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15 Gennaio 2026 Valerio Sale
Il controllo dell’autorità monetaria da parte dell’esecutivo è la chiave di volta nella costruzione dei regimi autoritari. Il prolungato attacco dell’amministrazione Trump alla Fed che mira ad assumere la decisione sul taglio dei tassi d’interesse non solo mette a repentaglio la stabilità economica, ma allontana gli Stati Uniti dalla democrazia.

Trump democratico modello Turchia
Howard Schneider di Reuters, grande esperto della storia della banca centrale americana, ricorda il recente caso della Turchia e del suo presidente alla Trump, Recep Tayyip Erdoğan. A partire dal 2021 e soprattutto nel 2022 Erdogan ha costretto la sua banca centrale a mantenere bassi i tassi di interesse nonostante l’aumento dell’inflazione. Il risultato è stato che l’inflazione è infine salita oltre l’80 per cento.
C’era una volta la separazione dei poteri
La reazione di Jerome Powell presidente della banca centrale Usa, di fronte alle manovre giudiziarie in atto con il chiaro intento politico di un ‘regime change’ della Fed, hanno prodotto una reazione di preoccupazione da parte dei mercati (Borse in calo e oro schizzato ai massimi) e di forte protesta dei migliori pezzi dell’argenteria di famiglia americana. «La presunta inchiesta penale sul presidente della Federal Reserve Jay Powell è un tentativo senza precedenti di usare attacchi giudiziari per indebolire la Fed», si legge in una dichiarazione firmata dagli ex presidenti della Fed Janet Yellen, Ben Bernanke e Alan Greenspan. È così che si attua la politica monetaria nei mercati con istituzioni deboli, con conseguenze altamente negative sull’inflazione e sul funzionamento delle loro economie in generale. Queste azioni non hanno posto negli Stati Uniti, la cui forza maggiore è lo stato di diritto, che è alla base del nostro successo economico». Ai tre si sono uniti altri 10 ex importanti responsabili delle politiche economiche nominati sia dai presidenti repubblicani che da quelli democratici, tra cui quattro ex segretari del Tesoro.
Il sostegno bipartisan a Powell
L’indipendenza della banca centrale, ovvero la capacità di stabilire i tassi di interesse in base a risultati a lungo termine e non a preoccupazioni politiche a breve termine, resta ampiamente accettata sia dagli economisti conservatori che da quelli liberali come il modo migliore per controllare l’inflazione.
L’economista e premio Nobel Paul Krugman avverte che il tentativo di licenziamento di Powell potrebbe aver prodotto l’effetto contrario a quello desiderato da Trump, avendo dimostrato l’importanza del governatore della Fed, invece che ridurne il ruolo a quello di un inconcludente tecnocrate.
Infatti, il potente Ceo di JPMorgan-Chase, Jamie Dimon, venerato a Wall Street ha difeso la Federal Reserve parlando con i giornalisti dopo la pubblicazione dei risultati del quarto trimestre della sua banca, affermando che «le interferenze politiche con la Fed causerebbero un aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse, contrariamente all’obiettivo dichiarato da Donald Trump».
Ciò conferma la sensazione tra gli investitori globali che, sebbene la geopolitica stia dominando il dibattito, in fin dei conti saranno i dati macro economici a determinare l’andamento dell’economia. Negli Stati Uniti il mercato del lavoro si sta raffreddando dopo anni di forte crescita. A dicembre ha aggiunto solo 50.000 posti di lavoro, al di sotto delle aspettative. La disoccupazione al 4,6%.
Capitalismo di potere
Il gruppo di potere che guida la Casa Bianca sta sfidando la finanza americana sul fronte di un impianto ideologico che guida l’economia in nome di un capitalismo di Stato all’americana. Lo dimostra anche la recente decisione adottata sul vasto fronte del mercato immobiliare made in Usa.
Trump ha dichiarato che vieterà agli investitori istituzionali di acquistare case unifamiliari e ha ordinato a Fannie Mae e Freddie Mac di acquistare obbligazioni ipotecarie per 200 miliardi di dollari, presentando la mossa come un tentativo di abbassare i costi abitativi.
Freddie Mac e Fannie Mae sono società finanziarie sponsorizzata dal governo (Government-Sponsored Enterprise – GSE). Non concedono mutui direttamente ai cittadini, ma comprano mutui ipotecari da banche e istituti di credito, fornendo la liquidità alle banche, per concedere nuovi muti.
Populismo elettorale
Così come l’attacco alla banca centrale anche quest’azione punta all’abbassamento dei costi in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Poco importa cosa succederà dopo e quali conseguenze per i conti pubblici. Le promesse del populismo brillano tanto, ma si possono spegnere subito.