chiediamo un nome e contatto se possibile, prima che vengano caricati sulle auto». Poi ci sono i fischietti: tre fischi staccati per avvertire di agenti nelle vicinanze – un fischio lungo sostenuto se il raid è già in corso.

Massa critica di testimoni

Intralciare le operazioni, creare massa critica di testimoni senza interferire direttamente né fornire il pretesto a reazioni violente, anche se gli agenti ormai aggrediscono comunque. Mentre le immagini delle aggressioni degli sgherri a contestatori, osservatori e giornalisti si fanno ogni giorno più raccapriccianti. È chiaro, dagli avvenimenti degli ultimi giorni che le direttive per le squadracce sono cambiate, pattugliano i sobborghi ordinati del Minnesota come Falluja. Le operazioni sono pensate per incutere paura ed il protocollo prevede ormai l’intimidazione aperta dei dissidenti. A St. Paul, un convoglio di Ice ha circondato due osservatori ultrasettantenni che vigilavano la loro parrocchia. «Ci hanno minacciato, parlavano come criminali».

‘La mia violenza è più forte della tua’

Alberto Negri, allarga lo scenario degli autoritarismi violenti che dilagano nel mondo e ci porta all’altra emergente attualità. Un opportuno ragionamento sugli interventi militari esterni occidentali nel mondo che ormai trovano diretto riscontro negli autoritarismi interni. Domenica a Los Angeles protesta non solo ICE. I manifestanti sventolavano bandiere statunitensi e iraniane. E la domanda che i più avvertiti si ponevano era se mai un intervento esterno poteva aiutare la popolazione iraniana ad abbattere un regime al potere da oltre 45 anni in un Paese con riserve di petrolio e di gas che potrebbero rifornire i consumi di tutta l’Unione europea.

Cosa c’entra l’Iran con l’ICE Usa? La pratica della violenza repressiva, anche se per ora in una dimensione meno tragica, ci impone di ragionare di democrazia Usa minacciata. Ma anche in Europa e in casa Italia si possono udire preoccupanti scricchiolii. E se vogliamo leggere bene e senza prevenzioni ideologiche lo scenario planetario vincente, l’autoritarismo in dosi e forme diverse sta dilagando. «Con l’Iran che è certosistema autocratico, teocratico e repressivo molto vasto, oliato da anni di guerre». Con Israele ad esempio o appunto con gli Stati Uniti non solo di Trump. Nessuno coglie una preoccupante vicinanza?

Tags:ICEIranPolveriera americanaSceriffi Usa

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